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Centrale elettrica a biomassa di “Porto Energia srl” Livorno tra inquinamento ambientale locale e rapina neo-coloniale

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Link video: Stefano Montanari parla delle centrali a biomassa

Per cominciare sembra utile chiarire chi è “Porto energia srl” di Livorno: una filiazione della ex-gloriosa Compagnia lavoratori portuali – già trasformata in impresa ai tempi della “riforma” dei porti cosidetta “Prandini” (1989), alla quale si opposero duramente i “camalli”(i lavoratori portuali veri e propri) di Genova e di altre città, fra cui gli stessi portuali livornesi, che diedero vita anche ad episodi di vera guerriglia sulle banchine livornesi. Altri tempi.

La “Porto energia srl” ha sede in via S. Giovanni 13 a Livorno, presso la sede – appunto – della Compagnia Impresa Portuali, ha un capitale sociale di appena 15.000 euro (quindicimila euro), ed ha per presidente il sig. Enzo Raugei, ex “Comunisti italiani” ed ora PD. Da quello che ci dice Il Tirreno dell’1/12/2009 questa società e una partecipata della Compagnia Impresa Portuali (75%) e della PB Engineering di Pisa, (una srl con 10.000 euro di capitale che possederebbe il restante 25%) che avrebbe realizzato il “piano economico-finanziario e la progettazione tecnica”.

La prima domanda che si pone: come può una piccola srl (società a responsabilità limitata)  come questa proporre, garantire e gestire un'operazione da 90 milioni di euro, quanto costerebbe la proposta centrale elettrica ad olio di palma da 52 MW elettrici, da costruirsi in area portuale ?

In realtà essa è solo la facciata locale della vera proprietà, forse la General Electric, multinazionale dell'energia. Il citato articolo de Il Tirreno parla di un “project financing”, cioè di un’operazione finanziata da un “soggetto industriale, quello chematerialmente gestirà la centrale elettrica”. “Proprio in questi giorni – riferisce Il Tirreno – si stanno definendo le trattative aperte con gruppi di calibro nazionale e internazionale”. Insomma la Compagnia portuali è solo il “faccendiere locale”, capace di ottenere velocemente (com'è stato) i permessi, ottenere la consistente fornitura d'acqua industriale da ASA finanziandole la ristrutturazione del depuratore del Rivellino, ottenere l'uso del terreno della “casa madre” Compagnia Impresa Portuali, tra l'altro soggetto a vincolo SIN in quanto inquinato e soggetto a preventiva bonifica, ed altre “velocizzazioni” di provenienza politica.

Com’è successo per il Faldo di Vicarello, la Compagnia/Impresa Portuali, che naviga in pessime acque e non è in grado di finanziare un’opera di grande impegno, prende il terreno in concessione demaniale, si dota delle autorizzazioni locali che grazie agli appoggi politici non ha problemi ad ottenere e che poi vende ad altri, veri colonizzatori del nostro territorio. Ancora una volta ai livornesi i danni ambientali ad altri i profitti.

Vedremo tra l'altro il clamoroso “sconto” ottenuto nell'autorizzazione provinciale di poter non sottoporre a depurazione le emissioni in atmosfera, nonostante le rimostranze, poi smorzate, dell'ARPAT, notoriamente non dotata di cuor di leone.

Ma andiamo con ordine.

Forse è utile ripercorrere brevemente il quadro energetico della Toscana, ed in esso,  quello della disgraziata Provincia di Livorno. Tutte le centrali termoelettriche strategiche (di una certa dimensione) della Toscana sono collocate nella Provincia di Livorno.

Piombino:

ENEL:Torre del sale, quattro gruppi da 1280 MW, alimentati ad olio combustibile. La centrale è sottoutilizzata e dovrebbe essere chiusa nel 2011.

Edison:Cet 2 (1978) da 60 MW interamente dedicata allo stabilimento Lucchini; Cet 3 (2001)turbogas da 180 MW; Cet Pio (2003) turbogas da 58 MW.

Rosignano:

Electrabel-Suez Rosen: (1997) turbogas potenza di 356 MW.

Electrabel-Suez Roselectra: (2005) turbogas potenza di 400 MW.

Livorno:

Marzocco: centrale ENEL con potenza di 310 MW alimentati ad olio combustibile. Come quella di Piombino la centrale è spesso spenta e dovrebbe essere chiusa nel 2011.

