Voci dalla Spagna in rivolta: “Vogliamo tutto, lo vogliamo ora!”
Le mobilitazioni di massa di questo 15 maggio (15M) spagnolo hanno visto oltre 130 mila persone scendere in piazza in 60 città del paese, per esigere “un’uscita sociale dalla crisi capitalista”: più di 40mila persone hanno animato le strade di Madrid, diverse migliaia a Barcelona, e poi Malaga, Alicante, Murcia, Valencia fra le (tante) altre.
Nell’aria gli stessi slogan che riecheggiano ormai da tempo nelle piazze di tutta Europa (e oltre): “Non siamo merce nelle mani di politici e banchieri!”, “Questa crisi non la paghiamo” e “Basta corruzione, passiamo all’azione”! Voci univoche di un soggetto politico multiforme, il cui obiettivo comune sta nella critica e nell’opposizione al capitalismo e ai suoi effetti devastanti su individui e territori, così come nella denuncia della corruzione politica e nella difesa dei diritti sociali.
Lanciate dalla piattaforma politica Democracia Real Ya, nata pochi mesi fa dal coordinamento di vari gruppi e associazioni, tra cui il movimento universitario Juventud sin futuro, le manifestazioni hanno visto scendere in piazza disoccupati/e, precari/e, lavoratori e studenti, “indignat* organizzat*” in un movimento intergenerazionale e trasversale dal punto di vista sociale e politico. La piattaforma, sul cui sito è visibile un manifesto che ne espone obiettivi e prospettive, è nata come iniziativa sul web proprio dal dissenso alle “riforme antisociali” (come la recentemente approvata Legge Sinde, atta a “difendere la proprietà intellettuale” sul web) ed in contrapposizione ai modelli corrotti della classe politica e finanziaria al potere: speculatrice, totalmente cieca rispetto ai bisogni reali della popolazione e rispetto alle istanze sociali di casa, lavoro, cultura, salute, educazione.
L’imminenza delle elezioni amministrative, che il prossimo 22 maggio riguarderanno più di 8000 comuni spagnoli – e delle autonomiche, per 13 delle 17 comunità autonome – fa sì che il dissenso venga riportato con forza sulla classe politica in toto, declinando questo “Qué se vayan tod@s” in uno specifico “
“Senza casa, senza lavoro, senza pensione, senza PAURA!” è uno degli slogan più ripetuti da questo movimento, che trova le proprie fondamenta nella rete sociale allargata fra realtà molteplici, e nei social network il proprio altoparlante - Facebook e Twitter in testa. I diversi livelli di lotta e organizzazione si intrecciano, ed il seguito che gli eventi stanno avendo in rete (#spanishrevolution e #acampadasol erano Trending Topics mondiali nella giornata di ieri) viene efficacemente riportato sulla piazza a livello di partecipazione e determinazione. L’intelligenza di questo movimento sta proprio nella capacità di servirsi degli strumenti della rete sfruttandone al massimo le capacità organizzative e comunicative, unitamente al lavoro politico di (ri)costruzione di legami sociali contro l’atomizzazione delle relazioni. Ne esce riconfigurata anche la dimensione spaziale: gli spazi pubblici tornano ad essere luoghi di aggregazione, di riappropriazione e partecipazione politica.
Così la manifestazione di domenica a Madrid è spontaneamente sfociata nell’occupazione della centralissima Plaza di Puerta del Sol, dove circa un centinaio di manifestanti hanno dato vita un presidio permanente trasformandola in un luogo assembleare, con la volontà di rimanere sul posto fino alle elezioni del 22M. “Dalla Puerta del Sol si organizza la resistenza per la dignità e il diritto a decidere del nostro futuro” scrive l’utilizzatore di uno dei tanti spazi in rete che raccontano la protesta. Fra gli obiettivi primari della acampada madrilena anche la scarcerazione immediata dei 19 arrestati in seguito ai disordini della manifestazione del pomeriggio, momenti che hanno visto i manifestanti praticare blocchi stradali per le vie del centro (in zona Tirso de Molinas) e la polizia utilizzare proiettili di gomma e caricare anche i manifestanti che stavano seduti a terra sulla Gran Vìa.
Il silenzio imbarazzante dei media generalisti sugli avvenimenti viene ben compensato dalla narrazione sui social network, dove naturalmente la protesta viaggia veloce per la rete; oltre ad affollare sempre più la piazza madrilena i twitter riescono ad organizzare in tutto il paese altre “acampadas permanentes”: Barcellona, Valencia, Siviglia, Granada, Bilbao fra le altre (tutte rintracciabili su twitter tramite gli hashtag #acampadavalencia, #acampadagranada, etc).
“L’idea iniziale era concentrare il maggior numero di persone in un luogo importante della città, tenendo conto dell’efficacia che questa strategia ha avuto nelle rivolte di alcuni paesi del mondo arabo” così uno dei manifestanti madrileni, riportando all’attenzione quello che è un sentimento comune: la vicinanza e la complicità con le rivoluzioni dell’oltre Mediterraneo, ma anche con le più “modeste” mobilitazioni europee - Italia, Grecia, Portogallo le più menzionate; con un occhio di riguardo al (forse) meno conosciuto “modello islandese”.
Intanto nel pomeriggio di oggi arriva la notizia del rilascio di tutti gli arrestati, su cui pendevano le accuse di resistenza e danneggiamento durante il corteo di domenica. Dalle 12 di questa mattina un presidio formato da centinaia di persone si era riunito sotto il tribunale per chiederne l’immediata liberazione.
