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INTERNAZIONALE

Cosa sta succedendo a Cipro? Rischio default fra interessi russi, britannici e tedeschi

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La parte meridionale di Cipro è la repubblica ufficiale riconosciuta dall’Onu ed è la Cipro greca, parte integrante della Ue e la cui moneta ufficiale è l’euro. Cipro rappresenta appena lo 0,2% del Pil dell’Eurozona, ma ha la particolarità di avere un ipertrofico sistema bancario con depositi che raccolgono risparmi per una cifra superiore a circa 6 volte quella del Pil. La protezione del segreto bancario e la fiscalità bassa per le imprese ne hanno fatto una delle più importanti piazze d’affari del Mediterraneo, nonché una centrale internazionale del riciclaggio di denaro sporco soprattutto russo e britannico. La Gran Bretagna possiede due enclavi sul suo territorio: Akrotiri e Dhekelia, basi militari sovrane. Greci, russi, turchi e inglesi gravitano intorno alla piccola isola del Mediterraneo, ancora più strategica dopo la scoperta di enormi giacimenti di gas naturale.

La crisi per Cipro arriva dopo la ristrutturazione del debito greco. Le banche cipriote erano molto esposte ai titoli e all’economia greca in generale. Come ovvio, sono state martoriate dal crac del paese ellenico. A quel punto si rendono necessari gli aiuti internazionali per sostenerne il sistema finanziario. Nell’estate 2011 arriva il prestito di 2,5 miliardi di euro dalla Russia, uno dei giocatori principali di questa partita. Secondo alcune stime Cipro rappresenta un deposito offshore di circa 20 miliardi di euro per cittadini e società russe. Il prestito di Putin non basta, ad oggi servono altri 10 miliardi per evitare il crac del sistema finanziario cipriota.

Al dicembre 2012 il rapporto debito/Pil cipriota ammontava a circa l’86%. Con una immissione di 10 miliardi di denaro pubblico, sarebbe schizzato al 142%. Insostenibile per una qualsiasi economia. La Bce e l’Eurogruppo propongono allora un bailout vincolato ad alcune rigidissime condizioni. Per bailout si intende la situazione in cui un soggetto vicino alla bancarotta riceve un'iniezione di liquidità, al fine di soddisfare i suoi obblighi a breve termine. Il prestito di 10 miliardi del Fondo Salva Stati potrà essere erogato se e soltanto se i cittadini ciprioti pagheranno immediatamente 5,8 miliardi di euro. A quel punto quei geniacci dei tecnocrati europei avranno pensato: e cosa c'è di meglio di un prelievo forzoso sui conti corrente?

E infatti propongono a Cipro questa pistola puntata alla tempia. Per sbloccare il prestito da 10 miliardi, si devono trovare 5,8 miliardi attraverso un prelievo forzoso del 6,75% sui depositi fino ai 100mila euro e del 9,90% su quelli superiori, si badi bene su tutti i depositi, non solo quelli dei cittadini ciprioti. Questo ha generato il panico e manifestazioni di protesta a Cipro, con i cittadini impossibilitati a recuperare i propri risparmi alle banche e ai bancomat, perché per questo blitz è stato scelto un periodo di festività religiosa in cui gli esercizi pubblici sono chiusi.

Nel frattempo il governo ha disposto il congelamento dei conti per evitare fughe di capitali ed ha imposto alle banche la chiusura fino a giovedì 21. Durissime le reazioni dalla Russia, dove Putin denuncia l’ingiustizia del provvedimento e Medvedev rincara la dose affermando: ”è una decisione controversa e assomiglia a una confisca di fondi stranieri”. Dalla Germania invece il ministro delle finanze Wolgang Schauble nega ogni responsabilità tedesca per l’imposizione del prelievo forzoso sui redditi inferiori ai 100mila euro. Una mezza ammissione in pratica. A suffragare la tesi della “manina tedesca" sulla decisione dell’Eurogruppo ci pensa il settimanale Der Spiegel, che mostra dei dati incontrovertibili. Le banche tedesche sarebbero esposte per 5,9 miliardi nei confronti di Cipro, all’incirca lo stesso ammontare richiesto col prelievo. In caso di default, questi crediti diverrebbero inesigibili. Ecco, spiegato il giochetto. Io ti salvo con 10 miliardi ma tu garantisci il mio credito con i tuoi depositi. Semplice no?