EniPower: nella raffineria di Stagno esistono 3 impianti turbogas per una potenza totale di 203 MW.

Queste centrali, le principali emettitrici di poveri sottili, ossidi di azoto, metalli pesanti, ecc. generano l’80 % dell'energia termoelettrica toscana, mentre il restante 20 % è generato dalla centrale a ciclo combinato di Cavriglia (250 MW).

La restante energia elettrica è generata dalla geotermia di Larderello e Monte Amiata,  in piccola parte dall'idroelettrico, e in parte trascurabile (per la potenza generata, non per l'impatto ambientale micidiale) dagli inceneritori.

Quindi nella piccola Provincia di Livorno (una striscia di terreno profonda una decina di km stesa su 80 km di litorale) si concentra quasi tutta la generazione termoelettrica della Toscana, con le relative ricadute ambientali e sanitarie. Se a questo si somma che a Livorno insiste l'unica raffineria toscana (di proprietà ENI, per ora ….), a Rosignano il più grosso ed impattante impianto cloro/soda d'Italia dopo Porto Marghera, a Piombino le acciaierie, si capisce perchè Livorno e Piombino siano stati dichiarati siti nazionali (SIN) ad alto rischio industriale e soggetti a misure di risanamento ambientale – a cominciare dalle emissioni atmosferiche -   mentre Rosignano incomprensibilmente ancora non lo sia.

E si capiscono anche le pur deboli rimostranze dell'ARPAT nel corso dell'istruttoria autorizzativa per la nuova centrale di “Porto energia srl”. Non si capisce invece il silenzio – almeno finora – della popolazione, dell'ambientalismo e della sinistra superstite.

L'istruttoria autorizzativa iniziava con un minuscolo annuncio a pagamento, pubblicato il 26.6.09 per iniziativa della “Porto energia srl” in fondo alla 4° pagina de “La Nazione”, il quotidiano tradizionalmente “del padrone” a Livorno. Il “francobollo” pubblicato non sarebbe stato letto da nessuno neppure se fosse stato pubblicato da Repubblica o da Il Tirreno, figurarsi sulla Nazione che ben pochi leggono a Livorno. La legge prescrive invece che l'annuncio al pubblico sia pubblicato almeno su due quotidiani. L’iter autorizzativo si è concluso con sorprendente rapidità, con la pubblicazione dell'autorizzazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana (BURT) del 9.12.2009, a firma del Dirigente della Provincia di Livorno, architetto Reginaldo Serra.

Ovviamente tale progetto  non era previsto nel Piano di Indirizzo Energetico della Toscana (PIER), che anzi prevedeva per la nuova generazione elettrica da biomasse “la filiera corta” cioè l'approvvigionamento di biomasse nel raggio di 70 km, anziché da Sud America ed Africa, come nel caso in questione......

Come d'altra parte non era prevista nel PIER l'altra centrale (già, c'è un'altra centrale a biomasse autorizzata nella stessa area di quella della “Porto energia srl”) proposta da “Feder Petroli Green Road” di Pasquale Giordano, sull'area inquinata ex-Carbochimica, autorizzata  sul BURT del  26.11.2008, ma più piccola (23 Megawatt). Anche di questo impianto si sa ben poco se non che dovrebbe entrare in funzione verso la metà del 2010 e che la restante porzione della Carbochimica, oggi di proprietà della Toscopetrol, (gruppi Neri e D'Alesio), sarebbe già oggi utilizzata come deposito di stoccaggio di olii vegetali. Forse non è un caso: ora sappiamo da chi si approvvigionerebbe di olio vegetale la centrale dell'Impresa Portuali. Ricordiamo che sempre in via Leonardo Da Vinci ha sede anche la società Novaol, che dal 1992 trasforma gli olii vegetali provenienti da paesi extracomunitari in biodiesel per autotrazione e riscaldamento.
Non tutti sanno che nel febbraio 2008, il Console della Compagnia/Impresa portuali e presidente della Porto Energia srl, Raugei, annunciò la "riconversione" ecologica del porto di Livorno grazie ad un investimento da 2 milioni di euro in pannelli solari (naturalmente mai realizzato) e ad un investimento da almeno 50 milioni di euro per una centrale a Biomasse. Nella conferenza stampa, che ricaviamo da Greenreport dell'8.2.08 (http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=11924) Raugei ammetteva che esistevano delle difficoltà per le resistenze della Regione Toscana ad ammettere nel suo PIER centrali da filiera lunga, cioè utilizzanti olio vegetale proveniente da paesi extracomunitari. Raugei però, citando l'esempio della centrale a Biomasse da 22 MW di Monteriggioni – Piombino, che la Regione Toscana aveva autorizzato in deroga a questo principio, si diceva fiducioso che la Regione toscana "non escluda la possibilità delle importazioni dall'estero". Ufficialmente la Regione toscana non ha cambiato indirizzo e l'utilizzo a scopo energetico dell'olio di palma "risulta assolutamente incompatibile con gli obiettivi della Regione" ma questo non ha impedito che venissero autorizzate, dopo quella di Piombino, anche le due centrali di Livorno. Non c'è che dire: una bella coerenza!

