I costi preventivati, per ora, sono “solo” di 850 mila euro, a cui
andranno aggiunti i l’indennità e lo straordinario dei militari. Tanto
costerà quest’anno la celebrazione del 4 novembre, Giornata delle Forze
Armate ed anche 90° anniversario della fine della I Guerra mondiale. Lo
ha annunciato,
senza destare alcuno stupore, il ministro Ignazio La Russa, spiegando
che: “E’ stato attivato un fondo speciale di massimo 3 milioni di euro,
al quale attingeremo soltanto in parte. La manifestazione conclusiva di
Roma, che vedrà la partecipazione di Andrea Bocelli, Fabrizio Frizzi e
Rita Dalla Chiesa, bande e 150 tra orchestrali e coristi avrà un costo
di 300 mila euro. 200 mila andranno per la comunicazione istituzionale.
250 mila per l’occupazione del suolo pubblico”.
Quindi mentre la Gelmini e Tremonti annunciano tagli all’istruzione,
il ministro della Difesa vanta un credito di 3 milioni di euro per
organizzare una parata militare e ricordare la guerra del 1915-18,
pagando pure Fabrizio Frizzi e Rita Dalla Chiesa. E non si tratta di
fondi per garantire la difesa del paese dal terrorismo o dagli attacchi
dell’Iran (peraltro rischi imminenti e reali…) ma di soldi concessi per
una autocelebrazione militaresca che, finita la Guerra fredda, potrebbe
anche essere mandata in soffitta.
Ma in fondo si tratta di una questione di priorità e di agenda
politica: vengono prima i carri armati suoi Fori imperiali o le scuole
di montagna? Ha più senso celebrare retoricamente la Grande guerra con
Frizzi e Dalla Chiesa o mettere i docenti nelle condizioni di
insegnarla?
Mentre Veltroni tace sul rapporto tra Gelli e Berlusconi, nell'evidente tentativo di non perdere contatto con il Cavaliere, continuano gli avvertimenti di chiaro stampo fascista da parte dell'ex maestro venerabile della loggia massonica P2. La democrazia in questo paese è in pericolo mentre qualcuno pensa alla legge elettorale per le europee. (red) 1 novembre 2008
Roma, 1 nov. (Adnkronos) - ''La prima puntata è su Mussolini: non solo epoca ma epica fascista. Ci sarà dell'Utri con i diari del Duce, ai quali Gelli non crede. Poi parlera' Veneziani, che rimprovera al fascismo di aver diviso l'Italia. Per Gelli il fascismo e' stato solo positivo, incarnato su un sogno di sicurezza che oggi sarebbe auspicabile''. A raccontare come sarà 'Venerabile Italia', il programma che andrà in onda il lunedì su Odeon Tv condotto da Licio Gelli, il novantenne ex venerabile della Loggia segreta P2 coinvolto in numerosi misteri italiani dal crack dell'Ambrosiano alla strage di Bologna al caso Calvi, è in un'intervista all' ''Unita''' Lucia Leonessi, 41 anni, aretina, autrice del programma. ''Il titolo è mio -aggiunge- ho scritto la biografia di Gelli 'Il potere invisibile', ho cambiato nome per non pubblicizzare il libro...La sigla sara' O'Sole Mio'''. Di Gelli Leonessi dice: ''E' un gran signore''. Quanto alle condanne che ha collezionato replica: ''La corte europea di Strasburgo ha condannato lo stato italiano a risarcire Gelli con 22 milioni di euro, altro che reato. E nel fallimento del Banco Ambrosiano Gelli ci ha rimesso un sacco di soldi. Prendo il te' a villa Wanda da 20 anni, ha la fedina penale pulita''. ''Credo sia legittimo -sottolinea- che un 90enne parli della sua vita. Anche se fosse Hannibal Lecter. Gelli ha incontrato uomini che hanno fatto la storia: rientrato dalla guerra di Spagna, ha conosciuto Hitler durante la sua visita romana. Raccontera' 60 anni d'Italia, sara' materiale per gli storici''.
Gelli definisce pubblicamente Berlusconi come l'artefice del suo antico "Piano di rinascita democratica", fascista e golpista ecco il testo originale del piano, datato 1982 http://www.berlusconisilvio.com/pianodoc.doc
Sono tempi oscuri per un paese quando riemergono questi fantasmi. E' tempo di vigilanza democratica, quella vera.
