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Romania: il movimento di protesta rovescia il governo

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romania_protesteA metà gennaio numerose proteste a livello nazionale hanno bloccato la messa in atto, in soli pochi giorni, della draconiana riforma dell’assistenza sanitaria del presidente rumeno Basescu.  Tuttavia, non soddisfatte di ciò, le proteste sono continuate.  Il movimento si è poi intensificato spingendo il governo alle dimissioni. Ora è arrivato il momento di andare oltre e di rimuovere il presidente e il sistema marcio che egli rappresenta!

Dopo 28 giorni di proteste, nonostante un inverno rigido con temperature inferiori ai -20 gradi centigradi, la classe lavoratrice e i giovani rumeni schierandosi contro i maltrattamenti e la repressione governativa sono riusciti ad ottenere grandi risultati. Essi comprendono il blocco dell’inumana riforma dell’assistenza sanitaria tentata dal partito al governo (PDL) e il rovesciamento del governo, del primo ministro Boc e dei suoi ministri. Per comprendere appieno questo movimento, che è stato per certi aspetti diverso dai recenti movimenti nei paesi dell’Europa occidentale, dobbiamo analizzare la situazione che ha condotto alle proteste e poi alle spettacolari svolte delle rivendicazioni e degli obiettivi del movimento, con il suo crescere in popolarità e con la conquista delle prime concessioni, rivelando la debolezza dell’élite politica.

La riforma della sanità e l’inizio delle proteste

Non più di un mese fa, nessuno dei membri dell’élite politica rumena avrebbe previsto la rabbia sociale che la loro riforma dell’assistenza sanitaria stava per scatenare.  Il presidente Basescu era sicuro di sé, dopo aver introdotto programmi di privatizzazione in tutti i settori dell’economia rumena dal momento della sua salita al potere, allo stesso modo dei suoi predecessori dalla restaurazione del capitalismo.  Ha deciso di fare un ulteriore “passo in avanti” e di fare lo stesso con l’istruzione e l’assistenza sanitaria.  Sfortunatamente per lui, questa volta le cose hanno preso una via diversa. Non sono state le riforme del lavoro applicate dal partito in carica l’anno scorso, che hanno ampliato la libertà delle grandi imprese e peggiorato le condizioni di lavoro della gente,  né le misure di austerità applicate l’anno scorso riducendo molti della classe lavoratrice in estrema povertà, che hanno innescato un’esplosione di proteste a livello nazionale. E’ stata un’unica, anche se brutale e provocatoria, riforma nel settore dell’assistenza sanitaria. Come si spiega?

La classe lavoratrice rumena era già stata disgustata dal circo politico degli ultimi vent’anni, quando i  partiti politici delle cosiddette “opposte ideologie” si erano alleati solo per ottenere il potere in un mare di corruzione. Con l’aggiunta delle misure d’austerità del 2011 e delle nuove leggi draconiane del 2012 la rabbia è alla fine esplosa nel recente movimento.

Il 10 gennaio 2012 il sottosegretario di stato del ministero della sanità, dottor Raed Arafat, si è dimesso dall’incarico perché era contro la riforma per la privatizzazione del sistema di assistenza sanitaria d’emergenza. Specificamnte la riforma mirava “soltanto” a permettere ai sistemi privati di pronto soccorso di competere con quello finanziato dallo stato. Tuttavia in Romania c’è già penuria di personale medico, specialmente di medici specializzati, che necessitano di anni di addestramento per far bene il proprio lavoro. Se il settore privato fosse entrato nei servizi d’emergenza avrebbe potuto impiegare soltanto medici del settore statale e, passo dopo passo, l’intero sistema d’emergenza sarebbe stato privatizzato.  I lavoratori e i poveri del paese sarebbe stati così lasciati a morire a meno che non fossero stati in grado di pagare un trasporto su un’ambulanza privata. E’ stato un attacco predatorio, rievocativo del diciannovesimo secolo.  In seguito alla rabbia contro la misura e per le dimissioni di Arafat lo stesso giorno dopo il popolo si è sollevato e ha cominciato a protestare contro la riforma. Migliaia di persone sono scese in strada e nelle piazze a difendere uno degli ultimi diritti rimasti loro in questo paese e che stava per essere rapinato, il diritto di sopravvivere se sei povero e gravemente malato.

