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Caso Mazzoni e Cure palliative: lettere e interventi

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ospedale2Cure palliative: il silenzio è d'oro

La polemica nata a seguito dell’allontanamento della dottoressa Mazzoni dal Reparto Cure Palliative dell’Ospedale di Livorno è molto sgradevole.
L’impressione è che il generale apprezzamento per l’attività della struttura (assurta perfino alla notorietà cinematografica con l’ultimo film di Virzì) abbia spinto molti a cercare di mettersi in prima fila davanti alle “telecamere”, anche chi c’entrava poco o nulla come l’esponente del PdL Marco Taradash da Roma che in assenza di altre idee si è sentito obbligato a intervenire sulla vicenda utilizzandola strumentalmente per uno scontro politico.
E’ bene quindi sottolineare subito che i meriti per i risultati ottenuti sono da attribuire collettivamente a tutti i lavoratori del Reparto, e forse di fronte a certe eccessive personalizzazioni della stampa locale non sarebbe stato male che la dottoressa Mazzoni in prima persona, così come fanno certi allenatori all’indomani di una bella vittoria, avesse ringraziato dei complimenti ricevuti evidenziando però i meriti dei “suoi ragazzi”.

Detto questo però la responsabilità dell’attuale putiferio ricade interamente su chi ha fatto in modo che la dottoressa Mazzoni anziché promossa si sentisse rimossa. Evidentemente c’è stato un problema di comunicazione, e per chi gestisce la più grande azienda della provincia per numero di occupati, ad alto livello di professionalità, non sapersi spiegare non è un difetto da poco. Soprattutto se il risultato è quello di avvelenare l’ambiente di un reparto che da anni compariva sulle cronache locali solo per gli elogi tributati dai familiari delle persone assistite. La dottoressa Mazzoni era vicina alla pensione, meritava di arrivarci in piena tranquillità e certe scelte si potevano anche rimandare, preparando il “post-Mazzoni” con più delicatezza. Se la dottoressa ha percepito il suo spostamento in termini “punitivi” evidentemente qualcuno le ha dato l’impressione di non apprezzare il suo lavoro, cosa che oggi è una sensazione diffusa tra molti operatori della sanità.
Il clima che si respira è quasi quello di un’ASL commissariata. Non passa giorno che non venga ripetuto il mantra per cui l’ASL di Livorno sarebbe il fanalino di coda della sanità toscana e la comunicazione interna non è esattamente quella che si insegnano nei corsi di formazione (o che risulta dai sondaggi “ufficiali”). Tanto che sarebbe interessante fare un bel questionario tra i lavoratori per rilevare quanti si sentano in sintonia con le politiche aziendali e quanti invece le subiscono soltanto sentendosi mortificati.

Il sindaco Cosimi sostiene di non essersi mai occupato di suggerire i nomi dei primari (io la firma non ce la metterei) ma occuparsi invece di come un gruppo di funzionari venuti da fuori gestisce un’azienda pubblica del nostro territorio dovrebbe interessarlo eccome. Anche perché nell’ attuale normativa l’unico organo di controllo esistente sull’operato degli onnipotenti direttori è la Conferenza dei Sindaci e non, come qualcuno sembra credere, le sezioni di partito livornesi o fiorentine dove ultimamente si prendono tutte le decisioni relative alla sanità locale.
Il Reparto Cure Palliative, ben oltre i canti degli adulatori di professione (che sarebbero i primi a cambiare registro alle prime difficoltà) va valorizzato soprattutto studiando ed estendendo la sua esperienza. Che cos’è che assicura la grande qualità dell’accoglienza e dell’assistenza che offre la struttura? C’è stata una maggiore attenzione alla formazione o all’incentivazione del personale? C’è un diverso rapporto numerico dipendenti/pazienti che consente una maggiore attenzione alla persona? Ci sono motivazioni particolari per chi sceglie di lavorare a contatto con la morte? I dirigenti sono più preparati? E’ decisivo il supporto del volontariato? Ci sono maggiori risorse a disposizione?
Perché non studiare in modo approfondito questi aspetti e provare ad organizzare anche gli altri reparti su queste basi? E’ concepibile avere, all’interno dello stesso Ospedale, reparti che hanno un articolo di elogio e ringraziamento al giorno e altri che sono sempre nell’occhio del ciclone?
Purtroppo ormai non si guarda più alla sanità pensando a prospettive di sviluppo, ma solo a salvare il salvabile da politiche imposte dall’alto che mirano più che altro a risparmiare risorse.
Quando invece sarebbe possibile coinvolgere i lavoratori e la cittadinanza in nuovi progetti di accoglienza e assistenza soprattutto dei pazienti più fragili e riparlare di una sanità a misura d’uomo. Sarebbe possibile... ma intanto cominciamo a far tacere i “ciaccioni” ed evitiamo i veleni.
Eros Chesi

11 febbraio 2010

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LETTERA APERTA

È difficile inserirsi nella discussione che vede protagonista la Dottoressa Mazzoni, senza il rischio di cadere nel banale, di essere strumentalizzati o etichettati. Sinceramente ci aspettavamo un altro "epilogo". Pensavamo avesse diritto alla stessa "attenzione" dimostrata con i nostri cari, che ha accompagnato al termine della vita con eccellente professionalità, delicatezza, ma anche determinazione. Le parole rivolte dalla dottoressa alla Direzione della sua Azienda fanno capire, con grande onestà, la difficoltà a rinunciare, in questa fase, al ruolo di Responsabile del reparto Cure Palliative, per altro incarico pur prestigioso. Ci piacciono la sua autenticità, la sua libertà di pensiero e, per questo, ci sentiamo di riconoscerla e apprezzarla nella sua interezza. La Dottoressa, insieme alla sua valida edinsostituibile equipe, ha creato un piccolo gioiello che temiamo esserle stato strappato con l’astuzia credendo, forse, che il fatto sarebbe passato inosservato. E' impensabile sottovalutare il legame e l'intimità che si creano tra chi è accudito e chi accudisce: molte sono le testimonianze dei familiari, ma anche di studenti, che hanno imparato a respirare "la vita" che c'è intorno alla morte. Per questo sono state raccolte tante firme, per sostenere la presenza di chi ha promosso la crescita affettiva e culturale di una città sull'evento morte. E ora la città è solidale con la dottoressa e il distacco appare brusco e incomprensibile, in contrasto con i valori condivisi con lei e con la sua equipe. E' importante che chi ha il potere di decidere raccolga l'invito di tanti cittadini a non disperdere la sensibilità professionale ed i preziosi saperi ancora disponibili.

Perché la Dottoressa Mazzoni non può continuare a guidare Cure Palliative?

Il reparto è stato pensato e caparbiamente voluto da lei in risposta ai bisogni emergenti; nessuno deve dimenticarlo, dobbiamo essere riconoscenti!

E' possibile sapere la verità? Aspettiamo una risposta

Firmato Flora Colzi, Daniela Somià Pasqualon, Donatella Nesti 

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