Ecco invece le prime reazioni alla sortita del golpista, fascista e massone Licio Gelli
La parte più oscura della storia d'Italia riemerge incoronando Berlusconi come proprio campione
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Da Repubblica del 29 maggio 1984 si poteva leggere (a proposito del programma di rinascita del '76): è un programma di governo, anzi il programma dei governi
I SEGRETI DI BELFAGOR Repubblica - 04 luglio 1984 pagina 44 sezione: DOSSIER P2 SECONDA PARTE III. La struttura associativa della Loggia P2. La Loggia non viveva la vita assembleare tipica di tutte le organizzazioni. Gli affiliati venivano riuniti episodicamente e sempre per iniziativa di Gelli. Il vertice della Loggia deve essere identificato nello stesso Gelli. Non trova riscontro la tesi che vuole a capo della P2 una sorta di direttorio" http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/07/04/segreti-di-belfagor.103i.html
COSI' CONQUISTO' BANCHE E GIORNALI Repubblica - 11 maggio 1984 pagina 4 sezione: LA GRANDE CONGIURA ROMA - Mondo finanziario e mondo dell' editoria. La penetrazione della Loggia P2 in questi universi fu un' avventura, un romanzo su un'agognata conquista del potere. Lasciatosi alle spalle l' epoca delle trame, il 1975 fu l' anno del "Grande Piano" per arrivare ad occupare i gangli vitali del paese. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/05/11/cosi-conquisto-banche-giornali.html
GELLI RIAPRE L' ARCHIVIO Repubblica - 30 maggio 1984 pagina 3 sezione: POLITICA INTERNA ROMA - Un memoriale datato 10 maggio, firmato da Licio Gelli, arrivato a Palazzo San Macuto quando il deputato radicale Teodori aveva finito da poco il suo intervento sulla relazione finale. Il Venerabile ha scelto di esser presente in questa fase finale dei lavori per "contestare specificamente le conclusioni della prerelazione". http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/05/30/gelli-riapre-archivio.html
L' ITALIA SPORCA CHE GELLI SOGNAVA Repubblica - 10 maggio 1984 pagina 3 sezione: LA GRANDE CONGIURA
ROMA - Gelli fu uomo dei Servizi segreti italiani almeno dal 1950, quando essi decisero di legarlo a sè con l' acquisizione di un documento che provava la passata militanza a servizio dell' Est del futuro capo della P2; come uomo dei servizi italiani Gelli manovrò in prima persona l'eversione nera, come padrone dei pubblici apparati, dal ' 75 in poi, orientò il brigatismo rosso e redasse un piano politico che prevedeva il controllo del governo del paese. Per fare questo, legò a se uomini di primo piano della vita sociale, iscrivendoli nella Loggia segreta i cui elenchi sono veritieri, anche se probabilmente incompleti. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/05/10/italia-sporca-che-gelli-sognava.html
LICIO GELLI SI DIFENDE E ATTACCA I POLITICI Repubblica - 19 giugno 1984 pagina 17 sezione: CRONACA
Licio Gelli e la P2: «Il mio erede? È Berlusconi» Adesso ha un programma tutto suo su Odeon tv e sfrutta la rinnovata ribalta per passare il testimone. Licio Gelli, capo della loggia massonica P2, non ha dubbi: per l'attuazione del Piano di Rinascita democratica della P2, «l'unico che può andare avanti è Berlusconi». L´investitura arriva durante la conferenza stampa di presentazione di Venerabile Italia, il programma che Gelli condurrà sull´emittente tv: «L'unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora mostra un po´ di debolezza perché non si avvale della maggioranza parlamentare che ha». http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80490
Conferenza stampa a Firenze dell'ex Gran maestro della P2 alla presentazione del programma 'Venerabile Italia', in onda da lunedì su Odeon Tv Gelli, la P2 e il Piano di rinascita nazionale Scoppia il caso sull'ex Venerabile in tv "Solo Berlusconi può proseguire il mio progetto. Usi la sua maggioranza" Il Pd insorge e attacca: "Il presidente del Consiglio non ha nulla da dire?" http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/gelli-rinascita/gelli-rinascita/gelli-rinascita.html
Licio Gelli: Sono d'accordo con la riforma Gelmini perchè ripristina l'ordine
''In linea di massima sono d'accordo con la riforma Gelmini perche' ripristina un po' di ordine''. Lo ha detto Licio Gelli, ex gran maestro della Loggia P2, presentando a Firenze la trasmissione 'Venerabile Italia', in onda su 'Odeon Tv' da lunedi' prossimo. Secondo Gelli, ''il maestro unico e' molto importante perche', quando c'era, conosceva l'alunno'' e poi ''il tema dell'abbigliamento e' importante perche' l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito''. Inoltre, ''la confidenza tra alunno e professore dovrebbe essere limitata''.
In questo senso, secondo il Venerabile, ''bisognerebbe ripristinare la personalita' del professore: ho quasi pianto quando a Roma quel professore e' stato malmenato e ha dovuto abbandonare la cattedra''. Per quanto riguarda le manifestazioni studentesche, Gelli si dice convinto che ''non ci dovrebbero essere: gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare, bisognerebbe proteggere chi vuole studiare''. E invece, ''nelle piazze non si studia: se viene garantita la liberta' di scioperare, dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia''. Inoltre, afferma ancora Gelli, ''dovrebbe essere proibito portare i bambini in piazza perche' cosi' non crescono educati''.
Licio Gelli: Se c'è un potere forte, costituzionale, è la magistratura
''Se c'e' un potere forte, costituzionale, e' la magistratura, perche' quando sbaglia non e' previsto il risarcimento del danno''. Lo ha detto Licio Gelli, gran Maestro della Loggia massonica P2, presentando a Firenze la trasmissione 'Venerabile Italia', in onda su 'Odeon Tv' da lunedi' prossimo. Secondo Gelli, infatti, ''la magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice e dovrebbero odiarsi''. A proposito della magistratura, Gelli ha citato il caso Dell'Utri.
''Marcello dell'Utri - ha detto - e' una bravissima persona, onesta e di profonda cultura. Non credo che sia mafioso. C'e' una sentenza che si trascina dietro e sara' tirata fuori al momento opportuno perche' tutto e' guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove e su Dell'Utri il processo non ha fatto chiarezza''. Ai cronisti che gli chiedevano poi se oggi la Massoneria abbia ancora potere in Italia, Gelli ha risposto che ''poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati. Oggi la massoneria non esercita nessun potere. Ci sono tre-quattro comunioni che contano e che dovrebbero chiedere che gli elenchi dei massoni non debbano essere consegnati al commissariato. Rotary, Lions, associazioni sportive o religiose non hanno questo dovere e la massoneria dovrebbe pretendere dallo Stato non il segreto ma la riservatezza. La P2 era riservata, non segreta, e il motivo per cui e' stata perseguitata e' stato per distogliere da altre questioni''. E a chi gli chiede se ci siano archivi segreti della Pd, Gelli sottolinea che ''archivi completi non ne ho mai consciuti: alcune cose vengono sepolte nell'oblio e poi possono riemergere''. Gelli, circa un anno e mezzo fa, ha donato il suo archivio allo Stato.
Il movimento che in queste settimane sta scuotendo
l'Università e le scuole di ogni ordine e grado sta affermandosi in tutta
Italia. A partire dall'opposizione alle leggi promosse dai ministri Gelmini e
Tremonti, sta costruendo un'opposizione sociale che va oltre la protesta
antigovernativa e mette in discussione le relazioni sociali e di potere che si
sono consolidate negli ultimi vent'anni, dopo il crollo del muro di Berlino.
