Come nel libro “Fahrenheit 451”, i livornesi e le livornesi hanno tempo sino al 20 gennaio per imparare a memoria un libro ciascuno. Infatti, a quella data chiuderà la Biblioteca comunale “F. D. Guerrazzi” attualmente situata presso i Bottini dell’Olio e soltanto nel settembre 2012 il pubblico servizio bibliotecario dovrebbe (il condizionale è d’obbligo…) essere riattivato, temporaneamente, presso Villa Maria.
Le ragioni addotte dall’Amministrazione comunale per motivare tale grave decisione alludono al progetto di riqualificazione del polo bibliotecario, ma intanto per nove mesi alla cittadinanza viene negato il diritto di accesso, consultazione, prestito e fruizione dell’importante patrimonio librario comunale.
Una mancanza che non potrà essere supplita da nessun’altra struttura bibliotecaria pubblica, tantomeno dall’Emeroteca o dalla sezione presso Villa Fabbricotti: la prima infatti offre solo la consultazione di libri e riviste, mentre la seconda conserva soprattutto testi antichi o rari, generalmente esclusi dal prestito.
E’ quindi necessario porre molti interrogativi su tale decisione che colpirà studenti, ricercatori, insegnanti, lavoratori, pensionati e abitanti del quartiere “Venezia”, impossibilitati a svolgere studi, ad arricchire le proprie conoscenze, ad approfondire le informazioni divulgate dai media, a dare senso e valore al tempo libero attraverso la lettura.
In tempi in cui sovente sale il lamento corale sulla perdita d’interesse per la formazione, i beni culturali e il sapere critico, si nega alle persone per un lunghissimo periodo un bisogno/diritto non meno vitale ed essenziale di quello alla salute, al lavoro, allo studio, al reddito, alla casa, al trasporto pubblico, ai servizi per l’infanzia, gravemente colpiti dai tagli del governo e dalla attuale crisi economica.
Tra l’altro, a differenza di altre città dove è completamente gratuito, l’accesso al prestito librario prevedeva il pagamento di una tessera annuale che, a questo punto, risulterà una donazione a fondo perduto.
Incredibilmente, in nove mesi (il tempo necessario a mettere al mondo un bambino), il Comune di Livorno non è in grado neppure di offrire un servizio sostitutivo per accogliere la domanda di cultura e auto-formazione che proviene dalla cittadinanza (700 libri sono mensilmente richiesti in prestito), senza dare garanzie per il futuro della biblioteca e dei suoi fondi librari.
Tragico poi constatare che a rendersi responsabile di tale atto sia un’amministrazione che si ritiene democratica e di sinistra: a quanto ci risulta l’unico caso analogo, risalente alla fine degli anni Novanta, è quello registrato a Chioggia ad opera di un’amministrazione di destra e con un sindaco leghista che, per due anni, sottrassero ai cittadini la libertà di leggere un libro.
L’invito è a tutti e tutte ad attivarsi con urgenza, individualmente e collettivamente, affinché l’amministrazione comunale receda da questa decisione inaccettabile.
Alcuni e alcune utenti della Biblioteca
3 gennaio 2011
| < Prec. | Succ. > |
|---|














