Mnemosine
Mnemosine, figlia di Urano e di Gea, mi ricorda, durante la pausa caffè, di come qualcuno non troppo tempo fa definì il referendum sul nuovo ospedale uno spreco di denaro pubblico ed un inutile perdita di tempo (video). La Dea della memoria mi ricorda pure come qualcun altro, nottetempo, fece in modo e maniera da cambiare velocemente ed ad ampia maggioranza lo statuto comunale per evitare il referendum sull’OLT. A questi campioni della partecipazione e della democrazia io dedico di cuore i sorrisi senza vessilli dei cittadini di “piazza bocca della verità” di Roma. Questo nella speranza di fermare il degrado che da lustri affligge la mia città a causa delle loro infelici e poco popolari scelte politiche.
Agli “agnosti” ricordo che a Livorno esiste un livello inaccettabile di disoccupazione giovanile, di numero di sfratti, di povertà, di inquinamento, di urbanizzazione e di servizi pubblici. Voglio anche far notare che molte e diverse analisi demoscopiche hanno assodato come i partiti abbiano contato pochissimo ai fini del successo elettorale. E’ indubbio che il vero motore del successo elettorale sono stati i movimenti dal basso, la rete web, i comitati e quello che pensa la gente. Pertanto mi infastidisce non poco vedere lo sforzo di buona parte del parterre politico nel definire non politico il risultato del referendum. Mi suscita il vomito sentire le arzigogolate interpretazioni del voto calibrate sulla sottile distinzione tra voto sui quesiti, considerati apolitici, dal giudizio sul governo. Questi novelli esegeti biblici marcano poi la frattura esistente tra società reale e classe politica tirandosi fuori da ogni colpa o responsabilità per poi, in forza della loro presunta purezza politica, reclamare a pieno titolo la riscossione del patrimonio referendario seminato e lavorato da altri. Ciò mi induce ad una serie di domande quali: Come è possibile che non ci sia accorti del valore politico di un referendum che di fatto ribalta la fiducia ottenuta in parlamento dal governo sul legittimo impedimento? Come è possibile che la sovranità popolare espressa direttamente con oltre 26.000.000 di voti sia impotente di fronte al voto parlamentare oramai vecchio di mesi? Come si raccorda la sovranità popolare, espressa dal referendum, con l’agire politico di partiti che nei salotti televisivi, nei giornali, nelle varie segreterie di partito stanno tessendo una rete di iniziative che di fatto imbrigliano la forza del referendum gettandola nelle vischiose sabbie mobili dei loro giochi di potere? Ai dubbiosi rimando alla visione dei vari programmi televisivi che ieri sera ci hanno allietato. Primo fra tutti il salotto di Rai Tre nel quale dopo un vivace scambio con i comitati dell’acqua la piazza romana è stata oscurata dal ridondante spazio dato dai professionisti della politica. In pratica non c’è stato labro televisivo che abbia dato voce alla partecipazione popolare e alle richieste dei cittadini. Anzi le orecchie paraboliche delle antenne tv erano tutte rapite dai leader politici e affabulatori con o senza lisca di pesce. Il dubbio che mi assale congiunto ad una forte preoccupazione è quella di non voler vedere questa occasione fare la fine di quel vecchio libro che passando di mano in mano stravolse il suo contenuto in relazione alle teste e agli interessi che lo leggevano, perdendo tutta la sua identità e del quale alla fine rimase solo la copertina. Perché nei prossimi mesi non lavoriamo alla costruzione di un consiglio comunale ombra dal basso con relativa Giunta e Sindaco e assessori sul modello comunardo. Questo in modo da far affiorare le numerose contraddizioni che emergeranno sicuramente nei prossimi mesi in relazione alle tematiche relative alla partecipazione, all’ambiente, ai rifiuti, all’ acqua, alle partecipate, alla sanità, allo sviluppo, al lavoro e alla casa?
Vincenzo
14 giugno 2011
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