5000 contatti, 3220 a favore (1780 contrari) sono un risultato ritenuto sufficiente per collocare la statua della madonna nel porto di Livorno e
dei livornesi.
Due pesi e due misure: per l’ospedale 22000 Si non contano niente, (non solo sono insufficienti per il quorum) il nuovo ospedale si farà in barba alla partecipazione e alla netta prevalenza dei SI, anzi il non voto viene interpretato dal Sindaco come consenso alle proprie scelte.
Come dire che nel caso della statua i non-contatti (circa 145000) sono tutti per il NO. Invece 3220 SI, confortano il Vescovo, e sembrano abbastanza per far diventare Livorno una città cattolicissima, ma non è questa la realtà.
Senza riprendere le argomentazioni, che condivido, di Graziella Pierfederici, che all’amministrazione comunale proponeva, semmai, una testimonianza sui morti sul lavoro nel nostro Porto e nelle sue industrie; molto meglio ricordare la città medicea e la sua natura multietica, la
vocazione politica dell’accoglienza sociale, la sua essenza libertaria e laica, il rispetto del pluralismo religioso, che affidarci alla madonna.
Trovo drammaticamente deludente che i gruppi dirigenti della città, nel loro affannoso bisogno di prostrarsi al Vaticano, non riescano a mantenere un profilo laico e coerente nel rispetto della Costituzione Repubblicana nata dalla resistenza e fondata sul lavoro.
Le madonne (spesso bellissime opere d’arte), lasciamole nelle chiese e alla devozione dei credenti, e nei musei all’ammirazione degli estimatori dei grandi scultori e pittori.
Il porto e la città hanno bisogno di lavoro e di rispetto della vita, anche durante il tempo di lavoro, molto di più che di simboli religiosi.
Paolo Gangemi
Livorno 5 gennaio 2010
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