Arafat, il politico che ha sfidato Basescu, era un medico siriano che era venuto in Romania dopo la restaurazione capitalista e aveva creato uno di più moderni servizi d’emergenza del settore pubblico di tutta l’Europa (in sigla: SMURD). Avendo constatato che egli si era già in precedenza opposto alla corruzione, il popolo lo considerava diverso dalla maggior parte dei politici. Così il suo gesto di lasciare il ministero ha incoraggiato molti dimostranti.

Tre giorni dopo, una volta che la polizia aveva dimostrato una feroce brutalità, malmenando civili innocenti (e in seguito ad alcuni scontri con elementi “anarchici” che avevano causato danni nella piazza dell’Università di Bucarest e in alcune parti del centro della città) il presidente è apparso in televisione con una dichiarazione e ha prontamente cancellato la riforma. Tuttavia tale evento non ha interrotto le proteste e la gente si è spinta più in là chiedendo al presidente di dimettersi. Da quando è stato eletto nel 2004 il “Berlusconi dei Balcani”, come Basescu è stato talvolta definito dai media occidentali, ha tagliato le paghe dei lavoratori, creato leggi contro i sindacati, chiamato i lavoratori “pigri” e persino “idioti” e “vermi”. E ora osava addirittura attaccare il diritto fondamentale all’assistenza medica gratuita che ogni essere umano dovrebbe ricevere e rimandarci nel diciannovesimo secolo. La gente non ne ha potuto più e la posizione di Arafat è stata soltanto il pretesto di cui la classe lavoratrice aveva bisogno per risvegliarsi e reclamare il rovesciamento di questo tiranno.

Le proteste si intensificano

Le proteste sono proseguite, relativamente pacifiche, con migliaia di persone che hanno continuato a riempire le piazze, anche nelle città minori e nelle provincie. Quando l’Unione Sociale Liberale (USL) di “opposizione”, una coalizione del Partito Socialdemocratico (PSD) e del Partito Liberale Nazionale (PNL), ha cercato di appropriarsi delle proteste la gente si è spinta ancor oltre, criticando l’intera classe politica e in alcuni casi persino sollecitando “un governo del popolo, dal popolo e per il popolo”. Persino l’opposizione è rimasta spaventata dai lavoratori e dai giovani rumeni a quel punto e ha fatto marcia indietro dal sostegno alle proteste, mentre la gente cominciava a rivolgere la sua rabbia anche contro di essa.  Lo spirito rivoluzionario del proletariato rumeno era stato risvegliato da una scintilla che si era trasformata in un incendio che brucerà con vigore come lotta contro l’oppressione, una lotta di classe!

In un paese che non aveva mai avuto movimenti seri dopo il grande sciopero dei minatori del 1999, le proteste sono state semplicemente un terremoto per i troni dell’élite politica. La gente nelle piazze si è resa conto che il nemico non è soltanto il PDL e Basescu, ma  anche il resto dell’élite politica che ha venduto la nostra economia a fini di profitto personale sin dagli anni ’90 e non altro interesse che ottenere potere.  E’ comprensibile come anche  l’opposizione abbia tremato a tale idea! In una certa fare l’USL ha persino organizzato proteste proprie formate da membri del partito al fine di deviare i lavoratori dalla loro vera lotta. I partiti d’opposizione hanno infiltrato le proteste con le loro sezioni giovanili tentando di cambiare gli slogan del movimento e con ripetute dichiarazioni in televisione che avrebbero appoggiato le proteste se la gente avesse smesso di pretendere elezioni anticipate e le dimissioni del presidente Basescu!  I piranha politici dell’USL vedevano nelle proteste solo il mezzo per conquistare il potere ma, nonostante il loro successo nel conquistare appoggio in regione come la Moldavia e alcune parti della Dobrogea, non vi sono riusciti nella capitale e in molte altre parti del paese.

