Piazza Garibaldi a dispetto delle illusioni di qualche sindaco del passato, non è Montmartre. Detto questo ogni mattina, regala alla città una vocazione internazionale grazie al mercatino delle pulci. Oggetti per la casa, usati, rarità, vecchi libri, stoffe, tutto a prezzi accessibili a chiunque e in ogni caso trattabili come nella tradizione dei mercatini che fanno fortuna in tutto il mondo. Confesso di esser da sempre attratto da questo genere di situazioni e di aver consumato le scarpe i sabati alla Feira de Ladra di Lisbona, le domeniche a Porta Portese a Roma o a Brick Lane a Londra, così come nell’interminabile Rastro di Madrid, o a seminare dinari tra Beb Souka e Halfahouine a Tunisi. Quello che succede a Livorno non è paragonabile alle città elencate soprattutto per le ridotte dimensioni, ma ricalca quella sensazione avventurosa dell’affare possibile, del fascino della vetrina che si riempie ogni giorno in modo inatteso. E non solo. Riprende la buona usanza di riciclare gli oggetti, rimetterli in circolo in un mercato più umano e accessibile, in una parola popolare. Detto questo leggere le dichiarazioni d’intenti dell’assessore al commercio Paola Bernardo che sembra voler avviare una crociata contro questa forma di socializzazione della piazza, conferma solo quanto la città stia cadendo in basso a causa delle teste vuote che la governano. Per reagire a fenomeni di disgregazione sociale presenti oggettivamente nella zona, si tenta di cancellare uno dei collanti mattutini delle giornate di sole del quartiere. Oltre all’assurdità non vedo cos’altro possa esserci dietro la volontà dell’ennesimo deleterio assessore della giunta di Alessandro Cosimi. In quella piazza ogni tanto spunta un grammofono, un libro di qualche secolo fa, un quadro della vecchia Livorno. In quella piazza ho conosciuto Mohammed, marocchino, che un giorno a malincuore mi ha suggerito di comprare per qualche spicciolo di euro delle scarpette da calcetto, “perché a lui stavano strette”. In quella piazza mi trattengo spesso con Armandino che nel quartiere ci è nato e cresciuto, e mi aggiorna quando qualche appartamento si libera, “anche se i prezzi delle case non sono più come una volta”. In quella piazza ho comprato diverse camicie e pantaloni da quello che io chiamo “l’arabo”, che ogni volta mi fa andare tranquillamente a provare gli abiti nella mia cantina sugli scali e decidere poi se prenderli o ributtarli nel mucchio. Ma l’assessore Bernardo questo non lo sa.
al.do.
24 novembre 2011
| < Prec. | Succ. > |
|---|