Comunque a proposito di coerenza c’è da segnalare anche l’atteggiamento della Provincia di Livorno che secondo quanto riferisce il locale WWF in un comunicato dell’11 gennaio, aveva ultimato sin dal novembre 2009 il Piano energetico provinciale, che non prevedeva centrali a biomasse da filiera lunga, ma che ora si preparerebbe a rivedere il tutto. Evidentemente per fare le dovute correzioni, inserendo le centrali a biomasse e, magari, anche il rigassificatore di Rosignano.

In tutto questo baillame la figura migliore, paradossalmente, l’ha fatta il Comune di Livorno che pur dovendosi dotare per legge di un piano energetico non ha mai neppure preso in considerazione l’ipotesi.

Per chi ancora non l’avesse capito le politiche energetiche le fanno le multinazionali …

Affaristi si sostituiscono ad ENEL

Si può osservare fin da ora che – se il disegno è quello di chiudere le centrali elettriche ENEL di Livorno (310 Mw) e di Piombino (1280 Mw), entrambe ad olio minerale combustibile, anziché riconvertirle a gas o meglio a idrogeno – per sostituirle c’è spazio , anzi una vera prateria per tanti  faccendieri locali e multinazionali, come insegnano le due recenti centrali turbogas di Solvay/Electrabel (800 Mw complessivamente) a Rosignano: in marcia dal 1997 la prima, dal 2005 la seconda.

Insomma, il business delle biomasse, con appena 102 Mw autorizzati (23 di Giordano, 52 di Porto Energia e 22 della SICA di Piombino)  sembra APPENA ALL’INIZIO !! E infatti da tempo si parla di una quarta centrale a biomasse da filiera lunga da costruire nel comune di Campiglia marittima, potenza 17 MW. All’ombra dei famigerati incentivi CIP 6, in base ai quali il Gestore dei servizi elettrici (GSE) compra l’energia prodotta da privati a prezzo politico maggiorato finanziato dalle nostre bollette, in virtù dell’utilizzo di fonti energetiche “rinnovabili”, nelle quali rientrano abusivamente anche il gas metano, gli inceneritori di rifiuti urbani e industriali e le biomasse da filiera lunga, appunto. 

Jean Ziegler, anziano socialista svizzero, Relatore Ufficiale delle Nazioni Unite per l’Alimentazione, nell’ottobre 2007 di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite definiva la politica di acquisizione di terreni nel sud del mondo, la loro deforestazione o il loro cambiamento d’uso (da uso agricolo locale ad uso industriale) un “crimine contro l’umanità. Chiedeva pertanto una moratoria di almeno 5 anni per evitare il dilagare della fame. L’acquisizione di terreni da parte delle multinazionali è invece andata avanti, ed oggi almeno 20 milioni di ettari – in Africa, America latina e Asia – sono destinati dalle multinazionali a produzioni finalizzate ad alimentare le centrali elettriche e le auto dei paesi ricchi. Mentre le persone sofferenti la fame sono passate da 860 milioni nel 2005 a 1.070 milioni nel 2009 (FAO, Roma dicembre 2009).

Con la “Domanda di autorizzazione unica” del 26.5.09 la “Porto energia srl” chiede alla Provincia l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di una centrale elettrica  ad olio vegetale di 52 Megawatt elettrici (130 Mw termici), in via Leonardo Da Vinci 17, accanto alla Società Rhodia e nei pressi dell’ analoga centrale di Feder Petroli Green Road (vedi cartina). La connessione alla rete TERNA (Enel) avverrà condividendo il cavo di connessione dell’altra centrale. Allega una serie di nulla-osta o concessioni da parte di vari enti, quali l’ASL, i Vigili del fuoco, la Regione Toscana, i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, ecc.

