
Link video: Stefano Montanari parla delle centrali a biomassa
Per cominciare sembra utile chiarire chi è “Porto energia srl” di Livorno: una filiazione della ex-gloriosa Compagnia lavoratori portuali – già trasformata in impresa ai tempi della “riforma” dei porti cosidetta “Prandini” (1989), alla quale si opposero duramente i “camalli”(i lavoratori portuali veri e propri) di Genova e di altre città, fra cui gli stessi portuali livornesi, che diedero vita anche ad episodi di vera guerriglia sulle banchine livornesi. Altri tempi.
La prima domanda che si pone: come può una piccola srl (società a responsabilità limitata) come questa proporre, garantire e gestire un'operazione da 90 milioni di euro, quanto costerebbe la proposta centrale elettrica ad olio di palma da 52 MW elettrici, da costruirsi in area portuale ?
Com’è successo per il Faldo di Vicarello,
Vedremo tra l'altro il clamoroso “sconto” ottenuto nell'autorizzazione provinciale di poter non sottoporre a depurazione le emissioni in atmosfera, nonostante le rimostranze, poi smorzate, dell'ARPAT, notoriamente non dotata di cuor di leone.
Ma andiamo con ordine.
Forse è utile ripercorrere brevemente il quadro energetico della Toscana, ed in esso, quello della disgraziata Provincia di Livorno. Tutte le centrali termoelettriche strategiche (di una certa dimensione) della Toscana sono collocate nella Provincia di Livorno.
Piombino:
ENEL:Torre del sale, quattro gruppi da 1280 MW, alimentati ad olio combustibile. La centrale è sottoutilizzata e dovrebbe essere chiusa nel 2011.
Edison:Cet 2 (1978) da 60 MW interamente dedicata allo stabilimento Lucchini; Cet 3 (2001)turbogas da 180 MW; Cet Pio (2003) turbogas da 58 MW.
Rosignano:
Electrabel-Suez Rosen: (1997) turbogas potenza di 356 MW.
Electrabel-Suez Roselectra: (2005) turbogas potenza di 400 MW.
Livorno:
Marzocco: centrale ENEL con potenza di 310 MW alimentati ad olio combustibile. Come quella di Piombino la centrale è spesso spenta e dovrebbe essere chiusa nel 2011.
EniPower: nella raffineria di Stagno esistono 3 impianti turbogas per una potenza totale di 203 MW.
Queste centrali, le principali emettitrici di poveri sottili, ossidi di azoto, metalli pesanti, ecc. generano l’80 % dell'energia termoelettrica toscana, mentre il restante 20 % è generato dalla centrale a ciclo combinato di Cavriglia (250 MW).
La restante energia elettrica è generata dalla geotermia di Larderello e Monte Amiata, in piccola parte dall'idroelettrico, e in parte trascurabile (per la potenza generata, non per l'impatto ambientale micidiale) dagli inceneritori.
Quindi nella piccola
E si capiscono anche le pur deboli rimostranze dell'ARPAT nel corso dell'istruttoria autorizzativa per la nuova centrale di “Porto energia srl”. Non si capisce invece il silenzio – almeno finora – della popolazione, dell'ambientalismo e della sinistra superstite.
L'istruttoria autorizzativa iniziava con un minuscolo annuncio a pagamento, pubblicato il 26.6.09 per iniziativa della “Porto energia srl” in fondo alla 4° pagina de “
Ovviamente tale progetto non era previsto nel Piano di Indirizzo Energetico della Toscana (PIER), che anzi prevedeva per la nuova generazione elettrica da biomasse “la filiera corta” cioè l'approvvigionamento di biomasse nel raggio di
Come d'altra parte non era prevista nel PIER l'altra centrale (già, c'è un'altra centrale a biomasse autorizzata nella stessa area di quella della “Porto energia srl”) proposta da “Feder Petroli Green Road” di Pasquale Giordano, sull'area inquinata ex-Carbochimica, autorizzata sul BURT del 26.11.2008, ma più piccola (23 Megawatt). Anche di questo impianto si sa ben poco se non che dovrebbe entrare in funzione verso la metà del 2010 e che la restante porzione della Carbochimica, oggi di proprietà della Toscopetrol, (gruppi Neri e D'Alesio), sarebbe già oggi utilizzata come deposito di stoccaggio di olii vegetali. Forse non è un caso: ora sappiamo da chi si approvvigionerebbe di olio vegetale la centrale dell'Impresa Portuali. Ricordiamo che sempre in via Leonardo Da Vinci ha sede anche la società Novaol, che dal 1992 trasforma gli olii vegetali provenienti da paesi extracomunitari in biodiesel per autotrazione e riscaldamento.
