La distribuzione di siringhe sterili non va vista in alcun modo come un’azione penalizzante per il quartiere di Fiorentina. Le voci di dissenso sono dettate in buona fede da timori infondati; con un po’ di buon senso possono essere ricondotti nella loro giusta prospettiva, alimentarli è irresponsabile e può produrre danni ulteriori.È evidente che non sono le siringhe a evocare i tossicodipendenti, essendo semmai la risposta giusta, per la riduzione del danno, di una tossicodipendenza che già esiste. Non vogliamo pensare che gli abitanti del quartiere auspichino una maggiore diffusione dell’aids.
Proviamo dunque a ragionare in un altro modo: il consumo di sostanze stupefacenti è diffuso a macchia di leopardo in tutta la città, solo che c’è differenza tra consumatori ricchi, che sono invisibili, e quelli poverissimi, che sono assai vistosi. Non è una buona ragione per averne paura, semmai hanno più bisogno di aiuto, ed è dunque un bene attivare tutte le risorse sociosanitarie per assisterli e seguirli dove vivono, con il Sert, i pulmini mobili e il volontariato sociale.
Non è che ignorandolo il problema si risolve da solo. C’è poi la questione del degrado urbano della zona. Come abbiamo già più volte detto, i piani di recupero devono rimanere nel calendario delle priorità, pur in presenza della tragica emergenza abitativa, legata alla perdita del lavoro, al caro affitto e alle morosità incolpevoli.
Abbiamo bisogno di risposte celeri per l’immediato e di una pianificazione di nuova edilizia sociale, che aumenti l’offerta pubblica di case a canone sostenibile. E’ ovvio che gli interventi di recupero, che in genere riducono il numero degli alloggi, non possono rientrare negli interventi finanziabili con i fondi regionali stanziati per rispondere all’emergenza abitativa, e tuttavia è necessario completare i piani di Shangay, Corea e mettere in cantiere quello di Fiorentina.
Perché non cominciare subito un’operazione di progettazione partecipata per discutere con la popolazione la trasformazione dell’area Erp di Fiorentina?
Se ci sono già idee, proposte, disegni, si potrebbero analizzare e discutere con i residenti e gli assegnatari, utilizzando gli spazi di socializzazione che già esistono.
Si troverebbe il modo di valorizzare il circolo Arci in Piazza della Guglia e di qualificare quella informe striscia di verde, pomposamente chiamato Parco delle Mura Lorenesi, che potrebbe diventare con l’aiuto dei cittadini un’area verde strutturata e con un disegno riconoscibile.
In Toscana e in Europa ci sono esempi interessanti di parchi tematici costruiti insieme al quartiere facendo partecipare tutta la popolazione; sono operazioni intelligenti è divertenti che producono buona architettura del verde e coesione sociale. Perché la Circoscrizione 1 non ci pensa?
Daria Faggi
Livorno 6 marzo 2011
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