Il fatto che in città alcune migliaia di persone si mobilitino per la difesa e la valorizzazione del patrimonio pubblico o del bene privato di uso pubblico (come l'ex Cinema Teatro La Gran Guardia) non puo' che confortare e dimostra, se non altro, che nonostante il conformismo consumista di questi anni Livorno dispone ancora di una massa critica imprortante che attende e chiede di essere valorizzata.Lecito, e per certi aspetti ovvio, che la città cambi pelle e rimodelli il suo profilo urbanistico e architettonico. Lo richiedono i tempi e probabilmente la prospettiva di entrare a pieno titolo in un Europa politica e culturale al momento sconosciuta ai piu'. Bisogna pero' vedere "come" farlo, ed è questo che chiede il popolo di facebook.
Un conto è il recupero, un altro conto è lo sfruttamento commerciale dell'attività immobiliare. Un conto è immaginare una città diversa, un altro conto la sua regolamentazione urbanistica. Ferma, per quanto ci riguarda, all'età dell'oro, cioè al 1999. Quando fu, tra le altre cose, stabilito un indice edificatorio da sogno per le aree produttive dell'allora Cantiere. E inventato il dispositivo rocambolesco delle aree di trasformazione per servizi (come Odeon, Porta a Terra, Nuovo Centro, la stessa Salviano 2).
Punti fermi che hanno consentito di realizzare una città dai profili e dalle cubature molto diverse da quanto disponeva il Prg del 1998. Punti mobili che, peraltro, hanno incrementato gli insediamenti e attribuito all'interesse pubblico 500.000 mq di aree (molto al di sotto del milione e mezzo diagnosticato all'inizio della pianificazione) sulla cui destinazione l'Amministrazione Pubblica stenta ancora a pronunciarsi.
Oggi come oggi si è creato un vuoto normativo che ha generato ritardi e degrado, oltrechè un colpevole immobilismo sulle scelte che contano. Nel vuoto possono maturare l'indifferenza, il servilismo verso una concezione egemonica dl potere amministrativo, la strumentalizzazione politica di chi teme di perdere consensi e si infila in facebook per interloquire con la nuova opposizione virtuale, ma anche lo stupore un po' ingenuo e creativo di chi al momento delle scelte non c'era o era troppo giovane per accorgersi dello sfacelo e della speculazione e oggi chiede di cambiare creando una rete tematica di accerchiamento. Questa, indubbiamente, la grande e positiva novità di questo momento. Questo il nuovo volto, fra gli altri, della democrazia diffusa.
Diversamente dal ripiegamento nel sentimentalismo della città cartolina, o addirittura nelle nicchie nostalgiche di un passato prossimo, che puo' costituire, specialmente al cinema, un passatempo rassicurante e suggestivo, ma poi finisce per indebolire la resistenza psicologica ai cambiamenti non condivisi.
Livorno è cambiata e molto in questi anni, ma in pochi hanno avuto voce in capitolo. E soprattutto in pochi, come sta accadendo per l'Ospedale, si sono posti il problema di come definire gli strumenti urbanistici e finanziari per avviare trasformazioni e delocalizzazioni che sottoscriveranno un'ipoteca formidabile sul futuro assetto del territorio livornese. L'impatto forte delle emergenze legate al degrado delle strutture e/o delle crisi (specie quelle del settore industriale), poi,ha determinato soluzioni tampone che in piu' di una circostanza si sono scaricate sul territorio valorizzando il solo mercato immobiliare. Talvolta in modo solo potenziale, come nel caso della annosa vicenda della Porta a Mare, prossima pero' a concludersi con una straordinaria colata di cemento sul cosiddetto fronte mare. Talaltra in modo effettivo, come sta inesorabilmente accadendo fra lo stupore generale per il Corallo.
Saprà il popolo di facebook evolvere in un movimento reale? La sensazione è che su molte partite, come Corallo e Gran Guardia, si sia fuori tempo massimo. E che i soliti noti avranno campo libero per decidere "come". Ma la speranza è l'ultima a morire.
Sergio Nieri
31 gennaio 2010
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