Nella documentazione allegata alla domanda è compresa una “Sintesi non tecnica” di 15 paginette sgrammaticate (con diffusi errori grammaticali e di ortografia), in cui si descrive sommariamente il progetto: impianto di cogenerazione a ciclo combinato per la produzione di energia elettrica e vapore (da fornire in parte alla Rhodia), su un’area di 19.000 mq sul terminal portuale Da Vinci, “in prossimità” della sottostazione Enel della centrale del Marzocco (la già citata vecchia centrale Enel ad olio combustibile da 310 Mw, in quasi disuso). Per rendersi conto della “serietà” con cui è stata redatta la “sintesi” ci limitiamo a segnalare due imperdonabili inesattezze: da una parte si dice che i camini saranno alti 35 metri, mentre successivamente nella scheda riassuntiva si parla di camini alti 30 metri. Un errore veniale nei confronti dell’altro errore, clamoroso: prima si dice che la centrale produrrà, oltre a 52,5 MW di energia elettrica, anche vapore con una potenza termica pari a 6,0 MWt che però nella pagina successiva diventano 8,5 MWt!

Una centrale al centro di un grande sito inquinato e alluvionabile

Attualmente il terminal Da Vinci è dedicato alla movimentazione e gestione di auto nuove” in arrivo dal Giappone, dalla Corea, dal Brasile, ecc. “In prossimità del sito … è presente un’area a pericolosità idraulica medio-alta (classe IIIc) con possibilità di evento di esondazione  con ricorrenza  compresa tra 2 e 20 anni. Il sito si colloca in area classificata a fattibilità condizionata.” Cominciamo bene …

Il sito è inoltre ricompreso nella perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale (SIN, ndr) di “Livorno” che include l’intero ambito portuale, le aree industriali che gravitano sull’area portuale stessa e l’area marina antistante…” Insomma, un enorme sito da bonificare, comprendente anche la raffineria ENI e varie altre aziende chimiche e petrolifere: 7 chilometri quadrati di terreno e 14 km2 di mare. A tutt’oggi sia l’area in questione, sia la più vasta area SIN non è stata bonificata, nonostante  la Conferenza di servizi decisoria del 7.8.2008 ha (abbia) approvato il Progetto operativo di bonifica del suolo  e sottosuolo e delle acque sotterranee …”. Si veda al proposito la dichiarazione resa dal Presidente di Confindustria livornese, riportata dal Tirreno del 26.1.2010 “Allarme di Confindustria: bonificato solo l’1% dei siti”.

Ma accanto, subito a nord del canale scolmatore artificiale dell’Arno, c’è un’”area protetta”, la “Selva Pisana”, “Sito d’interesse Comunitario”.

Dopo il petrolio, l’olio di palma dal terzo mondo

Entrando nel vivo, la Sintesi afferma :”La Giunta regionale ha approvato il Piano energetico 2007-2010, che contiene previsioni fino al 2020, con l’obiettivo di ridurre del 20% i consumi e le emissioni di gas serra e aumentare del 20% l’energia prodotta con fonti rinnovabili, il 10-3-2008.(*) Attualmente il documento è all’esame  delle commissioni consiliari per l’adozione definitiva da parte del Consiglio Regionale.” Ed ecco al lavoro i nostri, prima che vengano introdotte dal Consiglio stesso prescrizioni indesiderate, ad esempio la filiera corta nell’alimentazione delle centrali …

Dopo aver citato il Protocollo di Kyoto e la legge regionale 39 del 24.2.2005, “la prima legge in Italia che recepisce le nuove competenze regionali”, la Sintesi si accredita nel macrobiettivo A3 “Aumentare la percentuale  di energia proveniente  da fonti rinnovabili.” Ed in coerenza con le linee guida  della Provincia di Livorno, approvate con Deliberazione del Consiglio Prov.le n. 131/2007. Anche se ad oggi non siamo ancora in possesso delle linee guida provinciali,  comunque risulta che sostengano la filiera corta.

(*) niente di speciale, come sappiamo: sono gli obiettivi che si è data l'UE nel 2007, contestati dai paesi del Sud nel recente Summit di Cophenagen, che chiedono ai paesi ricchi impegni almeno doppi.

