Saturday, Feb 04th

Last update:12:32:02 PM GMT

You are here:

INTERNI

Manovra: gazzarra in Senato. C'è la fiducia, non per tutti

E-mailStampaPDF
Il maxiemendamento del governo conferma la sua «attenzione» per i possidenti. Pensioni indicizzate fino a 1.400 euro, ma solo per un anno. Sconto Ici in base al numero dei figli a carico Braccio di ferro sulle liberalizzazioni tanto promesse. Frenata sugli stipendi parlamentari

parlamentoUn governo con lo slittino. Giorno dopo giorno è andata aumentando la lista delle materie che vengono rinviate ad altra data. La più importante sono le liberalizzazioni, con i temutissimi tassisti a gridare vittoria (momentanea). La più impopolare riguarda la riduzione delle indennità per i parlamentari, dilettantescamente inserita nel decreto (per Costituzione il governo non può intervenire su prerogative del Parlamento; ma Fini e Schifani promettono iniziative immediate, già in gennaio).
A tempo quasi scaduto - deve presentare oggi il testo su cui metterà certamente la fiducia - ieri pomeriggio il governo ha messo a verbale il suo maxiemendamento. Le novità ci sono, ma nessuna sembra di grande rilievo. Anzi qualcuna dovrebbe risultare persino insultante.
Sulle pensioni, per esempio. Dopo molto pensare l'indicizzazione è stata portata fino al «triplo del minimo» (1.400 euro), ma soltanto per il 2012. L'anno successivo saranno adeguate soltanto quelle fino a 935 euro (o giù di lì). Metà di quanto «promesso» per giorni dal ministro Fornero, che aveva anche proposto - ieri mattina - un «contributo di solidarietà» del 25% sulle pensioni d'oro, al di sopra dei 200.000 euro annui (quelle di Giuliano Amato et similia, insomma). È stata accontentata, ma nella misura del 15% e solo fino al 2014. Mica vorremo farli stare nelle ristrettezze, no?
Idem per l'alleggerimento dello «scalone» cui erano stati obbligati i nati nel 1952: potranno ritirarsi prima pagando solo l'1% di penalizzazione per i primi due anni mancanti al limite minimo di legge (invece del 2%). Se sono di più, si paga il 2% per ogni anno. Discorso simile anche per l'Imu (Ici, rifiuti, ecc). Le famiglie più «povere» avranno una detrazione della tassa sulla prima casa pari a 200 euro più 50 per ogni figlio a carico e convivente al di sotto dei 26 anni; ma non oltre i 400 euro. In compenso, aumenta la rivalutazione delle rendite catastali degli immobili di proprietà di banche e assicurazioni: 80%, invece del 60 dei comuni mortali.
Sul fronte welfare, l'unica notizia positiva arriva per quei lavoratori ormai in «mobilità lunga» che rischiavano di non arrivare alla pensione con le nuove regole. Verrà prolungata quanto serve, ma soltanto per chi rientra negli accordi firmati fino al 4 dicembre. In pratica, ci rientrano i lavoratori di termini Imerese e dell'Alenia.
Un atto dovuto, nulla di più. Così come lo è l'estensione dei bonus fiscali (36 2 55%) per le ristrutturazioni e la riqualificazione energetica degli immobili anche alle aree colpite da calamità naturali.
Chiarito infine il giallo del bollo sui conti correnti. Era corsa voce di aumento per tutti. Invece resta a 34 euro annui per le persone fisiche e sale da 73,8 a 100 euro per le società. La maggiorazione servirà ad abolire il bollo per chi, nella media annua, non ha più di 5.000 euro in banca. Ma non è un atto di bontà: «se facciamo una lotta al contante e chiediamo alle banche di non far pagare ai piccoli correntisti certe spese, allora dobbiamo togliere anche questo bollo», ha spiegato il sottosegretario Vieri Ceriani.
La misura è stata pensata per incentivare l'uso delle carte di credito, in modo da poter rendere cogente il divieto dell'uso dei contanti per cifre al di sopra dei 1.000 euro. Ma se non associata a un paniere di spese deducibili (valgono sempre gli esempi dell'idraulico o del meccanico, come se fossero questi gli «evasori tipo») difficilmente potrà diventare una battaglia vinta. Come si fa, infatti, a dimostrare che i 1.000 euro che ritiro in banca non siano stati spesi in tante operazioni spicciole?
Il resto sono dettagli, come il bollo dello 0,76% sul valore delle case possedute all'estero, il leggero aumento dei contributi previdenziali per gli «autonomi» o l'imposta di bollo dell'1% (ma non doveva essere dell'1,5?) sui capitali «scudati» o quella dello 0,1% sulle attività finanziarie detenute all'estero. O la definizione di un tetto massimo - pari al trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione - per i dirigenti della pubblica amministrazione. Briciole che solo per irrisione possono essere definite «misure di equità».
Anche sul finale, dunque, si conferma che la squadra dei «professori» è molto sensibile alle istanze dei benestanti o dei ricchissimi (e quindi alle pressioni del Pdl), mentre resiste senza problemi a quelle - assai timide, peraltro - poste dai sindacati e dal centrosinistra. Questione «di classe».

