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E' morto Mike Bongiorno, pubblichiamo la sua fenomenologia

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La morte di Mike Bongiorno, avvenuta oggi a Montecarlo, impone la pubblicazione della sua fenomenologia scritta da Umberto Eco nel 1961. Alle radici del berlusconismo, potremmo dire. (red) 8 settembre 2009

http://kingedipo.spaces.live.com/blog/cns!75FD5BCE0ABD41A0!1803.entry

Fenomenologia Di Mike Bongiorno

L'uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò mike_bongiorno.jpgche egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigo­rifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasti­camente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di posseder-lo un giorno.
La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda unculto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un'epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l'idolo non è costei, ma l'annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limi­tato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressività.
Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rap­presenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascu­no — per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si tro­va immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La "medietà" aristotelica è equilibrio nell'esercizio delle pro­prie passioni, retto dalla virtù discernitrice della "pruden­za". Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.
Il caso più vistoso di riduzione del superman all'every­man lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta uni­ta (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o fin­zione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
Per capire questo straordinario potere di Mike Bongior­no occorrerà procedere a una analisi dei suoi comporta-menti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlan­do, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intrav­vedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressio­nare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fat­ti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primiti­va ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la me­todologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predesti­nato rinunci a ogni tentativo.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illi­mitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappre­senta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quan­do, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore ("Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!").
Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le im­pietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: "Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?".
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia...") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "si­gnor spazzino, signor contadino".
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).
Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È pa­terno e condiscendente con gli umili, deferente con le per­sone socialmente qualificate.
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosi­na che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l'unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sem­pre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è ri­gorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-posi­tivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potreb­be essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabuc­co e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fer­mamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di con­seguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.
Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si na­sconda una verità, comunque non lo considera come vei­colo autorizzato di opinione.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non man­ca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa... "Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?"). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: "Cosa vuol rappresentare quel quadro?" "Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?" "Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?".
Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze co­lorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe di­ventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare pe­rifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas ap­partengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quan­do la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provo­cazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei cri­tici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uo­mo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta por­tando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortafo sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rap­presenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiun­gere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.
 
Umberto Eco, Diaio Minimo, 1961
 

Il "partigiano" Mike Bongiorno fa lo spot Berlusconi

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Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2009 03:27

Scuola e aziende belliche: l'Augusta entra nelle scuole

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L’ingresso di AgustaWestland nelle scuole medie inferiori del territorio

elicottero.jpgÈ un altro anello importante della catena della produzione militare: il rapporto tra le aziende a prevalente produzione bellica e le scuole del territorio (con il coinvolgimento dei comuni, indipendentemente dal ‘colore’ partitico dell’amministrazione comunale).