Per fare un po' di ordine nel dibattito lancio alcuni spunti
di riflessione, cercando di mettere in relazione le nostre azioni col nostro
antecedente storico privilegiato, cioè il movimento della Pantera del '90.
La premessa. Il
contesto sociale ed economico attuale.
Da più di un anno l'Occidente intero è scosso da una crisi
finanziaria che si ripercuote sempre di più sull'economia reale. La cosiddetta
crisi dei mutui subprime, cioè la crisi che è derivata dalla cessione di
crediti finanziari inesigibili provenienti dal ricorso a mutui immobiliari non
garantiti ha un'origine sociale e ideologica: in sintesi l'ideologia di fondo
sta nel ricorso al debito a tutti i costi, soprattutto nella parte più ricca
del mondo (gli USA), ed è considerato un buon modo per garantire a se stessi un
degno tenore di vita.
Le banche d'investimento e commerciali sono state il perno
su cui ha agito quest'ideologia, che a conti fatti non ha più nulla a che
vedere con il neoliberismo. Ricordiamoci che un mutuo è un debito netto nei
confronti delle banche. L'insolvenza porta alla recessione del mutuo e
all'acquisizione da parte delle banche dei beni mobili e immobili acquistati
coi soldi garantiti dal mutuo.
La crisi dei mutui subprime non nasce però solo
dall'insolvenza dei debitori a rischio, ma anche dal crollo verticale del
valore di quegli immobili non garantiti, per cui le banche si ritrovano fra le
mani titoli finanziari costosi a garanzia di valori immobiliari in caduta
libera.
Possiamo affermare che le conseguenze di questa crisi stanno
nel più grande pericolo mai vissuto dalla storia del capitale occidentale. Il
timone del capitalismo è sempre stato anglofono (prima Gran Bretagna, da
cent'anni circa USA). Oggi il capitalismo occidentale, indebitato fino al
collo, deve accordarsi con le altre economie (Cina e India in testa) per
sopravvivere, perché la qualità della vita in Europa e Nordamerica sta
precipitando.
In più l'attuale leadership mondiale e quelle nazionali non
sono in grado di dare risposte concrete alla domanda di sicurezza e stabilità
economica: questi signori non hanno un progetto, non hanno un'idea concreta per
farci uscire dal baratro che loro stessi hanno incentivato. Si potrebbe dire
con ironia che l'Argentina è vicina.
Le conseguenze sociali sono molte: una volta messo in
discussione il primato dell'economia e della politica occidentale, non è
difficile fare altrettanto con i rapporti sociali che si sviluppano al suo
interno. In una società che ha paura di diventare la serva del magnate cinese o
indiano, la disgregazione sociale si trasforma in regressione sociale e la
proposta politica tende a puntare su elementi di radicalità, sul polso duro nei
confronti del più povero. È in atto una guerra fra "non più ricchi" e
poveri, promossa dai governi di questi anni e che sta trasformando il nostro
Paese e l'Europa intera in una società chiusa e razzista.
L'ingegneria politica istituzionale degli ultimi vent'anni
ha costruito due leader indistinguibili nei connotati fondamentali, che portano
avanti un modello di politica "leggera" volto a destrutturare tutti i
legami sociali deboli, o meglio che partono dal tessuto sociale che non ha
alcun potere.
Raramente c'è discordanza politica reale (oltre la caciara
mediatica) fra Berlusconi e Veltroni, che anzi si trovano d'accordo su tutte le
questioni cardine di politica estera (sostegno alla NATO, all'UE e alle guerre)
e interna (sostegno alle banche e agli industriali, taglio dello stato sociale,
lotta ai poveri e agli immigrati, nessuna progettualità contro la recessione e
il caro-vita).
Si potrebbe dire che questi leader e i loro rispettivi
partiti di cartone non sono più in grado di rappresentare il popolo. Berlusconi
ha in mente una svolta autoritaria e la sta attuando con rigore, soprattutto
per quanto riguarda la riforma della Pubblica Amministrazione e della
Giustizia, mascherandola da lotta ai "fannulloni", come ci ricorda il
ministro Brunetta.
L'aggregazione studentesca di questi giorni ha quindi un
significato che va oltre la semplice contestazione della manovra economica di
Tremonti:
sfiducia
nell'ideologia finanziaria alla base del nostro sistema economico
sfiducia nelle
istituzioni e nei partiti politici, ridotti a scatole vuote
sfiducia nel
futuro individuale di ognuno, che ognuno sa essere precario (non come forma
contrattuale, bensì esistenziale)
Lo slogan "Noi non pagheremo la vostra crisi"
riassume con chiarezza questi concetti.
Confrontiamo adesso il nostro contesto economico e sociale
con quello del 1989-90, per evidenziare i tratti di continuità e di differenza
con il movimento della Pantera.
Per un confronto fra la Pantera e oggi.
La Pantera
è stato il primo movimento studentesco contro la privatizzazione
dell'Università. Il suo strumento privilegiato era l'occupazione, che ha
riguardato circa centocinquanta facoltà in tutta Italia per una durata di circa
tre mesi. Le parole d'ordine erano spesso simili a quelle che si dicono adesso
nei cortei e nelle assemblee, anche se va rimarcata qualche differenza.
La allora legge Ruberti introduceva l'autonomia finanziaria,
cioè la gestione autonoma di ogni Università, che già allora favoriva il
reperimento di fondi presso le industrie e le società private.
Gli studenti vi leggevano una trasformazione delle
Università in senso classista, una spaccatura fra Nord (Università di serie A)
e Sud del Paese (serie B), che non aveva e non ha un tessuto economico a cui
rivolgersi per i finanziamenti; la fine del diritto allo studio e della
possibilità di dare applicazione al dettato costituzionale in merito al
raggiungimento dei più alti gradi di istruzione ai capaci e meritevoli privi di
mezzi; in sintesi, crisi della democrazia universitaria, se mai vi era stata.