Nel frattempo nello scacchiere si è mossa anche la Gran Bretagna. Per garantire i propri concittadini di stanza nelle enclavi di Akrotiri e Dhekelia, ha inviato il 19 marzo un aereo con un milione di euro in contanti da distribuire ai propri soldati nel caso dovesse essere approvato il prelievo forzoso. Il Tesoro britannico ha inoltre sospeso il pagamento delle pensioni ai cittadini britannici che vivono a Cipro, per evitare gli effetti del prelievo. Nello stesso giorno a sorpresa, il premier cipriota Nicos Anastasiades non è riuscito a convincere la maggior parte dei parlamentari della bontà del piano. Con 39 voti contrari, il parlamento ha bocciato il diktat della Troika con i voti dell’opposizione e del partito più piccolo della maggioranza. Il piano non è stato approvato, perciò ad oggi non ci sarà nessun programma di aiuto.

Questa situazione ha creato il panico nei mercati europei, tra borse in picchiata, spread in rialzo, ma soprattutto ha generato una paura diffusa negli investitori mondiali, una crescente instabilità nell’area euro, ed il terrore che il prelievo forzoso sui depositi possa toccare agli altri paesi europei in sofferenza. Intanto secondo indiscrezioni trapelate su “Il Sole 24 Ore”, Cipro sta guardando “oltre Bruxelles” per la ricerca di ulteriori aiuti. Il ministro delle Finanze cipriota Sarris avrebbe offerto alla Russia una quota della nascente società energetica cipriota e benefici strategici nel settore del gas naturale in cambio di una tassa sui depositi russi nelle banche cipriote.

Francesco Berni

tratto da http://ilcorsaro.info

20 marzo 2013

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Quale futuro per Cipro? E per l’Eurozona…

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Il parlamento cipriota stasera ha votato contro una proposta di legge per introdurre una tassa sui depositi bancari, in cambio di un piano di salvataggio di € 10 miliardi offerto al paese dalla Germania e dagli altri governi della zona euro. Non un solo parlamentare cipriota ha votato per l’offerta. La struttura della tassa nel disegno di legge è riportato nella tabella che segue:

Dimensione del deposito

Imposta

Gettito fiscale

< € 20.000,00

0%

0

€ 20.000,00 – € 100.000,00

6,75%

€ 1,6 miliardi

> € 100.000,00

9,90%

€ 3,8 miliardi

Il voto mette in bilico la posizione di Cipro nella zona euro, e minaccia l’escalation della crisi ad un nuovo livello, anche se il risultato più probabile è che il parlamento cipriota voti una seconda volta, su una proposta rivista.

I rappresentati del partito di governo (Democratic Rally) si sono astenuti (con un membro assente), mentre il partner minore di coalizione (Democratic Party) ha votato contro – e questo indica le profonde divisioni politiche a Cipro. Anche se un accordo di salvataggio venisse infine approvato la posizione del governo continuerebbe a essere piuttosto insostenibile.

Questo fatto ha tutto il potenziale per rappresentare una svolta molto grave nella crisi della zona euro. In precedenza, la Germania e la zona euro hanno sottolineato che Cipro non ha alternative al prelievo dei depositi. Ora, tutti i partner della zona euro sono costretti a imbattersi in difficili negoziati.

Cipro sarà a corto di denaro il 3 giugno, quando dovrebbe rimborsare 1,4 miliardi di euro di un prestito obbligazionario internazionale. Tuttavia, la decisione dovrà essere presa molto prima. Le Banche cipriote non possono rimanere chiuse a lungo, ma non possono essere riaperte fino a quando una decisione non sarà presa, altrimenti ci sarà quasi certamente una “corsa al deposito”. Mentre la gente può comunque prelevare fino a 700 € al giorno dal bancomat, imprese, grandi e piccole, non possono funzionare senza che le banche siano aperte. Una decisione dovrebbe essere presa entro l’inizio della prossima settimana prima che la mancanza di liquidità e la mancanza di attività economica cominci a danneggiare gravemente l’economia cipriota.

