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A proposito di convivenza e di conflitti interetnici. Sull'uso e l'abuso del concetto di legalità

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legalita_immigratoAncora una volta balzano agli onori della cronaca locale episodi che attestano difficoltà di “gestione” della convivenza con i migranti.

Noi non eravamo presenti e non vogliamo in questo ambito entrare nel merito della dinamica dello “scontro” fra vigili e ambulanti senegalesi.

Ci preme però evidenziare alcuni aspetti: si parla di una comunità che storicamente è inserita in contesti di integrazione cittadina attraverso progetti, percorsi e mediatori e che quindi sembra essere meno vulnerabile ed esposta  rispetto ad altre “etnie” davanti a certi comportamenti condizionati da pregiudizi e stereotipi. Inoltre le testimonianze raccolte dai cronisti non sembrano convergere sulle responsabilità dell'accaduto, anzi sembrano discostarsi sensibilmente a seconda degli “interessi” personali degli intervistati e degli intervistatori. Curiosa la difforme narrazione delle cronache a seconda della fonte di informazione (le interviste di granducato e quelle del Tirreno sembrano non riferirsi allo stesso evento).  Questo dovebbe quantomeno indurre ad avere meno certezze sul fatto che siano i vigili ad essere stati aggrediti: le reazioni delle istituzioni e dei politici ancora una volta non mostrano dubbi e la solidarietà per lo più viene espressa solo per i tutori dell'ordine.

La giustificazione di certi interventi e talvolta del modo con cui questi si caratterizzano è sempre quella  legata al concetto di “legalità” a senso unico, qui nel senso di far rispettare le regole del “libero mercato” e della “leale concorrenza”.

Basta ascoltare e leggere le parole del sindaco Cosimi – massimo responsabile del corpo della Polizia Municipale – per riscontare l'uso  e l' “abuso” di questa parola magica ed evocativa di ogni massima ispirazione per una società serena e tranquilla: LEGALITA'.

Da tempo assistiamo impotenti ad un coro che assume la legalità come criterio assoluto e prioritario. Eppure la legalità è una parola che non dovrebbe mai stare da sola.La legalità fine a se stessa non è niente, è l'obbedienza sterile. La legalità si coniuga con la solidarietà e con la giustizia sociale.Bisogna avere la percezione di quanto sia mutilante la norma nella sua astrazione. E ogni ordine, ogni forma, ogni misura riduttivi rispetto alla vita.

Se solo provassimo a confrontarci seriamente, provando a metterlo in pratica, con il “Tentativo di decalogo per la convivenza interetnica”,  suggeritaci da Alex Langer nel “lontano” 1994, forse oggi ci troveremmo un po’ più a nostro agio nell’attuale società multiculturale e saremmo maggiormente in grado di convivere e confrontarci con gli altri, i migranti.

In particolare nel settimo punto di questo decalogo Langer sostiene che “Diritti e garanzie sono essenziali ma non bastano; norme etnocentriche favoriscono comportamenti etnocentrici.
Non si creda che identità etnica e convivenza inter-etnica possano essere assicurate innanzitutto da leggi, istituzioni, strutture e tribunali, se non sono radicate tra la gente e non trovano fondamento in un diffuso consenso sociale...E non si dimentichi che leggi e strutture fortemente etnocentriche (fondate cioè sulla continua enfasi dell’appartenenza etnica, sulla netta separazione etnica, ecc.) finiscono inevitabilmente ad inasprire conflitti e tensioni ed a generare o rafforzare atteggiamenti etnocentrici, mentre - al contrario - leggi e strutture favorevoli alla cooperazione inter-etnica possono incoraggiare ed irrobustire scelte di buona convivenza”
.

E forse la lezione di Alex Langer ci richiama anche a questo: l’importanza e la necessità di riscoprire il valore delle parole e dei significati, ripartendo da una sorta di “alfabetizzazione” culturale.  Anche perchè la compresenza pluri-etnica sarà la norma più che l'eccezione; l'alternativa è tra esclusivismo etnico e convivenza Altrimenti saranno solo “scorciatoie” e salti nel “buio”.

Livorno, 20 maggio 2011  

Stefano Romboli  Cittadini Ecologisti

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