Le Monde ha pubblicato una intervista a una quotata ricercatrice dell'IRIS francese (Institut de relations internationales et stratégiques)a seguito dell'affare Wikileaks.Si tratta del significato strategico della pubblicazione di 92000 file da parte del noto sito di divulgazione di materiali riservati (che questa volta si è avvalso della collaborazione di diverse testate ufficiali per analizzare la veridicità dei file).
Mettiamo tra parentesi l'importanza assunta da siti come Wikileaks, che rivelano tra l'altro l'obsolescenza di leggi come quella sulle intercettazioni, e soffermiamoci sull'aspetto militare. La Charlotte Lepri dell'IRIS sostiene infatti che gli Usa, da quello che si comprende dai file, stanno sempre più perdendo il controllo sul territorio in Afghanistan. E questo nonostante che la presidenza Obama abbia deciso di sganciarsi progressivamente dall'Iraq (che è oltretutto in stato di caos) per concentrarsi sull'Afghanistan. La Lepri aggiunge che, a seguito del fallimento della strategia obamaniana, si sta seriamente discutendo in tutti i paesi il "che fare" rispetto alla situazione afghana. I paesi che stanno discutendo, secondo la Lepri, sono diversi. Praticamente tutti meno l'Italia. Non è un caso: i media del nostro paese si occupano di Afghanistan nella maniera più casuale possibile mentre il consenso alla spedizione è bipartisan. Non a caso poche settimane fa, durante la discussione sulla finanziaria, il PD si vantava di aver aumentato di molto le spese militari durante l'ultimo governo Prodi (e con i voti di chi faceva le marce della pace, sic). L'industria militare è un collettore di appalti e clientele troppo importante per essere messo in discussione. E quindi vai con la guerra. Che, se continua con questo genere di copertura mediatica, sarà la prima guerra che l'Italia ha perso senza che se ne accorga qualcuno.
la fonte
http://www.lemonde.fr/
(red) 28 luglio 2010
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