Francesco Piccioni

tratto da Il manifesto del 14 dicembre 2011

AddThis Social Bookmark Button

27 gennaio: sciopero Generale e Manifestazione nazionale a Roma

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

USB, SLAI COBAS, CIB-UNICOBAS, SNATER, USI e SICOBAS hanno indetto lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per l'intera giornata del 27 gennaio 2012 con manifestazione nazionale a Roma.

Sciopero_generaleLo sciopero generale è indetto:

- contro il governo Monti che conferma le precedenti manovre, colpisce l'intero sistema pensionistico e il livello di vivibilità economica dei pensionati, riduce il potere d'acquisto dei salari attraverso l'aumento dell'IVA, dell'Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina e l'adozione dell'ICI sulla prima casa;
- contro le politiche ispirate dall'unione europea e condivise dai vari governi, che tutelano gli interessi del grande capitale bancario, finanziario ed economico, scaricando i costi della crisi capitalista sui lavoratori e sulle fasce di popolazione più disagiata;
- contro le precedenti manovre del governo Berlusconi che complessivamente prevedono misure su licenziamenti, privatizzazioni e peggioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori privati e del personale del pubblico impiego e della scuola (anche con l'accorpamento selvaggio degli istituti), compresa la riduzione del personale, la cassa-integrazione, la mobilità obbligatoria, la possibilità di licenziare e il blocco dei contratti, contro la riforma scolastica del Ministro Gelmini;
- contro le politiche del "piano Marchionne", le delocalizzazioni e la deindustrializzazione in atto, l'estensione dell'accordo Pomigliano in tutto il gruppo Fiat e nelle aziende metalmeccaniche collegate, la cancellazione del contratto nazionale e la svolta autoritaria in atto nelle relazioni sindacali;
- contro il patto sociale e l'attacco ai diritti dei Lavoratori;
- contro l'accordo del 28 giugno 2011 tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, ratificato il 21 settembre scorso che ha aperto la strada all'art. 8 della manovra del governo e alla cancellazione dei contratti nazionali;
- per la piena applicazione delle misure di tutela su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

USB - SLAI COBAS - CIB-UNICOBAS - SNATER - USI - SICOBAS

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Gennaio 2012 20:32

Nasce la Rete Europea per l'Acqua Pubblica

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 
Due giorni di lavori a Napoli: intervista a Tommaso Fattori del Forum Italiano Movimenti per l'Acqua

rete_europea_acquaUn fine settimana importante per la lotta al diritto all'acqua quello appena trascorso. Il 10 e l'11 dicembre a Napoli, si è tenuto il primo incontro per la costituzione di una Rete Europea per l'Acqua Pubblica. Organizzato dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua Pubblica, ha avuto come obiettivo il lancio di una piattaforma generale basata sui principi secondo cui acqua e servizio idrico non possono essere soggetti a logiche di mercato, ma vano ricondotti alla gestione pubblica. Oltre a ribadire il no dei movimenti al Forum Mondiale dell'Acqua in programma a Marsiglia a marzo 2012, organizzato dalle grandi multinazionali. Sul vertice di Napoli PeaceReporter ha intervistato Tommaso Fattori, del Forum italiano.

