Dentro il vortice terribile del terremoto che si è verificato l'altro giorno in Cile, è la disperazione della gente e l'insopprimibile necessità di andare avanti a pervadere le strade di molte delle città cilene distrutte dal sisma.
Nel caos generalizzato si cerca di soddisfare quei bisogni all'oggi quanto mai negati e inaccessibili, si voglia per il costo che vanno ad assumere nei pochi punti vendita rimasti in piedi o per la mancanza di risorse che, anche in eventi drammatici come quelli che hanno colpito il Cile, demarcano ancora più chiaramente le differenze e le diseguaglianze sociali...
I penpensanti e i bacchettoni è da 2 giorni che gridano "all'orda sciacalla in azione", ma i "saccheggiatori" sono soprattutto coloro che han perso tutto nel terremoto, o che hanno sempre subito la condizione di non invitati a molti di banchetti accessibili solo agli altolocati, che quindi non possono che cogliere nel disastro l'occasione per riappropriarsi di qualche briciola di quel che gli è stato tolto dal terremoto o negato dalla gerarchizzazione sociale dettata dal capitale.
E' in questo contesto che lo Stato cileno sta attivando altri dispositivi di controllo e governance dell'emergenza: in diverse zone del paese è stato imposto il coprifuoco, i carabinieri pattugliano le strade percorribili delle città, 10mila soldati sono stati mobilitati e schierati. Il coprifuoco non ha fermato i saccheggi nei supermercati e nei negozi, 105 persone sono state arrestate nella giornata di domenica. A Concepcion ci sono stati scontri con le forze dell'ordine, che hanno sparato lacrimogeni e anche sparato, uccidendo un ragazzo.
tratto da www.infoaut.org
1 marzo 2010
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