Nell’attuale forte crisi economica il settore delle armi, come molte volte sottolineato da Peacereporter, ha un costante segno positivo, nei fatturati, nelle commesse ed anche nell’occupazione (anche se con entità inferiori rispetto ai fatturati).
Facciamo l’esempio di alcune situazioni in provincia di Varese, che ha un’alta concentrazione d’aziende aeronautiche con AgustaWestland (a Samarate, Vergiate, Somma Lombardo e altri nuclei minori in altri Comuni), Aermacchi (Venegono Inferiore) e l’indotto a loro collegato (come è un’altra storica azienda aeronautica, la Secondo Mona) e Novara, che avrà un polo aeronautico d’importanza internazionale, come l’aeroporto militare di Cameri, dove Alenia Aeronautica assemblerà i cacciabombardieri F35.
L’ingresso di AgustaWestland nelle scuole medie inferiori del territorio per trasmettere oltre all’onore di lavorare presso di lei, la spinta verso i ragazzi per un indirizzo di studi tecnici aeronautici è stato fatto con costanza, perlopiù da quando Agusta si è unita con l’inglese Westland (anch’essa produttrice di elicotteri) e da quando questa jointventure è stata posseduta interamente da Finmeccanica.
È ancora più intensa la collaborazione con gli istituti tecnici ad indirizzo aeronautico del territorio.
Non è un caso che l’ISIS di Gallarate abbia avviato nei mesi scorsi, grazie ad AgustaWestland, una vacanza-lavoro di diversi suoi studenti a Philadelfia, presso lo stabilimento dell’azienda nella città statunitense.
Questo è un sintomo di una difficoltà per l’azienda: quella di trovare tecnici qualificati dalle scuole professionali nel territorio. AgustaWestland ha dichiarato pubblicamente (sui massmedia locali) come nel 2008 siano state 662 le offerte di lavoro, come tecnico aeronautico, rimaste senza risposta.
Dove non è l’azienda a muoversi attivamente, ci pensano i Comuni. Un esempio è Somma Lombardo che ha dato il via, a fine marzo 2009 al protocollo d’intesa (in collaborazione con Regione Lombardia e Ministero dell’Istruzione) per la realizzazione di un istituto tecnico superiore ad indirizzo aeronautico sulle aree delocalizzate della frazione di Case Nuove, adiacente all’aeroporto di Malpensa e ai capannoni d’AgustaWestland. Analoga situazione si riscontra a Novara, con lo storico ITIS “Fauser”, che ha costruzioni aeronautiche come indirizzo d’eccellenza e di riferimento per l’intera Regione.
Nei programmi di quest’istituto sono costanti le visite in Aermacchi, a Cameri e in altri siti prettamente militari non solo della provincia; e sono presi a riferimento per la scuola quegli studenti che si sono distinti in queste aziende e in accademia militare.
Come vediamo da questi esempi vi è un reclutamento dei giovani (è proprio il caso di scomodare questo slang militare) che inizia con i ragazzi fin dai primi anni dell’adolescenza. Anche in questo caso il compito della ‘controinformazione’ (negli ambiti degli esempi del distretto aeronautico varesino e novarese) è decisivo per far prendere coscienza ai ragazzi e alle loro famiglie che vi sono altre forme di lavoro rispettose dell’uomo e della natura, che non abbiano come conseguenza l’annullamento dell’umanità dei lavoratori e riflessi atroci nei destinatari dei sistemi d’arma che sono prodotti.

Stefano Ferrario

tratto da http://it.peacereporter.net

settembre 2009

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Centomila interinali scomparsi in un anno

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Dati Ebitemp: a giugno 2009 sono diminuiti del 33,3% rispetto allo stesso mese del 2008. Il monte retributivo cala del 23,4%. L'industria è il settore più in crisi: male metalli e mezzi di trasporto. Colpiti anche i servizi

lavoratori_vendesi.jpg
 
A giugno 2009 i lavoratori interinali a tempo pieno sono scesi in un anno di 102mila unità, più del 30% del totale. Sono i dati che emergono dall’Osservatorio dell'Ebitemb, l’Ente bilaterale per il lavoro temporaneo. “Per il numero di lavoratori interinali occupati mediamente ogni mese – si legge nel bollettino di oggi (martedì 1 settembre) - lo scostamento a giugno, rispetto al livello massimo di occupazione ottenuto nei 12 mesi precedenti, è pari al -33,3% per il dato destagionalizzato e -33,6% per il dato grezzo. In termini di numero di lavoratori interinali occupati mensilmente, lo scostamento dal valore massimo raggiunto nei 12 mesi precedenti, si traduce, a giugno, in una riduzione dell’occupazione di circa 102 mila unità”.

Gli indicatori di giugno, spiega l’Ente, “mostrano alcuni segnali di un rallentamento della tendenza al ribasso”. Il monte retributivo, calcolato su base destagionalizzata, sottolinea una riduzione rispetto al mese precedente del 6,6% contro il -8,9 di maggio. Il dato grezzo è invece in aumento, con un variazione positiva del 15,5% rispetto a maggio. In termini tendenziali, le retribuzioni scendono del 36%, con un peggioramento rispetto al -31,5% tendenziale di maggio. Insomma, nei primi sei mesi del 2009 il monte retributivo degli interinali si è ridotto del 23,4% rispetto allo stesso periodo del 2008.

ll numero medio degli interinali nel mese di maggio registra una contrazione del 32% rispetto a giugno 2008, contro il -29,5% tendenziale del mese precedente. Gli occupati sono 204mila, contro i 299mila di giugno 2008. Le giornate retribuite a giugno sono state 2,948 milioni, con una variazione tendenziale del -38,2%, la crescita acquisita nel primo semestre 2009 cala del 24% su base annua.