Di seguito si delineano gli scenari possibili:

1. Cipro vota di nuovo e approva una tassa rivista: il partito di governo ha spinto per ritardare il voto e, quindi, si sono astenuti. Questo può essere visto come una delegittimazione del risultato, anche perché detengono il 36% dei seggi nel parlamento cipriota. L’accordo potrebbe vedere qualche piccolo ritocco con qualche denaro supplementare (sia dalla zona euro o dalla Russia), che sarebbe poi proposto in un altro voto in Parlamento. Ma una tale decisione e votazione deve avvenire in fretta. Oltre alla mancanza di cassa delle amministrazioni, le banche avrebbero dovuto rimanere chiuse durante il periodo transitorio, cioè le imprese e l’economia non poteva praticamente funzione. Il voto dovrebbe pertanto avvenire entro l’inizio della prossima settimana per evitare un altro escalation della crisi. Questa rimane l’opzione più probabile (eventualmente in combinazione con parte di opzione 2).

2. L‘aiuto dell’eurozona: con la possibilità dell’uscita di un paese della zona euro che diventa molto reale e la “irreversibilità” della moneta unica, l’eurozona può presentare a Cipro un accordo più appetibile. Dopo tutto i soldi in questione – € 5,8 miliardi – rappresenta solo lo 0,06% del PIL della zona euro. Il vero problema sarà come fornire questa liquidità mantenendo il debito cipriota sostenibile.

Le opzioni includono:

• fornire il prestito intero di 17 miliardi di euro, ma con scadenza molto lunga e prezzi bassi;

• collegare il rimborso del prestito e i ricavi futuri del gas;

• utilizzare l’ESM o un altro veicolo per ricapitalizzare direttamente le banche;

• ristrutturazione di obbligazioni nazionali estendendone la scadenza;

• accettare le perdite su alcuni dei finanziamenti ufficiali.

Nessuno di queste opzioni è perfetta, ma se è giunto il momento critico, una o più potrebbe essere modellata per rendere la proposta fattibile – almeno sulla carta.

Il problema principale resta politico. Sarebbe molto difficile far digerire qualsiasi piano di salvataggio maggiore ai parlamenti tedeschi, finlandesi e olandesi, che non vogliono essere visti sostenere il borioso settore finanziario cipriota dominato da interessi russi. Dopo tutto, ciò rappresenta in parte il perché si è giunti fino a questo punto. Un tale accordo sarebbe comunque dipendente dalla BCE che accetterebbe di continuare a fornire liquidità alle banche cipriote.

3. Cipro e gli “altri piani” (ossia la Russia): il presidente cipriota Nicos Anastasiades ha ammesso che Cipro sta prendendo in considerazione “altri piani”, dal momento in cui il Parlamento ha votato no al prelievo sui depositi e nessun accordo di salvataggio nuovo era imminente. A partire da ora, non è chiaro esattamente quali siano questi piani, tuttavia, molto probabilmente, coinvolgono in qualche modo la Russia .

Il ministro delle Finanze cipriota Michalis Sarris sarà domani a Mosca per discutere la situazione con il suo omologo russo. La Russia ha un personale interesse significativo a dare una mano a Cipro dal momento che vorrebbe ridurre le perdite di 20 miliardi di euro dei depositi russi detenuti a Cipro, ottenendo condizioni favorevoli per i futuri contratti sul gas a Cipro (e quindi sui ricavi futuri) e potendo anche migliorare la sua presenza geopolitica nella regione (ci sono voci che la Russia ha già cercato di spostare la sua base navale di Tartus, in Siria a Cipro).

La Russia può quindi fare un passo avanti e fornire un finanziamento supplementare, e coprire potenzialmente i circa 2 miliardi di euro d’imposta sui depositi dei depositanti russi. Alcune voci hanno anche riferito che Sarris potrebbe proporre una tassa del 20% sui depositi russi a Cipro in cambio di una partecipazione in una società di gas cipriota nazionale e da posizioni nelle amministrazioni delle banche cipriote.

Tuttavia, l’UE non vuole che uno dei suoi membri diventi così strettamente collegato con la Russia, per cui potrebbe effettivamente rafforzare la sua proposta.

4. Cipro esce dalla zona euro: Se nessun compromesso può essere trovato in una delle situazioni di cui sopra (almeno non nei tempi necessari – vedi sopra). Con le più grandi banche cipriote senza una ricapitalizzazione, la BCE potrebbe essere costretta a proseguire la sua minaccia di ritirare la liquidità dalle banche cipriote – non solo di ridurre la propria esposizione al rischio, ma anche per rimanere credibile per il resto della zona euro e per i mercati finanziari. In tal caso, il Consiglio direttivo della BCE probabilmente sarebbe anche pronto a votare (sono necessari 2/3 della maggioranza) per interrompere l’assistenza di liquidità di emergenza a Cipro, lasciando le banche illiquide e insolventi.

