Un governo con lo slittino. Giorno dopo giorno è andata aumentando la lista delle materie che vengono rinviate ad altra data. La più importante sono le liberalizzazioni, con i temutissimi tassisti a gridare vittoria (momentanea). La più impopolare riguarda la riduzione delle indennità per i parlamentari, dilettantescamente inserita nel decreto (per Costituzione il governo non può intervenire su prerogative del Parlamento; ma Fini e Schifani promettono iniziative immediate, già in gennaio).
A tempo quasi scaduto - deve presentare oggi il testo su cui metterà certamente la fiducia - ieri pomeriggio il governo ha messo a verbale il suo maxiemendamento. Le novità ci sono, ma nessuna sembra di grande rilievo. Anzi qualcuna dovrebbe risultare persino insultante.
Sulle pensioni, per esempio. Dopo molto pensare l'indicizzazione è stata portata fino al «triplo del minimo» (1.400 euro), ma soltanto per il 2012. L'anno successivo saranno adeguate soltanto quelle fino a 935 euro (o giù di lì). Metà di quanto «promesso» per giorni dal ministro Fornero, che aveva anche proposto - ieri mattina - un «contributo di solidarietà» del 25% sulle pensioni d'oro, al di sopra dei 200.000 euro annui (quelle di Giuliano Amato et similia, insomma). È stata accontentata, ma nella misura del 15% e solo fino al 2014. Mica vorremo farli stare nelle ristrettezze, no?
Idem per l'alleggerimento dello «scalone» cui erano stati obbligati i nati nel 1952: potranno ritirarsi prima pagando solo l'1% di penalizzazione per i primi due anni mancanti al limite minimo di legge (invece del 2%). Se sono di più, si paga il 2% per ogni anno. Discorso simile anche per l'Imu (Ici, rifiuti, ecc). Le famiglie più «povere» avranno una detrazione della tassa sulla prima casa pari a 200 euro più 50 per ogni figlio a carico e convivente al di sotto dei 26 anni; ma non oltre i 400 euro. In compenso, aumenta la rivalutazione delle rendite catastali degli immobili di proprietà di banche e assicurazioni: 80%, invece del 60 dei comuni mortali.
Sul fronte welfare, l'unica notizia positiva arriva per quei lavoratori ormai in «mobilità lunga» che rischiavano di non arrivare alla pensione con le nuove regole. Verrà prolungata quanto serve, ma soltanto per chi rientra negli accordi firmati fino al 4 dicembre. In pratica, ci rientrano i lavoratori di termini Imerese e dell'Alenia.
Un atto dovuto, nulla di più. Così come lo è l'estensione dei bonus fiscali (36 2 55%) per le ristrutturazioni e la riqualificazione energetica degli immobili anche alle aree colpite da calamità naturali.
Chiarito infine il giallo del bollo sui conti correnti. Era corsa voce di aumento per tutti. Invece resta a 34 euro annui per le persone fisiche e sale da 73,8 a 100 euro per le società. La maggiorazione servirà ad abolire il bollo per chi, nella media annua, non ha più di 5.000 euro in banca. Ma non è un atto di bontà: «se facciamo una lotta al contante e chiediamo alle banche di non far pagare ai piccoli correntisti certe spese, allora dobbiamo togliere anche questo bollo», ha spiegato il sottosegretario Vieri Ceriani.
La misura è stata pensata per incentivare l'uso delle carte di credito, in modo da poter rendere cogente il divieto dell'uso dei contanti per cifre al di sopra dei 1.000 euro. Ma se non associata a un paniere di spese deducibili (valgono sempre gli esempi dell'idraulico o del meccanico, come se fossero questi gli «evasori tipo») difficilmente potrà diventare una battaglia vinta. Come si fa, infatti, a dimostrare che i 1.000 euro che ritiro in banca non siano stati spesi in tante operazioni spicciole?
Il resto sono dettagli, come il bollo dello 0,76% sul valore delle case possedute all'estero, il leggero aumento dei contributi previdenziali per gli «autonomi» o l'imposta di bollo dell'1% (ma non doveva essere dell'1,5?) sui capitali «scudati» o quella dello 0,1% sulle attività finanziarie detenute all'estero. O la definizione di un tetto massimo - pari al trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione - per i dirigenti della pubblica amministrazione. Briciole che solo per irrisione possono essere definite «misure di equità».
Anche sul finale, dunque, si conferma che la squadra dei «professori» è molto sensibile alle istanze dei benestanti o dei ricchissimi (e quindi alle pressioni del Pdl), mentre resiste senza problemi a quelle - assai timide, peraltro - poste dai sindacati e dal centrosinistra. Questione «di classe».
Francesco Piccioni
tratto da Il manifesto del 14 dicembre 2011




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