C’è della confusione politica attualmente nelle proteste. Nella città di Timisoara alcuni hanno addirittura manifestato a favore del ripristino della monarchia! In alcune aree si sono visti anche simboli dell’organizzazione nazionalista estremista “Nuova Destra”.  A Bucarest alcuni hanno innalzato ritratti di Ceausescu in una certa illusione di un’alternativa basata sul passato stalinista. Tuttavia altri hanno innalzato tali ritratti assieme a quelli del presidente Basescu, con il messaggio “Il destino dei dittatori è lo stesso!”, suggerendo che Basescu, come l’ex dittatore stalinista, dovrebbe essere gettato negli annali della storia da una rivoluzione!  Tuttavia a livello nazionale le caratteristiche principali erano rappresentate da slogan anti-PDL e anti-USL, assieme a striscioni che esprimevano solidarietà ai lavoratori greci e agli “indignados” spagnoli.  E’ significativo osservare che alla fine di gennaio e agli inizi di febbraio la partecipazione alle proteste si è ridotta a sole centinaia di persone.  Ma ciò può essere attribuito al freddo estremo, mentre la Romania affronta l’inverno più rigido dal 1954, con temperature scese sino a -34,8 gradi centigradi nella città di Alexandria e anche più giù in alcune aree rurali.

Sfida all’inverno e scioglimento del governo Boc

Tuttavia nonostante le proteste siano diminuite di numero in questo periodo, resta in qualche modo impressionante che ci siano state centinaia di persone a protestare per tutto il giorno nelle grandi città a 20 gradi sotto lo zero! Inoltre è stato il sostegno di massa al movimento che è stato decisivo. Esso e la continuità delle proteste ha indotto il primo ministro a dimettersi il 6 febbraio. Questo è l’esempio più chiaro sinora in Europa di un movimento di protesta che fa cadere un governo in carica. Questa lotta dimostra che la Romania è pronta a inserirsi nella lotta internazionale contro l’austerità, contro la macchina capitalista e la dittatura di Wall Street e delle banche.

Tuttavia, analogamente alla Tunisia e all’Egitto dopo la cacciata di Mubarak e di Ben Ali, se i ministri se ne sono andati ma quelli nuovi sono scelti da un primo ministro nominato dal presidente, non si otterrà alcun cambiamento. In effetti  molti continuano ancor ora a protestare chiedendo la caduta del presidente! Nonostante ciò Basescu ha insistito in più di uno dei suoi discorsi sul fatto che il dovere è di “non abbandonare il paese in tempi così duri”. La stampa locale lo ha spesso associato a tiranno rumeno medioevale Alexandru Lapuneanu che pronunciò la famosa frase “Se voi non volete me, io voglio voi” rivolgendosi a un signore che era venuto a dirgli che non avrebbe dovuto tentare di riconquistare il trono perché il popolo non voleva di nuovo il suo dominio.

Le proteste sono anche cresciute d’intensità da quando sono arrivate notizie che il primo ministro è Razvan Ungureanu che ha lavorato come spia dei servizi segreti. Nominare un uomo simile alla funzione di primo ministro potrebbe essere considerato una mossa evocativa di una dittatura militare e potrebbe addirittura infiammare ulteriormente il movimento di protesta, specialmente dopo la stagione fredda. Il primo ministro se n’è andato ma l’apparato politico è lo stesso e la dittatura delle banche e dei mercati continua a dominare la Romania e ad attaccare, con il suo pugno di ferro e la disoccupazione di massa, la gente che lavora.

E’ per questo che dobbiamo ricavare delle conclusioni da questi avvenimenti e proporre una vera direzione rivoluzionaria che sia di beneficio per il popolo rumeno. I Capitalisti hanno tre grandi partiti in questo paese. Il popolo ha bisogno di un’alternativa propria.