Questo, combinato con la minaccia precedente di un deposito fiscale porterebbe probabilmente a una corsa ai depositi delle banche, e al loro probabile collasso. Di fronte a tutto questo, senza una inversione della BCE o dell’Eurozona, per Cipro sarebbe impossibile salvare le sue banche o sostenere la garanzia dei depositi – e sarebbe costretta a uscire dalla zona euro e stampare la propria moneta.

La logistica di tale piano è disordinata, ma, come abbiamo suggerito per quanto riguarda la Grecia, secondo l’articolo 50 del trattato sull’Unione europea, uscire dalla UE sarebbe l’opzione più probabile.

La moneta cipriota nuova avrebbe poca fiducia internazionale, in particolare nei mercati finanziari – anche perché proveniente dal default di una parte significativa del suo debito, in particolare debito estero. Questo sarebbe aggravato, dal fatto che la Banca centrale cipriota dovrebbe stampare enormi quantità di liquidità per la sopravvivenza delle banche e dei depositi, e probabilmente anche per monetizzare il disavanzo pubblico, che dovrebbe essere pari al 4,5% del Pil quest’anno, o Cipro dovrà attuare una massiccia politica di austerità. In ogni caso, questo scenario ha tutte le caratteristiche di una spirale di inflazione e PIL collasso.

Questa opzione potrebbe essere combinata con l’opzione 3, in una certa misura. La Russia potrebbe offrire un significativo piano di salvataggio di Cipro, in particolare del settore bancario. In alternativa, alcuni provvedimenti monetari potrebbero essere presi in considerazione. In entrambi i casi in tal modo si potrebbe contribuire ad aumentare la fiducia nella nuova moneta e nell’economia cipriota.

Il punto chiave di svolta sarà se la BCE taglierà o meno la liquidità alle banche cipriote. E’ in qualche modo la differenza essenziale tra l’opzione 2 e 4, mentre, mantenendo la liquidità, potrebbe contribuire a facilitare l’opzione 1. Per staccare la spina dell’Emergency Liquidity Assistance (ELA) la BCE ha bisogno di un 2/3 della maggioranza (15 su 23 voti) al Consiglio direttivo della BCE. Anche se la Bundesbank e forse le banche olandesi e finlandesi centrali potrebbero votare per chiudere la ELA, a 2/3 della maggioranza non è certo. Infatti, da quando Mario Draghi ha assunto la presidenza della BCE, questa non è stata particolarmente aggressiva. Bloomberg riporta che la BCE ha detto dopo il voto: “La BCE ribadisce il suo impegno a fornire liquidità in base alle esigenze, nel rispetto delle regole esistenti”. La crisi ha dimostrato finora che le regole della BCE sono incredibilmente malleabili, così che cosa esattamente significa questa affermazione non è chiara, ed il voto potrebbe riservare delle sorprese…

tratto da http://blog.wallstreetitalia.com

21 marzo 2013

(fonte: www.zerohedge.com, articolo liberamente reinterpretato)

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Cipro: parlamento boccia piano UE

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Brutta sorpresa per i piani dell'Unione Europea, della Germania e delle banche. Il parlamento di Cipro ha votato no.