La Pantera
si muoveva in un contesto molto diverso da quello attuale: la fine del
socialismo reale significava la vittoria della democrazia, di una democrazia
che si poteva rendere meno asservita agli interessi dei privati.[1] Ma significava anche crollo definitivo
dell'identità rivoluzionaria, dopo anni di agonia. Il '68 e il '77 erano molto
distanti, gli anni '80 ("gli anni di merda", secondo Nanni
Balestrini) avevano creato un buco della memoria storica collettiva, ritiratasi
a vita privata.
Il '90 arrivava dopo il "piccolo boom" dell'era
Craxi, in un momento di fiducia nel mercato capitalista senza uguali; gli
stessi studenti si definivano come la futura classe dirigente del Paese, e se
andiamo a vedere quanti ex Panteristi sono entrati nei vari partiti di governo,
possiamo solo dar loro ragione.[2]
Intendo sottolineare in questo momento quella che mi sembra
la differenza maggiore fra oggi e diciott'anni fa: il crollo del socialismo
reale opposto alla crisi della finanza capitalista. Due scenari che più diversi
non si può immaginarli, il primo di un Occidente vincente e in espansione,
mentre oggi siamo impauriti dalla "sconfitta" e dalla recessione.
Vent'anni fa, anche per questo motivo, gli studenti scelsero
di rimanere nelle Università, attuando un blocco ad oltranza che sarebbe
impraticabile e controproducente nella dinamica attuale, incapace di trovare
pratiche reali di confronto con il resto della società. Gli studenti volevano
fare gli studenti, e niente più, consci di avere tutto il tempo per dedicarsi
al resto della propria vita. Oggi è difficile districare l'Università dal resto
del mondo, se non altro perché la stessa legge Tremonti è in realtà un taglio
generalizzato a tutte le strutture portanti dell'ormai residuo stato sociale e
non una riforma che organizza la vita dentro le Università a priori. La
organizza solo a posteriori, coi pochi soldi che resteranno da spartire fra
Università in deficit.
Il risultato è che gli studenti sono già precari, pur senza
avere un contratto di lavoro. Si potrebbe definire "precariato
esistenziale", nel senso che la prospettiva del futuro personale non va al
di là di qualche mese, del prossimo esame, della tesi; oltre il muro di gomma
dell'Università c'è un deserto che a molti fa paura.
Altro elemento importante: nel '90, in seguito al crollo del
Muro di Berlino, il Partito Comunista italiano cominciava quella trasformazione
lenta che avrebbe prodotto in serie il Pds, i Ds e il Pd, lasciando intorno a
sé un nugolo di partitini (anche di vita breve) fra cui il più rappresentativo
è Rifondazione Comunista, che ebbe una buona aggregazione all'indomani della
Pantera.
Oggi non ci sono riferimenti partitici in vista, per quanto
il Partito Democratico stia tentando di rincorrere il movimento studentesco in
prospettiva governativa, con poco successo. Il ruolo dei giovani di
Rifondazione appare marginale, soprattutto se lo paragoniamo al peso che ebbero
i Giovani Comunisti nella Pantera, capaci di determinare alcune posizioni
importanti che hanno gettato le basi per l'attuale fallimentare rappresentanza
studentesca all'interno degli organi d'Ateneo.
La politica che si fa nelle assemblee è caotica, lenta,
fuorviante, spesso sbagliata, ma è politica. Quella che si fa fuori dalle
assemblee, negli atti di mobilitazione, è politica, che non ammette
strumentalizzazioni.
La struttura organizzativa è però nel complesso molto più
leggera rispetto a quella della Pantera, che aveva commissioni per ogni aspetto
della vita dell'occupazione. Il movimento si sta dando soprattutto una
struttura informativa e di mobilitazione, oltre che di approfondimento e di
inchiesta sui temi afferenti al deficit universitario e alle legge Tremonti e
Gelmini.
Oggi come allora appare determinante l'uso dei media,
soprattutto di quelli strutturati e organizzati come televisioni e quotidiani.
Nel 1990 Repubblica si assunse la responsabilità di narrare
quotidianamente il movimento, col risultato di venire boicottata dalle Pantere
per palese parzialità.[3] Oggi sicuramente gli studenti sono meno
sprovveduti sul piano della comunicazione, non hanno paura della televisione,
non se ne lasciano affascinare.
Oggi i media ufficiali insistono nel sottolineare che esiste
anche una protesta di destra, guidata da Casa Pound a Roma e da Blocco
Studentesco. Si porta il dibattito da un'altra parte, in modo molto più
efferato rispetto a vent'anni fa.
Questo movimento, come la Pantera, ha rinunciato a ogni simbolo, bandiera,
slogan proveniente dall'esterno del movimento, imparando più dalle lotte
territoriali (Vicenza, Val di Susa, Chiaiano) che dai vecchi movimenti
studenteschi, ed ha capito bene l'importanza e il valore dell'autonomia da ogni
livello di decisione esterno all'assemblea.
Per questo motivo le organizzazioni neofasciste che puntano
a intrufolarsi nel movimento rimangono corpi esterni, per quanto i media
insistano a dare conto di una protesta (questa sì) parziale e faziosa, lontana
dal sentire degli studenti.
Il movimento, in ogni caso, si sta organizzando sempre più
tramite i blog, i migliori collettori di informazione del mondo, anche se è
presto per dire quanto incideranno sul piano comunicativo reale.
Durante la
Pantera lo strumento di comunicazione principale erano i fax,
attraverso i quali la protesta si diffondeva in tutta Italia. Ci si teneva
aggiornati anche tra le facoltà con il fax, ci si scambiava qualsiasi elemento
informativo, dai documenti di programma alle vignette alle semplici cazzate.
Oggi i blog sono ancora molto seri, cominciano adesso a
venir fuori le fantasie dei grafici e speriamo diventino sempre più prolifici.
La questione delle
lotte
L'occupazione non è più l'unico strumento del movimento.
