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Da Livorno ai campi profughi del Libano: 2° resoconto

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Libano_confine_israele

Questa settimana la sezione degli editoriali internazionali ospiterà le corrispondenze del gruppo partito dall'Italia con le Brigate di Solidarietà per la pace, alla volta dei campi produghi palestinesi in Libano. Una testimonianza diretta di ciò che sta accaedendo in uno dei territori più conflittuali del mondo dove le vicende mediorientali hanno storicamente coagulato i loro problemi.

Venerdì 27 agosto

La giornata di oggi prevedeva lo spostamento in auto verso il libano del sud.
Tra Beirut e il confine con israele ci sono circa 90 km. Siamo partiti nella mattinata presto alla volta di Sidone e successivamente verso Tiro. La nostra guida ci spiegava che a differenza di Beirut e del resto del Libano i campi profughi palestinesi nel sud sono presidiati e totalmente chiusi dall'esercito libanese.
Durante il tragitto abbiamo potuto vedere dall'esterno alcuni di questi campi, tra cui il secondo più grande del Libano, completamente circondati da reti di filo spinato e chiusi da checkpoint dell'esercito.
Fino alle porte della città di Tiro la situazione è rimasta visibilmente normale (a parte l'autostrada interrotta e alcuni edifici danneggiati dai bombardamenti). Proseguendo nel viaggio si sono intensificati i posti di blocco dell'esercito e la presenza militare diventa evidente.
Il nostro accompagnatore, ad un certo punto, ci ha comunicato l'entrata nella zona controllata da Hezbollah. Prima del confine situato lungo la costa ci siamo diretti verso est lungo strade di collina dove si è ulteriormente intensificata la presenza di posti di blocco e pattugliamenti questa volta anche del contingente Unifil. Abbiamo raggiunto dopo poco il confine israeliano in una zona montuosa e piena di piccoli villaggi libanesi.

Israele ha sistemato un lungo la frontiera un reticolato elettrificato con delle postazioni militari sparse lungo la linea. Altre piccole postazioni erano visibilmente dislocate ad alcune centinaia di metri di distanza nelle colline vicine.

Per alcuni chilometri la strada corre a pochi metri dalla rete dove tutti i valichi di accesso sono chiaramente chiusi. Segni visibili dei bombardamenti del 2006 si possono vedere nelle case e nei campi vicini. Inoltre ci è stato spiegato che l'esercito israeliano sapendo dell'imminente cessate il fuoco nelle ultime 72 ore di conflitto ha sganciato nelle campagne tramite elicotteri apache migliaia di cluster bombs (bombe a grappolo) che continuano ad uccidere nonostante i massicci tentativi di sminamento.
La strada che corre lungo la frontiera libanese è illuminata grazie a centinaia di di lampioni alimentati con pannelli solari: le uniche infrastruttute fatte fin'ora dai militari italiani. La zona è totalmente presidiata da mezzi militari Unifil e dell'esercito libanese.

Dopo alcuni km siamo arrivati di fronte all'altura dove circa un mese fa è avvenuto l'ultimo conflitto a fuoco che ha rischiato di far precipitare di nuovo la situazione tra i due paesi confinanti.
A prima vista, ci si rende subito conto che la zona interessata dal taglio degli alberi (che hanno scatenato la reazione di Hezbollah) si trova a pochi metri dalla rete di confine dentro la cosiddetta linea blu ed è visibilmente a notevole distanza dalle postazioni dell'esercito israeliano. Appare in questo modo chiaro l'intento provocatorio di uno spostamento militare a ridosso della linea.

Inoltre gli alberi interessati in nessun modo avrebbero potuto intralciare la visuale dell'esercito sionista, visto che le loro postazioni distanti appunto centinaia di metri si trovano su alcune colline.

Viene quindi spontaneo pensare che un eventuale attacco istraleiano nei confronti del Libano possa essere già preparato da tempo e che possa essere utilizzata una semplice provocazione e la sua conseguente risposta per scatenare un offensiva.
Inoltre Hezbollah è, e rimane, una spina nel fianco del governo sionista per quanto riguarda il controllo totale e la supremazia militare dell'area.

Continuando lungo il confine siamo giunti in una vallata a prima vista molto fertile. La nostra  guida infatti ha confermato che quella zona nel 2006 ha rappresentato una delle prime disfatte dell'esercito israeliano. Per motivi tattici, il primo sfondamento della linea sarebbe dovuto avvenire qui, ma Hezbollah ruppe gli argini del fiume e dei canali di irrigazione bloccando di fatto in un pantano per alcuni giorni l'avanzata sionsita.

Il viaggio è continuato fino al confine con la Siria da dove si intravedono le famose e contese alture del Golan.

Prima di tornare a Beirut siamo riusciti a visitare l'ex carcere israeliano di El Khiam da cui sono passati in diversi anni (prima del ritiro dell'esercito) circa 5000 prigionieri palestinesi e libanesi sia combattenti che civili sospettati di collaborare con la resistenza.
La struttura era un ex caserma francese poi abbandonata e occupata da Israele durante l'occupazione. All'interno delle sue mura sono state perpetuate le peggiori torture fisiche e psicologiche degne di essere paragonate a quelle delle ss tedesche.

2° corrispondenza dalla spedizione delle Brigate di solidarietà per la pace (BRISOP)
27 AGOSTO 2010
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