Comunque a proposito di coerenza c’è da segnalare anche l’atteggiamento della Provincia di Livorno che secondo quanto riferisce il locale WWF in un comunicato dell’11 gennaio, aveva ultimato sin dal novembre 2009 il Piano energetico provinciale, che non prevedeva centrali a biomasse da filiera lunga, ma che ora si preparerebbe a rivedere il tutto. Evidentemente per fare le dovute correzioni, inserendo le centrali a biomasse e, magari, anche il rigassificatore di Rosignano.
In tutto questo baillame la figura migliore, paradossalmente, l’ha fatta il Comune di Livorno che pur dovendosi dotare per legge di un piano energetico non ha mai neppure preso in considerazione l’ipotesi.
Per chi ancora non l’avesse capito le politiche energetiche le fanno le multinazionali …
Affaristi si sostituiscono ad ENEL
Si può osservare fin da ora che – se il disegno è quello di chiudere le centrali elettriche ENEL di Livorno (310 Mw) e di Piombino (1280 Mw), entrambe ad olio minerale combustibile, anziché riconvertirle a gas o meglio a idrogeno – per sostituirle c’è spazio , anzi una vera prateria per tanti faccendieri locali e multinazionali, come insegnano le due recenti centrali turbogas di Solvay/Electrabel (800 Mw complessivamente) a Rosignano: in marcia dal 1997 la prima, dal 2005 la seconda.
Jean Ziegler, anziano socialista svizzero, Relatore Ufficiale delle Nazioni Unite per l’Alimentazione, nell’ottobre 2007 di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite definiva la politica di acquisizione di terreni nel sud del mondo, la loro deforestazione o il loro cambiamento d’uso (da uso agricolo locale ad uso industriale) un “crimine contro l’umanità”. Chiedeva pertanto una moratoria di almeno 5 anni per evitare il dilagare della fame. L’acquisizione di terreni da parte delle multinazionali è invece andata avanti, ed oggi almeno 20 milioni di ettari – in Africa, America latina e Asia – sono destinati dalle multinazionali a produzioni finalizzate ad alimentare le centrali elettriche e le auto dei paesi ricchi. Mentre le persone sofferenti la fame sono passate da 860 milioni nel
Con la “Domanda di autorizzazione unica” del 26.5.09 la “Porto energia srl” chiede alla Provincia l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di una centrale elettrica ad olio vegetale di 52 Megawatt elettrici (130 Mw termici), in via Leonardo Da Vinci 17, accanto alla Società Rhodia e nei pressi dell’ analoga centrale di Feder Petroli Green Road (vedi cartina). La connessione alla rete TERNA (Enel) avverrà condividendo il cavo di connessione dell’altra centrale. Allega una serie di nulla-osta o concessioni da parte di vari enti, quali l’ASL, i Vigili del fuoco,
Una centrale al centro di un grande sito inquinato e alluvionabile
“Attualmente il terminal Da Vinci è dedicato alla movimentazione e gestione di auto nuove” in arrivo dal Giappone, dalla Corea, dal Brasile, ecc. “In prossimità del sito … è presente un’area a pericolosità idraulica medio-alta (classe IIIc) con possibilità di evento di esondazione con ricorrenza compresa tra 2 e 20 anni. Il sito si colloca in area classificata a fattibilità condizionata.” Cominciamo bene …
“Il sito è inoltre ricompreso nella perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale (SIN, ndr) di “Livorno” che include l’intero ambito portuale, le aree industriali che gravitano sull’area portuale stessa e l’area marina antistante…” Insomma, un enorme sito da bonificare, comprendente anche la raffineria ENI e varie altre aziende chimiche e petrolifere:Ma accanto, subito a nord del canale scolmatore artificiale dell’Arno, c’è un’”area protetta”, la “Selva Pisana”, “Sito d’interesse Comunitario”.