Ancora dalla Sintesi, si apprende che la centrale avrebbe “4 turbine General Electric – Nuovo Pignone GE 10-1. Questo modello di turbina, grazie alla presenza di una sola camera di combustione esterna, ha una flessibilità nell'utilizzo di combustibili alternativi ai tradizionali tale da consentire il funzionamento utilizzando come combustibile sia l'idrogeno, sia combustibili a basso potere calorifico ottenuti dalle biomasse, sia (come ultima applicazione in ordine di tempo) gli oli vegetali.

Si sta pensando anche alla combustione futura di rifiuti ? Niente di più probabile, anzi siamo convinti che l’utilizzo dei rifiuti al posto degli olii vegetali sia l’evoluzione della centrale di via Leonardo da Vinci, d’altra parte ce lo dice lo stesso Raugei nel citato articolo de Il Tirreno: “E poi la centrale sarà alimentata anche da olii di recupero reperiti sul nostro territorio”.Alla faccia della sincerità e soprattutto delle informazioni tecniche fornite per evitare di mettere i filtri ai quattro camini di cui parleremo in seguito. 

Quattro camini di 35 metri e decine di tonnellate di polveri sottili

Per le 4 turbine si avrebbero 4 camini alti 35 metri (o 30 metri) (diametro 2,5 metri) e una torre di raffreddamento.

Oltre ad olio vegetale si utilizzerebbero materiali ausiliari, quali silice (cancerogena), acido citrico, olio di lubrificazione, olio dielettrico, aiuto filtrante e “in misura molto ridotta” additivi anticorrosione. Il consumo di acqua industriale sarebbe di 70 mc l'ora, cioè circa 560.000 mc/anno, ma in altri documenti dell’istruttoria ammonterebbe almeno al triplo.

Le acque di processo verrebbero convogliate nel “Fosso della Botticina” e quindi in mare.

Le emissioni in atmosfera dichiarate dalla Sintesi, ammonterebbero – per ogni camino e per anno – a 347 tonnellate di ossidi di azoto (che come è noto si trasformano in polveri sottili non appena in contatto con l'atmosfera – Armaroli e Po , Università di Bologna 2003), 44,7 tonn. di ossido di carbonio, 20tonn. di COT, 278.667 tonn. di CO2 e soprattutto di 43,8 tonn. di particolato (polveri sottili), con una concentrazione di 39,1 mg per normal metro cubo di gas di scarico: quindi 175 tonnellate di polveri sottili complessivamente, più gli altri inquinanti.

Una ammissione di colpa confessata che fa spavento, e su cui torneremo.

Ma non solo: a pag 12 della Sintesi si afferma testualmente “Questo impianto non genera emissioni di gas serra”, dopo aver ammesso l'emissione di almeno 1.100.000 tonnellate di CO2 (278.667 tonn per 4 camini) l'anno, senza contare le emissioni delle navi che trasporterebbero l'olio di palma da distanza transcontinentale.

L'impianto sarà piuttosto rumoroso, tanto da dover prevedere una “barriera acustica”, ma “non è soggetto alle procedure di cui al D.Lgs 334/99” (alto rischio d'incidente rilevante) nonostante la previsione di depositi di olio per 32.000  metri cubi,  più i materiali ausiliari.

La conferenza dei servizi del 27 luglio 2009

Come da Verbale, la Conferenza dei servizi prende in esame i documenti presentati dal proponente (“Porto Energia srl”), tra i quali non compare lo Studio d’impatto ambientale, previsto invece dalla legge per le centrali elettriche sopra i 50 Mw elettrici.

Ed invece – ovviamente - la centrale avrebbe un notevole impatto ambientale. Da Verbale, pag. 4:”Al fine di contenere al minimo gli impatti sulla componente atmosfera, sul clima acustico, dovranno essere messe in atto le misure  di mitigazione prospettate nella relazione tecnica al capitolo cinque. Inoltre gli oli vegetali utilizzati come combustibili dovranno possedere caratteristiche tali da garantire l’assenza  di elementi (IPA, metalli pesanti, sostanze clorurate, PCB, insetticidi) potenziali precursori della formazione di microinquinanti (fra cui le diossine) nelle emissioni in atmosfera della centrale.” …” che l’attività in oggetto è contemplata nell’all. 1 del Dlgs 59/2005 e smi “Attuazione integrale dell Direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento” al punto 1.1 “impianti di combustione con potenza termica di combustione di  oltre 50 MW per cui lo stabilimento è classificato come ‘complesso IPCC’ e rientra quindi nel campo di applicazione del decreto stesso.”

