In questa settimana la sezione degli editoriali internazionali ospiterà le corrispondenze del gruppo partito dall'Italia con le Brigate di Solidarietà per la pace, alla volta dei campi produghi palestinesi in Libano. Una testimonianza diretta di ciò che sta accaedendo in uno dei territori più conflittuali del mondo dove le vicende mediorientali hanno storicamente coagulato i loro problemi. red. 26 agosto 2010
Nella notte siamo finalmente giunti a beirut e subito trasferiti in minibus in un albergo nel quartiere hambra nel centro della città.Purtroppo la spedizione ha registrato subito dei problemi, dopo la prima notizia riguardante uno dei partecipanti (una compagna di pisa) che non è riuscita ad ottenere il nuovo passaporto italiano, anche il compagno argentino del fronte di azione rivoluzionaria è stato fermato in aereporto a Firenze per problemi col visto e non ha potuto lasciare il paese.
A prima vista la città sembra tranquilla a parte diversi posti di blocco con tank militari sparsi lungo il tragitto dall'aereoporto ed alcuni edifici visibilmente danneggiati dalla guerra.
Nella mattinata siamo stati trasferiti all'interno del campo profughi di Mar Elias (in cui vi sono progetti finanziati dall'agenzia Onu per i rifugiati) dove abbiamo incontrato la delegazione palestinese all'interno del campo.
E' stato definito a grandi linee il programma del viaggio che prevede vari spostamenti da nord a sud del Paese e la conclusione del viaggio a Damasco in Siria per gli ultimi incontri.
La realtà del campo profughi risulta caratterizzata da un estrema povertà, piccole case costruite una sull'altra letteralemente attraversate da viuzze sterrate. cavi ellettrici e tubi dell'acqua corrono l'uno accanto all'altro sospesi in un intrigo pericoloso. gli scarichi finiscono direttamente in strada. sacchi della spazzatura sparsi ovunque. Una realtà che cozza incredibilmente con i lussuosi quartieri del centro.
Nel pomeriggio abbiamo visitato il campo profughi di Sabra e Chatila alla periferia di Beiurt dove nel 1982 avvenne uno dei massacri più feroci della storia: l'esercito falangista libanese appoggiato fisicamente e politicamente da Israele trucidò migliaia di civili palestinesi.
Nei campi profughi non esiste nessun diritto riconosciuto. I suoi abitanti non hanno praticamente cittadinanza alcuna. Possono studiare (se hanno i soldi) ma non possono esercitare lavori che non siano il manovale o l'ambulante o simili. Non hanno possibilità di uscire e sono fortemente discriminati dalla società libanese. Una frase che sintetizza bene la situazione ci è stata detta da un rappresentante palestinese durante un incontro: se nasci nel campo puoi provare a fare ciò che vuoi ma sei sempre sicuro che morirai nel campo.
La situazione di disagio si è amplificata negli ultimi anni con la massiccia diffusione dell'uso di droghe da parte dei più giovani e della delinquenza.
Dal punto di vista politico tenevo a precisare che il governo libanese se da una parte si fregia di aver aiutato e di aiutare il popolo palestinese dall'altra concretamente non stà facendo quasi nulla di concreto per farlo.
Nonostante l'estrema situazione di disagio e povertà la volontà di questo popolo rimane quella di poter tornare un giorno nella propria terra e nelle proprie città palestinesi dalle quali sono stati cacciati in maniera totalmente illegittima dallo stato sionista.
All'interno dei campi gli strascichi delle conflittualità esistenti tra le varie fazioni palestinesi in patria si ripercuotono quotidianamente.
Esistono ormai enormi differenze di visione della questione palestinese tra i tre gruppi principali esistenti: Hamas, Fatah e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina.
Per quanto riguarda il Libano invece la situazione resta molto tesa. Qualche giorno fa in una via del centro sono avvenuti scontri a fuoco tra la milizia di Hezbollah e un'altra fazione riconducibile al partito islamico sunnita presente in libano.
La giornata si è conclusa con la visita alla fossa comune trasformata in mausoleo dell'eccidio di Sabra e Chatila e al cimitero dei combattenti palestinesi.
1° corrispondenza dalla spedizione delle Brigate di solidarietà per la pace (BRISOP)
26 AGOSTO 2010
| < Prec. | Succ. > |
|---|
















