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Internazionale

Brasile, la popolazione in rivolta. Assaltati i parlamenti regionali. Video e foto

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Negli ultimi 15 giorni, in Brasile centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle strade di diverse città contro l'aumento dei biglietti dei trasporti pubblici locali. Le manifestazioni a riguardo sono state caratterizzate da una determinazione e da una conflittualità di piazza dando vita a violenti scontri e una dura repressione. All'aumento dei prezzi relativi ai trasporti pubblici, si è unito lo spreco di denaro pubblico da parte del governo per la preparazione della Confederation Cup, preludio di calcio 2014 e dell'asse inarrestabile dei cosiddetti Brics (Brasile, India, Cina, Sud Africa), il cui evento ha portato allo sfratto di migliaia di brasiliani, lo sventramento di aree intere della città, e una speculazione senza confini.

Se le prime partite della Confederation Cup sono state accolte da manifestazioni di alcune centinaia di persone, violentemente represse, ieri a Rio de Janeiro circa 100mila persone sono scese in strada e in 20mila hanno preso d'assalto il parlamento dello Stato di Rio. Un assalto a cui la polizia in assetto antisommossa ha risposto in maniera violenta, senza tuttavia riuscire a respingere i manifestanti che hanno respinto per ore le cariche: uomini della polizia militare, arrivati a bordo di veicoli blindati, hanno sparato infatti lacrimogeni e proiettili, non solo di gomma ma anche reali, effettuando inoltre numerosi arresti e provocando numerosi feriti.
Manifestazioni si sono tenute anche in altre grandi città brasiliane. A Brasilia centinaia di giovani hanno preso di mira il palazzo del governo dando il via a una spettacolare occupazione, salendo sul tetto, al grido di "il parlamento è nostro". Giornata analoga anche a Sao Paulo, dove nella notte hanno assediato il palazzo del governo dopo una manifestazione imponente che ha attraversato le vie della città che giovedì scorso è stata teatro di duri scontri con la polizia militare.

Scontri anche a Belo Horizonte, dove si è giocata la partita di calcio Nigeria-Tahiti, valida per la Confederations Cup. Anche qui la polizia ha fatto un uso spropositato di lacrimogeni e pallottole di gomma verso i manifestanti determinati ad avvicinarsi allo stadio 'Mineirao'. A Rio, dove anche due giorni fa si sono registrati incidenti nella zona attigua allo stadio Maracanà prima dell'inizio della partita Italia-Messico.

Mentre le proteste continuano a diffondersi a macchia d'olio in tutto il Paese, sembra farsi strada il protagonismo delle migliaia di giovani e giovanissimi di tutte le stratificazioni sociali che stanno scendendo in strada in maniera sempre più decisa e determinata.Frutto anche di una politica, a partire da quella di Lula, e di una crisi intrinseca ai partiti di sinistra che si è sempre proposta (in malo modo) di accogliere quelle istanze sociali, senza riuscirvi. Emblematico a riguardo è il silenzio del Partito do Trabalhadores che ora rimane ammutolito di fronte alle rivolte che stanno scoppiando in diverse città brasiliane, mentre nell'aria si respira un senso di incapacità gestionale, da parte del governo, della situazione in atto. Non da meno, diventa rilevante la gestione estremamente tecnocratica dell'amministrazione del paese, come quella portata avanti da Dilma negli ultimi anni, che tronfia di aver formato una classe media (la stessa di cui i burocrati corrotti si vantavano) ora sembra esplodere nelle piazze con una componente giovanile che è stufa di aspettare un cambiamento sempre più lento al prezzo di una trasformazione metropolitana che la crescita impone alle grandi città.

Il video dell'assalto all'Assemblea legislativa dello Stato di Rio De Janeiro

Le foto

tratto da http://www.infoaut.org

18 giugno 2013

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Ultimo aggiornamento Martedì 18 Giugno 2013 21:53

Brasile, conflitti e repressione alla Confederation Cup

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Brasilia: Proteste e scontri inaugurano la  Copa de las Confederaciones...