L’industria è il settore più in crisi. L’indice della produzione industriale mostra una riduzione tendenziale del 22,9% a giugno contro il -21,9% di maggio. Lo stesso indice, corretto per il numero di giorni lavorativi, si contrae del 21,9% rispetto a giugno 2008 (-19,9% era stata la variazione di maggio). Fra i comparti che hanno subito le maggiori contrazioni della produzione, si segnalano quello dei prodotti in metallo (-32,4% circa) e dei mezzi di trasporto (-33% su base annua).

Cifre negative anche per i servizi: si accentua la debolezza del commercio al dettaglio, con una contrazione delle vendite del 2,1% a giugno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un ulteriore indicatore è costituito dai consumi di energia elettrica: le variazioni restano negative in termini tendenziali, anche se i tassi di decremento rallentano a partire dal mese di maggio.

Fammoni (Cgil), dati impressionanti, rimediare subito
I dati Ebitemp “confermano le tendenze, purtroppo le preoccupazioni che spesso inascoltati abbiamo espresso in questi mesi”. E’ il commento del segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni. Le cifre sugli interinali “sono impressionanti – a suo giudizio -, questo settore è uno specchio evidente della crisi e dei suoi riflessi sull'occupazione”. La variazione complessiva sui 12 mesi “è molto grave”, inoltre “è facile dire che i 100mila occupati in meno fanno riferimento a posizioni di lavoro a tempo pieno e che quindi le persone effettive saranno molte di più”. Servirà molto tempo per affrontare la situazione, per farlo “servono cose concrete che al momento non si vedono”. La maggioranza degli interinali, infatti, non avrà i requisiti per accedere agli ammortizzatori sociali. “Bisogna trovare subito una soluzione – conclude Fammoni -, in secondo luogo anche questo dato dà un giudizio definitivo sull'ideologia del precariato che abbiamo dovuto subire in questi anni. L'ottimismo di facciata ci viene propinato non serve a nulla, quello che serve sono iniziative di tutela del lavoro”.
 
tratto da www.rassegna.it

01/09/2009 14:14

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Settembre 2009 21:10

L'Eni e le politiche criminali contro l'ambiente

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petrolio_divieto.jpg

Quando una multinazionale del petrolio produce studi ambientali, c'è da aspettarsi poco. Fino ad oggi i risultati più consistenti di questi studi sono stati nell'ambito del greenwashing, pratica che consiste nel mettere sul mercato prodotti appena meno inquinanti di quelli che sostituiscono e nel gridare al mondo che la compagnia possiede una “coscienza ecologica” ed è sensibile alla conservazione dell'ambiente. Così consumiamo benzina “verde” e gasolio “pulito” che, ovviamente, non lo sono per niente ed evitiamo i rimorsi quando andiamo ad abbeverare automobili sempre più grandi e pesanti. Allo stesso modo funziona la produzione di eventi che rimarchino la “responsabilità sociale” delle aziende o i suoi “standard etici e ambientali”; la costruzione di una scuola o di un piccolo ambulatorio in Africa, sarà pubblicizzata molto più di un accordo da miliardi di dollari con un governo dalla pessima reputazione.

Maluccio invece è andata con il negazionismo spicciolo: EXXON è stata colta con le mani nel sacco a finanziare “studi” ridicoli, l'American Petroleum Institute (API) si è ridotto produrre false lettere di falsi elettori che chiedevano ai deputati di difendere l'industria degli idrocarburi; i produttori di carbone continuano a divertire tutti con i simpatici messaggi che propagandano l'inesistente “carbone pulito” o l'ancora più mitico “sequestro del Co2”. Non c'è più l'amministrazione Bush che falsificava i dati sull'inquinamento ambientale e molti governi in giro per il mondo comincino a sentire sulla pelle dei loro cittadini i morsi del global warming.

