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I ritardi del rigassificatore OLT: l'intervento del Comitato No Offshore

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offshoregasgDa fonti giornalistiche apprendiamo del nuovo ritardo previsto nella messa in opera del rigassificatore offshore. Inizialmente prevista per il 2009, l’operatività del terminale della OLT è stata poi man mano spostata prima nella primavera 2011, poi nell’autunno 2011 e oggi nell’autunno 2012.  E’ bene ricordare che la gasiera destinata a essere trasformata in terminale di rigassificazione è entrata nel cantiere del Dubai nel giugno 2009: a due anni di distanza la trasformazione è ancora ben lontana dall’essere terminata.

Quello che preoccupa e che la OLT ammette che i ritardi derivano in parte dalla complessità del progetto, che ha richiesto svariate modifiche in corso d’opera, e in parte dal ritardo nella fornitura di pezzi specializzati cioè costruiti per la prima volta con le specifiche richieste. Si tratta di affermazioni estremamente allarmanti che fanno tornare di prepotente attualità i 66 rilievi e le 12 richieste di chiarimento fatte dalla Commissione internazionale incaricata dalla Regione Toscana di valutare il rapporto sulla sicurezza presentato da OLT. Gran parte di questi rilievi e richieste di chiarimento riguardano infatti il funzionamento della nave terminale. A quasi dieci mesi di distanza dalla presentazione del rapporto della Commissione internazionale, che porta la data del 13 settembre 2010, la OLT non ha ancora risposto alle innumerevoli osservazioni e richieste di chiarimenti. D’altra parte c’è da domandarsi come avrebbe potuto rispondere visto che il progetto, primo e unico nel suo genere al mondo, non è ancora ben definito tanto da subire continue variazioni in corso d’opera.

Ma c’è anche da domandarsi che tipo di garanzie possa dare ai cittadini un progetto che comporta la costruzione di pezzi unici realizzati per la prima volta, mentre la OLT ha sempre sostenuto che le tecnologie utilizzate erano “ampiamente collaudate e sicure”. Non sappiano se tali tecnologie sono sicure – a leggere il rapporto della Commissione internazionale sembrerebbe vero il contrario – ma certamente le vicende di questi mesi dimostrano che non sono collaudate. Crediamo anzi che, viste le notevoli modifiche apportate nel corso del tempo al progetto originario, siano necessarie nuove autorizzazione visto che le vecchie erano state concesse per un modello di rigassificatore offshore molto diverso da quello che sta prendendo forma.

Come detto più volte le popolazioni della costa livornese faranno da cavie ad un progetto che si conferma:

1. Pericoloso, perché fondato su una tecnologia estremamente rischiosa.
2. Dannoso, per l’inquinamento della zona circostante: è paradossale che si impedisca ai livornesi di frequentare il parco della Meloria mentre si permette l’installazione e poche centinaia di metri di un impianto che devasterà il nostro mare.
3.  Inutile, visto che in questi mesi di guerra nel Nord Africa, con il relativo stop ai flussi di gas dalla Libia, in Italia il gas è continuato ad arrivare, sia dalla Russia che dall’Algeria, a conferma che quello che giungerà a Livorno sarà destinato, probabilmente, ai mercati centro-europei.

Ai livornesi i danni e i rischi, alle multinazionali tedesche e italiane i benefici del business.

COMITATO CONTRO IL RIGASSIFICATORE - VERTENZA LIVORNO

24 giugno 2011

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