Tuesday, May 22nd

Last update:11:48:38 AM GMT

You are here:

La politica della cittadinanza attiva e quella delle “baruffe chiozzotte” del Palazzo

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

livornoDa mesi stiamo assistendo, attraverso accuratissime ricostruzioni riportate dalle cronache locali,  alle “baruffe chiozzotte” della politica di “palazzo” livornese: scene da commedia, anzi da vernacolo, per certi versi assai divertenti se non si parlasse di uomini e contesti che governano la nostra città.

E' altresì vero che queste narrazioni ci aiutano a comprendere meglio il dna della politica istituzionale e la distanza sempre più marcata  dalla comunità e dalla cittadinanza.

Le infinite querelle che caretterizzano la discussione politica cittadina certo non giovano all'interesse collettivo e alla crescita della necessaria consapevolezza e progettualità. Sembrerebbero create ad arte, per distogliere le attenzioni dai problemi reali e dal governo del territorio, e magari per supplire alla mancanza di altre storie e di altri protagonisti da narrare, rappresentare e considerare come interlocutori.

Se non fosse che da anni, anche la nostra città – in particolare grazie alle reazioni e alle mobilitazioni provocate dalle scelte sempre calate dall'alto e mai frutto di percorsi minimamente realmente partecipati - ha vissuto belle pagine di politica “dal basso”, partecipata e consapevole. Rigassificatore, espansione edilizia e “nuovi centri”, nuovo ospedale, discarica di Limoncino: sono alcuni capitoli che in questi anni hanno visto protagonismi e movimenti dal basso, dove spesso la politica dei partiti (anche di quelli di presunta opposizione) è stata assente e comunque compiacente degli indirizzi di governo. Cittadini, comitati e associazioni che, quasi sempre senza il sostegno di realtà organizzate, hanno dimostrato che è possibile una politica intesa come strumento di cambiamento costruita su un' alternativa di metodo, di obiettivi e di modello di sviluppo.

Con la consapevolezza della necessità – forse non ancora del tutto maturata diffusamente - di una pratica quotidiana e di una adesione ad una certa “ responsabilità politica”, incrociando finanche la rappresentanza politica ma in grado di non venirne condizionati o addirittura assorbiti, ma anzi con l'ambizione di trasformarla attaverso una proposta alternativa ed egemonica. Evitando il rischio di rimanere emarginati dentro i confini del movimentismo antagonista spesso sterile e autoreferenziale. Un' alternativa che potrà realizzarsi solo riducendo la sfiducia generale sulla base di una grande partecipazione popolare e di un rifiuto della delega alla politica tradizionale senza al tempo stesso scadere nel populismo e nella demagogia dell'antipolitica che tanto sembra andare di moda. E al contempo un processo di trasformazione della vita quotidiana della città verso un orizzonte comunitario di autentica democrazia sostenuta da un “popolo” concreto.

Prendiamo l'ultimo capitolo in ordine cronologico di queste pagine di politica dal basso, fatta da gente che si incontra, che viene da ogni angolo della città – e non delimitata dai confini territoriali della questione come spesso si tende a far credere  - e rappresentata da varie realtà. La mobilitazione nata un anno fa per la questione del Limoncino non è solo dei residenti – che pur hanno il merito di averla iniziata nell'agosto scorso e di averla praticata quotidianamente con costanza, sacrificio e perseveranza – e non è estranea alle altre promosse in questi anni. Sarebbe miope e ottuso non rendersi conto che le proteste e le mobilitazioni di questi anni non sono una sommatoria confusa di rivendicazioni parziali. Pur senza una vera “cabina di regia” c'è un cuore, un cardine, un epicentro. Riflettono un conflitto nato dal malcontento per le scelte di governo territoriale ma pure una incapacità dei vertici istituzionali nel coinvolgere la popolazione e nel trovare adeguate soluzioni alle politiche dei rifiuti, dell'approvvigionamento energetico ecc.

Ma riflettono pure la volontà diffusa di riaffermare e non solo difendere diritti inalienabili e beni comuni quali la salute, l'ambiente e la partecipazione dei cittadini.

A prescindere da come andrà a finire il progetto della discarica (certo, la mancata realizzazione farebbe assumere a questa lotta un altissimo valore non solo simbolico e potrebbe rappresentare una pietra miliare di un movimento costituente e di un modello di democrazia partecipata), questa vertenza non è che una tappa di un percorso inarrestabile che vede il protagonismo sociale, la lotta politica democratica, possibilmente una sinistra che ritrova le sue ragioni fuori dai giochi di palazzo, elementi fondanti di un risveglio in grado di fermare e cambiare l' attuale classe poltica e dirigente locale.

Contateci. Noi ci contiamo. Non solo come numeri ma soprattutto come volontà, intenzioni, buone speranze.

Non è una percezione d'avanguardia o minoritaria, è qualcosa che riguarda tutti, anche chi non ne ha chiara coscienza. E perciò ha una grande potenza anche senza avere o essere un potere.

I governi locali, le forze politiche tradizionali, i mezzi di informazione irrigimentati, anche la sinistra di opposizione che si nomina tale senza esserlo, non hanno capito niente di questa novità che cresce e rompe l'accerchiamento. Questo protagonismo li sbalordisce perchè non conoscono più la democrazia. Fanno un po' pena, quando se ne arrogano il merito, e si illudono quando pensano di assumerne la rappresentanza istituzionale ed elettorale come parassiti.

Livorno, 21 agosto 2011     Stefano Romboli


AddThis Social Bookmark Button