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Mare Nostrum, ovvero come ti privatizzo le spiagge

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spiagge_bianche_solvayNel decreto legge “per lo sviluppo” approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, insieme ad una serie di altre disposizioni, si decreta l'addio definitivo alle spiagge pubbliche che sono “prestate” ai privati per 90 anni.

Le concessioni balneari - che rischiavano di essere messe in regime di libero mercato a seguito della direttiva europea “Bolkestein” e quindi mettendo a repentaglio le attuali gestioni balneari - vengono sostituite con il diritto di superficie che di fatto privatizza le spiagge e il diritto di cementificare. Fermo restando il diritto di passaggio per raggiungere il “bagnasciuga”, gli stabilimenti balneari o gli insediamenti turistici costruiti su spiagge e scogliere potranno vantare pieni diritti sul terreno in cambio di un pagamento solitamente irrisorio (93 centesimi al metro quadro: uno stabilimento balneare di 10 mila metri quadrati pagherà molto meno di 1000 euro di affitto al mese, meno dell'affitto che si paga per un bilocale a Roma e Milano).

Si toglie al mercato le gare per diritti di concessione, di fatto facendo incassare poco e assai meno rispetto a quello che si potrebbe. Una scelta quindi che si prende pure beffe del libero mercato e del regime concorrenziale e che pare generata dagli interessi corporativi e da una resa alle lobby più arretrate e conservatrici che intendono lo sviluppo come arricchimento attraverso la rapina e il saccheggio dei beni pubblici.

Il decreto non ha alcun coordinamento con la normativa demaniale vigente e viola clamorosamente la legge 400/88 che disciplina il contenuto dei decreti legge e perfino la Costituzione: si vendono i beni demaniali quali gli arenili appartenenti al demanio pubblico, violando l’articolo 9 della Costituzione che, al comma 2, prevede che la Repubblica italiana tuteli il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Si consolida comunque ciò che avviene da tempo: la legge 27/12/2006 n.296 obbliga i titolari delle concessioni a consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia, anche al fine della balneazione. Questa norma anche a Livorno è puntualmente disattesa e di fatto i titolari delle concessioni degli stabilimenti balneari fanno pagare l'accesso contravvenendo alla legge (spesso con concessioni scadute, versando canoni irrisori e talvolta in ritardo e parzialmente).

Con i suoi 90 anni di esclusione assicurata la spiaggia diventa così un simbolo dell'assetto sociale previsto dagli organi costituiti. Chi paga ottiene l'accesso, la cabina, l'ombrellone, il sole...gli altri fuori.

Fermo restando che potrebbe essere definito irricevibile dal Presidente della Repubblica ed essere restituito al mittente, ci auguriamo che le campagne per il “Mare Libero” possano prendere maggiore vigore e consistenza, dopo questo ennesimo “attentato” al Bene Comune.

Livorno, 9 maggio 2011 Stefano Romboli - Cittadini Ecologisti

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