Dopo il petrolio, l’olio di palma dal terzo mondo
Entrando nel vivo,
Dopo aver citato il Protocollo di Kyoto e la legge regionale 39 del 24.2.2005, “la prima legge in Italia che recepisce le nuove competenze regionali”,
(*) niente di speciale, come sappiamo: sono gli obiettivi che si è data l'UE nel 2007, contestati dai paesi del Sud nel recente Summit di Cophenagen, che chiedono ai paesi ricchi impegni almeno doppi.
Si sta pensando anche alla combustione futura di rifiuti ? Niente di più probabile, anzi siamo convinti che l’utilizzo dei rifiuti al posto degli olii vegetali sia l’evoluzione della centrale di via Leonardo da Vinci, d’altra parte ce lo dice lo stesso Raugei nel citato articolo de Il Tirreno: “E poi la centrale sarà alimentata anche da olii di recupero reperiti sul nostro territorio”.Alla faccia della sincerità e soprattutto delle informazioni tecniche fornite per evitare di mettere i filtri ai quattro camini di cui parleremo in seguito.
Quattro camini di
Per le 4 turbine si avrebbero 4 camini alti
Oltre ad olio vegetale si utilizzerebbero materiali ausiliari, quali silice (cancerogena), acido citrico, olio di lubrificazione, olio dielettrico, aiuto filtrante e “in misura molto ridotta” additivi anticorrosione. Il consumo di acqua industriale sarebbe di 70 mc l'ora, cioè circa 560.000 mc/anno, ma in altri documenti dell’istruttoria ammonterebbe almeno al triplo.
Le acque di processo verrebbero convogliate nel “Fosso della Botticina” e quindi in mare.
Le emissioni in atmosfera dichiarate dalla Sintesi, ammonterebbero – per ogni camino e per anno – a 347 tonnellate di ossidi di azoto (che come è noto si trasformano in polveri sottili non appena in contatto con l'atmosfera – Armaroli e Po , Università di Bologna 2003), 44,7 tonn. di ossido di carbonio, 20tonn. di COT, 278.667 tonn. di CO2 e soprattutto di 43,8 tonn. di particolato (polveri sottili), con una concentrazione di 39,1 mg per normal metro cubo di gas di scarico: quindi 175 tonnellate di polveri sottili complessivamente, più gli altri inquinanti.Una ammissione di colpa confessata che fa spavento, e su cui torneremo.
Ma non solo: a pag 12 della Sintesi si afferma testualmente “Questo impianto non genera emissioni di gas serra”, dopo aver ammesso l'emissione di almeno 1.100.000 tonnellate di CO2 (278.667 tonn per 4 camini) l'anno, senza contare le emissioni delle navi che trasporterebbero l'olio di palma da distanza transcontinentale.
L'impianto sarà piuttosto rumoroso, tanto da dover prevedere una “barriera acustica”, ma “non è soggetto alle procedure di cui al D.Lgs 334/99” (alto rischio d'incidente rilevante) nonostante la previsione di depositi di olio per 32.000 metri cubi, più i materiali ausiliari.
La conferenza dei servizi del 27 luglio 2009
Come da Verbale,
Tra le potenziali emissioni in atmosfera c’è anche il fosforo, contro il quale è prevista la purificazione degli oli vegetali.
Contrariamente a quanto ci si poteva attendere, l’ASL dà subito il suo parere favorevole, con generiche indicazioni, tra le quali “3) sia garantito, tramite l’applicazione delle migliori teconologie esistenti, l’abbattimento delle emissioni gassose in atmosfera, durante l’attività a regime dell’impianto 4) si proceda, durante le fasi di collaudo dell’impianto, ad un attento monitoraggio dei livelli di induzione magnetica…”
Insomma, nessun impegno sulla prevenzione dall’inquinamento prima che sia autorizzato. Nelle successive conferenze dei servizi, l’ASL non aggiungerà nulla a quanto dichiarato sopra.
