Tuesday, May 22nd

Last update:11:48:38 AM GMT

You are here:

Speciale Ecuador. Correa "Il golpe è fallito. Non ci sarà perdono"

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

quito_polizia_spara_ai_cittadini

Nella foto la polizia di Quito spara ai cittadini che accorrono in sostegno di Correa

Hanno sequestrato per 12 ore la democrazia ecuadoriana ma hanno perso. Ecco gli eventi principali della notte, italiana. In mattinata un commento sul terzo golpe, dopo Venezuela e Honduras, in America latina contro l’ALBA. L’antefatto qui e qui. Qui l’intervista esclusiva a María Alexandra Benalcazar da Quito e qui la testimonianza di Davide Matrone. Infine qui il canale Twitter.

Come Giornalismo partecipativo aveva annunciato fin dall’1.30 ora italiana la strada del blitz per liberare il presidente prendeva campo come l’unica possibile. Intanto era sempre più importanti le testimonianze sulle infiltrazioni nella polizia, su civili in genere riconoscibili come vicini a Lucio Gutiérrez (l’ex presidente fondomonetarista su posizioni apertamente eversive) per esempio nell’assalto a Ecuador TV subito dopo che il canale pubblico era riuscito a far parlare in diretta al paese il presidente ancora sequestrato. Gli squadristi che hanno assaltato Ecuador TV e spento il segnale per oltre un’ora non erano infatti poliziotti ma civili comandati da Pablo Guerrero, avvocato di Lucio Gutiérrez.

Poco prima delle 4 di mattina, ora italiana, l’esercito che fino a quel momento si era tenuto a distanza arriva nelle immediate vicinanze dell’ospedale della polizia dove è sequestrato il presidente. Da varie informazioni nell’ospedale sono “trattenute” almeno una trentina di altre persone, in maggioranza giornalisti. Tra loro Gabriela Fajardo che si comunica col nostro contatto a Quito María Alejandra Benalcazar e le descrive il breve conflitto a fuoco al termine del quale il presidente è libero. All’operazione di riscatto hanno preso parte 500 soldati.

Alle 4.39 ora italiana il presidente è nel palazzo di Carondolet e parla all’immensa folla dei democratici ecuadoriani che con la loro azione decisa hanno impedito che il golpe prosperasse. Se infatti a Quito e Guayaquil per ora la città è stata in balia dei golpisti che hanno anche controllato a lungo e chiuso gli aeroporti, nella maggior parte dei centri minori la strada è stata da subito presa dalla popolazione.

Alle 7.00 ora italiana intanto sta cominciando a Buenos Aires la riunione straordinaria di UNASUR,

Le dichiarazioni di Correa

“È stato un tentativo fallito di colpo di Stato”

 (La Radio del Sur)

 Il mandatario ecuadoriano ha esposto le informazioni in suo possesso che accusano individui vicini all’ex presidente Lucio Gutiérrez. Ha annunciato che verrà effettuata una profonda epurazione nella polizia.

Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, che ieri è stato vittima di una sollevazione della polizia, ha dichiarato che questa azione è stato un chiaro tentativo di cospirazione nel quale sarebbero coinvolti individui vicini al destituito presidente Lucio Gutiérrez.

Sulla rete nazionale, il mandatario ha raccontato che si era diretto al reggimento Quito Nº 1 immediatamente dopo essere venuto a conoscenza della ribellione di un gruppo di poliziotti che reclamavano per una presunta decurtazione dei loro stipendi.

“Questa non è stata una rivendicazione salariale ma un chiaro tentativo di cospirazione”, ha detto.

Correa ha ringraziato la sua scorta personale che a rischio della vita ha preservato la sua integrità fisica.

Civili incappucciati armati di mitra hanno brutalmente represso i cittadini, guidati dal Ministro degli Esteri Ricardo Patiño, che si erano mossi dal Palazzo del Governo in difesa del mandatario.

Tutti gli elementi che hanno partecipato all’insurrezione che ha tanto danneggiato le istituzioni e il Paese saranno puniti come meritano “qui non ci sarà né perdono né oblio”, ha avvertito.

Oltre ai cospiratori di sempre, Correa sospetta che dietro la sollevazione si possano nascondere elementi in uniforme che nel passato ricevevano contributi economici da potenze straniere.

“Gli irresponsabili di sempre ci hanno danneggiato presentandoci come forse molti ci vorrebbero vedere, come una repubblica da operetta, dove sedicenti poliziotti, cercando presunte migliorie salariali, sequestrano il presidente stesso della Repubblica”, ha detto.