brasile_proteste_confederationGuidate dal MTST (Movimento dos Trabalhadores Sem-Teto – Movimento Lavoratori Senza Casa), circa 800 persone hanno organizzato una manifestazione davanti allo stadio Mané Garrincha, bruciando copertoni e creando ostacoli vicino alle vie di accesso allo stadio dove si svolge la Copa de las Confederaciones. L’obiettivo principale della protesta è stato il Terracap (Compagnia Immobiliare di Brasilia), che ha venduto una gran quantità di terreni pubblici ai privati per finanziare la costruzione del nuovo stadio della capitale federale (il Mane Garrincha), che è costato circa 1,2 miliardi di real per le casse dello Stato.
La protesta è iniziata intorno a 10 di venerdì. Sorpresa: i manifestanti sono scesi nel viale Eixo Monumental e hanno dato fuoco a pneumatici, che hanno bloccato il piazzale di fronte allo stadio. Il fumo nero ha presto attirato l'attenzione della polizia, che ha immediatamente chiuso le vie di accesso per dar spazio a una trattativa.
Il MTST ha chiesto un incontro con Antonio Carlos Lins, presidente della Terracap, per presentargli la lista delle loro richieste. Tra le altre cose, l’organizzazione ha sollecitato la costruzione di 150.000 abitazioni e la promessa che il Mane Garrincha non finirà nelle mani dei privati.

I manifestanti protestano sulle modalità con cui sono stati finanziati i lavori del nuovo Mane Garrincha. Per finanziarlo, dal 2012, più di 200 lotti sono stati venduti, soprattutto nelle città satellite.
«Ogni volta che MTST occupa un terreno, Terracap dice di non avere soldi per costruire case, ma riesce a costruire il Mane Garrincha», ha detto Gabriel Elias, l’assessore che ha parlato con i giornalisti.
Dopo aver bloccato il traffico nella zona, i manifestanti hanno accettato di parlare con un rappresentante dei Comandi Mlitari, il colonnello Roger Leo, ed hanno accettato la proposta di marciare verso il Palazzo Buriti, sede del governo del Distretto Federale. Si sarebbero incontrati dal presidente della Terracap in udienza privata.
Il MTST ha accettato, ha spazzato via i copertoni bruciati e si è diretto a palazzo Buriti, bloccando nuovamente il traffico nei viali. Nella piazza che si trova di fronte alla sede del governo del Distretto Federale, la società ha accolto i senzatetto. In piazza, c’erano anche tecnici e ausiliari della sanità, scesi in sciopero questa settimana. Parlando da un camion, costoro hanno rivendicato, tra le altre cose, la riduzione delle ore di lavoro a parità salariale con gli infermieri.
«Con la Coppa del Mondo, abbiamo l’opportunità di mostrare ciò che il governo sta facendo per noi», ha detto John Cardoso, presidente del sindacato. «Governatore, noi non ci muoveremo. Se necessario, marceremo sul Mane Garrincha», ha detto uno speaker.
Questo sabato, l’apertura della Copa de las Confederaciones può essere occasione di nuove manifestazioni. I leader del MTST minacciano di non fare entrare i tifosi della nazionale del Brasile che alle 16h. affronta il Giappone. Il MTST desidera richiamare l'attenzione del pubblico sul fatto che 1600 famiglie sono senza tetto nelle città satellite di Brasilia.
«Lo scopo della nostra protesta è ottenere che il denaro vada a chi ne ha  effettivamente bisogno. La Copa non è per i brasiliani, vi partecipa solo una minoranza privilegiata. Noi, della classi basse, non avremo accesso. Quindi sicuramente la Copa non sarà nostra», ha detto Edenilson Paraná, leader della protesta e membro del MTST.
La polizia militare ha promesso che la manifestazione di sabato sarà tenuta sotto controllo. «I tifosi potranno entrare tranquilli allo stadio», ha assicurato il tenente colonnello Júlio César.
Vedremo...

foto dallo stadio

http://estadao.br.msn.com/fotos/protesto-na-imprensa#image=5

http://estadao.br.msn.com/fotos/protesto-4%C2%BA-dia

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Dagli Indios in lotta contro la diga di Belo Monte dopo l’ultimo incontro col governo.: "Il governo non vuole ascoltarci"

11 giugno 2013 · da ·ocupacaobm, via lettera.

Noi indios Munduruku, Xipaya, Arara e kayapó, abbiamo occupato il Funai[1]. Si capisce perché.