Nel tardo pomeriggio di oggi, a sorpresa, il Parlamento di Nicosia ha respinto in modo schiacciante il piano di cosiddetti aiuti dell'Unione europea - del valore di circa 10 miliardi di euro - condizionato ad un prelievo forzoso sui conti bancari nell'isola che oscillava dal 6 al 10% e che aveva scatenato già le proteste di tutte le opposizioni parlamentari, dei sindacati e di altri settori sociali.
Secondo quanto si è appreso, a votare contro il piano targato Berlino-Bruxelles non sono stati soltanto i deputati dei partiti all'opposizione - i comunisti di Akel, gli ecologisti ed altri - ma anche quelli appartenenti a forze interne alla coalizione di governo di centrodestra. Su un totale di 56 parlamentari dell'Assemblea Legislativa del piccolo paese, il piano è stato alla fine respinto con 36 voti contrari, 19 astenuti e nessun voto a favore, mentre un parlamentare non era presente alla votazione.
Anche il presidente del Parlamento, il socialista Yiannakis Omirou, aveva invitato i deputati a votare contro il salvataggio "ricattatorio" proposto dall'Unione europea. "Ci può essere una sola risposta: no al ricatto" aveva detto, e poi "Questa decisione non é altro che una rapina dei depositi bancari". "La nostra richiesta - ha detto Omirou - dev'essere che questo accordo va rinegoziato. Se approviamo questa tassa non ci sarà più nessun investitore estero che lascerà da noi i suoi soldi". Prima del voto anche il presidente di centrodestra, Nicos Anastasiades, aveva annunciato la decisione del principale partito di governo di astenersi e il ministro delle Finanze, Michakis Sarris aveva smentito le voci di dimissioni circolate nella giornata di oggi.
In mattinata il governo aveva provato a mettere a punto alcune modifiche alla legge imposta dall'UE per rendere più progressivo e meno duro il prelievo forzoso per le fasce basse della popolazione. In particolare, la bozza di legge dell'esecutivo cipriota prevedeva l'esenzione per i depositi bancari fino a 20.000 euro, fissa al 6,75% la tassazione per i conti tra 20.000 e 100.000 euro e manteneva al 9,9% quella sui depositi oltre i 100.000 euro. Ma le relative modifiche - criticate comunque dalla Banca Centrale di Nicosia perchè inficiavano l'obiettivo di arrivare a raccogliere i 5,8 miliardi di euro chiesti da Bruxelles - non sono state sufficienti a far passare il piano in parlamento.

"Il progetto di legge è stato respinto", ha confermato dopo il voto il presidente della Camera Yiannakis Omirou mentre fuori dalla sede del Parlamento centinaia di persone che manifestavano contro l'UE e la troika esultavano increduli.
Per domani il presidente del governo ha previsto una serie di incontri con tutte le forze politiche per tentare di varare una controproposta all'Unione Europea.
Fatto sta che, almeno per ora, ciò che il parlamento di un paese come la Grecia - 10 milioni di abitanti - non è stato mai in grado di fare nonostante la durezza delle misure imposte dalla troika, lo ha fatto alla prima occasione possibile l'assemblea di un piccolo paese come Cipro, appena un milione di abitanti.
Da segnalare però che rispetto ai cugini greci i ciprioti hanno, dalla propria parte, le forti relazioni con la Russia. E anche un totale di depositi bancari equivalente a 70 miliardi di euro, dieci volte l'ammontare di un Pil che negli ultimi anni è andato a picco. Soldi dei miliardari russi e non solo, si è detto giustamente. Ma forse anche ingenti investimenti da parte di quelle banche europee attratte dagli alti tassi di interesse distribuiti dagli istituti di credito ciprioti - anche l'8% - e che non a caso questa mattina hanno chiuse tutte in forte ribasso.

Nel paese la tensione rimane altissima. La polizia oggi ha presidiato in forze il Parlamento e le ambasciate di diversi paesi dell'UE, dopo che ieri un manifestante era riuscito ad ammainare la bandiera dalla rappresentanza tedesca. Le banche dell'isola sono ancora chiuse, e riapriranno forse solo giovedi', per evitare una corsa a prelevare il denaro dai depositi. Anche le contrattazioni in borsa rimarranno sospese oggi e domani.

Marco Santopadre

tratto da http://www.contropiano.org

19 marzo 2013

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Proteste popolari diffuse? Arriva l'esercito sovranazionale

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Non capita spesso che un sito finanziario si occupi (criticamente, per di più) di repressione sociale. Ma questo articolo dal sito Finanza No Stop incuriosisce davvero.

Austerità crescente... l’ultima Follia UE: l’Esercito Comune contro i DISPERATI

L’Esercito Comune contro i Disperati. Intanto in Polonia si reclutano i gorilla, stessa cosa nelle vie della moda milanesi e romane (abbiamo appena iniziato). Il Coinvolgimento del Gruppo Visegrad e gli incontri particolari di Merkel  e Hollande.

Bruxelles, Varsavia – La situazione di crisi ha messo in luce, anche in questi giorni, importanti segnali d’allarme. 

