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La Grecia può sconvolgere l'Europa. Comunque vada

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grecia-scioperoNella foto un momento dello sciopero dello scorso autunno ad Atene
Chi si occupa di mercati finanziari ha subito annotato come significativa la coincidenza tra l'improvviso ritorno del presidente della Banca Centrale Europea a Francoforte e l'impennata degli indici di borsa a Wall Street.
Questa coincidenza ha un solo nome: Grecia. Trichet è infatti dovuto precipitosamente tornare in Europa a causa dell'aggravarsi della crisi del bilancio pubblico greco che sta minando la stabilità economico-finanziaria dell'euro. Una crisi quindi di notevoli proporzioni che lo stato greco da solo non è, evidentemente, in grado di fronteggiare. A Wall Street quindi si festeggia: qualsiasi sia l'esito del tentativo di salvataggio della Grecia la speculazione finanziaria sarà in grado di produrre profitti. Se l'esito sarà positivo ci sarà da sostenere lo sforzo europeo di "risanamento" della Grecia, se sarà negativo ci sarà la possibilità di speculare sul fallimento dello stato ellenico e sulle difficoltà strutturali dell'Euro.
Nel frattempo i mercati finanziari si sono attrezzati: molta liquidità è stata dirottata verso qualsiasi genere di titolo che preveda un ribasso dell'euro. Nel solo Chicago Mercantile Exchange, una piccola porzione dei mercati internazionali quindi, questi titoli raggiungono la cifra di 8 miliardi di dollari. Non a caso il Sole 24 ore commenta che calcolando l'entità di queste vere e proprie scommesse sul ribasso dell'euro "si ha un'idea della minaccia che si sta accumulando e delle pressioni cui sarà sottoposto il mercato nelle prossime settimane".

Intendiamoci, in queste ondate speculative c'è guadagno anche per parte della classe dirigente indigena: alla notizia del ritorno di Trichet in Europa anche l'indice della borsa greca è aumentato di oltre cinque punti percentuali.
La crisi greca ha cause lontane nel tempo, e precisi interessi in Germania, è stata accellerata dal crack finanziario del 2008. E, giova aggiungerlo, peggiorata dai rimedi messi in circolazione dalla mitica comunità internazionale per far fronte alla crisi. Soprattutto da uno: il prestito a tassi irrisori di ingenti masse di denaro alle grandi banche in difficoltà. Questo genere di prestiti, finanziato con i bilanci pubblici, ha immesso sui mercati finanziari una massa di denaro tale da poter essere utilizzata come strumento speculativo nei confronti di stati sovrani e di fondi finanziari in difficoltà. Insomma, la crisi della Grecia e della stessa Ue rappresentano quindi un "effetto collaterale" della tipologia di salvataggio delle grandi banche decisa dalla presidenza Obama.
La Ue sta quindi decidendo di salvare l'equilibrio finanziario della Grecia, massacrando lo stato sociale greco ça va sans dire, ma allo stesso tempo sta temporeggiando sulle modalità di intervento. Non è chiaro ad esempio se il "salvataggio", che comporterà il commissariamento reale della Grecia, sarà fatto solo dalla Ue o con il concorso del Fmi. Comunque vada il principale creditore della Grecia, cioè la Germania, è interessato a salvaguardare quanto possibile i propri interessi. Mentre si temporaggia la speculazione lavora, come dimostrano gli indici di borsa in rialzo sulla vicenda greca, e il conto per quello stato sarà ancora più salato.

Ma in cosa consiste il "salvataggio" della Grecia? E quali prospettive comporta?

Prima di tutto ci sarà una ristrutturazione dei poteri all'interno della Ue che sarà, se porterà a termine l'operazione, maggiormente decisionista e germanocentrica. Senza bisogno di referendum anzi in un periodo in cui la corte costituzionale tedesca ha deciso che le norme UE, se entrano in conflitto con la costituzione di quel paese, possono non essere applicate. Insomma andiamo verso quanto temuto alla fine degli anni '80: un'Europa egemonizzata dagli interessi tedeschi che si fanno valere all'estero mentre le norme del continente possono non valere in Germania. Solo che oggi ci sarebbe tutta una curiosa convergenza normativa, finanziaria, di prassi consolidate che renderebbe questa egemonia una gabbia. Per la Grecia la perdita di sovranità reale sarebbe, e sarà, plateale. I rientri del bilancio pubblico e dello stato sociale greco non si decideranno più ad Atene ma si imporranno seccamente da Bruxelles, da Francoforte da Berlino e dalle conferenze dei creditori. Che la prossima rivolta greca comporterà delle conseguenze in Germania è un dato di fatto non un esercizio di scuola sulla globalizzazione.
Tutto questo però non basterà per rilanciare in futuro l'economia greca. Secondo questa analisi del Financial Times i tagli allo stato sociale greco deprimeranno l'economia e il PIL di quel paese in misura considerevole. Solo che non si vedono all'orizzonte misure di "stimolo" all'economia. Secondo il Financial Times nell'economia contemporanea le misure di stimolo sono due: una nuova bolla finanziaria (alla Dubai pre-crisi per capirsi) o le politiche che puntano a una grande capacità di esportazione. Nessuna delle due appare alla portata dell'economia greca. E così Atene si appresta a cedere sovranità agli apprendisti stregoni dei bilanci UE con una sola prospettiva: salvare l'Euro e deprimere il proprio paese.
Prima ancora che tutto questo prenda forma in Grecia è partita una seria ondata di scioperi. E' evidente che quello che sta accadendo in Grecia oggi, e forse domani in Spagna come in Portogallo, ha una portata sociale e politica di tipo continentale. Riguarda la riduzione di sovranità nazionale operata solo ed esclusivamente per sottrarre risorse vitali in ogni singolo paese. In questo senso i greci un patrimonio ce l'hanno. Non hanno la Cgil che in altre epoche ha appoggiato, in modo decisivo, politiche del genere greco (compresa la cessione coatta di sovranità) nel nostro paese. Se un'inversione di tendenza nelle politiche liberiste ci sarà nel continente avverrà perchè un Epifani non abita ad Atene.

per Senza Soste, nique la police

10 febbraio 2010

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