Siamo arrivati a Brasilia Martedì scorso (4 giugno), e stiamo da allora tutti sopportando la vostra violenza.
Il giorno in cui  siamo arrivati Abbiamo incontrato il ministro Gilberto Carvalho . Egli, con giri di parole, ci ha dato dei bugiardi, ha rifiutate di ricevere i  nostri documenti, ha detto che non siamo noi che scriviamo le nostre lettere.
Alla conclusione della riunione, Gilberto Carvalho ha detto al Journal National: "Abbiamo ascoltato a lungo gli argomenti dei nostri indios, le critiche, ma siamo stati assolutamente chiari con loro, dicendo che il governo non rinuncerà ai suoi progetti [riferimento alla mega diga di Belo Monte]." Così abbiamo capito il messaggio del governo.

Due giorni dopo, Paolo Maldos[2] ha rilasciato un’intervista a Radio Nacional Amazônia: «consultare non significa sì o no». Abbiamo capito anche questo messaggio.

Siamo consapevoli che il governo sta dicendo «noi costruiremo le dighe idroelettriche nelle vostre terre, non importa quello che diciate. E benché siate consultati, noi non prenderemo in considerazione il vostro parere». 
Così abbiamo occupato il Funai ieri, Lunedi, perché, per la seconda volta, il governo non ci ha ricevuti. E anche quando ci ha ricevuti, ci ha definiti bugiardi e ha cercato di ingannarci, ci dividerci. E ha detto che in ogni caso avrebbe costruito tutte le dighe nella nostra terra. Adesso siamo nella sede della Funai, ma la nostra lotta non si ferma qui.

Il nostro incontro del 3 giugno si è concluso senza accordo. Dopo di esso, non hanno più voluto incontrarci, per cui sembra che purtroppo torneremo alle nostre case senza alcuna risposta. Perché siamo venuti per esigere pace, e il governo ha dichiarato guerra. Anche se col sorriso sulle labbra. E questo non ci piace.

Brasilia, 11 giugno 2013
[1] Fundação Nacional do Índio (FUNAI o Funai) è una fondazione brasiliana, organo ufficiale del governo, in teoria deputata a proteggere i diritti dei popoli indigeni. In realtà essa ha spesso giocato e gioca un ruolo per lo meno ambiguo.
[2] Secretário nacional de Articulação Social da Secretaria-Geral da Presidência da República
Foto:
Twitter / ocupacaobm: Foto que resume a nossa ...

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Corispondenza da San Paolo

Ritorno adesso dalle proteste nel centro di San Paolo; sono andato solo come osservatore, con due obiettivi: sapere chi sono gli attivisti e cercare di capire come è iniziata la violenza, ecco quanto ho visto e sentito:
1. Migliaia di giovani concentrati pacificamente in piazza Roosevelt, quando, senza alcuna ragione apparente, la polizia ha iniziato un intenso bombardamento. Gas lacrimogeni esplosi senza sosta, producendo scoppi molto forti e spaventosi. Mai visto niente di simile nel centro della città. Gli attivisti, almeno in quel momento, non hanno reagito. Molti si limitavano a gridare: «No alla violenza, no alla violenza!» Anche così, l'artiglieria continuava. L'aria è diventata irrespirabile e manifestanti hanno cominciato a disperdersi.
2. Sono corso verso la strada Rego Freitas, quando ho ricevuto le mascherine chirurgiche distribuite da ragazze e ragazzi che si trovavano di fronte al Collettivo Matilha Cultura […]
3. Quando sono tornato in strada, c'erano sacchi della spazzatura in fiamme e alcuni cassonetti rovesciati in mezzo alla strada per impedire l'avanzata dei reparti antisommossa. Mi sono diretto verso via Consolazione. Appena giunto […], ho visto una grande quantità di polizia motorizzata, che occupava tutta il percorso in direzione del quartiere. C’era un autobus imbrattato e abbandonato, ma non si è verificato alcun evento. Dispersi, gli attivisti si mescolavano a persone non sono coinvolti nel movimento. Ho camminato pochi metri lungo il marciapiede, quando mi sono imbattuto in un cordone di polizia molto stretto, che bloccava la strada. Più tardi, cominciarono ad esplodere bombe, senza che potessi vedere cosa stava succedendo. L'aria si stava facendo di nuovo irrespirabile. Uno dei soldati si avvicinò a noi, che semplicemente camminavano, puntò al suolo una pistola con proiettili di gomma e gridò: «Disperdersi, disperdersi!» iniziando a sparare. Tutti fuggirono, naturalmente.
4. Senza essere in grado di perseguire per Consolazione, ho deciso di andare alla stazione della metropolitana di Santa Cecilia. Lungo la strada, molti giovani che parlavano in piccoli gruppi, senza polizia in giro. Quando sono entrato alla stazione, ho incontrato una fila enorme. Centinaia e centinaia di passeggeri stavano cercando di attraversare i tornelli. Siccome le strade circostanti erano bloccate, non rimaneva loro che prendere la metropolitana. Ho fatto un rapido calcolo e ho concluso che ci sarebbe voluto troppo tempo per salire a bordo. Ho deciso di salire a piedi il viale Pacaembu, dove ho finito per prendere un taxi.
5. I manifestanti che ho visto sono per lo più molto giovani, verosimilmente tra i 20 e i 25 anni. Sembrano appartenere alla classe media [in Brasile parlando di classe media si intendono anche i lavoratori, e non solo quelli che da noi in Italia sono i “ceti medi”; ndt]. Non ho visto quasi nessun brutto ceffo o scalmanato. Ho notato soprattutto il coraggio e la convinzione con cui affrontavano la reazione della polizia. Qualcosa di molto forte sembra spingerli, al di là della rivendicazione di trasporto pubblico. Continuo a non capire cosa sia.