Conclusione finale e nostra piattaforma per la Romania

Le proteste hanno avuto una natura scarsamente organizzata e non hanno mai raggiunto la dimensione assolutamente massiccia degli altri paesi e tuttavia hanno avuto un effetto importante nel proteggere i lavoratori e i poveri della Romania da leggi draconiane e dalla tirannia del presidente. Le proteste devono continuare ora in una direzione rivoluzionaria. Hanno bloccato una legge capitalista repressiva e hanno rovesciato un governo, ma non è sufficiente! Il lavoratori rumeni devono comprendere che al fine di riuscire a sostituire questo regime tirannico, fare sentire la loro voce attraverso le dimostrazioni è il primo passo, non l’unico. Le proteste devono proseguire ed essere ulteriormente organizzate in base alle richieste della classe lavoratrice collegandosi a uno sciopero generale!  Ciò rende necessaria la creazione di sindacati democratici e combattenti e che i capi attuali, che sono stati trascinati a un sostegno tardivo e solo parziale al movimento, siano rimossi e sostituiti con capi responsabili nei confronti dei lavoratori e con una paga industriale media.

La richiesta che il presidente si dimetta, anche se corretta, non è sufficiente. Limitare il movimento a questa richiesta lascia aperto il pericolo di cadere nella trappola dei partiti di opposizioni capitalisti che voglio sfruttare questa occasione per impossessarsi del potere per le cricche élitarie. Il movimento deve continuare a essere diretto contro l’intera classe politica e adottare un programma a tal fine, per la distruzione del governo delle élite finanziarie e dei politici corrotti che ha risucchiato la ricchezza della nazione negli ultimi due decenni. Un partito di massa dei lavoratori, controllato democraticamente da una partecipazione di massa, potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel fornire alla lotta un programma alternativo realizzabile.

Il governo deve essere sostituito da un vero governo dei lavoratori che, nello “spirito dell’Ottobre”, la tradizione genuina del socialismo democratico e del marxismo, nazionalizzi immediatamente le banche mettendolo sotto il controllo democratico, cacci il FMI, investa nella creazione di occupazione, aumenti le paghe e metta tutte le grandi aziende e le imprese statali sotto il controllo democratico dei lavoratori, attraverso  comitati ed assemblee democratiche dei lavoratori e dei giovani. Questa alternativa di vero socialismo democratico non ha nulla in comune con la dittatura stalinista di Ceausescu che, anche se ha governato su un’economia a pianificazione statale era anni luce lontano dalla democrazia operaia difesa da Marx, Lenin e Trotzky. Uno dei compiti cruciali per i veri socialisti e marxisti rumeni e di tutta l’Europa occidentale consiste nello spiegare questa alternativa, un compito per la cui realizzazione ci battiamo.

Le élite hanno dimostrato la propria debolezza. Ora le proteste devono cogliere il momento e rovesciare la dittatura di Basescu, assieme al regime che soffoca la classe lavoratrice dal 1990!  Anche se Basescu si dimettesse, l’austerità delle élite finanziarie continuerà a sussistere e peggiorerà ulteriormente le condizioni del proletariato rumeno, dei giovani e dei disoccupati. I Lavoratori devono comprendere che il loro vero nemico non solo Basescu e nemmeno soltanto la classe politica, ma anche lo stesso sistema economico capitalista, che spinge il mondo intero in una profonda recessione e poi lo tira fuori da essa a spese della classe lavoratrice. Tutti i lavoratori devono unirsi in una solidarietà mondiale per abbattere il comune nemico, che non è la Grecia o qualche partito politico come i media industriali continuano a proclamare dovunque, ma il sistema finanziario e le industrie!

Chiediamo:

  • No all’austerità! Via il FMI dalla Romania!
  • Trasformare i sindacati in strumenti democratici di lotta e organizzare un forte sciopero generale di solidarietà con le proteste!
  • Proteste di piazza con chiare rivendicazioni contro l’austerità e l’élite al governo! Costruire un partito di massa dei lavoratori!
  • Un governo socialista dei lavoratori in Romania che nazionalizzi le banche, aumenti le paghe dei lavoratori, migliori le condizioni di lavoro e garantisca a tutti un lavoro stabile.
  • Un sistema democratico in cui i rappresentanti del popolo al governo non siano membri dell’élite dominante bensì compagni lavoratori eletti nei sindacati.
  • Nazionalizzazione delle principali aziende e imprese sotto il controllo democratico dei lavoratori! Economia pianificata democraticamente a beneficio dei lavoratori delle piccole aziende rumene anziché delle élite ricche!Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

tratto da www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/protest-movement-topples-government-by-victor-cosmin

Originale: Socialistworld.net

traduzione di Giuseppe Volpe

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