Distrutto dalle riforme, reso inservibile dalla semestralizzazione dei corsi
(se si occupa per più di una settimana salta l'anno accademico), adesso è
arrivato il momento di superare questa forma di lotta.
Non basta più rinchiudersi a produrre dossier e seminari
informativi, la pratica delle lezioni all'aperto non è abbastanza conflittuale,
per quanto sia un elemento di informazione alla cittadinanza.
Sta passando una concezione per cui basta avere alcune aule
occupate nelle varie facoltà dove impiantare la base logistica della lotta. Ma
la lotta deve essere portata all'esterno, tramite il blocage di tutto il
territorio.
Le proposte su cui si trova maggiore condivisione sono
infatti il blocco del traffico o delle ferrovie. Proposte molto radicali dietro
a cui sta non tanto una posizione politica "estremista" di gruppo,
quanto la riscoperta della semplicità dell'azione collettiva.
Oggi bloccare la stazione è l'unico segno che si può dare a
un governo sordo e indolente, e che serve anche per portare la lotta fuori
dall'ambito meramente accademico. Non c'è volontà di fare a botte, c'è solo la
coscienza che l'unico modo per far ritirare il decreto è bloccare l'Italia. A
tale scopo sarebbe utile coordinare un blocco nazionale (stradale o
ferroviario) che dimostri anche la capacità di agire compatti in tutto il
Paese.
Ma soprattutto si vuole dimostrare che essere studenti non
vuol dire non essere persone, uomini e donne. Questo movimento, al contrario
della Pantera (essenzialmente studentista), è costituito da uomini e donne che
forse non hanno ben presente lo scenario che li attende nel prossimo futuro, ma
che sanno di non poter raggiungere le soglie del benessere com'era successo
alla generazione precedente.
Siamo un movimento di senza futuro, questa è la vera novità
di questi giorni. Non dobbiamo raccogliere alcun testimone del passato.
Costruiamo assieme il nostro futuro, costruiamolo subito prima che il castello
di carte che ci pende sulla testa ci crolli addosso.
Massimiliano Denaro
29 ottobre 2008
[1] Già allora si
parlava di "berlusconizzazione" della società, soprattutto dopo
l'assalto di Berlusconi al gruppo editoriale L'Espresso.
[2] Perfino
Alemanno ha rivendicato l'occupazione di Economia a Roma durante la Pantera, attuata dal
gruppo "Fare Fronte", occupazione subito boicottata da tutto il
movimento.
[3] Un esempio
dovrebbe bastare: Ad un dibattito su "vecchi e nuovi movimenti" alla
Sapienza di Roma, prese parola a margine del dibattito un ex brigatista.
Repubblica trasformò un fatto marginale in uno scoop, o meglio in un attacco
frontale al Movimento dipinto come "quelli dei Br in cattedra". Gli
studenti persero molto tempo a spiegare che non erano brigatisti, come se non
fosse evidente.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Ottobre 2008 21:14
Sulla relazione causa/effetto. Ovvero, quanno ce vò, ce vò
Il giorno dopo si dibatte su vari blog su chi, come e perchè abbia
cominciato gli scontri a piazza Navona. Girano video e foto a sostenere
l'una o l'altra versione. Chi parla degli sbirri che stanno a guardare,
chi del fatto che non bisogna essere violenti sennò siamo come loro,
chi difende sto "blocco" (d'intestino, speriamo), chi dice che sono
provocatori ecc. ecc. ecc....e alla fine abbiamo trovato questa "cronaca parziale dei fatti" su http://www.militant-blog.org/?p=82.
CAUSA
Ieri
mattina il Blocco Studentesco ha tentato per l'ennesima volta di
strumentalizzare la protesta studentesca presentandosi direttamente
sotto il Senato così come aveva già fatto il giorno precedente. Il
giochino è paraculo quanto semplice, arrivo con il mio camion e la mia
amplificazione, mi porto pure il servizio d'ordine di squadristi e a
quel punto cerco di monopolizzare la comunicazione di una piazza che si
presenta spontanea e non strutturata. Insomma, come si dice in gergo,
metto il cappello. Ma non è detto che quello che funziona una volta
funzioni per sempre. Ieri, infatti, a rovinare i piani di Casa Pound ci
hanno pensato i lavoratori dei Cobas Scuola che, a differenza dei
borghesucci fascisti di Piazza dei Giuochi Delfici, avevano mille e una
ragione per stare in piazza. Visto che il decreto taglierà 87.000 posti
di lavoro colpendo principalmente i precari che non vedranno rinnovato
il loro contratto. A quel punto i fascisti, infastiditi anche dalla
presenza di un'altra
amplificazione che rompeva il loro monopolio,
hanno comunque tentato di prendere la testa della manifestazione
caricando più volte studenti e lavoratori che non volevano farsi
strumentalizzare. Il tutto sotto lo sguardo acquiescente delle forze
dell'ordine. Direte voi, ecco che riemerge il pregiudizio nei confronti
delle guardie, ma leggete (qui) quanto scrive Curzio Maltese (mica un
Autonomo) su La Repubblica (mica Lotta Continua) di oggi. A rimetterci
sono stati alcuni studenti e due compagni, uno dei quali dopo essere
caduto a terra colpito da una catenata è stato preso a calci in testa
da numerosi di questi "eroici" combattenti (daje Vale', partigiano
combattente sempre in prima fila).
EFFETTO
La notizia
dell'aggressione fa il giro della città, arriva al corteo degli
studenti medi e nelle Facoltà occupate della Sapienza. La rabbia è
diventata enorme e si è fatta onda, questa si, incontrollabile. Perché
ne abbiamo le palle piene delle aggressioni sotto le scuole, delle
coltellate assassine, degli assalti squadristici contro i centri
sociali… e perché questi topi di fogna d'ora in poi dovranno averlo ben
chiaro: guai a chi ci tocca.Arriviamo incordonati su Corso Vittorio
Emanuele accolti dagli applausi dei compagni giovanissimi cacciati a
bastonate dalla piazza. Ad attenderci altri cordoni, altri compagni e
altre compagne. La stessa rabbia negli occhi, la stessa determinazione.