San Paolo, 14 giugno 2013, testimonianza di Armando Antenore.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Giugno 2013 09:28

Sgomberato Gezi Park: la protesta si accende in diverse città

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divan

ore 5.30: A Istanbul gli scontri continuano con la polizia che continua a sparare granate lacrimogene e i manifestanti che resistono ad Okmeydani, Osmanbey e nelle vicinanze del ponteAcibadem. Attaccati tutti gli edifici dove i manifestanti feriti e il personale paramedico avevano trovato rifugio: vari hotel e alberghi tra cui il Divan Hotel (vedi sotto la foto del Divan attacato dalla polizia) e l'ospedale tedesco. Nel resto della Turchia dove la lotta si è oramai diffusa, le decine di migliaia di persone scese in piazza ad Ankara ed Adana, nonostante ripetute violenze da parte e della polizia e alcuni fermi, hanno resistito fino a poche ore fa. C'è da aspettarsi che domani assisteremo ad una nuova giornata di lotta.

ore 02.00: decine di migliaia di persone continuano a cercare di convergere verso piazza Taksim scatenando nuovi fronti di protesta in parti diverse della città. La polizia sta tentando di dividere la folla ma il continuo affluire di manifestanti rende arduo il contenimento della rabbia che dilaga per la capitale e nel resto del paese.

La Piattaforma Solidale di Taksim ha chiesto l'immediato blocco degli attacchi della polizia e degli impedimenti ai cortei che si snodano per Istanbul, di permettere ai medici di poter prestare soccorso ai feriti senza subire limitazioni o aggressioni da parte delle forze dell'ordine, di ricevere supporto dai media nel diffondere quel che realmente sta accadendo in queste ore.

ore 01.45: dalla piazza si moltiplicano i messaggi di denuncia verso l'atteggiamento sempre più brutale della polizia, che tiene fede alle richieste del primo ministro di mettere a tacere la protesta ad ogni costo: ora i getti d'acqua sparati dagli idranti vengono mischiati con sostanze chimiche che al contatto con la pelle causano piaghe ai manifestanti, mentre non sembra placarsi la situazione all'hotel Divan, dove l'aria dell'edificio è stata resa irrespirabile dai lacrimogeni sparati all'interno contro le decine di feriti, tra cui moltissimi bambini, che lì avevano trovato riparo.

Poco fa il corteo che si dirigeva verso il ponte del Bosforo è stato caricato dalla polizia a Camlica.

ore 01.20: da moltissime città della Turchia arriva notizia di migliaia di persone che continuano a scendere in strada e a raccogliere l'invito ad una mobilitazione generale per domani pomeriggio.

Ad Istanbul continua la resistenza nei pressi di piazza Taksim ma la rivolta si sta espandendo a macchia d'olio in tutta la città: nel quartiere di Harbiye e vicino alla stazione della metro di Osmanbey la polizia sta attaccando con l'ormai consueto e massiccio uso di lacrimogeni i manifestanti che a migliaia riempiono le strade; un lungo corteo è in marcia lungo l'autostrada E-5 e nel tragitto continua ad ingrossarsi ricongiungendosi con altre manifestazioni che nascono dai vari distretti dellla capitale. Sempre da Istanbul arriva notizia del fatto che la polizia continua le aggressioni e le intimidazioni negli spazi che in questi giorni hanno aperto i battenti per offrire rifugio e ospitalità ai manifestanti: poco fa un gruppo di agenti ha infatti fatto irruzione dentro l'hotel Hilton.

