In tempi di crisi, come quelli che stiamo vivendo, questa è forse solo un'altra tra le innumerevoli segnalazioni che vi giungono da cittadini che si sentono "derubati" del diritto al lavoro, garantito costituzionalmente, ma che troppo spesso diventa un miraggio, anche per chi, con fatica e volontà ha cercato comunque di meritarlo.
Costituiamo la graduatoria delle idonee per le assunzioni a tempo indeterminato che si è formata dopo lo scorso pubblico concorso bandito dal Comune di Livorno per il profilo di educatori per asilo nido, essa ha validità tre anni e scadrà a gennaio 2013.
Siamo recentemente venute a conoscenza che il Comune ha approvato un bando di mobilità per coprire i pensionamenti, non farà dunque scorrere la nostra graduatoria, ma userà la mobilità e i servizi dell'Agenzia Interinale che già gestisce gli incarichi a tempo determinato.
Sappiamo che le leggi nazionali sono restrittive e la cura del bene pubblico in questo momento più che mai non è semplice, ma molte sono le questioni che questo episodio solleva: a fronte di un pubblico concorso, aspettato da tempo (10 anni) ed al quale hanno partecipato tanti giovani che si sono preparati con sacrificio, e che in termini economici è costato all'intera comunità, ad oggi la graduatoria che ne è nata viene bypassata. Se il Comune si trova nella situazione di non poter assumere a tempo indeterminato per vincoli o leggi nazionali, per oggettiva trasparenza non dovrebbe comunque attingere alla graduatorie per incarichi sì a tempo determinato, ma che andranno di fatto a coprire veri e propri posti vacanti e non semplici assenze temporanee? Quantomeno non potrebbe prorogare la decorrenza di validità della graduatoria stessa (cosa per altro già avvenuta nel passato fino al suo esaurimento)?
Auspichiamo che il Comune risponda a queste legittime domande e incontri una delegazione del nostro gruppo per parlare delle scelte che si intendono prendere.
Crediamo realmente che i bambini siano una risorsa per l'intera società e che il Comune di Livorno desideri applicare una politica meritocratica, adesso non resta che attendere che questi non rimangano luoghi comuni o bandiere da sventolare, ma si traducano in un impegno sostanziale e costante.
Elisa Soffredini
11 gennaio 2012
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