Si va. Il corteo entra da Piazza di San Pantaleo, un cordone di PS ci
si para davanti, ma oggi non è aria e allora si spostano. Qualcuno
lancia un coro: CAMERATA, BASCO NERO e il corteo risponde ruggendo IL
TUO POSTO E' AL CIMITERO. Finalmente, non se ne poteva più della
presunta apoliticità, dei "ne
destra ne sinistra" dei vari
Bascetta e dei suoi epigoni. Entriamo in piazza, parte, ritmato, un
SIAMO TUTTI ANTIFASCISTI. Li vediamo, stanno dall'altra parte della
piazza. Avanziamo compatti, incordonati, decisi. Noi siamo a mani nude,
loro hanno tutti dei manici di piccone. Avanziamo ancora, arriviamo a
dieci metri da loro. Qualche "pompiere" si para davanti, dice di "non
rompere" il movimento. Ma vaffanculo, che movimento vuoi fare con chi
spranga i compagni. Al tre, decidiamo, si parte. UNO e allora pensi
cazzo non c'ho niente in mano DUE e neanche un fazzoletto in faccia TRE
ma 'sti cazzi CAAARICAA. Vola di tutto, le loro prime file reggono
quelli dietro si squagliano come neve al sole. Provano a tenerci a
distanza coi bastoni e noi non abbiano altro a disposizione che le
sedie di vimini del bar affianco. Che anche se lanciate da un palazzo
non farebbero male a nessuno. Fa niente, li stringiamo all'angolo, li
sommergiamo. Qualcuno arriva al contatto, e ora quel bastone sai dove
te
lo infiliamo, pezzo di merda. Scappano, scomposti. Quel coglione di
Polacchi sta li a chiamare la linea, ma non s'è ancora accorto che
dietro non c'è più nessuno. Si gira, capisce, e la sua faccia, da
sola, vale il prezzo del biglietto. La polizia a quel punto carica sia
noi che loro. Finisce così, alcuni di noi sono ammaccati ma nemmeno un
dubbio ne valeva la pena, cazzo se ne valeva la pena. 50 fascisti
armati di bastoni sono stati cacciati dalla piazza dai compagni a mani
nude, e adesso che vadano pure a piangersi addosso.
Questa è per Renato, questa è per DAX.
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Curzio Maltese: "Ho visto tutto, li hanno lasciati agire. Una strategia secondo me studiata a tavolino che mi ricorda il G8"
Mentre il decreto stava diventando legge, una ventina di fascisti infiltrati di Blocco Studentesco (nelle foto) hanno caricato il corteo degli studenti medi e universitari in Piazza Navona con la scusa di voler prendere la testa del corteo. Mentre la polizia gli ha inizialmente permesso di scagliarsi indisturbati contro il resto degli studenti, un nutrito gruppo di studenti antifascisti ha difeso il presidio e allontanato con veemenza i provocatori fascisti.
«A seguito della carica da parte del gruppo di estrema destra -
spiegano esponenti dell'Uds - due studenti a piazza Navona riportano
gravi traumi alla testa e un ragazzo riporta un orecchio lacerato.È
scandaloso il comportamento delle forze dell'ordine che non
intervengono per ripristinare una situazione pacifica». «Erano una
ventina di infiltrati - ha aggiunto Roberto Iovino, coordinatore
nazionale dell'Uds -, era un'azione premeditata. Siamo scandalizzati
dalle forze dell'ordine che stanno a guardare. Ora ci stiamo
organizzando noi con un cordone, per impedire altri incidenti. Comunque da qua non ci muoviamo». «Ero a terra mi hanno colpito con bottiglie,
cinte e caschi - ha detto uno dei due feriti -. Ci hanno caricato con
violenza, alcuni avevano anche dei moschettoni che hanno utilizzato
come arma contundente». E l'altro ferito: «Mi sono saltati addosso,
colpivano con violenza, molti utilizzando il casco». «Noi stavamo
davanti- aggiunge una studentessa -, ma loro con forza volevamo
guadagnare la prima fila».
La polizia è poi intervenuta ed ha fermato 15 esponenti fascisti una volta che avevano caricato e che erano già stati respinti dal presidio.
"In riferimento agli scontri avvenuti oggi in piazza tra studenti,
mi chiedo come sia possibile che sia riuscito ad arrivare in Piazza
Navona un camion con mazze e bastoni". Lo dichiara in una nota
Luigi Lusi, senatore del Partito Democratico. "Si apra una
inchiesta - continua Lusi - per sapere come è stato possibile che
nel salotto di Roma, in piazza Navona, in una piazza chiusa al
traffico per i romani, controllata anche in vista delle
manifestazione, sia potuto entrare un camion con le mazze bianche
rosse e verdi come si vede in tutti i telegiornali. Perché non è
stato fermato? Dove erano i vigili? O si è forse chiuso più di un
occhio - conclude Lusi - nella speranza che ci fosse un
incidente?"
Ci va giù durissimo anche Curzio Maltese, noto editorialista di Repubblica: "Ero presente in piazza Navona e posso assicurarvi che questo gruppo di neonazisti, non so come chiamarli altrimenti, sicuramente non studenti, è arrivato con un camion e ha picchiato selvaggiamente due studenti. Se dalla polizia non erano scortati, erano sicuramente ignorati e tollerati. Al grido 'Duce, duce' hanno iniziato a picchiare con spranghe. Studenti e professori che erano nel corteo si sono avvicinati all'ispettore di polizia addetto alla sicurezza e questi gli ha detto che non si trattava di fascisti ma di studenti di sinistra. Tutto questo - ha aggiunto Maltese - mi sembra una cosa sospetta e mi dispiace che domani si parlerà genericamente di incidenti e non del fatto che questi siano stati provocati ad arte da una precisa fazione politica. La polizia ha sistematicamente distribuito manganellate agli studenti che erano in corteo, disarmati e incolpevoli di quanto stava accadendo ignorando invece i provocatori. La scena - ha concluso Maltese - mi ha ricordato i momenti peggiori del G8, spero non sia una strategia su larga scala".
