Noi lavoratori A.T.L. assunti in data seguente accordo sindacale 2007, riuniti in assemblea spontanea ;a cui hanno partecipato lavoratori della ditta A.T.A.M. (Amm. Del. Sig. Bedini Marco) e precari a tempo determinato della ATL,abbiamo convenuto quanto segue.
Preso atto della crisi attuale del trasporto pubblico che coinvolge le nostre città, province, regione ,causata dai tagli del Governo, Regione Toscana,Enti Locali; esprimiamo la nostra preoccupazione per il rischio occupazionale nostro e di altre realtà lavorative. Pertanto chiediamo di fermare la politica dei tagli ai danni dei cittadini e lavoratori, di liberare le risorse finanziare che sono già a disposizione (D.D.L. 1000 proroghe).
Chiediamo a Regione,Province, Comuni, Aziende di trovare un’intesa affinchè non si attui la riduzione del TPL che renderà la città priva di un trasporto pubblico efficente ai cittadini,studenti anziani, lavoratori. Ci appelliamo alle forze Sindacali, Enti propietari, Associazioni di Consumatori, Stampa, Istituzioni,di aprire un confronto sulla crisi dei tagli occupazionali e servizi.
Rivendichiamo la difesa dell’occupazione di tutti i lavoratori del settore chiedondo la collaborazionedi tutti i soggetti interessati alla realtà del TPL.
N.O.I. Bus (lavoratori tpl – Atl)
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Città Diversa si associa alla condanna del taglio dei trasferimenti alle Regioni e ai Comuni.
Sulla iniquità della manovra finanziaria varata dal Governo Berlusconi non c’è da aggiungere altro a quanto già detto da tutta l’opposizione. C’è invece da aggiungere molto sul comportamento di quelle forze di opposizione che localmente governano Regione, Provincia e Comuni. Questi dopo aver aspramente criticato con giuste argomentazioni la politica Berlusconi-Tremonti dei tagli lineari e dopo aver paventato le conseguenze sulla fascia più debole della popolazione, si sono trasformati in esecutori materiali.
Per quanto riguarda i trasporti pubblici locali hanno in programma di tagliare i servizi, di aumentare le tariffe e di mandare a casa il personale in esubero.
La domanda è “non c’è nulla che i nostri Amministratori di Centrosinistra possono fare per ridurre il danno?”
Città Diversa pensa di si!
Un primo immediato segnale sarebbe di revocare la delibera con la quale l’assemblea dei soci proprietari di ATL SpA, presieduta dal Sindaco Cosimi detentore del 52% delle quote azionarie, ha rinnovato il Consiglio di Amministrazione ATL mantenendo sette membri in luogo dei tre previsti dal piano industriale e nel contempo ha consentito che il CdA aumentasse l’organico aziendale di un nuovo Dirigente.
Quando dei lavoratori perdono il lavoro, mantenere sfacciatamente dei privilegi è una contraddizione insopportabile.
Un secondo segnale sarebbe di attuare uno di quei tanti Piani del Traffico e dei Trasporti che nel corso degli anni l’Amministrazione Comunale ha approvato e mai attuato.
Si tratta di piani che disegnavano una nuova mobilità per il Centro, che privilegiavano il trasporto pubblico, reso appetibile ai cittadini attraverso i itinerari riservati e a priorità semaforica che avrebbero consentito di trasportare gli utenti, senza perditempo e con celerità, nel “salotto buono della città”, così veniva definito il Centro.
Ecco un modo per ridurre i costi di produzione del servizio, di aumentare i proventi e di rilanciare la funzione commerciale del Centro, oggi in crisi, non per i parcheggi insufficienti, ma perché, mancando trasporti pubblici efficaci, è un caos di rumori, gas di scarico, di pericoli ad attraversare la strada.
Un Centro dove è spiacevole passeggiare, è spiacevole anche per lo shopping. E’ un Centro che perde anche l’opportunità di migliaia di croceristi che ogni anno sbarcano a poche centinaia di metri. Con il taglio dei servizi la situazione si avviterà in una spirale negativa, come la Confesercenti sembra aver capito.
Leggiamo sul Il Tirreno di lunedì scorso che l’assessore al ramo promette di estendere le zone pedonali, la ZTL e le LAM (linee ad alta mobilità). Anche volendo dare per scontato la sua buona fede, sappiamo che non riuscirà a realizzare un nuovo sistema di mobilità, perché è un’innovazione che non si improvvisa, che richiede una politica di tempi lunghi, ricerca di risorse e provvedimenti coerenti nel tempo.
Una politica di tal genere può essere solo sostenuta da una visione della Città proiettata nel futuro. Purtroppo per Livorno questa visione è mancata agli Amministratori degli ultimi trenta anni, che si sono preoccupati più di amministrare il consenso che del futuro.
Un esempio per tutti: il caso della mancata tranvia.
Con la legge del 26 febbraio 1992 (n. 211), l’ultimo Governo Andreotti predispose lo strumento per incentivare con i finanziamenti statali lo sviluppo di tranvie veloci nelle aree urbane. Così trent’anni dopo la dismissione della ferrovia Pisa-Tirrenia-Livorno, gli Enti interessati predisposero piani d’intervento e studi preliminari per un investimento complessivo di ben 240 miliardi di lire.
Il Comitato interministeriale per la programmazione economica dei trasporti (CIPET) approvò il progetto, individuando nella misura del 50% gli eventuali finanziamenti a carico dello Stato, che sarebbero stati erogati subordinatamente alla dimostrata disponibilità delle altre fonti di finanziamento.
A carico dell’Ente Locale restarono circa 60 miliardi di lire, da reperire tramite forme di project financing oppure con mutui o emissione di obbligazioni sul mercato interno ed internazionale.
Tutto ciò rappresentava l’occasione per pensare in grande al futuro, tenuto conto che l’economia cittadina, fondata su tre pilastri: industria di Stato, porto e pubblica amministrazione, presentava il primo “pilastro” in forte crisi ed avviato verso un inarrestabile declino.
Attorno alla tranvia veloce e alla ristrutturazione del trasporto pubblico, sarebbe stato possibile “ridisegnare” la Città, secondo quanto previsto dal Piano del Traffico Urbano, che individuava nel centro storico “la city”.
Nonostante il buon esito del progetto preliminare spinto fino alla definizione dettagliata dei percorsi urbani, questo si arenò per varie cause, cosicché il Governo cancellò il progetto della tranvia di Livorno dal novero dei progetti finanziati.
A dimostrazione che l’operazione sarebbe stata possibile, citiamo i casi di Messina e Padova, dove nel 2003 e nel 2007, sono entrate in esercizio le nuove tranvie, realizzate con i finanziamenti della L. 211/92.
Cosa non ha funzionato a Livorno? Con molta probabilità gli Amministratori locali furono spaventati dalle difficoltà a reperire i finanziamenti aggiuntivi, che avrebbero pesato sul bilancio comunale per un lungo periodo. Soprattutto pesò l’incomunicabilità tra amministrazione e cittadini, che se fosse stata efficace non sarebbe stato impossibile raggiungere un vasto consenso sull’eventuale “sacrificio” di cinque anni di disagi del traffico, pur di realizzare un grande progetto, capace di cambiare il “volto della città”. Prevalse, così, la paura delle contestazioni, specialmente degli agguerriti operatori commerciali, che individuavano la causa della crisi del settore solo nella carenza di parcheggi centrali, peraltro impossibile da aumentare.
Per Città Diversa è arrivata l’ora di cambiare la politica.
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