In realtà a questi moloch dell'industria e della finanza importa assai poco dell'ambiente e del futuro del pianeta, quello che importa loro é la difesa del business, dell'idea stessa della legittimità del business, minacciata dall'avvento di pericolosi cambiamenti climatici, per i quali sono accusate proprio le emissioni in atmosfera, di cui è in gran parte responsabile proprio l'impiego di combustibili fossili. La strategia è quindi chiaramente rivolta a contrastare qualsiasi taglio o tassazione alle emissioni e, allo stesso tempo, al contrasto di politiche volte a incidere gli attuali monopoli energetici. L'eolico e il solare sono i principali nemici, essendo l'antitesi del modello economico fondato sul controllo degli idrocarburi. Le grandi compagnie hanno anche l'interessato sostegno dei paesi produttori, e così si determina la curiosa situazione per la quale i ricercatori che si impegnano in dimostrazioni utili a mettere in dubbio le politiche che spingono per la tassazione degli idrocarburi e delle emissioni, così come gli investimenti in energie alternative, trovano generosi finanziamenti con grande facilità.

Sono così nate e hanno avuto grande diffusione le leggende metropolitane sugli impianti eolici rumorosissimi e che fanno stragi di preziosi uccelli migratori, che hanno retto fino a che è diventato evidente a tutti per esperienza diretta che rumore non ne fanno e che le stragi di uccelli non le ha mai viste nessuno. Sono nate anche associazioni e istituzioni devote alla diffusione di questo genere di storie. Una stella in questo fosco panorama è sicuramente Bjorn Lomborg, già autore de “L'ambientalista scettico” e direttore del CCC (Copenhagen Consensus Centre), organizzazione ovviamente dedita a combattere le politiche di riduzione delle emissioni inquinanti attraverso la produzione e manipolazione di studi che di “scientifico” hanno ben poco.

Si deve al CCC se qualcuno di voi questa estate ha sentito parlare di nuvole artificiali per respingere i raggi solari e quindi limitare il global warming. Anche Lomborg e il CCC ora partono dalla premessa che il riscaldamento sia una minaccia attuale e imminente, le tesi negazioniste di Lomborg sono state sbertucciate dalla comunità scientifica e schiantate dai dati raccolti nel tempo ed è diventato impossibile negare l'evidenza. Con un triplo salto mortale, Lomborg si è rimesso in piedi e ora produce studi per dimostrare che - qualunque cosa - costerà meno della riduzione delle emissioni. Costano meno le nuvole artificiali, ma costa meno anche spendere soldi per adattarsi ad un pianeta più caldo tutto pur di non andare verso il taglio delle emissioni. È il nuovo mantra, il nuovo talking point dell'industria petrolifera: visto che il riscaldamento del pianeta è innegabile e che altrettanto lo è il suo legame con le emissioni la strategia si centra sulla produzione continua di soluzioni appena verosimili che allontanino l'attenzione dall'unica soluzione sulla quale c'è un vero consenso nella comunità scientifica.

Ovviamente Lomborg deve lavorare un po' di fantasia, la sua ultima collaborazione con l'ENI dimostra come ancora non abbia trovato la quadratura del cerchio. Lomborg ha infatti “commissionato” (ipse dixit) una ricerca alla Fondazione Enrico Mattei, che doveva calcolare il beneficio di politiche adattative al cambiamento climatico nei confronti delle strategie volte ad impedirlo. Lomborg dice che i ricercatori italiani Carlo Carraro, Francesco Bosello ed Enrica De Cian (Università Ca' Foscari di Venezia, economisti e non climatologi) hanno calcolato che investire in interventi di adattamento e mitigazione - ad esempio in sementi resistenti al calore e nell'isolamento delle case - potrebbe produrre ritorni per 1.7 volte l'investimento entro il secolo. Forte di questo unico dato, invero insignificante (1.7 volte il capitale investito in 90 anni non è una misura significativa), Lomborg ha annunciato alla stampa internazionale che conviene adattarsi ai cambiamenti climatici prodotti dalle emissioni piuttosto che cercare di contrastarli. Tanto più che, sostiene, saranno i paesi più poveri i più colpiti; meglio “aiutarli” ad adattarsi che lasciarli colpevolmente soffrire. Lomborg e i suoi finanziatori sono sempre stati preoccupati per la sorte dei paesi poveri.