Perché la scelta di Napoli per il primo incontro di questa iniziativa?
Abbiamo scelto Napoli non a caso, perché è la prima città italiana ad aver integralmente rispettato la volontà referendaria, trasformando la società di capitali che gestiva la rete idrica comunale in un ente di diritto pubblico che non ha più per scopo la produzione di utili, ma un servizio dove gli eventuali utili vengono reinvestiti nel servizio. Per correttezza d'informazione il referendum ha ottenuto l'abrogazione dell'adeguata renumerazione del capitale investito dalle compagnie private, non l'obbligo di ripubblicizzazione, ma togliendo i profitti ha tagliato le gambe alla privatizzazione.
Bloccato l'obbligo di privatizzare, non si introduce quello a ripubblicizzare. Napoli è andata oltre, dando un senso alla volontà forte degli italiani che hanno votato al referendum. Abbiamo scelto Napoli proprio perché ha dimostrato che è possibile riprendere il controllo pubblico della gestione dell'acqua. Basta la volontà politica., nel Paese che con il referendum ha dato un messaggio forte.

Quali sono i risultati pratici emersi dalla due giorni di lavori?
Ci siamo dati una carta di principi, in undici punti, molto ampi. Dalla qualità dell'acqua all'acqua come diritto umano, dalla lotta alle acque minerali, fino al cambiamento climatico, per preservare il ciclo della vita dell'acqua. A questa carta viene affiancata una piattaforma, in quattro punti, più operativa, che si occuperà del percorso per la pubblicizzazione del controllo, della proprietà e della gestione del servizio idrico. Portando alla collettività il dovere della tutela e della gestione. E l'ultimo punto è la partecipazione di cittadini e lavoratori alla gestione, come modello chiave del futuro.

Perché la necessità di far diventare la battaglia per l'acqua pubblica europea?
Questo è un tentativo di allargare su scala europea l'esperimento tentato con successo in Italia, che parte dalla convinzione che solo una campagna di scopo sia in grado di mettere assieme soggetti tra loro molto differenti, per cultura, dimensione e origine, attorno all'obiettivo condiviso del riconoscimento dell'acqua come diritto umano universale, patrimonio della terra, e non come merce dalla quale trarre profitti, sia come privatizzazione che come finanziarizzazione. Il primo punto, dunque, è unirci. Comprendendo che la sfida è talmente complessa da non poter essere affrontata come singole realtà. E il livello della lotta deve essere europeo anche per questo motivo, perché gli interessi economici si muovono sempre più in una dimensione sovranazionale. Ancora di più nel momento in cui si assiste a una grande speculazione finanziaria internazionale che, come noto, apre la strada a maggiori privatizzazioni. L'acqua è uno degli obiettivi di questa speculazione. Un altro elemento che rende necessaria una dimensione europea è quello dello spostamento della sovranità, sempre più, verso l'alto. L'Ue conta sempre più nelle decisioni della nostra vita quotidiana, anche quando manca una legittimazione democratica. Dobbiamo unirci, tra diversi, per confrontarci con un livello che cambia.

Un tentativo, però, già fatto due anni fa che non diede molti risultati. Cos'è cambiato da allora?
Avevamo già tentato, due anni fa a Malmoe, di dar vita a un network di questo tipo in Europa ma quel tentativo non andò a buon fine. Ci siamo interrogati sul perché non avesse funzionato, e secondo noi i motivi sono sostanzialmente due: una riguarda i movimenti sociali stessi, che all'epoca non erano radicati come adesso. In questi anni sono successe molte cose, tra le quali un referendum vinto a Berlino, le ripubblicizzazioni in Francia a partire da quella più nota di Parigi, e un referendum stravinto in Italia. Il secondo elemento è che oggi abbiamo strumenti nuovi, che permettono di lavorare a una nuova campagna di democrazia in Europa. All'epoca ci mancava anche un elemento addensante, uno strumento che ci permettesse di lavorare assieme su una campagna concreta. Quello strumento è l'Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice), previsto già nel Trattato di Lisbona e che sarà disponibile dalla primavera del 2012. Il primo strumento di democrazia diretta in Europa, che prevede la raccolta di almeno un milione di firme in almeno sette paesi dell'Unione, su un testo che spinge la Commissione a legiferare sul tema. Ci muoveremo da un lato con la rete dell'European Federation of Public Service Unions (Epsu) e dall'altro con l'Institut Européen de Recherche sur la Politique de l'Eau (Ierpe) fondato a Bruxelles da Riccardo Petrella, per organizzare due diverse e parallele iniziative dei cittadini europei. La prima, con Epsu, più focalizzata sui principi, affermando l'acqua come bene comune, la seconda con Ierpe si orienta a modificare la direttiva Ue 2000/60/CE sull'acqua, scardinandone alcuni elementi, quindi non considerare l'acqua come una merce, con meccanismi non solo di trasparenza ma anche di partecipazione dei cittadini alla gestione dell'acqua. Adesso c'è anche uno strumento, ed è un segno importante. Che ci permette di legare il tema dell'acqua a quello della democrazia e proporre il fondamento di un'altra economica sui beni collettivi.

