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Darya Majidi, il problema glielo risolvo io

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430425_10150617073483533_582798532_9485707_427676338_nCara Darya,

le scrivo. Glielo dissi già. A me non piace venire nel suo ufficio, parlare vis-vis di cose che riguardano una città intera e lei è parecchio impegnata per venire agli incontri pubblici. Troppi disoccupati da gestire. Volevo dirle che alla fine ho seguito il suo consiglio. Perché i pregiudizi ogni tanto bisogna toglierseli. E anche i presuntuosi come me, se fanno un bel respiro, ce la fanno. E così, oggi sono andato di buon mattino alla biblioteca di Villa Fabbricotti. Era da tempo che non ci entravo. Brutti ricordi, diciamo. Ma lei mi rassicurò. Funziona tutto a meraviglia. E io ho deciso di tenderle la mano. In realtà avevo provato ad andare anche qualche mattina fa, ma ero arrivato dopo le 9 e le postazioni erano già esaurite. Così, questa mattina, nonostante fossi tornato ieri sera tardi da una presentazione alla provincia di Lucca, mi sono mosso ancora prima e ho avuto il mio posto tra i tavoli della biblioteca. Perché no, mi son detto. Devo scrivere l’intervento per un incontro all’università e perché farlo a casa, quando con queste giornate si può studiare e scrivere alternando una passeggiata nel verde e al sole della Villa Fabbricotti.

Preso il posto, mi sono diretto alla stanza del desk per le credenziali di accesso ad internet. Scanso un secchio blu che copre un buco nel pavimento e chiedo informazioni. Occorre la registrazione. Dieci minuti di dati da inserire e ci siamo. Più o meno. La stampante non sembra funzionare, ma in ogni caso sono abilitato. Una stampante che fa le bizze capita a tutti, l’importante è quagliare (anche se mi permetto di suggerire che il solo tasto idoneo all’operazione è “Stampa”, mentre “Aggiungi ai preferiti” non è un’alternativa). Bene, torno al mio posto, zizzagando tra le crepe del pavimento. Che sarà successo? Chissà.

Non sono ancora le nove e i posti sono tutti esauriti. Lancio un’occhiata alla sala e nessuno che ha un computer su tavolo: tutti sfogliano i manuali d’esame. Però. Una scena demodè. Da altre parti tutti stanno appiccicati ai pc, e in effetti non tutti per scopi didattici:  molti cinguettano su twitter, aggiornano i contatti di facebook sulle loro avventure notturne o si fanno distrarre dalle foto di Repubblica sui vestitini di Pippa Middleton.  E invece i livornesi se ne stanno piegati sui libri o a fumare sigarette nel parco durante le pause. Che disciplina.

In ogni caso, internet a me  serve per leggere delle recensioni. Provo a connettermi. Trovo la rete. Ma sembra non ci sia linea. Riprovo. Aspetto. Riavvio. Riprovo ancora. Niente. Sentiamo che dicono al desk. “La connessione sembra non funzionare, mi sa dire se c’è un problema di linea?”. Panico sul volto altrui. “Lei dove è seduto?”. “Nella sala grande”, faccio io. “Eh…”. Stai a vedere che c’è stanza wi-fi sì wi-fi no, come per i fumatori nei ristoranti. L’addetta guarda funerea il modem sulla mensola e prosegue. “Vede, per la connessione la gente spesso si sposta, va un po’ in giro per le stanze, ma se lei non la trova, puoi venire qua, accanto a me”. Trovare la connessione è come trovare l’anima gemella, va cercata, rincorsa, va battuta stanza dopo stanza con il pc tra le mani e se poi non si trova, si può sempre stare vicino al desk, che forse là ogni tanto appare. Magari accetterò la sfida, ma un’altra volta. Per oggi può bastare. Rimetto libri e pc a posto e torno a casa.

Ha visto Truman show, assessore? Ho avuto la stessa reazione di Jim Carrey quando posa la mano sulla parete di cartone, quella che mentre fuggiva in barca, gli sembra il cielo all’orizzonte. “Non c’era niente di vero”. Del resto lei me l’ha sempre detto: io mi occupo di lavoro, non posso mica dare la priorità a un modem. Però, visto che anche sul fronte occupazione qualche problemino sembra esserci (“5 mila posti di lavoro persi solo nel nostro comune”, diceva lei nel lontano novembre 2011), un ammortizzatore sociale glielo suggerisco io. Faccia un appello ai giovani, inviti loro ad andare a slogarsi le caviglie nel pavimento dissestato dalle crepe nella biblioteca di Villa Fabbricotti. Risarcisce il Comune, no? Chi invece non volesse passare l’estate col gesso, faccia come me: quando l’assessore Darya Majidi lancia le sue idee su lavoro e innovazione, chiudete gli occhi e fate uno sforzo di immaginazione. Proteste riuscire a credere, sollevati, che stia parlando di un’altra città.

Con l'immutata simpatia che c'è fra di noi,

a.d.

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