La nottata di scontri non si placa nemmeno ad Ankara e Adana; in tutto il paese il grido che si leva chiaro dalle piazze è: 'Erdogan dimettiti!'.

***

osmanbey

Questo pomeriggio poco dopo l'ultimatum del primo ministro Erdogan "liberate il parco o le forze di sicurezza sapranno come farlo" è iniziato lo sgombero di Gezi Park.

Dalle 20 la polizia ha inziato ad attaccare prima piazza Taksim per poi entrare nel parco un'ora dopo come si evince dalla diretta curata dalla piazza http://gezipark.nadir.org.

Moltissi i lacrimogeni lanciati dal migliaio di agenti coinvolti che hanno reso irrespirabile l'aria e circondato il parco dai tre lati per poi entrare nel parco dove hanno distrutto tende, infermeria, biblioteca, mensa e tutto il mondo che si era lì creato in questi giorni  di lotta.
I manifestanti riportano la  violenza della polizia e si parla di un numero notevole di arresti compresi i medici che prestavano servizio nel pronto soccorso allestito nel parco e agenzie di stampa parlano di un centinaio di pullman vuoti  per gli arrestati.

Nel frattempo la protesta dilaga anche in altre città (Adana, Ankara) al grido di "Taksim dappertutto, resistenza dappertutto" , dove si parla di proiettili di gomma e feriti gravi.

La polizia entra anche nell'hotel Divan, dove si erano rifugiati molti manifestanti feriti e bambini, sfondando il portone d'ingresso .

Alcune scuole hanno aperto per dare ospitalità alla gente in fuga.

In risposta a lacrimogeni ed idranti della polizia barricate si stanno costruendo in Istanbul, mentre cresce il numero di partecipanti al corteo diretto a Taksim.

Convocata anche una manifestazione per domani pomeriggio dalla piattaforma di solidarietà a Taksim, ma già adesso decine di migliaia di persone stanno convergendo da più parti della città verso piazza Taksim

tratto da http://www.infoaut.org

15 giugno 2013

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Taksim, la resistenza prosegue

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taksim

La Piattaforma Solidale di Taksim ha stilato un manifesto di intenti dopo una serie di assemblee dibattute a seguito dell'incontro segreto, reso noto poi solo nella mattinata di ieri, tra alcuni membri della Piattaforma e il premier turco Erdogan. Le assemblee sono andate avanti dal pomeriggio di ieri fino a stamattina inoltrata, in quello che è il diciottesimo giorno consecutivo di mobilitazione a Gezi Park.
Già ieri, nonostante il tentativo di Erdogan di cercare di recuperare consenso con una sorta di paternalismo democratico nei cofronti della piazza, abbandonando il pugno di ferro e relegando la decisione al tribunale preposto se procedere o meno alla costuzione del centro commerciale a Gezi Parki,  le mobilitazioni sono proseguite senza battere ciglio.
Centinaia di dottori in sciopero selvaggio si sono riuversati proprio a Gezi Park, nonostante le accuse del ministro della Salute, che in questi giorni aveva stigmatizzato la disertazione dal posto di lavoro come un atto gravissimo contro il funzionamento di un settore pubbico di vitale importanza.
Di fatto le energie liberate in questi giorni di rivolta e passione collettiva prevalgono sui sensazionalismi mediatici volti a dissuadere dalla protesta. Nel criticare duramente il governo per aver finora ignorato qualsiasi richiesta pregressa allo scoppio della rivolta e richiamandosi provocatoriamente alla resistenza contro la nocività delle imposizioni di esso, la Piattaforma ha dichiarato pubblicamente che “Tutto ciò non è che l'inizio, la lotta continuerà”. Il primo punto su cui non transigere e sulle quali hanno da subito trovato convergenza le diverse anime che si ritrovano fianco a fianco a Gezi Parki è stato quello di invocare il rilascio di tutti i ribelli detenuti in questi giorni, molti dei quali probabilmente anche in condizioni cagionevoli di salute data l'intensità del conflitto. “Vogliamo restare attenti ai nostri spazi e continuare a tenere alta la nostra voce in nome di tutti gli esseri viventi, sia nel nostro parco che negli spazi domestici, nella vita privata, oggi come in futuro. La resistenza vuole essere frutto della volontà collettiva dei solidali di Piazza Taksim e anche una lotta complessiva lungo tutto il Paese. Se compariamo la situazione a 18 giorni fa, siamo molto più forti, organizzati e sicuri di noi”.
Sicuramente la questione dei detenuti e della solidarietà ai familiari delle vittime dei giorni scorsi è un tema caldo che porterà alla convocazione di nuove manifestazioni di massa in questi giorni se non nelle ore a venire. L'accanimento militare e l'innalzamento del livello repressivo non é stato un freno, ma quasi un fattore prospulsivo in questi giorni di rivolta e rabbia sociale. Una tenace capacità di non cedere ai soprusi e di agire come corpo collettivo, rompendo la temporalità quotidiana del vivere “normalizzatpo” stanno incrinando definitivamente l'immagine di una politica basata sul turbocapitalismo annienta-diritti simboleggiato dalle gru di GeziPark.