Sui prelievi idrici si afferma che l’acqua prelevata per usi industriali sarà di 788.400 mc/anno, e per raffreddamento di 613.000 mc/anno, oltre a 379 mc per usi domestici: salta subito quindi la quantità dichiarata nella Sintesi non tecnica di un consumo d’acqua di 560.000 mc/anno. Nel prosieguo dell’istruttoria risulterà inoltre che questa quantità d’acqua dovrà essere recuperata finanziando la ristrutturazione del depuratore del Rivellino, in parte a carico della parte pubblica.
Ma è sulle emissioni in atmosfera che si evidenziano le massime contraddizioni del progetto. Ancora nel Verbale, a pag 16, si afferma testualmente “E’ assolutamente necessario prevedere un idoneo sistema di abbattimento delle polveri. Si ricorda che, per quanto riguarda la qualità dell’aria, è stato approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 44 del 25 giugno 2008 il “Piano regionale di Risanamento e Mantenimento della Qualità dell’aria”.La sottolineatura è del verbale. Ricordiamocene, più avanti.
A pag. 17 il Verbale afferma: ”Riguardo la mancata previsione di un idoneo impianto di abbattimento per le polveri sui camini … il responsabile del procedimento (arch. Reginaldo Serra della Provincia, ndr) evidenzia invece che tale sistema di abbattimento era stato considerato nel parere ARPAT parte integrante e sostanziale del decreto di esclusione dalla VIA. Il progettista propone allora di prevedere gli spazi necessari per l’istallazione di eventuali filtri a maniche, ma di volerne rimandare l’effettiva istallazione ad una fase di marcia controllata dopo la messa in esercizio che ne evidenzi l’effettiva necessità.”
Deboli con i forti
Manco a dirlo, l’autorizzazione finale esaudirà il progettista. Ma non solo: qui si afferma che si è evitato
Nel parere ARPAT citato si legge “… è importante evidenziare che la concentrazione di polveri … pari a 176 tonn.(l’anno) … non è trascurabile se contestualizzata al sito di ubicazione della centrale, dove insistono altre pressioni sulla matrice aria … in particolare per la città di Livorno soggetta negli ultimi anni a superamenti degli standard di qualità dell’aria relativi ai parametri PM10 e NOX … l’impianto così come definito dal proponente risulta essere fra le principali sorgenti regionali … si ritiene indispensabile che il proponente individui il sistema di abbattimento che intenderà adottare per la riduzione delle polveri emesse.”
Non si sa quanto di queste prese di posizione, inequivocabili, facciano parte di un gioco delle parti, di una sorta di teatrino dei ruoli, o di una volontà precisa, piegata poi da volontà extra-istituzionali (illegali).
Comunque rimane il fatto che l’ARPAT è costretta a rilevare l’enorme quantità di polveri fini emessa da una centrale che può essere definita di modeste dimensioni, segno della pericolosità dell’inquinamento da polveri.
Un altro aspetto importante del parere ARPAT è riguardo alla bonifica preventiva del sito destinato ad accogliere il nuovo impianto.
Anche qui ARPAT è perentoria: ” Fino al rilascio della certificazione di avvenuta bonifica da parte della Provincia di Livorno sul sito in esame non potrà essere realizzata alcuna opera.”
Tale certificazione di avvenuta bonifica non risulta agli atti.
Nello stesso parere, ARPAT precisa alcuni elementi anche sui rifiuti solidi della centrale, tra cui: ”I rifiuti potranno essere gestiti in deposito temporaneo nel luogo di produzione alle seguenti condizioni 1) i rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani in quantità superiore a 2,5 ppm né policlorobifenili o policlorotrifenili in quantità superiore a 25 ppm.”
Anche per questa via si viene a sapere quindi che diossine, furani ed altre sostanze altamente tossiche saranno emesse nelle matrici ambientali, aria, terra, sottosuolo.
La conferenza dei servizi del 5 ottobre 2009
Nella seconda seduta della CdS del 5 ottobre 2009 si continua a discutere delle emissioni in atmosfera.