Lomborg ha quindi “commissionato” e (l'Eni finanziato) una ricerca tutto sommato insignificante, al solo scopo di usarne gli scontati risultati per ribattere il suo nuovo punto di vista: al cambiamento climatico conviene adattarsi. Lo studio ha il piccolo difetto di circoscrivere molto l'analisi, quantificando costi e benefici attraverso la sola variazione del PIL (prodotto interno lordo), un indice che si è già dimostrato tutto fuorché un riferimento utile a misurare benessere e sviluppo.

Lo studio e Lomborg evitano poi di dire che nel mondo “adattato” o l'inquinamento dell'atmosfera e della biosfera in generale resteranno un grosso problema senza tagli alle emissioni ed evitano accuratamente di spingersi troppo in là, ad esempio fino a che l'effetto dell'accumulo non renderà irreversibili certi cambiamenti o velenose l'atmosfera e le acque. Dal negare l'aumento delle temperature, si è passati a considerare - solo - quello. Allo stesso modo l'analisi sulle variazioni del PIL non ci dice niente della qualità della vita quotidiana di quegli uomini che dovranno coltivare piante resistenti al calore e isolare l'abitazione, perché fuori fa troppo caldo; e nemmeno ci dice cosa costerà depurare acque sempre più inquinate o respirare aria con un numero sempre minore di parti per milione (ppm) di ossigeno.

La cosa non spaventa di certo Lomborg che ha presentato con le trombe lo studio della Fondazione Enrico Mattei” intitolato in inglese “Analysis of Adaptation as a Response to Climate Change “ e, seppure il direttore della ricerca, Carlo Carraro, sostiene (con onestà intellettuale) che la strategia ottimale sarebbe quella di mitigare e ridurre le emissioni, Lomborg ne trae la prova provata che conviene scegliere strategie d'adattamento, piuttosto che ridurre le emissioni.

Lomborg si è esibito con l’agenzia Reuters e le sue dichiarazioni hanno avuta una discreta eco all'estero, mentre in Italia non se ne trova traccia. Questa e le ultime esibizioni sul genere ci dicono quindi che la strategia delle compagnie petrolifere ha abbandonato il fronte negazionista e ora ammette la minaccia del cambiamento climatico, ma non ha abbandonato la battaglia. Nei prossimi tempi, la linea che i soliti noti sosterranno in opposizione ai tagli alle emissioni, sarà quindi quella di sostenere la superiore economicità di una scelta politica che privilegi la riparazione dei danni, invece di puntare al contenimento delle emissioni inquinanti e alla riduzione della dipendenza energetica da combustibili fossili. Avrà gioco facile, le sue dichiarazioni arrivano sui giornali e sui media senza alcun contraddittorio e ha già dimostrato che non bastano le figuracce raccapriccianti a fermarlo. Le sue affermazioni invadono il mainstream senza incontrare resistenza e si sedimentano in rete come nelle convinzioni dei meno accorti.

Sosterranno che all'umanità conviene investire per “salvare” le vittime del cambiamento climatico ora e subito, lasciando il problema sovrastante ancora più incombente e grave alle generazioni future, piuttosto che “perdere” PIL con investimenti apparentemente a fondo perduto che (orrore!), avrebbero la sgradevole conseguenza di mettere in pericolo il controllo delle grandi compagnie sulle fonti energetiche e i loro guadagni. Ovviamente pur ammettendo che qualche danno è stato fatto, nessuno degli “scienziati” alla Lomborg azzarda mai l'ipotesi che a pagare sia chiamato anche chi l'ha provocato; un altro singolare peccato d'omissione, per quanto comprensibile. La brutta notizia è che questi signori hanno denaro e influenze sufficienti a comprarsi fior di “ricerche” e ad assicurarne la copiosa diffusione attraverso i media mainstream e che riusciranno a convincere un sacco di gente. A dimostrazione dell'efficacia di questa robaccia c'è la residua esistenza di molti “ambientalisti scettici” e, anche se il loro guru si è pentito in silenzio da tempo, si è dimenticato di sconfessare le sciocchezze pregresse e costoro sono convinti che l'aumento globale della temperatura sia un complotto del governo per aumentare le tasse o l'effetto delle attività delle macchie solari.

