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Intervento: Fuori dal purgatorio e dall’inferno

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Unioni-civiliFinalmente hanno lasciato  il purgatorio dell’infamia e l’inferno dell’emarginazione  le coppie non etero di Livorno che d’ora in avanti potranno richiedere il “certificato anagrafico di famiglia, con la possibilità di concorrere all’assegnazione di un alloggio popolare o per ottenere i congedi parentali. A dire il vero c’erano stati dei timidi tentativi piuttosto pasticciati (dico e pacs) naufragati per le forti pressioni clericali, ma alla fine qualcuno ha avuto la decenza, nonostante il vuoto legislativo in atto, di provare a fare qualcosa di sinistra. Naturalmente si spera che in breve tempo il nostro comune provveda ad istituire un vero servizio di anagrafica per le coppie di fatto per rendere concreta questa difficile scelta politica fatta con qualche mal di pancia. Ma come sappiamo in natura ad ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria, che si è scatenata con grida di indignazione sostenendo l’umiliazione dei principi costituzionali e della sacra famiglia eterosessuale fondata sul vincolo del matrimonio. Successivamente anche la chiesa ha tuonato contro le unioni di fatto sostenendo il mancato coinvolgimento della città ed evocando la necessità di un dibattito pubblico, vista la delicatezza della questione.

A dire il vero di questioni bollenti su cui ci sarebbe la necessità di partecipazione e dibattito pubblico nella nostra città c’è ne sono molte tra cui: la  discarica del Limoncino, le centrali a biomasse, le terza linea del termovalorizzatore, il rigassificatore offshore al largo della Meloria, la disoccupazione giovanile, l’edilizia popolare, la mancanza di luoghi di culto per chi professa religioni diverse dalla religione di stato, la mancanza di adeguati spazi  dove poter piangere i propri cari secondo le proprie credenze religiose, la mancanza cronica di case popolari, la cementificazione selvaggia della nostra città, lo smantellamento della sanità pubblica con l’introduzione della società della salute SPA e del nuovo micro ospedale per puffi a Montenero, i tagli dei servizi urbani, ecc…Tutte questioni di cui in questi anni pochi hanno evocato, in aiuto delle plebi labroniche, la resurrezione delle pratiche partecipative in uso in molte altre città. Occorre ricordare ai moralisti e agli esperti di etica sociale e politica che la sacra famiglia è violentata da tempo dalla mancanza di lavoro e di case, dalla mancanza di giustizia, dalle prepotenze della ricchezza concentrata in poche mani. La classe  dirigente è stata troppo sorda ai principi di equità sociale, trasparenza delle scelte e partecipazione ai processi decisionali. Ben venga quindi chiunque si sia illuminato sulla strada di Damasco e scenda in piazza in maniche di camicia senza ori e porpore a lottare per i poveri, senza discriminazioni sociali, religiose o sessuali. Chiunque sarà ben accolto se la sua vocazione all’equità è sincera e testimoniata dalle sue opere. Altrimenti è bene che giri i tacchi da un'altra parte, in quanto oggi più che mai il "gregge" non ha bisogno per difendere diritti e libertà civili dell’esegesi del vangelo costituzionale. Pertanto credo sia maturo il tempo di svegliarsi alla cittadinanza attiva contro la violazione dei diritti umani di cui anche le unioni di fatto appartengono.

Dattero

10 febbraio 2011

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