Le popolazioni,  esasperate dal debito pubblico e dalla mancanza di lavoro... protestano quotidianamente contro l’ignobile sistema che li costringe alla miseria. Gli imperi centrali, sia politici che finanziari, insistono sull’esigenza immediata di sedare ogni possibile iniziativa di rivolta. Per questo motivo i principali esponenti delle nazioni centroeuropee, proprio in questi giorni, hanno discusso in merito alla necessità di instaurare un , che controlli efficacemente le popolazioni in protesta, che combatta aspramente i sentimenti ostili a questa bieca società. Evidentemente le forze dell’ordine nazionali non sono più in grado di combattere con decisione le manifestazioni di dissenso – malgrado la presenza dei dittatoriali : la polizia speciale Ue con poteri praticamente illimitati, alle dipendenze della stessa Nato e con sede a Vicenza – avendo più volte palesato loro stessi lo scontento generale che avrebbero dovuto contrastare.

L’ira dei popoli europei contro l’eurocasta

Ormai quando il giovane universitario ed il poliziotto si trovano uno di fronte all’altro, si corre troppo spesso il rischio che i due rintraccino nelle proprie coscienze un sentimento comune di esasperazione, essendo nati e cresciuti nella stessa nazione e condividendo più d’una preoccupazione.

Come ben sappiamo, però, gli strateghi della del mondo capitalistico internazionale, fomentano lo scontro da decenni e vogliono che le due categorie continuino a darsele di santa ragione.

Proprio per questo motivo occorre delegare una nuova forza militare per la gestione dei disordini interni ai paesi, magari delle nuove facce, con usi costumi e lingue diverse, ricreando lo scenario di guerra tipico dei tempi andati. source
Il quesito a questo punto è d’obbligo: dove reperire queste massicce quantità di persone disposte a scagliarsi contro i poveri paesi del sud europeo? Semplice! In Polonia!

Follia Ue – Pronto il Battaglione Speciale del Gruppo Visegrad.

Centinaia di soldati polacchi sono già pronti per essere schierati negli scenari di crisi.

Appena due giorni fa il presidente francese Francois Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno incontrato i membri del gruppo Visegrad, composto da Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e, per l’appunto, Polonia. Sulla falsa riga dell’esempio americano ed europeo, anche i paesi ti tradizione slava si sono dati da fare per mettere su in quattro e quattr’otto una loro congrega internazionale d’interessi politici ed economici. Così dopo aver ricevuto i complimenti dei due leader d’oltralpe per aver affrontato al meglio la crisi, a differenza nostra, i membri del V4 hanno proposto l’intervento di un ”battaglione speciale del gruppo Visegrad”.

Tremila mercenari pronti ad essere sguinzagliati entro il 2016.

Circa tremila soldati, entro il 2016 sulle strade europee, tutti addestrati a manganellare disperati in rovina, vittime della bank-usura. Il quotidiano slovacco ”Pravda” rivela i particolari del piano, chiaramente sconcertanti: ”La Polonia fornirebbe la maggior parte della forza militare dell’unità, fino a 1.600 soldati, mentre la Repubblica Ceca contribuirebbe principalmente con medici e strutture logistiche, l’Ungheria con ingegneri militari e la Slovacchia con esperti sulle armi di distruzione di massa”. Purtroppo, nella storia passata, abbiamo vissuto più volte momenti come questo e, se qualcosa abbiamo imparato, è proprio che l’ultilizzo di mezzi coercitivi come questo non possono essere tollerati. Pertanto intendiamo  manifestare la nostra indignazione, tenendo ben a mente i principi sui quali si fonda la civiltà. Lao Tzu, filosofo cinese del quinto secolo avanti Cristo, disse: ‘‘Dove s’accampano gli eserciti crescono sterpi e rovi; al seguito di grandi guerre ci sono anni di carestia”. Questa frase, oggi, sembra attuale più che mai.

* dal sito FinanzaNoStop, che si presenta così:

è un Blog finanziario indipendente on-line che si rivolge a tutte le categorie di investitori (professionisti e non) e fa parte dei blog di , e , fornendo un servizio di informazione finanziaria che consenta anche a coloro che non possono seguire l’andamento borsistico in tempo reale, di investire nel mercato finanziario attraverso strategie pianificate con semplici segnali di ingresso ed uscita.

Carlo Scalzotto

tratto da http://www.contropiano.org

18 marzo 2013

NR: Sul vertice tra Germania, Francia e paesi del Gruppo di Visegrad Contropiano ha già scritto. Vedi:
http://www.contropiano.org/news-politica/item/15019-la-germania-arruola-l’europa-dell’est-?