“Ma che nessuno si inganni: non è stato questo il motivo, non è questo ciò che è successo oggi. Quello che è accaduto è un tentativo di colpo di Stato, di cospirazione, di destabilizzazione, cosa che ai cospiratori non è riuscita grazie all’atteggiamento del Governo Nazionale, al popolo ecuadoriano e alle forze dell’ordine leali”, ha sottolineato il  mandatario.

In questo senso ha segnalato che le azioni insurrezionali sono state una serie di azioni coordinate che volevano creare il caos con il pretesto che sarebbero stati tolti benefici economici a poliziotti e militari, cosa che, ha aggiunto, è falsa.

Ha individuato Gilmar Gutiérrez e Fausto Cobos, parlamentari del partito Sociedad Patriótica, dell’oppositore Lucio Gutiérrez, come responsabili di campagne di disinformazione con caratteristiche di guerra psicologica, con il proposito di sollevare le truppe in armi contro il potere costituito.

Per questo ha annunciato che “non ci sarà né perdono né oblio” per i responsabili della rivolta e che verrà effettuata una profonda epurazione nella Polizia.

Correa ha confermato la morte del sergente Floilán Jiménez e la presenza di 27 feriti dopo lo scontro verificatosi tra poliziotti e manifestanti e militari, come ha informato Andes.

All’operazione per liberare il capo dello Stato, che è rimasto sequestrato nell’Ospedale  della Polizia per dodici ore, hanno partecipato 35 ufficiali e 500 uomini (300 delle Forze Speciali e 200 di altre unità), secondo le informazioni fornite da Luis Castro, comandante delle Forze Speciali.

Anche se non ha precisato il numero di uomini in uniforme feriti o deceduti, l’ufficiale ha denunciato che sono stati colpiti da franchi tiratori della polizia insorta, che hanno aperto il fuoco senza controllo.

Fonte: http://www.laradiodelsur.com/?module=nota_detail&i=8181

Traduzione Andrea Grillo

................

L’America Latina integrazionista è più forte del golpismo

“Chi ha versato il sangue di compatrioti sappia che non dimenticheremo né perdoneremo”. E’ questo un passaggio non banale del discorso di Rafael Correa davanti a migliaia di sostenitori dopo 11 ore di sequestro in un ospedale della polizia e dopo essere stato liberato solo da un blitz dell’esercito. In queste parole c’è il seme dell’America latina nuova, che non abbassa più la testa e non ha più paura di processare i criminali e oggi può affrontare –non bastano certo le declamazioni ma centinaia di violatori di diritti umani e stupratori della democrazia in carcere lo testimoniano- il cancro dell’impunità.

di Gennaro Carotenuto

Ma, al di là delle parole, Rafael Correa ha già vinto la propria sfida. Ha sfidato i golpisti invitandoli a sparare, ad ucciderlo se ne avevano il coraggio. Quindi, per 11 ore, i golpisti avevano preteso che il presidente umiliasse se stesso e la Costituzione dell’Ecuador accettando di trattare, barattando la sua incolumità personale con la rinuncia sostanziale a quel progetto di un nuovo Ecuador dove tutti fossero cittadini. Ma Correa non ha chinato la testa e, a quel punto, il blitz, anticipato di due ore da Giornalismo partecipativo, è apparso l’unica soluzione.

Gli avvenimenti di Quito, dopo l’ennesima settimana di demonizzazione dell’America latina integrazionista da parte dei grandi media mondiali, rimettono in maniera chiara come il sole, per chiunque sia in buona fede, le cose al loro posto. Come ha affermato nella notte il Presidente brasiliano Lula ancora una volta è stato testimoniato che non è la sinistra ad attentare alla democrazia in America latina. La sinistra, i governi integrazionisti che stanno riscattando il Continente dalla notte neoliberale, sono la democrazia in America latina. Lula stesso e domani Dilma Rousseff, Hugo Chávez, Cristina Fernández, Rafael Correa, Pepe Mujica, Evo Morales, perfino Cuba, per quanti errori possano aver compiuto e continueranno a compiere, stanno dalla parte dei popoli che vogliono riprendersi la storia, vogliono una vita più dignitosa e stanno ridando un senso a parole d’ordine in Europa dimenticate come uguaglianza e giustizia sociale.

E’ invece la destra ad attentare sempre alla democrazia in America latina, come ha dimostrato in Venezuela, in Honduras, in Ecuador con i colpi di stato e in in Bolivia col secessionismo, partendo da quello strumento goebblesiano che in tutti i paesi prende la forma del complesso mediatico commerciale.