Portare il confronto a livello europeo può essere anche un modo di tutelare la vittoria del referendum italiano, visto che il governo Berlusconi ha tentato di ignorarlo e per il governo Monti non sono ancora chiare le strategie sul tema dell'acqua?

Nella manovra estiva, l'esecutivo precedente ha tentato di reintrodurre l'obbligo di privatizzare i servizi pubblici. Era anti costituzionale ed è molto probabile che si sarebbe potuto fermarli. Come si agirà contro il fatto che i gestori non hanno ancora tolto dalle bollette la renumerazione degli investimenti che i cittadini continuano a pagare nonostante l'esito del referendum. Per questo lanceremo la campagna id obbedienza civile. Elemento eversivi del processo referendario, che combatteremo nei tribunali e nelle piazze. Il livello europeo ci tutela da questi attacchi, anche se Fmi e Bce spingono a privatizzare. Quindi bisogna rafforzare lo spazio democratico dei cittadini europei. Quindi serve per tutelare i cittadini dagli attacchi nazionali che da quelli sovranazionali.

Christian Elia

tratto http://it.peacereporter.net

13 dicembre 2011

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Martedì 13 Dicembre 2011 10:57

Manovra. Tagli sanguinosi, ma non per i parlamentari

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

parlamentoI parlamentari si ribellano ai tagli. Ma solo per lo stipendio loro. Sfruttando una norma che prevede siano loro stessi, e non il governo, a legiferare sugli emolumenti di deputati e senatori.

"Escludo che da parte del Parlamento ci possa essere un'azione dilatoria nei confronti di quello che inappropriatamente il governo ha inserito nel decreto, la riforma delle indennità, uniformando il trattamento economico dei parlamentari italiani alla media europea". Parola di Fini, che sottolinea come "sia doveroso per il Parlamento essere trasparente e dare luogo a una riforma delle indennità", che verrà realizzata in un'apposita commissione.

E' giusto, insomma, spiega il presidente della Camera, che l'operazione venga realizzata in modo assolutamente trasparente con una riforma in cui si spieghi in base a quali criteri la riforma stessa viene realizzata e uniformando comunque "il trattamento dei parlamentari italiani a quello della media degli altri paesi europei".

In un altro momento, con calma, magari allungando i tempi fino alla fine della legislatura in modo che le conseguenze delle (eventuali) riduzioni ricadano sui parlamentari subentranti.

Il tasso di dignità personale di questo parlamento, fatto quasi per intero di “nominati” al servizio dei “capi-bastone”, è al minimo livello della sua non eccelsa storia recente. Da quando c'è stato “l'ingresso in politica della società civile” - sull'onda del “bipolarismo coatto” e di leggi elettorali sempre più obbliganti a scegliere tra due candidati che non ti rappresentavano proprio, il degrado è stato costante e con moto accelerato.

E' stata poi nominata dallo stesso Fini una “commissione” che dovrà occuparsi di definire il livello di “trattamento europeo”.
"Nel decreto del governo la norma era scritta male, nel senso che non è possibile - ha evidenziato Fini - intervenire per decreto nell'ambito di questioni che sono di competenza esclusiva delle Camere. Ma di questo il governo è perfettamente consapevole e la norma sarà corretta".

Naturalmente sul piano strettamente statutario ha ragione. Ma la protervia egoista mostrata dai singoli deputati è tale da mostrare al paese che il vero motivo del rinvio – si poteva benissimo prendere il testo proposto dal governo e farlo approvare dal Parlamento in coincidenza della discussione sulla manovra – è soltanto “privato”. Questi personaggi miracolati dal servilismo non sono disposti a vedersi ridurre gli emolumenti bnormi che percepiscono.

