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Iraq, affluenza al 62%, a giorni i primi risultati delle elezioni

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Iraq-CORElection2010Un’affluenza del 62% - più bassa di quella delle precedenti elezioni legislative del dicembre 2005, più alta di quella delle provinciali del gennaio 2009. Questo il dato finora disponibile, mentre per i risultati del voto – quelli preliminari – bisognerà aspettare qualche giorno.

La percentuale dell’affluenza, nazionale, è stata comunicata ieri dalla Commissione elettorale irachena (IHEC), in una conferenza stampa a Baghdad, in cui sono stati dati anche i numeri del voto degli iracheni all’estero: 272.016 in tutto, molti meno delle previsioni, che parlavano di un milione, distribuiti nei 16 Paesi scelti dalla Commissione elettorale – fra questi Siria e Giordania, nei quali vive un numero notevole di rifugiati.

L'affluenza è stata più alta di quella delle provinciali del gennaio 2009, quando aveva votato il 51%, ma inferiore, e non di poco, a quella delle elezioni legislative del dicembre 2005:  il 79,63 per cento.

Per quanto riguarda vincitori e vinti del voto di ieri, risultati ufficiali ancora niente, anche se Hamdiya Husseini, una dei dirigenti della IHEC, oggi ha detto che i primi dati arriveranno venerdì – il 12 marzo.

Intanto le informazioni circolano e si rincorrono, alimentate da fonti irachene, più o meno attendibili, e più o meno autorevoli.

Maliki in testa?

Così si dice che la coalizione del premier Maliki, l’”Alleanza per lo Stato di diritto”, sia in testa - a Baghdad e nel sud a maggioranza sciita: 9 province su 18 in tutto, come nelle provinciali dello scorso anno. Verificare non è possibile, ma i conteggi iniziali lo confermerebbero.

E lo conferma il portavoce governativo, Ali al-Dabbagh, che nelle sue liste si è candidato, e che dice che l’alleanza di Maliki “è in testa fra le altre liste a Baghdad e in altre province del sud”.

Secondo un altro dei suoi candidati, Haider al-Abadi, già deputato del partito del premier, al Da’wa, la coalizione sarebbe in testa in 10 province. Abadi però mette le mani avanti: si tratta di un risultato che potrebbe essere alterato dal voto all’estero e dal cosiddetto “voto speciale”, quello di militari, polizia, detenuti e pazienti ricoverati negli ospedali, che si è tenuto il 4 marzo, e i cui conteggi sono iniziati solo oggi.

I rivali di Maliki, in casa sciita, l’ Iraqi National Alliance (INA), e in particolare una delle sue maggiori componenti, il Consiglio supremo islamico iracheno (ex SCIRI), sostengono che i conteggi iniziali danno le due coalizioni più o meno alla pari, mentre Iraqiya, l’alleanza nazionalista dell’ex Primo Ministro Iyad Allawi, sarebbe al terzo posto.

Il nord (arabo) e l'ovest votano per Allawi

Thaer al-Naqib, stretto collaboratore di Allawi nonché candidato, dice che i risultati al momento non sono chiari, ma che i primi dati danno il suo gruppo in testa nelle province (a maggioranza araba) del nord e in quelle dell’ovest, dove la lista avrebbe raccolto fra il 70 e il 90 per cento dei voti.

Incertezza - e attesa - anche nelle tre province che compongono la regione del Kurdistan, dove il monopolio dei due maggiori partiti – il Partito Democratico del Kurdistan di Mas’ud Barzani, presidente della regione, e l’Unione Patriottica del Kurdistan del presidente iracheno Jalal Talabani – potrebbe essere a rischio per la sfida di Goran, nuovo movimento di opposizione che è già la seconda forza nel Parlamento regionale kurdo, e che a queste elezioni si presentava da solo.

Potrebbe perché non è detto. Ne dubita, ad esempio, una fonte nell’ufficio di Barzani, che aggiunge che “sostanzialmente si è trattato di elezioni corrette”.

Non la pensa così Allawi, che ha già chiesto che si facciano delle verifiche, poiché in diversi seggi, in Iraq e all’estero, ci sarebbe stata “confusione” – il che, ha sottolineato l’ex premier, “lascia un punto interrogativo sul ruolo della Commissione elettorale”.

Ornella Sangiovanni per Osservatorio Iraq
9 marzo 2010
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