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Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Marzo 2013 13:08

Cipro, la nuova Cavia

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Da Atenecalling un articolo di Stelios Kouloglou sul piano dell'Eurogruppo per rapinare la popolazione cipriota.
Questa sì che è una terapia-shock! Non le seccature di Grecia e Portogallo, dove ci sono voluti 2-3 Memoranda e altrettanti interventi a medio termine, oltre alle imposte straordinarie e alle tasse, per raccogliere i soldi necessari a pagare i banchieri stranieri e i creditori. Qui abbiamo un’unica e sola mossa, ma efficiente: entri nelle banche e prendi direttamente i soldi dai depositi. Il 6,7% di chi ha depositato fino a 100.000 euro e il 9.9% (neanche il 10% cioè) di chi ha depositato oltre 100.000 euro.

Poi, visto che le due banche di Cipro si sono trovate esposte (alle obbligazioni greche), dovranno pagare tutti coloro che hanno depositato denaro - inglesi, francesi, portoghesi e anche russi, nel caso concreto - in tutte le banche del paese, questo solo Schäuble ed i suoi subordinati dell'Eurogruppo lo sanno. Ieri, perfino l'Economist fremeva di rabbia. "Non c'è alcuna base morale per far pagare alle vedove cipriote e non toccare i grandi azionari delle banche e di tutti quelli che hanno investito in obbligazioni statali, come sembra sia successo qua", commenta la rivista britannica in un suo articolo sull’accordo "ingiusto, miope ed autodistruttivo".

La decisione senza precedenti dell'Eurogruppo viola ogni concetto di diritto e di diritti umani e non può essere tollerata dal tribunale internazionale o europeo. La banda neoliberale di Bruxelles si dichiara ormai pronta a confiscare anche proprietà individuali, perché di questo si tratta. Il senso di punizione collettiva di un intero paese o di un'intera popolazione per gli atti di alcune persone, cosa che i tedeschi conoscono bene, fa un altro passo in avanti. Se la Grecia era stata la cavia dei politici neoliberali dell'austerità nell'Eurozona, Cipro viene trasformato nella nuova cavia della punizione collettiva e della rapina aperta.

C'è molto da dire sul futuro dell'Europa e dell'Eurozona, dopo questo accordo vergognoso. Un accordo che si sarebbe potuto evitare se avessero usato, invece del furto dei depositi, i Meccanismi di Stabilità che sono stati creati per far fronte a situazioni di crisi, come quella cipriota. Può esserci fiducia nei depositi in euro e nella moneta stessa, quando c'è un precedente di taglio dei depositi in un paese dell'Eurozona? Quanto può influire sul Sud devastato e sulla crisi dell'Eurozona, che sembrava colmarsi, l'onda sismica cipriota?

Nuove tasse per i cittadini, perdita della proprietà pubblica (l'Eurogruppo saluta "l'impegno delle autorità cipriote ad aumentare gli sforzi nel settore delle privatizzazioni", come hanno scritto nella decisione), tasse più alte per le imprese straniere che fino ad oggi preferivano Cipro per la sua bassa tassazione: il paese entra nel circolo vizioso dell'austerità-recessione-nuove misure, con in più il precedente del sequestro dei depositi bancari che caccerà via imprese e investitori. Il suo sistema politico viene minacciato dal crollo, violando brutalmente le promesse elettorali, solo due settimane dopo le elezioni. Con l'accordo, un'isola tagliata in due, come Cipro, entra in una rotta che porterà con precisione matematica alla distruzione.

"Possiamo scegliere sia lo scenario catastrofico della bancarotta disordinata, sia quello di una travagliata ma controllata gestione della crisi, che metterà fine all'incertezza e costituirà l'inizio di un riavvio della nostra economia", dichiarava ieri il neo-eletto presidente cipriota, facendo l'eco a Giorgos Papandreou e ad Antonis Samaras. Dimenticando, però, di spiegare perché aveva rassicurato i suoi elettori appena 15 giorni prima sul fatto che non ci sarebbe stato, o che lui non avrebbe accettato, nessun tipo di taglio dei depositi bancari. Il signor Anastasiadis sostiene, e i “pappagalli” diffondono, di essere stato ricattato per firmare quello che aveva giurato che non avrebbe firmato. Se così fosse, dovrebbe almeno dimettersi. Adesso, il suo caso rimarrà nella storia come un classico esempio di frode politica.

I deputati ciprioti e i partiti hanno ancora la possibilità di dire il grande no. Altrimenti, se vogliono vedere il futuro, basta guardare Atene.
di Stelios Kouloglou - da Atenecalling
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Marzo 2013 01:17

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