tratto da http://www.infoaut.org

15 giugno 2013

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Ultimo aggiornamento Sabato 15 Giugno 2013 16:26

Taksim non cede agli assalti della polizia, la piazza resiste! Foto e video

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Dall'attacco della polizia iniziato questa mattina all'alba, Taksim è stata per ore teatro di scontri ininterrotti tra decine di migliaia di manifestanti decisi a difendere la piazza e gli agenti che tentavano di avanzare facendosi strada con gli idranti per sfondare le barricate e con un uso indiscriminato di lacrimogeni e pallottole di gomma.

La brutalità della polizia ha causato nuovamente moltissimi feriti, alcuni gravi perché colpiti al volto dal lancio senza tregua di candelotti sparati ad altezza uomo che in breve hanno reso l'aria soffocante e irrespirabile ma le infermerie di fortuna allestite sul posto e protette dai manifestanti, il continuo affluire di nuove persone verso Taksim e la determinazione hanno costretto gli agenti a conquistare a caro prezzo ogni singolo centimetro della piazza.

Nel tardo pomeriggio il fronteggiamento che durava ormai da ore ha fatto avere la meglio alla parte di piazza Taksim che resisteva: la polizia è stata costretta ad arretrare mentre i manifestanti avanzavano riconquistando la piazza ed erigendo nuove barricate.

Gli scontri sono ripresi poche ore dopo, quando migliaia di persone hanno ricominciato ad affluire verso Taksim per una manifestazione convocata per le 19. La polizia ha di nuovo aggredito la piazza e si è spinta fino a Gezi Park (già bersagliata dai lacrimogeni da questa mattina), smentendo così definitivamente i tentativi di dividere la protesta fatti dal sindaco di Istanbul, il quale aveva affermato di voler sgomberare solo i 'provocatori' di piazza Taksim mentre gli occupanti di Gezi sarebbero stati tutelati. Una divisione rispedita prontamente al mittente da tutti i manifestanti che da giorni condividono assieme questa battaglia. In giornata il sindaco ha confermato di voler proseguire col pugno di ferro contro la rabbia di Taksim ma la protesta non accenna a scemare né a disperdersi.

Durante la giornata gli attacchi della polizia si sono estesi anche al di fuori della zona di Taksim: in mattinata più di 70 avvocati sono stati arrestati mentre protestavano al palazzo di giustizia contro la brutalità delle forze dell'ordine e esprimevano il loro sostegno ai manifestanti e dalla piazza arriva notizia di diversi giornalisti aggrediti mentre tentavano di documentare la situazione. Sempre oggi la polizia ha poi effettuato una retata in una sede del partito socialista democratico turco (Sdp), arrestando diversi militanti dell'organizzazione con la motivazione che uno dei manifestanti che questa mattina ha lanciato una molotov contro i mezzi della polizia si stesse proteggendo con uno scudo che riportava una scritta (fatta a mano) con la sigla del partito.

In questo momento sembra che la polizia abbia accantonato il tentativo di entrare a Gezi park ma a Taksim gli scontri proseguono e si preannuncia una nuova notte di battaglia al grido che da questa mattina riecheggia senza tregua per la piazza: dimissioni!