E’ sotto gli occhi di tutti quanto è avvenuto questa settimana. I media commerciali di tutto il continente, ma anche europei ed italiani, si sono dedicati sistematicamente a demonizzare i governi democratici di Brasile e Venezuela. Il primo, con all’attivo forse il più positivo bilancio al mondo perfino in termini di crescita capitalista dal 2003 in avanti, il secondo che ha appena vinto con maggioranza assoluta le elezioni parlamentari, sono stati costantemente sotto tiro. Nel caso venezuelano la vittoria è stata ridicolamente e sistematicamente presentata come una sconfitta e una campana a morto per il governo bolivariano. Anche sull’Ecuador i disinformatori sono al lavoro: “tranquilli non è un golpe” hanno sviato tutto il giorno e anche adesso occultano evidenze, testimonianze e prove per presentare il complotto come un semplice conflitto sindacale sfuggito di mano per focosità naturale (sic) delle popolazioni andine.

Conflitto sindacale un corno! Le parole e i fatti devono avere ancora un senso, anche per chi di mestiere lavora sempre per edulcorare. Il presidente è stato malmenato, colpito con gas lacrimogeni, infine sequestrato per 11 ore in un’ospedale all’interno di una caserma, con almeno un tentativo solido di portarlo altrove, frustrato solo perché nel frattempo migliaia di cittadini avevano circondato la caserma, riproducendo per molti versi l’epopea dei giorni dell’aprile 2002 in Venezuela, quando il popolo si sollevò contro il golpe riportando Hugo Chávez a Miraflores. Il popolo pacifico che non accetta più la prepotenza è la cifra dell’America latina del XXI secolo. Anche dove la violenza infine trionfa, come è successo in Honduras, nessuno abbassa più la testa.

Ma non è solo il sequestro del presidente, che pure è la prova provata e legale dell’avvenuto colpo di stato, a testimoniare la gravità degli eventi: durante ore sono state sotto controllo golpista le due principali città del paese e i due principali aeroporti del paese sono stati chiusi. Anche in città come Cuenca e Manabi ci sono state manifestazioni di appoggio al golpe, mettendo in piazza quella massa di manovra, gli “studenti di destra”, già visti all’opera in varie parti del Continente, da Santa Cruz in Bolivia a Caracas, scesi in piazza in appoggio ad un governo civico-militare che per almeno un paio d’ore è sembrato potesse prosperare.

Altrove, invece, la strada è stata presa da civili leali alla Costituzione, in ore di tensione intensa che hanno già fatto cadere le teste del capo della Polizia e, la notizia non è ufficiale ma è stata confermata a Giornalismo partecipativo, del ministro degli Interni Gustavo Jarlkh. La televisione pubblica, altro atto gravissimo, è stata assaltata e ridotta al silenzio per oltre un’ora da elementi sicuramente riconducibili all’ex-presidente fondomonetarista Lucio Gutiérrez. Dov’è la SIP, la società interamericana della stampa (la confindustria degli editori di media latinoamericani), dov’è Reporter Senza Frontiere, così solerti a strapparsi le vesti quando un media commerciale è ricondotto al rispetto delle leggi in Bolivia o in Brasile o in Venezuela e sempre silenziosi quando la libertà di stampa dei media non omologati viene vilipesa? Per ore molti giornalisti sono stati sequestrati nella stessa caserma del presidente e almeno un cameramen è stato gravemente picchiato e la sua telecamera distrutta. Cosa importa…

All’estero la CNN ha impiegato otto ore prima di ammettere che il presidente Rafael Correa si trovasse sotto sequestro. Ammettere il sequestro voleva dire ammettere la rottura dell’ordine costituzionale e quindi il golpe in atto. Strana maniera di lavorare per un canale all-news che deve la sua fortuna al tempismo con il quale dà le notizie. El País di Madrid ha dovuto rinculare e spiegare che c’era stato un sequestro solo quando ha dovuto prendere atto del blitz per porvi fine. Vergogna per un quotidiano che con coraggio si oppose al golpe Tejero un 23 febbraio di troppi anni fa in Spagna! Fondo Monetario Internazionale, destra tradizionale, non solo personaggi come Lucio Gutiérrez ma anche il sindaco di Guayaquil Jaime Nebot erano dietro al tentativo golpista, il simbolo della destra della costa che in Ecuador viene chiamata “pelucones”, parrucconi. Inoltre si moltiplicano le informative che testimoniano come proprio la polizia nazionale ecuadoriana, individuata come punto debole nella lealtà alla Costituzione, sia stata sistematicamente infiltrata e profumatamente corrotta fin dal 2008 dai soliti noti, a partire da USAID.