Tra le potenziali emissioni in atmosfera c’è anche il fosforo, contro il quale è prevista la purificazione degli oli vegetali.

Contrariamente a quanto ci si poteva attendere, l’ASL  dà subito il suo parere favorevole, con generiche indicazioni, tra le quali “3) sia garantito, tramite l’applicazione  delle migliori teconologie  esistenti, l’abbattimento delle emissioni gassose  in atmosfera, durante l’attività a regime dell’impianto 4) si proceda, durante le fasi di collaudo dell’impianto, ad un attento monitoraggio dei livelli di induzione magnetica…”

Insomma, nessun impegno sulla prevenzione dall’inquinamento prima che sia autorizzato. Nelle successive conferenze dei servizi, l’ASL non aggiungerà nulla a quanto dichiarato sopra.

Sui prelievi idrici si afferma che l’acqua prelevata per usi industriali sarà di 788.400 mc/anno, e per raffreddamento di 613.000 mc/anno, oltre a 379 mc per usi domestici: salta subito quindi  la quantità dichiarata nella Sintesi non tecnica di un consumo d’acqua di 560.000 mc/anno. Nel prosieguo dell’istruttoria risulterà inoltre che questa quantità d’acqua dovrà essere recuperata finanziando la ristrutturazione del depuratore del Rivellino, in parte a carico della parte pubblica.

Ma è sulle emissioni in atmosfera che si evidenziano le massime contraddizioni del progetto. Ancora nel Verbale, a pag 16, si afferma testualmente E’ assolutamente necessario prevedere un idoneo sistema di abbattimento delle polveri. Si ricorda che, per quanto riguarda la qualità dell’aria, è stato approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 44 del 25 giugno 2008 il “Piano regionale di Risanamento e Mantenimento della Qualità dell’aria”. 

La sottolineatura è del verbale. Ricordiamocene, più avanti.

A pag. 17 il Verbale afferma: ”Riguardo la mancata previsione  di un idoneo impianto di abbattimento per le polveri sui camini … il responsabile del procedimento (arch. Reginaldo Serra della Provincia, ndr) evidenzia invece  che tale sistema di abbattimento era stato considerato nel parere ARPAT parte integrante e sostanziale del decreto di esclusione dalla VIA. Il progettista propone allora di prevedere gli spazi necessari per l’istallazione di eventuali filtri a maniche, ma di volerne rimandare l’effettiva istallazione ad una fase di marcia controllata dopo la messa in esercizio che ne evidenzi l’effettiva necessità.”

Deboli con i forti

Manco a dirlo, l’autorizzazione finale esaudirà il progettista. Ma non solo: qui si afferma che si è evitato la VIA, eludendo la legge,  dando per acquisito “tale sistema di abbattimento”, che invece non verrà realizzato se non dopo la messa in marcia. Forse ….

Da Verbale, la provincia incalza. ”Il responsabile dell’istruttoria per la matrice emissioni in atmosfera della Provincia di Livorno sostiene che visto il vigente Piano di risanamento e mantenimento della qualità dell’aria, visto l’intorno critico nel quale l’impianto andrà ad inserirsi, e considerati i quantitativi di polveri emessi dall’impianto … non si ritiene autorizzabile l’impianto in assenza di tali presidi di contenimento.”

Nel parere ARPAT citato si legge “… è importante evidenziare che la concentrazione di polveri  … pari a 176 tonn.(l’anno) … non è trascurabile se contestualizzata al sito di ubicazione della centrale, dove insistono altre pressioni sulla matrice aria … in particolare per la città di Livorno soggetta negli ultimi anni a superamenti degli standard di qualità dell’aria relativi ai parametri PM10 e NOX … l’impianto così come definito dal proponente risulta essere fra le principali sorgenti regionali … si ritiene indispensabile che il proponente individui il sistema di abbattimento che intenderà adottare per la riduzione delle polveri emesse.”

Non si sa quanto di queste prese di posizione, inequivocabili, facciano parte di un gioco delle parti, di una sorta di teatrino dei ruoli, o di una volontà precisa, piegata poi da volontà extra-istituzionali (illegali).