La giornata di ieri era stata caratterizzata dalla ribellione di peones e vecchi marpioni davanti a una norma comparsa nel decreto legge con cui le indennità dei parlamentari venivano equiparate a quelle degli europei. "Viola l'autonomia del Parlamento", fanno sapere da Montecitorio e Palazzo Madama.
L'indennità di un deputato italiano oggi ammonta a 11.704 euro, ovviamente al netto della diaria (la cifra supplementare per ogni presenza in aula). La media delle retribuzioni nell'eurozona è di circa 6mila euro in meno (per la precisione 5.339) Cifre a cui guarda come modello il governo con l'obiettivo di ridurre i costi della politica. Cifre che farebbero venire un colpo ad Alessandra Mussolini, che al settimanale “A” ha dichiarato: "Togliere il vitalizio è istigazione al suicidio". Signora, per così poco... Le fosse venuto in testa per il cognome che porta avrebbe auto anche la nostra solidarietà.
I parlamentari preferirebbero invece adeguarsi a i trattamenti riservati a chi va a Strasburgo: un eurodepuato guadagna infatti quasi 6mila euro netti mensili, ma al netto dei generosi benefit, e i collaboratori sono a carico del Parlamento. I tecnici di Montecitorio hanno fatto due conti e hanno scoperto che l'adeguamento all'Europarlamento farebbe quasi raddoppiare i costi della "casta" anziché ridurli.

Link: Monti fa il sordo e non media

Link: La Costituzione aggirata e il governo a-democratico

Link: Proiettili per Alemanno e il ministro Severino. Strana provocazione

tratto da www.contropiano.org

12 dicembre 2011

AddThis Social Bookmark Button

Vi ricordate il collegato lavoro? Il 31 dicembre è l'ultima data utile per i ricorsi sul passato

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

precariUn anno fa, di questi tempi, le Camere approvavano il cosiddetto collegato lavoro (la legge 183/2010). La sanatoria voluta dal passato Governo per colpire tutti i precari e le precarie.

Scopo della riforma era quello di rendere praticamente impossibile l’impugnazione dei contratti atipici (che fra l’altro nella gran parte dei casi sono illegittimi) da parte dei precari e delle precarie, introducendo tempi strettissimi per far valere i propri diritti. Una volta scaduto il contratto, se questo non viene impugnato entro 60 giorni, addio diritti. La vecchia normativa garantiva invece anni di tempo a chi intendeva fare causa al suo ex-datore di lavoro: con il Collegato lavoro, visto che l’arco di tempo entro il quale si può fare causa al proprio datore di lavoro si accorcia appunto a 60 giorni, o ci si muove per tempo, o dopo non si può più rivendicare niente!

È fin troppo facile immaginarsi i dubbi amletici di chi vive sotto il ricatto perenne del rinnovo: “Se impugno il contratto non me lo rinnovano più, ma se poi non lo rinnovano non posso più impugnarlo?” La precarietà è isolamento e disinformazione, ma soprattutto è ricatto e consenso: spezziamo questa catena.

Quindi attenzione! La norma del collegato lavoro entrata in vigore il 24 novembre 2010, è stata di fatto congelata con il decreto mille proroghe fino al 31 dicembre 2011. Ciò significa che i lavoratori i cui contratti a termine sono già scaduti hanno tempo fino al 31 dicembre 2011 per impugnarli. Non solo: il termine di 60 giorni a pena di decadenza, si applica anche per il caso di trasferimento, di cessione d’azienda, di appalti simulati (l’enorme galassia delle cooperative).

Ma non è finita qui. La riforma prevede che, anche nel caso fortunato che un lavoratore riesca a ottenere la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, ci sia un tetto al risarcimento massimo che il datore di lavoro può essere condannato a pagare. A prescindere da quanto tempo il lavoratore sia rimasto disoccupato per colpa del comportamento illegittimo del padrone, il risarcimento massimo sarà di dodici mesi di stipendio. Quest’ultima norma si applica pure alle cause in corso.

tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it

9 dicembre 2011

AddThis Social Bookmark Button

Pagina 10 di 218