Nel frattempo, nonostante lo sgombero subito questa notte (fra lunedì e martedì) dall’acampada di Madrid i manifestanti rilanciano dandosi appuntamento nella stesso luogo alle 20 di questa sera, per riprendersi la piazza e ribadire la propria determinazione a proseguire la lotta, fino alla messa in atto del cambiamento. La piazza al momento è vigilata da decine di agenti, con l’ordine di impedire qualsiasi accampamento durante la nottata. “Ci hanno cacciato dalla Puerta del Sol, ma in quanto luogo pubblico, trasformato in assemblea aperta e partecipativa, continua ad essere nostra”. Mentre una rete di avvocati si è già organizzata per offrire assistenza legale a livello nazionale, resistono e si moltiplicano anche le acampadas in molte altre città della Spagna. Con un occhio al 22 maggio e uno al futuro.
tratto da www.infoaut.org
18 maggio 2011
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Prove tecniche di piazza Tahrir anche in Europa?
Il suggestivo paragone con il principale teatro egiziano delle lotte antiMubarak, per quanto ancora prematuro, non può non venire in mente osservando quanto accade oggi in decine città della Spagna, devastata dalla crisi economica e con un tasso di disoccupazione giovanile che ha pochi eguali nel resto del pur malmesso mondo occidentale.
Denunciando le condizioni di vita sempre più dure create dalla crisi e dai successivi giri di vite decisi dal governo del premier socialista José Luis Zapatero, la disoccupazione oltre il 20%, la ‘collusione’ fra politici e banchieri, e chiedendo un sistema di democrazia partecipativa, a migliaia sono in piazza dallo scorso 15 di maggio. Sono in gran parte giovani lavoratori precari, spesso ora senza lavoro nè prospettive e autoribattezzatisi gli ‘indignados’.
Partita dal web e dalla piattaforma politica Democracia Real Ya, la mobilitazione ha portato per le strade disoccupati/e, precari/e, lavoratori e studenti, in un movimento intergenerazionale e trasversale dal punto di vista sociale e politico. Cuore di Democracia Real Ya è la contestazione alle “riforme antisociali” con cui Zapatero ha risposto alla crisi, sordo ai bisogni reali della popolazione: casa, lavoro, cultura, salute, educazione.
Cuore della protesta, che chiede esplicitamente “un’uscita sociale al capitalismo”, è Madrid, che ha visto martedì sera una seconda occupazione della centralissima Puerta del Sol, da dove solo ieri mattina i manifestanti erano stati sgomberati con la forza dalla polizia. I giovani, che si sono autoconvocati a migliaia attraverso le reti sociali del web e che si riconoscono nella piattaforma ‘Democracia Real Ya’, erano stati duramente caricati dalla polizia che tentava di sgomberare la piazza. 24 gli arrestati, di cui cinque minori. Dieci di loro sono attualmente ancora nelle mani della polizia, mentre i rilasciati hanno annunciato di voler denunciare la polizia per falsità e violenze.
Nonostante i numerosi giovani, il movimento “15 – M” ha annunciato di voler restare 24 ore al giorno nella celebre piazza madrilena fino alle elezioni amministrative e regionali di domenica prossima, dove i socialisti sono dati in disarmo. La rabbia della piazza contro le politiche socialiste fa il pari con la paura di un ritorno al potere della destra liberista e reazionaria, incarnata dal Partido Popular.
Per uscire da quest’impasse e da quello che definiscono negli slogan”il finto bipartitismo che non ci rappresenta”, la Puerta del Sol è stata invasa da migliaia di giovani, riuniti in ‘assemblea’, che hanno deciso per un presidio permanente 24 ore al giorno cantando fra l’altro “Non abbiamo casa, restiamo in piazza” e “Se non ci lasciano sognare, non li faremo dormire”. Da Puerta del Sol Mariangela Casalucci
Manifestazioni analoghe si tengono in altre decine di città spagnole, tra cui Valencia, Malaga, Cordoba, Siviglia, A Coruna, Granada (dove tre giovani sono stati arrestati per resistenza) e Barcellona, dove ai giovani si è aggiunta la Federazione degli Inquilini. Proprio da Plaza Catalunya, a Barcellona, sentiamo Flavio Guidi, nostro corrispondente. A lui abbiamo chiesto chi sono le persone in piazza.
(in foto, tratta dal sito di controinformazione kaosenlared.net), da dove solo in mattinata i manifestanti erano stati sgomberati con la forza dalla polizia. I giovani, che si sono nuovamente autoconvocati a migliaia attraverso le reti sociali del web e che si riconoscono nella piattaforma ‘Democracia Real Ya’, sono stati duramente caricati dalla polizia che tentava di sgomberare la piazza.
24 gli arrestati, di cui cinque minori. Dieci di loro sono attualmente ancora nelle mani della polizia, mentre i rilasciati hanno annunciato di voler denunciare la polizia per falsità e violenze. Nonostante i numerosi giovani feriti, il movimento “15 – M” (da 15 maggio) ha annunciato di voler restare 24 ore al giorno nella celebre piazza madrilena fino alle elezioni amministrative e regionali di domenica prossima. A Puerta del Sol i giovani, riuniti in ‘assemblea’, hanno deciso infatti per un presidio permanente cantando fra l’altro “Non abbiamo casa, restiamo in piazza” e “Se non ci lasciano sognare, non li faremo dormire”.
Nella zona è ancora presente un forte dispositivo di polizia. Manifestazioni in appoggio alla protesta di Madrid sono state convocate in circa 40 città spagnole, tra cui Barcellona.
Da Puerta del Sol, a Madrid, Mariangela Casalucci, insegnante italiana in Spagna.
L’aggiornamento dalla capitale con Mayo, dottoranda precaria in scienza della politica all’università di Madrid. Ascolta
tratto da http://www.radiondadurto.org
18 maggio 2011
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