Comunque rimane il fatto che l’ARPAT è costretta a rilevare l’enorme quantità di polveri fini emessa da una centrale che può essere definita di modeste dimensioni, segno della pericolosità dell’inquinamento da polveri.

Le polveri sottili sono tutte quelle particelle solide o liquide disperse nell'aria che respiriamo. Escluse quelle di origine naturale (ceneri, polline...) le polveri più inquinanti, e pericolose, sono quelle originate da sorgenti come autoveicoli, industrie e cantieri. Se le temperature sono elevate (e ciò accade soprattutto nelle centrali elettriche, inceneritori, cementifici, ecc.) molte sostanze inorganiche volatilizzano per poi ricombinarsi sotto forma di polveri sottilissime.  La loro pericolosità è inversamente proporzionale alle loro dimensioni: quelle con un diametro maggiore di 30 micron (milionesimo di metro) vengono fermate nella parte alta dell'albero respiratorio e poi espulse con la tosse; quelle con un diametro inferiore a 10 micron (caratterizzate dalla sigla PM10, PM2,5 o PM0,1 , queste ultime definite nanoparticelle sono quelle più micidiali, se di dimensioni ancora più piccole), invece, riescono a raggiungere i tratti successivi delle vie respiratorie, dai bronchi sino agli alveoli polmonari. E' ormai noto che il peggioramento della qualità dell'aria che respiriamo comporta un aumento generale dei problemi di salute (soprattutto nei soggetti più deboli, come i bambini e gli anziani) e una maggiore incidenza di malattie cardiocircolatorie, patologie respiratorie e tumori.

Un altro aspetto importante del parere ARPAT è riguardo alla bonifica preventiva del sito destinato ad accogliere il nuovo impianto.

Anche qui ARPAT è perentoria: ” Fino al rilascio della certificazione di avvenuta bonifica da parte della Provincia di Livorno sul sito in esame non potrà essere realizzata alcuna opera.”

Tale certificazione di avvenuta bonifica non risulta agli atti.

Nello stesso parere, ARPAT precisa alcuni elementi anche sui rifiuti solidi della centrale, tra cui: ”I rifiuti potranno essere gestiti in deposito temporaneo nel luogo di produzione alle seguenti condizioni 1) i rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani in quantità superiore a 2,5 ppm né policlorobifenili o policlorotrifenili in quantità superiore a 25 ppm.”

Anche per questa via si viene a sapere quindi che diossine, furani ed altre sostanze altamente tossiche saranno emesse nelle matrici ambientali, aria, terra, sottosuolo.

La conferenza dei servizi del 5 ottobre 2009

Nella seconda seduta della CdS del 5 ottobre 2009 si continua a discutere delle emissioni in atmosfera.

La “Porto energia srl” argomenta che “prove sperimentali eseguite da General Electric hanno dimostrato che (con) l’impiego di olio vegetale trattato al posto del gasolio … la concentrazione di particolato che si forma dalla combustione  di oli vegetali è minore di quella che si forma dalla combustione del gasolio.” Ma soprattutto sottolinea che “i costi-benefici per l’impiego di un sistema di abbattimento per filtrazione come quello previsto, comporterebbero un aggravio di costi di investimento rispetto al  progetto originale di circa 3,5 milioni di euro …

Che cosa c’entri il paragone con il  gasolio è difficile da capire, ma forse si spiega con la disponibilità data dalla Società a concorrere ad uno studio sul traffico stradale !

Tuttavia “I partecipanti alla conferenza ritengono sia opportuno (non più indispensabile, ndr) prescrivere alla Società l’istallazione di idoneo impianto di abbattimento delle polveri in uscita dalle caldaie.”  Nonostante i maggiori costi paventati.

Il progettista resiste ancora.” Il progettista sottolinea che  … si tratta di una tecnologia innovativa per cui sarebbe più opportuno acquisire maggiori elementi di conoscenza con l’imposizione prima di un Piano di monitoraggio e controllo ed a seguito dei suoi risultati valutare successivamente  l’opportunità o meno  di inserire  l’impianto di abbattimento.”