La “Porto energia srl” argomenta che “prove sperimentali eseguite da General Electric hanno dimostrato che (con) l’impiego di olio vegetale trattato al posto del gasolio … la concentrazione di particolato che si forma dalla combustione di oli vegetali è minore di quella che si forma dalla combustione del gasolio.” Ma soprattutto sottolinea che “i costi-benefici per l’impiego di un sistema di abbattimento per filtrazione come quello previsto, comporterebbero un aggravio di costi di investimento rispetto al progetto originale di circa 3,5 milioni di euro … “Che cosa c’entri il paragone con il gasolio è difficile da capire, ma forse si spiega con la disponibilità data dalla Società a concorrere ad uno studio sul traffico stradale !
Tuttavia “I partecipanti alla conferenza ritengono sia opportuno (non più indispensabile, ndr) prescrivere alla Società l’istallazione di idoneo impianto di abbattimento delle polveri in uscita dalle caldaie.” Nonostante i maggiori costi paventati.
Il progettista resiste ancora.” Il progettista sottolinea che … si tratta di una tecnologia innovativa per cui sarebbe più opportuno acquisire maggiori elementi di conoscenza con l’imposizione prima di un Piano di monitoraggio e controllo ed a seguito dei suoi risultati valutare successivamente l’opportunità o meno di inserire l’impianto di abbattimento.”
L’argomento della tecnologia innovativa (?) sembra far breccia tra i partecipanti alla conferenza, che “concordano nel richiedere ulteriore documentazione inerente lo scenario emissivo con e senza impianto di abbattimento …”
Allegata al verbale c’è una relazione di ARPAT del 7 ottobre 2009 che afferma (pag. 3 di 4):”In assenza di sistemi di abbattimento, si ricava un flusso di massa annuo di materiale particolato di oltre 250 tonnellate … questo impianto si potrebbe collocare tra i primi se non il primo in regione per impatto sulla componente atmosferica, con riferimento al materiale particolato…”
Supertempestivamente, appena il 9 ottobre “Porto energia srl” presenta un’integrazione “volontaria” di sette paginette, in cui si afferma :
”La tecnologia scelta si distingue per il suo carattere innovativo .. rappresenta un’innovazione nel Sistema Toscano di Sviluppo d’impresa, degno di essere replicato su tutto il territorio...” Ma il punto decisivo è quello a pag.
C’è comunque da osservare che con 93,2 tonn/anno o con 103,6 tonn/anno, la centrale in questione resterebbe una delle prime emettitrici di PM in Toscana, superata solo dalla grossa centrale ENEL di Piombino (132 tonnellate/anno di PM, 1280 MW elettrici istallati), in via di dismissione.
Emissioni di PM da parte delle centrali operanti nella provincia di Livorno:
EniPower stabilimento di Livorno:…………45
EniPower stabilimento di Livorno:……….. 16
Centrale termoelettrica di Livorno: ……….63
Centrale di Piombino:…………………….132
ENI SPA Raffineria Livorno:……………..65,1
Centrali termoelettriche di Piombino:…… 59,8
Centrali termoelettriche di Piombino: ……80,7
Stabilimento Lucchini Spa di Piombino: …100,3
Stabilimento Lucchini Spa di Piombino: ….46,7
Fonte: documento ARPAT allegato alla CdS del 9/11/2009.
Dopo questa ostentazione di “innovazione”, il 9 novembre 2009 si riunisce
La proposta non passa. Non si prescrivono neanche limiti alle emissioni più restrittivi in forza del fatto che l’impianto ricadrebbe in un’area di risanamento della qualità dell’aria, come da piano regionale, ma solo i normali limiti di legge: 30 mg/normalmetrocubo per le polveri, 200 mg/nmc per gli ossidi di azoto (precursori di ulteriori polveri sottili).
La conferenza approva, limitandosi a prescrivere un “monitoraggio annuale specifico” per NOX e polveri sottili.
Sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 49 del 9.12.2009 viene pubblicato il Decreto del 30.11.2009 n. 194 della Provincia di Livorno che concede l’Autorizzazione Unica alla centrale in questione (da pag.
La privatizzazione dell’energia, la sua caratterizzazione neocoloniale, la sua concentrazione devastante nella provincia di Livorno hanno fatto un passo avanti decisivo.
febbraio 2010
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