La cronaca della giornata con le corrispondenze da Istanbul (da Radio Onda d'Urto):

Attorno alle sei e mezza  – ora locale – di Istanbul oggi, martedì 11 giugno 2013, centinaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa si sono radunati sul viale principale che porta a piazza Taksim, dove si tiene il presidio dei dimostranti contro la distruzione del parco Gezi e contro la politica del premier Erdogan. I poliziotti, con l’appoggio di blindati con cannoni ad acqua, hanno attaccato le barricate intorno alla piazza, facendo un uso massiccio di lacrimogeni. Da GeziRadyo, la radio gestita dagli attivisti di Piazza Taksim, rimbalza la notizia dell’uso di pallottole di gomma da parte della polizia contro i manifestanti. Decine i feriti e gli arrestati.

Ore 17.00: La polizia con l’appoggio di blindati con cannoni ad acqua dopo aver attaccato le barricate intorno a piazza Taksim nel primo pomeriggio ha attaccato anche Gezi park, facendo un uso massiccio di lacrimogeni. Decine i feriti e gli arrestati. Tra questi anche 20 avvocati che difendono i manifestanti, fermati questa mattina nel tribunale Çağlayan, mentre stavano per fare un comunicato di solidarietà agli occupanti del parco Gezi. Continuano duri scontri: lacrimogeni e idranti da un lato, pietre e bottiglie dall’altro. Su tutto, lo slogan ripetuto in continuazione: “Dimissioni”.

Per l’Associazione medici turchi Tbb almeno 100 manifestanti sono stati feriti oggi, 5 dei quali sono gravi. Dall’inizio della protesta antigovernativa, in tutta la Turchia tre manifestanti sono stati uccisi e 5mila feriti.
La piattaforma Solidarity che riunisce tutti quelli che stanno manifestando per il parco Gezi ha convocato una nuova manifestazione a Taksim alle 19 ora di Istanbul, le 18 ora italiana. Intanto il presidente Abdullah Gül ha approvato la legge che prevede la restrizione della vendita e dell’esposizione di alcolici nel paese, uno dei motivi alla base delle proteste degli ultimi giorni a piazza Taksim e nel resto del paese. Ancora Serena da Istanbul.

Ore 10.00: Da Istanbul a Ankara, dove ieri sera quando la polizia ha disperso, nell’undicesimo giorno di proteste antigovernative, migliaia di giovani radunatasi a Tunali Hilmi, nel pieno centro città.  Le violenze di Istanbul e Ankara arrivano dopo l’annuncio, fatto solo ieri dal premier Erdogan, di un incontro domani con i rappresentanti della protesta di Gezi Park. Il premier ha comunque già ribadito la prosecuzione del taglio dei 600 alberi e la costruzione di una caserma e di una moschea. Anche qui, la volontà è quella di dividere: Erdogan incontrerà i rappresentati di #occupygezi, ma non la cosiddetta “Piattaforma Taksim”, che rappresenta la maggior parte dei manifestanti ed in particolare i tanti che, dalla semplice battaglia per un parco, hanno iniziato a contestare tout court la politica governativa.  Erdogan è poi  tornato a mostrare la faccia dura, sostenendo che “d’ora in avanti ci sarà tolleranza zero contro le proteste”. Il leader dell’opposizione socialidemocratica turca Kemal Kilicdaroglu ha reagito accusando il premier Recep Tayyip Erdogan di essere un “dittatore”. I giovani che manifestano nel paese, ha aggiunto in un discorso davanti ai deputati del suo partito Chp, vogliono “una democrazia di prima classe”. Murat Cinar, giornalista della sinistra turca.

L’ordine del governo era quello quello di confinare la protesta dentro il parco, riducendo la rabbia popolare ad una semplice questione urbanistica – la devastazione del parco – e togliendo ai giovani la centrale piazza Taksim, simbolo della lotta contro il governo conservatore islamico. Uno scippo respinto al mittente dalla piazza, dove continuano duri scontri: lacrimogeni e idranti da un lato, pietre e bottiglie dall’altro. Su tutto, lo slogan ripetuto in continuazione: “Dimissioni”. Ascolta la corrispondenza dalla piazza con Serena di DinamoPress.

Link video

tratto da http://www.infoaut.org

11 giugno 2013

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Ultimo aggiornamento Martedì 11 Giugno 2013 23:00

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