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Intervento: Il vaso

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vasiNel gergo popolare la parola vaso crea diversi problemi interpretativi piuttosto insidiosi. Generalmente il Vaso è inteso come contenitore con  funzione decorativa, in quanto è di solito un recipiente  in cui mettere i fiori. Ma con questa parola il livornese intende anche il barattolo della marmellata. In quanto il barattolo inteso come contenitore per alimenti di vario genere si trasforma poi in bussolo.  Ora il bussolo nel gergo popolare richiama  ai tegami  intesi come contenitori umani di piacere carnale di ogni sorta dediti all’antica arte del mercimonio del proprio corpo senza pudore alcuno. Ma il passaggio linguistico dal vaso al tegame coinvolge nel gergo popolare livornese spesso anche varie realtà tra cui anche quella politica. Infatti se si passeggia lungo i banchi del mercato può capitare di ascoltare frasi del tipo:” che popò di sudici! che tegamoni ! Questi politici sono tutti uguali! Letiano tra di loro e poi vanno a mangià insieme”. Oppure :” questi   bussoli  fanno solo i loro interessi!” Ora  tutto questo potrebbe sconvolgere un ben educato gesuita che si trovi  a  passare per caso  per fare la spesa nella nostra città. Certamente il prelato non può  sapere che tali affermazioni,  riferite alla politica locale, sono dette senza malizia ,senza nessun intendimento offensivo, ma  come  un semplice sfogo da dare al disagio e alla rabbia. Alcuni psicologi dicono che queste colorite espressioni  verbali siano il tentativo mascherato di recuperare un rapporto  umano più diretto e partecipato con la politica. Una sorta di richiesta di aiuto, che  registra un malessere profondo da troppo tempo presente nella nostra città.

Oltre  al concetti di bussolo e di tegame citati sopra deve essere  aggiunto per onor del vero anche quello di casino, che storicamente nel nostro territorio intende come  luogo fisico frequentato dai  tegamoni  nell’esercizio delle loro funzioni sociali. Funzioni  di solito governate e  amministrate da allegre e prosperose  matreise. Infatti  sempre più spesso abbiamo modo di ascoltare al mercato frasi del tipo:” hai visto che casino è successo  per il limoncino. Si sono sputtanati tra di loro! L’hanno fatta sudicia! Chiamala caata! Ora lo vedi che casino succede.”In pratica uno studioso che si dedicasse all’osservazione della fauna umana labronica e allo studio del suo linguaggio popolare non potrebbe che riconoscere come segno identitario  dell’immaginario collettivo livornese il mondo legato alla sessualià  esercitata a pagamento.  E qui viene il bello se l’antropologo dovesse cercare la causa storica di tale linguaggio  non potrebbe che riscontrare un continuo aggancio alla attualità politica locale e non agli archetipi legati alla natura storica di Livorno. Città  nata e cresciuta come porto franco del granducato di toscana con materiale umano di svariate origini e attività. Prendiamo ad esempio gli ultimi avvenimenti come  esempio: a)caso commissioni comunali: il tamponamento (trovavo volgare usare il termine inculata) che a destra si sono dati tra di loro nella commissione affari istituzionali del comune.  Tamponamento che ha permesso l’elezione di  esponenti dell’opposizione  non di destra ,ma che difficilmente possono essere collocanti a sinistra, in quanto risultano più simili nei loro comportamenti politici agli OGM; b) caso limoncino:  altri tamponamenti , questa volta a sinistra tra i vari galli del pollaio,che più che dedicarsi all’antica arte della gallatura delle galline padovane dell’opposizione  si sono lasciati prendere la mano dall’antica arte greco romana della sodomia, con il risultato di giocare strumentalmente con troppa facilità sulla nostra salute; c) caso ospedale: dopo la  fine della tempesta del referendum si sono smarrite le tracce di tutte quelle belle promesse di percorso partecipato che la  città doveva fare per decidere come utilizzare gli ampi spazi dell’ospedale di  viale alfieri. Tant’e che qualcuno a già lanciato l’idea di rivolgersi  a chi l’ha visto. Concludo dicendo che una volta un grande  filosofo parlava di un artefice o demiurgo che plasmava  l’universo per volgerlo al bene dell’uomo. Esso consigliava che fossero i filosofi a interessarsi della cosa pubblica, in quanto identificava la politica come prodotto disinteressato di  moralità e sapienza. Purtroppo queste due dimensioni continuano ad essere sconosciute a molti del nostro territorio, anzi a queste virtù manca anche la componente dell’intelligenza che è stata sostituita da quella della furbizia, ma come si sa al peggio non c’è mai fine.

Dattero

8 febbraio 2011



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