Il premier lancia la manifestazione del 20 marzo, si erge a vittima e attcca "magistrati e comunisti". Ma stavolta sembra in difficoltà, Fini si smarca subito e nel partito i malumori sono evidenti. Più che una dimostrazione di forza la sceneggiata di oggi è una prova di debolezza. Anche se quando è ferito il premier diventa più pericoloso (Nel video, La Russa in persona fa il buttafuori contro un giornalista free lance)
Ha convocato una conferenza stampa e incurante dei video, delle foto, delle testimonianze che hanno "beccato" Milioni con il panino in bocca, ha cercato di difendere l'indifendibile. "La lista l'abbiamo presentata in tempo ma ci hanno bloccato i radicali". "E' colpa dei magistrati se ci sono stati tanti cavilli". E così via: il Pdl è immune da qualsiasi errore o malevolenza e l'unica verità è che «ci è stato impedito di presentare le liste. non vi è stata da parte nostra nessuna responsabilità riconducibile a nostri dirigenti». Un po' come quel personaggio di Alberto Sordi che lo aveva «bloccato la malattia«. Se sono qui, ha aggiunto Berlusconi, è «per reagire alla assoluta disinformazione che è stata fatta sulla vicenda delle liste e per dare una ricostruzione fedele di quanto è accaduto». Come se Berlusconi avesse dato mai una ricostruzione fedele. Il punto è che lui lo sa benissimo di mentire e sa benissimo che la maggior parte di quelli che lo hanno ascoltato nella conferenza stampa di stamattina non gli credono anche se non lo danno a vedere (così come non hanno fatto molto per evitare l'aggressione all'improbabile, ma innocuo, giornalista free lance, Carlomagno). E quindi ci troviamo ancora una volta di fronte a una tattica strabusata e stranota: contrattaccare violentemente per uscire dall'angolo, ingiuriare gli avversari per evitare un confronto di merito, ergersi a vittima per non fare la parte del carnefice. E soprattutto, ancora una volta, rinsaldare il proprio popolo, il proprio schieramento, il proprio elettorato imponendogli una chiamata alle armi, una lotta contro il male e contro un nemico che non cambia mai: magistrati e comunisti. Basta guardare in questi giorni la campagna del Giornale di Feltri contro i giudici di Roma e Milano accusati, uno di essere un collaboratore di Radio Radicale e l'altro di avere sulla scrivania la foto di Che Guevara. Poi si scopre che la collaborazione altro non è che la registrazione di un processo presieduto dalla giudice romana e la foto una dimenticanza sotto gli scaffali di un collega che aveva occupato lo stesso ufficio. Ma non è importante - e in particolare per il Giornale non è importante che le notizie siano vere basta che servano ad attaccare gli avversari... - quello che importa è uscire dall'angolo, dare un segnale in controtendenza, mostrare una reazione forte e udibile. Del resto, la concezione intima di Silvio Berlusconi e della sua gente è che "io so io e voi nun siete un cazzo" per citare il Belli (a sua volta citato da Alberto Sordi - ancora! - nel Marchese del Grillo) e quindi l'idea che ci siano delle regole da rispettare, gli orari di un ufficio, una cornice legale non lo sfiora nemmeno. Da qui, il corollario della manifestazione di piazza, la prova di forza. «Dopo tante manifestazioni della sinistra e dintorni ho ceduto anche io alla richiesta di molti deputati, coordinatori regionali e provinciali, di indire una manifestazione in difesa del diritto di voto che presumibilmente si terrà il 20 marzo a Roma», ha detto il premier. «Noi - ha aggiunto - non siamo abituati a protestare, sarà una manifestazione di proposta. Chiameremo i 13 candidati governatori a un patto». Un film già visto, dunque.



Il 20 marzo si terrà a Roma la manifestazione nazionale dei movimenti per l'acqua pubblica indetta, appunto, dal Forum italiano che li racchiude. In queste ore da un pulpito ben più visibile è stata lanciata un'altra manifestazione, quella del Popolo della Libertà indetta direttamente da Silvio Berlusconi. Che succede in piazza, come sarà gestito l'ordine pubblico. La Questura di Roma ha già contattato i promotori della manifestazione di movimento per confermare l'iniziativa e dare il via libera al percorso. Che sarà quello classico: da P.za della Repubblica, giù per via Cavour, Fori Imperiali, P.za Venezia e conclusione a P.za Navona. La manifestazione del centrodestra, invece, dovrebbe essere concentrata a P.za San Giovanni e non si sa ancora se sarà formato un corteo. Quindi, sulla carta, non dovrebbero esserci problemi. Ovviamente, resta un problema di visibilità e di "scontro" a distanza: la manifestazione di movimento è chiaramente una manifestazione antigovernativa e la sua riuscita sarà particolarmente importante. Si scende in piazza contro il decreto Ronchi e contro le devastazioni ambientali. Ma ovviamente ci sarà un segno antiberlusconiano evidente. Ed è giusto che sia così a condizione di evitare strumentalizzazioni elettorali e di partito. In piazza per l'acqua pubblica, quindi, e per la difesa ecologica dei territori. Non per sostenere questo o quel candidato.
Non è la prima volta che uno sciopero generale della Cgil debba poi essere "aggiornato" ai temi del momento, come in questi giorni con l'attacco all'articolo 18. Che succede?
Nei giorni scorsi sono arrivate due significative dichiarazioni di Massimo D'Alema e Piero Fassino che difendevano il diritto del PDL ad essere ammesso alle elezioni regionali in Lombardia. Eppure la possibilità di far fuori il PDL, in una regione chiave del paese, era concreta e persino perfettamente legale.
L'approvazione definitiva del così detto collegato lavoro (disegno di legge 1167-b/Senato), fortemente sponsorizzato dal ministro del lavoro, Sacconi, rappresenta, nella formula più subdola ed ipocrita, una sorta di de profundis nei confronti dell'art. 18.