Ai golpisti è andata male su tutta la linea. I presidenti latinoamericani, escludendo una volta di più Washington, hanno attraversato il continente nella notte per riunirsi a Buenos Aires e mostrarsi uniti come mai. Non facevano eccezione quelli di destra, Juan Manuel Santos, Alan García, Sebastían Piñera, contro il terzo golpe in otto anni nella regione, senta contare altri rumori di sciabole dalla Bolivia al Paraguay. Nel frattempo il governo degli Stati Uniti si limitava a “monitorare” la situazione e, solo quando è stato evidente l’isolamento dei golpisti nel paese e nel continente, è passato dal monitoraggio alla condanna. Far finta di non vedere una regia dietro questa giornata che si conclude con un bilancio di due morti e una settantina di feriti e descrivere gli avvenimenti di Quito come casuali e spontanei è un cosciente atto di disinformazione. Altro che conflitto sindacale!

 

 

Cronologia

correa_golpe0.54 Secondo Jean Guy Allard a partire dal 2008, ma con precedenti di decenni, la CIA avrebbe penetrato la polizia ecuadoriana e a partire da quell’anno ci sono state ripetute denunce di corruzione di poliziotti ecuadoriani da parte della CIA.

0.44 Lenin Moreno, vicepresidente della Repubblica dell’Ecuador denuncia che c’è un tentativo di assalto alla sede centrale di Alianza País, il partito di Correa, nel centro di Quito.

0.36 Confermato un morto per mano di un poliziotto tra i manifestanti giunti a solidarizzare e liberale il presidente Correa.

0.26 La polizia starebbe occupando case intorno all’ospedale e predisponendosi a resistere continuando il sequestro del presidente Correa per la notte.

0.16 (1/10) Violenza golpista in Ecuador, intervista esclusiva da Quito per Giornalismo partecipativo

23.55 Vittorio Zambardino su Giornalismo partecipativo.

22.35 L’ambasciatrice statunitense alla OEA appoggia il governo Correa e condanna la violazione dell’ordine istituzionale in Ecuador.

22.31 Evo Morales (in viaggio verso Buenos Aires): “è un golpe contro l’integrazione latinoamericana e un golpe contro Unasur con l’appoggio degli Stati Uniti”.

22.23 Il vicepresidente dell’Ecuador Lenin Moreno: la cittadinanza sta andando a liberare il presidente ma la repressione golpista è sempre più dura.

22.19 Stato maggiore esercito ecuadoriano si dichiara leale con il governo Correa ma la situazione del presidente sequestrato dalla polizia è sempre più grave.

22.17 I presidenti democratici latinoamericani sono in viaggio verso Buenos Aires dove questa notte stessa si riunirà UNASUR per discutere di come arginare il golpe in Ecuador.

22.11 Golpista Lucio Gutiérrez: “Correa è difeso da guardie del corpo cubane e venezuelane”.

21.57 Presidente Hugo Chávez: “Ho parlato con Rafael Correa e mi ha confermato di essere sequestrato dalla polizia e di essere disposto a morire”.

21.43 Governo del Brasile: “totale appoggio  al Presidente Rafael Correa e alle istituzioni democratiche equadoriane. auspichiamo  risposta ferma e coordinata del Mercosur, Unasur e OSA”

21.40 Anche i governi di destra di Cile, Perù, Colombia, condannano energicamente il golpe in Ecuador.21.37 Iniziata a New York la riunione straordinaria dell’Organizzazione degli Stati Americani contro il golpe in Ecuador.

21.32 Continuano i lanci massicci di lacrimogeni che impediscono la liberazione di Correa ma sono segnalati anche scontri tra poliziotti leali e golpisti.

21.13 L’esercito ecuadoriano sarebbe leale a Correa ma la polizia impedisce il riscatto del presidente la vita del quale è a rischio.

21.07 Fitto lancio di lacrimogeni impedisce al popolo di avvicinarsi all’ospedale militare dove è sequestrato il Presidente Correa (video).

21.00 Prima dichiarazione del golpista e uomo della CIA, Lucio Gutiérrez: la fine della tirannia di Correa e vicina. Segnalati lanci intensi di lacrimogeni sulla folla che tenta di liberare Rafael Correa.

Solidarietà con l’Ecuador, solidarietà con l’America latina di fronte al nuovo golpe.

AGGIORNAMENTI PRECEDENTI

AddThis Social Bookmark Button