Il nostro beneamato quotidiano, Il Tirreno, ha una nuova rubrica all’interno della cronaca di Livorno, intitolata “L’arte da salvare”. È da un po’ di tempo, infatti (da quando il salotto buono della città, per usare il suo stesso gergo, si è rifatto il look), che periodicamente il quotidiano dedica un articolo alla scultura (la famigerata “A”) che è stata allestita in piazza Attias. Senza nulla togliere all’indiscusso valore artistico della “A”, possiamo comunque esprimere un senso di sbalordimento per l’esagerazione che, in tali articoli, promana dalle pagine del citato Tirreno. Sappiamo che il nostro quotidiano ama la bellezza, in ogni sua forma, e soprattutto la bellezza artistica; molti articoli, da sempre, sono dedicati alle manifestazioni artistiche in quel di Livorno (e per questo non possiamo fare altro che ringraziare l’amatissimo quotidiano). Da quello che leggiamo in queste parole dedicate all’arte da salvare, sembra che Livorno si sia dotata di una fontana di Trevi o di una statua del David. Arrivata l’arte, quella vera, inderogabilmente arrivano subito anche gli ‘sfregiatori’ (come il ‘pazzo’ – ricordate – che anni fa si divertiva a sfregiare con lo scalpello le statue di fontane famose).
Anche il 31 dicembre, per concludere l’anno in bellezza, Il Tirreno dedica un articolo alla nuova rubrica “l’arte da salvare”. Il titolo suona “Sfregiano la A salendoci sopra”. Ma in cosa consisterebbero questi “sfregi”? in impronte lasciate dalle pedate che ignoti cavallerizzi si divertirebbero a infliggere alla scultura scambiandola per un cavallo nano. Secondo le pregnanti parole del cronista, le pedate “somigliano a delle frenate scure e si possono ammirare su tutta la superficie”. Lo stesso sindaco conferma (ipse dixit): “A confermare la provenienza delle impronte è il sindaco Alessandro Cosimi. «Qualche sera fa – racconta – ho assistito anche io a questo gioco assurdo. Un gruppo di ragazzi saliva a turno fino in cima. Allora mi sono avvicinato per fermarli. Ho cercato di spiegargli che quella struttura era anche loro e che avrebbero dovuto rispettarla»”. Il sindaco continua affermando che la scultura è sorvegliata da una telecamera e che gli sfregiatori hanno cavalcato a loro rischio e pericolo. Non la passeranno liscia, i vandali cavallerizzi. L’impeccabile e sceriffesco reporter conclude il suo articolo (anch’esso espressione di arte della prosa) dicendo: “Vandali attenzione, dunque, il gioco potrebbe finire con una denuncia”.
Insomma, dopo aver letto l’articolo vengono spontanee altre riflessioni. Sempre senza nulla togliere al valore artistico della nuova scultura che è arrivata ad arricchire il già vasto patrimonio artistico cittadino, ci si può chiedere quale sia il grado maggiore di vandalismo: quello di chi cavalca una statua a forma di A oppure quello di chi abbatte un cinema, espressione di una avanguardia artistica futurista, come l’Odeon (quando fu costruito, la più grande sala cinematografica d’Italia), per costruire un parcheggio? Quello di chi cavalca una A oppure quello di chi priva i cittadini di un bellissimo cinema, lasciandoli in balia di pop corn e multisale? O forse quello di chi ha autorizzato a ristrutturare la pavimentazione di piazza della Repubblica asfaltandola come un’autostrada, col bitume, eliminando gli originali blocchi di pietra? O di chi sventra parti di città in nome della riconversione e della modernizzazione - in sostanza del lucro - eliminando di fatto scorci che sono stati raffigurati dai più significativi pittori labronici della prima metà del Novecento? O di chi ha patrocinato lo stato di abbandono di molti edifici o il loro abbattimento (pensate alle Terme del Corallo o alla ex Peroni, e adesso ai vecchi magazzini al porto)? O, per tornare indietro nel tempo e nel luogo di piazza Attias, di chi ha deciso l’abbattimento della villa Attias e la cementificazione del suo parco per edificare palazzoni di cemento? O, ancora, di chi ha fatto abbattere il vecchio ponte mediceo, davanti alla fortezza vecchia, per costruirne uno in metallo?
I vandali più terribili, fatti due conti, sono proprio quelli che cavalcano la “A”, una scultura simbolo della rinascita artistica della città (forse era più adatta una “L”, come lucro), così importante da essere sorvegliata dalle telecamere, come la fontana di Trevi.
Grazie sindaco, grazie Tirreno, grazie autorità cittadine, per perseguirli con la dovuta severità. Dopo tanti scempi, la cittadinanza ve ne sarà grata.
Stalker
2 gennaio 2012
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