''La provocazione degli agitatori e
degli studenti di estrema destra infiltrati nel corteo di
questa mattina a piazza Navona e le forze dell'ordine che
hanno preso a manganellate pacifici studenti e giovani
maestre che protestavano contro l'approvazione del decreto
Gelmini sono atti gravissimi e inaccettabili, che purtroppo
si commentano da soli. Il governo impedisca in ogni modo
simili atti, spieghi alle forze dell'ordine che vanno isolati
e allontanati provocatori e violenti, non pacifici studenti e
insegnanti''. Lo chiede in una nota il segretario del Prc
Paolo Ferrero.
''Chiediamo anche - prosegue Ferrero - l'immediato
rilascio, da parte della Questura di Roma, del dipendente
della Direzione nazionale del Prc Yassir Goretz, presente
agli scontri e ai disordini con l'unico fine di portare
solidarieta' e sostegno agli studenti e ai docenti pacifici
che manifestavano e in alcun modo responsabile di alcunche'.
Riteniamo infine che il ministro degli Interni sia tenuto a
riferire immediatamente su quanto avvenuto''
A Milano due ragazzi che partecipavano al corteo
che da largo Cairoli si è mosso verso il centro, hanno denunciato di
essere stati «caricati a colpi di manganelli dagli agenti della
polizia» all'angolo di piazza Meda e via San Paolo.
Solidarietà alle studentesse e agli studenti aggrediti oggi a Roma
Durante la votazione al senato del decreto legge n.137, riguardante la
cosiddetta “riforma” della scuola, si sono verificate gravissime aggressioni da
parte di gruppi neo-fascisti al corteo degli studenti medi e universitari che
protestava contro le misure del governo.
Riscontriamo un nesso tra tali episodi e il clima di tensione creato in
queste settimane sia dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, che minacciava l’intervento delle forze dell’ordine contro le
occupazioni delle facoltà, che dall’altrettanto sconcertante dichiarazione
rilasciata durante un intervista di Repubblica al senatore Cossiga, che
consigliava di infiltrare provocatori nei cortei e nelle manifestazioni di
piazza per poter reprimere tutto il movimento studentesco con l’uso
indiscriminato della violenza.
Come Assemblea delle studentesse e degli studenti di
Scienze Politiche del Polo Didattico Carmignani Occupato di Pisa condanniamo
queste aggressioni al movimento studentesco ed esprimiamo tutta la nostra
solidarietà agli studenti vittime di questi atti intimidatori.
Opporsi al decreto Gelmini e alla legge n.133/08, non significa per noi
difendere l’esistente, ma creare un movimento dal basso capace di autoriformare
l’Università rivendicando il diritto a un sapere critico accessibile a tutti:
principi fondamentali quali l’antifascismo, l’antisessismo e l’antirazzismo sono
dunque imprescindibili per costruire la scuola e l’università che vogliamo.
Ribadiamo nuovamente con forza la nostra piena solidarietà agli studenti
vittime delle vili aggressioni fasciste perpetrate oggi mercoledì 29 ottobre 2008 a Roma.
Studentesse e studenti di Scienze
Politiche del Polo Didattico Carmignani Occupato
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Gelmini e i nazifascisti contro il
popolo della scuola pubblica
L'arroganza governativa non ha tenuto
conto della corale mobilitazione del popolo della scuola pubblica contro il
decreto Gelmini, approvato al Senato davanti a migliaia di studenti e
docenti che protestavano contro la politica scolastica di Tremonti-Gelmini.
Ma la partita resta aperta, visti i numerosi passaggi che attendono,
prima dell'attuazione, la legge Gelmini e la 133, e tenendo conto
sopratutto dell'intenzione del popolo della scuola pubblica di proseguire e
intensificare la lotta nei prossimi giorni, fino ad arrivare ad una oceanica
manifestazione nazionale unitaria, con tutte le componenti del fronte in difesa
della scuola.
Oggi però l'attacco alle migliaia di studenti e docenti che
manifestavano a Piazza Navona non è venuto solo dai senatori/trici che
hanno votato il catastrofico decreto, ma anche da un manipolo di nazifascisti
che a Roma si sono introdotti in alcune aree del movimento degli studenti
medi, usando sigle di copertura. Dopo aver cercato, come già negli ultimi
giorni, di prendere la testa di cortei e sit-in, grazie ad una pratica
aggressiva e militaresca, di fronte alla pacifica ripulsa della grande
maggioranza degli studenti, hanno gettato la maschera, caricando violentemente
la piazza e colpendo con catene, bastoni e altri strumenti, giovani inermi,
lasciandone numerosi a terra sanguinanti. Ed hanno continuato ad intimidire e a
aggredire fino a quando non sono stati messi in condizione di non
nuocere dall'ingresso in piazza del corteo degli studenti
universitari. Ci auguriamo che questo gravissimo episodio serva se non
altro a far chiarezza tra alcuni settori del movimento degli studenti medi
romani che in questi giorni avevano creduto di poter convivere pacificamente con
i nazifascisti. La sacrosanta indignazione del movimento nei confronti non
solo delle politiche governative ma anche di quelle del precedente
centrosinistra e dell'attuale inesistente opposizione non possono far
sottovalutare, come hanno dovuto purtroppo oggi verificare di
persona gli studenti picchiati, come il nazifascismo sia sempre
violento, aggressivo, antidemocratico, qualsiasi ne siano le mascherature. E
ancora una volta verrà usato dal Potere per cercare di criminalizzare il
movimento di lotta e per riaccreditare la tesi berlusconiana del necessario
intervento poliziesco "per riportare ordine e disciplina". Ma nè Gelmini nè
tantomeno i nazifascisti fermeranno il grande movimento popolare in difesa della
scuola pubblica.