L’argomento della tecnologia innovativa (?) sembra far breccia tra i partecipanti alla conferenza, che “concordano nel richiedere ulteriore documentazione inerente lo scenario emissivo con e senza impianto di abbattimento …”

Allegata al verbale c’è una relazione di ARPAT del 7 ottobre 2009 che afferma (pag. 3 di 4):”In assenza di sistemi di abbattimento, si ricava un flusso di massa annuo di materiale particolato di oltre 250 tonnellate … questo impianto si potrebbe collocare tra i primi se non il primo in regione  per impatto sulla componente atmosferica, con riferimento al materiale particolato…”

ARPAT allega a questa importante affermazione  uno specchietto (vedi scheda) con le emissioni di polveri sottili della raffineria ENI, delle centrali termoelettriche di Livorno e Piombino, delle stesse acciaierie Lucchini di Piombino (non delle centrali Electrabel di Rosignano), tutte molto inferiori a quelle previste dalla centrale di “Porto energia srl”, anche perché largamente sottostimate. Ma è un’affermazione che resta schiacciante.

Supertempestivamente, appena il 9 ottobre “Porto energia srl” presenta un’integrazione “volontaria” di sette paginette, in cui si afferma :

”La tecnologia scelta si distingue per il suo carattere innovativo  .. rappresenta un’innovazione nel Sistema Toscano di Sviluppo d’impresa, degno di essere replicato su tutto il territorio...” Ma il punto decisivo è quello a pag. 6, in cui le polveri - magicamente – scendono a 103,6 tonnellate l’anno, in assenza di sistema filtrante. Mentre con il sistema filtrante si avrebbe una emissione di poco inferiore, stimato in 93,2 tonn/anno. Curioso l’argomentare del progettista: in sintesi la Porto energia srl sostiene che l’introduzione dei filtri porterebbe, fra l’altro, alla produzione di una certa quantità di rifiuti pericolosi che dovrebbero poi essere smaltiti! Evidentemente per il progettista è meglio che le porcherie che rimarrebbero intrappolate nei filtri si depositino nei nostri polmoni. Senza dubbio il costo per la Porto energia srl sarebbe minore! Su tale modo di ragionare ogni commento è inutile.

C’è comunque da osservare che con 93,2 tonn/anno o con 103,6 tonn/anno, la centrale in questione resterebbe una delle prime emettitrici di PM in Toscana, superata solo dalla grossa centrale ENEL di Piombino (132 tonnellate/anno di PM, 1280 MW elettrici istallati), in via di dismissione.

Emissioni di PM da parte delle centrali operanti nella provincia di Livorno:

EniPower stabilimento di Livorno:…………45

EniPower stabilimento di Livorno:……….. 16

Centrale termoelettrica di Livorno: ……….63

Centrale di Piombino:…………………….132

ENI SPA Raffineria Livorno:……………..65,1

Centrali termoelettriche di Piombino:…… 59,8

Centrali termoelettriche di Piombino: ……80,7

Stabilimento Lucchini Spa di Piombino: …100,3

Stabilimento Lucchini Spa di Piombino: ….46,7

Fonte: documento ARPAT allegato alla CdS del 9/11/2009.

Dopo questa ostentazione di “innovazione”, il 9 novembre 2009 si riunisce la Conferenza dei servizi DECISORIA, alla quale partecipa – anche se senza diritto di voto – anche il Presidente Enzo Raugei. A pag. 10 del Verbale si legge .” Si propone alla Conferenza di prescrivere l’istallazione di idoneo impianto di abbattimento per l’inquinante polveri entro 1 anno dalla data di messa a regime dell’impianto, a meno che gli esiti del monitoraggio non ne dimostrino oltre ogni ragionevole dubbio l’assoluta non necessità …”

La proposta non passa. Non si prescrivono neanche limiti alle emissioni più restrittivi in forza del fatto che l’impianto ricadrebbe in un’area di risanamento della qualità dell’aria, come da piano regionale, ma solo i normali limiti di legge: 30 mg/normalmetrocubo per le polveri, 200 mg/nmc per gli ossidi di azoto (precursori di ulteriori polveri sottili).

La conferenza approva, limitandosi a prescrivere un “monitoraggio annuale specifico” per NOX e polveri sottili.

Sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 49 del 9.12.2009 viene pubblicato il  Decreto del 30.11.2009 n. 194 della Provincia di Livorno che concede l’Autorizzazione Unica alla centrale in questione (da pag. 260 a pag. 266).

La privatizzazione dell’energia, la sua caratterizzazione neocoloniale, la sua concentrazione devastante nella provincia di Livorno hanno fatto un passo avanti decisivo.

febbraio 2010

Medicina democratica - Livorno

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