La storia della guerra delle multinazionali del petrolio contro il resto del mondo si arricchisce così di un nuovo capitolo, confermando i timori di quanti da sempre sono destinati a pagare i costi occulti di quei profitti attraverso la socializzazione dei danni provocati all'ambiente. Occorre quindi che quanti sono sinceramente preoccupati per l'abitabilità del pianeta nel prossimo futuro siano coscienti della presenza e dell'operatività di queste forze platealmente eversive, intente a dirottare il dibattito pubblico con falsità sempre diverse, ma che hanno un unico scopo: la protezione degli attuali interessi e monopoli energetici, anche a costo di compromettere il futuro stesso del pianeta.

Mazzetta

tratto da www.altrenotizie.org

1 settembre 2009

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Berlusconi dalla sua tv tunisina promette casa e lavoro agli immigrati

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berlusconi_mitra.jpg

Link: Berlusconi in Libia perchè deve promuovere la sua TV?

Tutto si può dire di Silvio Berlusconi, meno che non sia coerente. Recita il ruolo di pilastro dell'alleanza atlantica quando si trova a colloquio con Bush e Obama, ma non rinuncia alle effusioni con Vladimir Putin quando va in visita in Russia. Discute affettuosamente con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy salvo poi siglare importanti accordi energetici con Turchia e Russia. Va a braccetto con Gheddafi prima di firmare contratti petroliferi e poi rivendica il ruolo di paladino dei diritti umani e della democrazia quando torna in patria. Non importa quante giravolte gli tocchi fare, la politica estera del presidente del consiglio sembra avere una sola infallibile bussola: il proprio interesse.

Non stupisce quindi che Silvio Berlusconi, capo di un governo che ha promosso alcune delle norme più rigide d'Europa sull'immigrazione, dal reato di immigrazione clandestina ai medici spia, fino al sistematico ricorso ai respingimenti al confine, si trasformi in un agnellino terzomondista quando si trova in visita nei paesi del Nordafrica.

E' sfuggita ai media italiani - ma non alla rete - la performance del presidente del consiglio dello scorso 18 agosto, allorché si trovava in visita privata a Tunisi. Durante la visita, al termine di un incontro con il presidente tunisino Ben Alì, il presidente del consiglio ha partecipato a Ness Nessma (guarda il video) , programma della televisione satellitare tunisina Nessma TV, acquisita lo scorso anno per il 50 per cento da Mediaset e dalla società di Tarak Ben Ammar Quinta Communications. Interpellato sui temi dell'immigrazione su una tv maghrebina di sua proprietà, guardata da centinaia di migliaia di nordafricani, poteva il premier ripetere il solito copione «cattivista» ormai noto in patria o vantarsi delle norme emanate dal suo governo? Certo che no: ricordatevi la storia della bussola.

Ecco un'altra giravolta, quindi: Berlusconi spalanca le porte dell'Italia ai cittadini del Maghreb. Il video è stato trovato, sottotitolato e reso disponibile dal blogger e collaboratore de l'Unità Daniele Sensi, che sostiene – e ne ha ogni ragione – che a questo punto “il pacchetto sicurezza in realtà non è mai esistito”. Nel corso della trasmissione, infatti, Berlusconi sostiene la necessità di "aumentare le possibilità di entrare legalmente in Italia" (altro che quote) e che il nostro paese ha “il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con totale apertura di cuore, e di dare a coloro che vengono in Italia la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli e la possibilità di un benessere che significa anche la salute, l'apertura di tutti i nostri ospedali per le loro necessità, e questa è la politica del mio governo". Insomma, lavoro, case, scuole e ospedali per gli immigrati. Come programma di governo non è male. Chissà che ne pensano gli elettori della Lega...

http://www.unita.it/news/italia/87823/berlusconi_buonista_sulla_sua_tv_tunisina

Berlusconi versione Tunisia: "I nostri ospedali sono aperti agli immigrati"

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Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Settembre 2009 23:45

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