Livorno, che ha già perso per strada Italia Wave Love Festival, migrato nella regione più cool del momento, la Puglia di Vendola, avrà la sua festa estiva, anche se il Sindaco Alessandro Cosimi ci ha tenuto, nel dare l'annuncio ufficiale, a specificare che potrebbe essere l'ultima.
L'indice, come al solito e non senza ragione, è puntato sui tagli di Tremonti, gli stessi che qualche mese fa avevano indotto l'assessore alla Culture del Comune di Livorno, Mario Tredici, a dare per spacciata la manifestazione. A salvarla sarebbe poi stato l'impegno economico della Camera di Commercio (che avrebbe di conseguenza reclamato un ruolo da protagonista anche nella gestione) e una spicciolata messa insieme dal Comune, un gruzzolo tra le 60mila e le 120 mila euro, frutto, pare di un disperato raschiamento del barile delle casse cittadine. Alla direzione artistica è stato confermato Mario Menicagli, subentrato a Michelangelo Ricci nel 2010, che ha promesso di fare il fattibile nei 75 giorni che lo separano dall'inaugurazione e ha tratteggiato il profilo di un programma che punterà sull'opera e la danza per raccontare il più scorbutico tra i nostri cugini europei, la Francia.
Resta da capire se di salvataggio effettivamente si tratta o solo di accanimento terapeutico, visti gli ammonimenti del Sindaco sui rischi per l'edizione 2012. Se esiste un progetto per Effetto Venezia, una visione di come e cosa dovrà essere, di come sarà finanziata in un futuro in cui, stando a quello che i nostri amministratori si affannano da anni a ricordarci, la cultura dovrà pescare nel privato, sviluppare capacità imprenditoriali, attirare investimenti e sponsorizzazioni. Resta da capire insomma se l'Amministrazione ha scommesso sull'edizione 2011 come prologo a un nuovo corso oppure ha solo prolungato l'agonia di una manifestazione che allo stato attuale non ha futuro.
Una modesta proposta, molto parziale e attinente a una soltanto delle domande sollevate sopra, forse la possiamo avanzare, e cioè che si provi a separare la festa di piazza dal festival artistico e culturale, per evitare che la prima, come è sempre successo, cannibalizzi il secondo.
Che resti il mercatino (e magari si conceda ai venditori e alla loro potenziale clientela di restare a zonzo per le vie del quartiere anche oltre la mezzanotte, per dieci giorni l'anno non muore nessuno), che restino eventi di piazza a carattere nazional-popolare, e che si ritagli uno spazio prima di tutto fisico (la Fortezza vecchia? I bottini dell'olio?) con ingresso a pagamento (e quindi con un investimento sul pubblico a coprire le spese dei cachet e degli allestimenti) per una festival di teatro, danza e musica dove il territorio possa davvero confrontarsi con esperienze di altre realtà nazionali e non solo. Spettacoli agili, moderni, che coniughino la qualità con costi contenuti, come spesso accade nei settori più dinamici della nuova scena culturale e artistica italiana.
Andrea Raspanti
EFFETTO TRAGEDIA
Qualche mese fa il Comune di Livorno annuncia l'impossibilità di sostenere economicamente Effetto Venezia e di dover rinunciare alla sua organizzazione. Le voci si rincorrono subito e tra comunicati, lettere e suggerimenti di cittadini, operatori e comici, sfila l'appassionato show dei difensori e dei critici della più amata e odiata kermesse estiva livornese. Ancora pochi giorni e il Comune rassicura che sono state reperite le risorse per consentirne una versione ridotta e low cost. Il dibattito si fa romantico e le speranze di non vedere scomparire i mercatini lungo i canali della Venezia e i fuochi d'artificio in Piazza della Repubblica crescono.
Ancora pochi giorni e sembra che Effetto Venezia corra il rischio di non vedere la luce. Le risorse sarebbero minori del previsto. Anche il Sindaco esprime tutte le proprie personali preoccupazioni. Se l'altalena dei comunicati è comprensibile (il Comune deve convivere con ciò che vorrebbe e le condizioni con cui è possibile ottenerlo) ciò che lo è meno è il modo con cui si riflette e si discorre su Effetto Venezia. Come succede spesso, un momento di crisi non sembra rappresentare l'occasione per riflettere seriamente e sistematicamente sul come superarlo e sulle ragioni che ne sono alla base. Basta dire che ci sono minori risorse? Che c'è una crisi che tocca tutti i settori e che non risparmia certo un evento evasivo come Effetto Venezia?
In un certo senso è il segno di un dibattito politico e culturale modesto e di un inconfondibile clima di caos calmo. Ci sono emergenze che non sono esattamente vissute e pensate come importanti momenti di verifica delle politiche culturali locali. È il segno di un complesso cedimento del settore culturale locale e dello strano rapporto che vincola la politica al consenso e di come poco attento sia lo sguardo dell'Amministrazione e del "comparto" locale sul tema dello sviluppo del settore culturale. Non è importante se Effetto Venezia si farà o non si farà.
È importante sapere i contenuti con cui si vorrebbe farlo e le ragioni profonde del perchè lo si fa. Quando il Sindaco sostiene che anche se vengono reperite le risorse per il 2011, ci sono poche certezze sul fatto che sia possibile prevedere di ritrovarle anche per il 2012, evidenzia la mancanza di un percorso. Intanto si cercano le risorse per l'anno in corso. Poi si vedrà. Così anche le briciole faticosamente ritrovate non assumono il valore di un investimento sanciscono il loro carattere di spreco o di spesa che esaurisce il suo compito nella sua offerta al pubblico. È proprio in condizioni critiche che le risorse devono essere un investimento. Il carattere conservatore in economia come in cultura non è vincente. Presto o tardi paga un prezzo chi non ha avuto il coraggio di rinnovarsi o non ha cercato delle strade per farlo.
Quello che è successo anche durante la ventennale esistenza a Effetto Venezia. Perché non è solo la mancanza delle risorse a rendere difficile la sua esistenzak, è il suo carattere ripetitivo di evento senza una visione nel tempo.
Questo vuol dire che se non c'è un percorso pluriennale per Effetto Venezia, manca anche il senso economico del perché lo si fa. La percezione "comune" è che Effetto Venezia sia una tragedia senza catarsi. Il Sindaco piange come un arconte mentre il corifeo sospinge il suo coro al canto e la cavea spettatore triste sorride per le tante promesse mancate. La tragedia di Effetto Venezia scorre senza lasciare tracce di sé.
Alessandro Brucioni
tratto da http://www.ognisette.it
1 giugno 2011
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