Piero Bernocchi portavoce
nazionale dei Cobas della
scuola
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Ultimo aggiornamento Domenica 04 Gennaio 2009 13:43
"La scuola dell'infanzia (anche con
"piccoli gruppi di bambini di età compresa tra i due e i tre anni")
si svolge anche solamente nella fascia antimeridiana, impiegando una sola unità
di personale docente per sezione"
(Piano programmatico L. 06/08/08 n
133)
Quindi
La scuola
dell'Infanzia (materna) sarà garantita solo la mattina dalle ore 8,30 alle
12,30 con un solo insegnante.
I genitori dovranno
provvedere privatamente per le ore pomeridiane con una spesa considerevole e
senza alcuna garanzia di serietà educativa.
La conseguenza sarà
lo smantellamento del progetto educativo della nostra scuola attuale, studiato
ed imitato in tutto il mondo.
SCUOLA PRIMARIA DI PRIMO GRADO (elementare)
Articolo 4- Insegnante unico nella
scuola primaria:
"Nell'ambito dei tagli previsti
dalla legge n.133 (agosto 2008) le scuole costituiscono,a partire dal prossimo anno scolastico,
classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di 24 ore
settimanali (...)
(DECRETO LEGGE
1 settembre 2008, n. 137
Disposizioni urgenti in materia di
istruzione e università)
Quindi
La
scuola aprirà alle 8,30 e chiuderà alle 12, 30.
Torna la maestra
unica, vengonocancellati Modulo e Tempo
Pieno
che erano garanzia di:
tempi distesi per gli
apprendimenti,l'ascolto
dei bambini e la loro centralità, un modello educativo sperimentato ed
efficace, una relazione educativa ricca e significativa, l'accettazione e
l'integrazione di tutte le diversità.
Si impone inoltre ai
genitori un altissimo costo per le cure pomeridiane dei bambini senza alcuna
garanzia di serietà educativa, si impongono alle donne con figli condizioni
lavorative difficili o impossibili.Poichè non c'è piu' compresenza di
insegnanti non ci saranno piu' uscite didattiche, gite, progetti,laboratori,ore
da dedicare al recupero degli alunni in difficoltà,all'insegnamento
individualizzato, ai bambini stranieri....
(la diminuzione di
ore di scuola porta al "risparmio" di 87.000 insegnanti)
SCUOLA
SECONDARIA DI PRIMO GRADO
(Scuola
media)
"Nella scuola
media l'orario obbligatorio è, in via ordinaria, di 29 ore settimanali"
(rispetto alle 32 attuali) con conseguente riduzione del quadro orario (...)
tranne che per le classi ad indirizzo musicale. (...)Le classi a tempo prolungato
(orario massimo di 36 ore per insegnamenti e attività), saranno soppresse"
(Piano programmatico L. 06/08/08
n 133)
Quindi
29 ore per tutti = meno tempo
scuola = 13.600
docenti in meno:
meno storia, meno italiano, meno
matematica, scompare l'insegnamento
della seconda lingua straniera,
scompaiono progetti come quelli di
educazione alla legalità; di integrazione;
Di superamento degli atteggiamenti
di bullismo;
e l'elenco potrebbe continuare
I
intanto si dà una mano di tinta (che
brutti colori però!) introducendo il voto in comportamento , il grembiulino,
i voti numerici al posto dei giudizi
...
così si copre quello che marcirà
sotto a questa riforma.
SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO
"L'orario obbligatorio di lezione nei licei
classici, linguistici, scientifici e delle scienze umane sarà pari ad un
massimo di 30 ore settimanali, (...) per i licei artistici e i licei musicali e
coreutici l'orario obbligatorio di lezione sarà di 32 ore settimanali" con
conseguente ulteriore riduzione dei quadri orario previsti dalla Moratti.
"(...) gli istituti tecnici e professionali
previsti dalla L.40/2007 per i quali il numero degli indirizzi di studio dovrà
essere opportunamente ridimensionato (...)
L' orario obbligatorio delle lezioni nonpotrà essere superiore a 32 ore settimanali,
comprensive delle ore di laboratorio ..."
Negli istituti
professionali già "dall'a.s. 2009/2010 non saranno attivate nelle prime
classi le sperimentazioni
attualmente in atto"
(Piano programmatico L. 06/08/08
n 133)
Quindi
meno tempo scuola =
un primo taglio di 14.000 posti da
docente
Diminuiscono:le attività
laboratoriali; i progetti formativi;la ricerca e la sperimentazione
cioè
la qualità della scuola
IN TUTTI GLI ORDINI DI SCUOLA
aumento di 4 o 5 alunni per classe
per risparmiare 72.000 posti
di docenti
La legge n.133/2008 prevede che
aumenti di una unità il rapporto tra docenti e alunni,per realizzare questo
obiettivo bisogna che in ogni classe
aumenti il numero massimo degli alunni di almeno due unità.
si taglia il 17% del personale non
docente:
44.500 posti di lavoro (direttori
amm.assistenti laboratorio,collaboratori scolastici..)
DOMANDE:
- Come verrà garantita la vigilanza
sugli alunni nei locali extra aula?
- Quali supporti organizzativi
verranno garantiti alle attività dei docenti?
- Quale garanzia di sicurezza, di
tempestività nell'intervento di primo soccorso in caso di incidenti all'interno
della scuola se non si può contare su un numero adeguato di personale?
Meno tempo scuola, meno
qualità , classi affollate e piani di studio ridotti
questa è la scuola di
domani!
Invece:
la Scuola e' un Servizio
Pubblico e un Diritto Costituzionale
l'istruzione
non è una merce ma una garanzia di uguaglianza e benessere
I
tagli alla scuola sono "tagli" al futuro di tutti noi
Per
questo
chiediamo
le dimissioni del Ministro Gelmini e il ritiro del suo scellerato piano di
distruzione della Scuola Pubblica!
Il
Comitato si riunisce tutti i MARTEDI' alle 17.30