Il ministro dell'economia Giulio Tremonti produce battute, slogan, aneddoti e motti di spirito allo stesso ritmo delle apparizioni televisive. Considerando che Tremonti lo si intercetta quotidianamente sui canali pubblici, quelli privati, la tv satellitare e il digitale terrestre possiamo pensare che questa produzione sia a carico di uno staff di lavoro piuttosto attento ed efficiente. A Tremonti va comunque riconosciuta la gestualità dell'attore e la capacità di interpretare tempi e linguaggi televisivi in ogni discorso.Tremonti ha capito la funzione dell'economista contemporaneo: linguaggio generalista, pieno di frasi ad effetto che sono decodificate dagli specialisti e capite dal grande pubblico. Nel libro "Tremonti istruzioni per il disuso", fatto da liberisti-libertari genericamente vicini al centrosinistra, questa funzione interpretata dal ministro dell'economia viene messa a critica ma resta sostanzialmente in piedi. Ogni ministro, in un governo che si legittima sulla comunicazione mediale, infatti deve oggi costruire gag per il proprio pubblico di riferimento. Ad esempio, Brunetta serve sia per soggetti a bassa scolarizzazione che per i professionisti che hanno scelto come capro espiatorio il pubblico impiego; La Russa per l'anima di destra del governo con nostalgie delle colonie; la Carfagna per il pubblico femminile convinto che si possa passare dalle copertine di "Chi" ad un ministero senza soluzione di continuità (in questo la funzione della Carfagna per l'elettorato femminile che compra i rotocalchi di Berlusconi non è stata capita).
Infine ci sono i portavoce: Bonaiuti serve per rassicurare le vecchiette sulla bontà dell'operato del governo, Cicchitto rappresenta il linguaggio del ceto politico, Capezzone l'aggressività di chi porta giacca e cravatta.
Tremonti, perchè economista, deve per forza parlare un linguaggio generalista, comprensibile al complesso dell'audience. Il fatto che di settimana in settimana si contraddica non ha nessuna importanza. Nel linguaggio televisivo la contraddizione nel tempo, tra dichiarazioni e comportamenti, emerge solo se ci sono trasmissioni che si incaricano di questa operazione. Tremonti non gode di questo genere di servizi. Sarà per questo che si incarica di fare affermazioni pesanti. Va ripetendo da mesi, ci fermiamo a quest'asse temporale, che il vero stato sociale in Italia è la famiglia. Questo significa che costi ed oneri di assistenza e promozione sociale sono scaricati sulla famiglia che, ovviamente, non può certo farcela in condizioni di crisi. Svanita l'epoca dei diritti individuali per Tremonti esistono quindi solo quelli per chi ha famiglia e, tra l'altro, con capacità di spesa. Nessuno dall'opposizione che l'abbia contestato su questo eppure non si tratta di battute ma di visioni politiche reiterate nel tempo. Ma il colpo ad effetto è di questi giorni. Tremonti ha parlato di "fine della lotta di classe", una visione che coincide con il centrosinistra, e di nascita dell'economia sociale di mercato. Con accenti tipici del reaganismo di trenta anni fa ("ci sono troppe regole") e qualche sfumatura alla Cameron. L'economia sociale di mercato per Tremonti consisterebbe, parole sue, in accordi come quello di Pomigliano. Alla faccia del sociale: l'accordo di Pomigliano prevede aumento della produttività, riduzione del salario, compressione del 30 per cento dei tempi per la mensa (deve essere "sociale" mangiare di corsa, secondo Tremonti). E come se non bastasse: multe a chi prova a negoziare l'accordo firmato e licenziamenti per chi sciopera. Insomma, marketing sfrenato della parola "sociale" da parte del governo e assenza di contestazione di questo regime del terrore da parte dell'opposizione istituzionale.
In questo scenario una parola seria Tremonti l'ha detta. Ha parlato di irreversibile trasferimento delle competenze economiche dagli stati nazionali alla Ue. E ha detto chiaramente che dalla prossima finanziaria questo trasferimento sarà praticamente completato. Se esistesse un'opposizione qualche domanda la farebbe. Del tipo: Tremonti sta trattando il trasferimento di queste competenze? E come? Con chi?
Ma è evidente che la politica istituzionale ha trasferito tutto il proprio spazio di dibattito sull'uso del tricolore, delle auto blu e sulle nomine nei consigli di amministrazione.
Intanto Tremonti si diverte. E appare regolarmente tra una notizia di gossip, una su un neonato rapito, una su qualche spettacolare sequestro di cocaina. Durerà? No, se chi non si diverte passa all'azione.
per Senza Soste, nique la police
14 giugno 2010
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