Ottimo risultato ma adesso pretendiamo dai nostri governi locali coerenza e rispetto.
I risultati dei referendum, in particolare quelli per l'acqua, rivelano che gli italiani vogliono essere cittadini attivi dopo decenni di prigionia del pensiero unico secondo cui non ci sono alternative all'egemonia dei mercati e della finanza e riportano pure al centro della scena politica i beni comuni e il desiderio di partecipare alla costruzione di un nuovo modello di società e di comunità.
I quesiti referendari e la vittoria dei SI restituiscono ai sindaci e alle amministrazioni comunali i comandi di una nuova politica e la possibilità di disporre di strumenti per favorire il controllo dal basso di beni e risorse da acquisire alla sfera dei beni comuni, ridisegnando i servizi in forma mirata e territoriale, attraverso il coinvolgimento diretto degli utenti, dei lavoratori, dei livelli più decentrati del governo locale. Una forma di “bilancio partecipato” che investe non solo l'acqua ma tutti i servizi pubblici locali: il trasporto pubblico, la gestione dei rifiuti e l'energia.
In Toscana e a Livorno l’acqua è stata privatizzata proprio dalle amministrazioni di centro sinistra fin dal 2004: è usata e inquinata principalmente dall'industria, secondariamente dall'agricoltura, e quella poca che resta per la popolazione, è spesso inquinata oltre i limiti di legge, con perdite di rete del 45%, con bollette aumentate anche del 70%. L'alta affluenza dei livornesi alle urne conferma la richiesta di cambiare l'attuale sistema di gestione dell'ASA e di invertire la rotta!
Proponiamo da subito al Consiglio Comunale di Livorno di impegnarsi a riconoscere nel proprio Statuto Comunale il Diritto umano all'acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico, privo di rilevanza economica; a promuovere nel proprio territorio una Cultura di salvaguardia della risorsa idrica e di iniziativa per la ripubblicizzazione “partecpata” del Servizio Idrico Integrato; a non ricorrere alle deroghe e garantire l'acqua buona e migliore alla popolazione.
Lo chiediamo ai nostri amministratori locali che hanno sostenuto, nelle ultime settimane di campagna referendaria, le ragioni del SI.
Stefano Romboli Cittadini Ecologisti
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Una grande vittoria:
le nostre vite valgono davvero più dei loro profitti
Berlusconi si batte sui contenuti e con la radicalità.
Viva i Comitati per l'acqua.e contro il nucleare
E' una svolta storica, la fase di Berlusconi viene archiviata dal voto popolare e con lui, il campione del liberismo, viene battuta la politica delle privatizzazioni e del primato del mercato sul pubblico. Davvero, oggi, con il risultato referendario, in Italia si è stabilito che "le nostre vite valgono più dei loro profitti".
E' un passaggio di fase. Il berlusconismo viene sconfitto dalla partecipazione democratica e non a caso dal referendum, l'istituto che più di tutti declina una forma di democrazia diretta.
Per questo occorre sottolineare il ruolo del soggetto che prima non c'era, un ruolo decisivo e per certi versi storico, i Comitati per l'acqua pubblica. Hanno lavorato in silenzio, hanno raccolto il più alto numero di firme mai ottenuto per una consultazione popolare, hanno realizzato una campagna legata sempre e solo al contenuto, l'acqua pubblica, sono stati osteggiati dal Pd – che farebbe bene ad ascoltare il messaggio netto che gli è giunto nelle regioni "rosse" dove ha già privatizzato l'acqua - e anche dall'Idv che oggi esultano, La vittoria di oggi è la loro vittoria.
Per questo da domani a Livorno L?ASA deve tornare pubblica, bisogna tornare subito indietro dalla privatizzazione e dalle esternalizzazioni che in questi anni anno colpito lavoratori e utenti, l chiedono le decine di migliaia di livornesi che hanno votato per l’acqua pbblica.
Per i movimenti che si battono contro lo strapotere del profitto, come i No Tav, è una grande giornata. Qualunque ipotesi di un movimento unitario che leghi tra loro vertenze diffuse – contro le discariche e gli inceneritori, le tariffe locali, l'alta velocità etc - è la benvenuta e Sinistra Critica lavorerà attivamente in questa direzione.
La politica dei partiti tradizionali e istituzionali è bene che osservi e impari da questa vittoria. Ha vinto la società in movimento, il lavoro di base radicale e appassionato, la capacità di riprendere un filo e di tessere una strategia. E' stato confermato che la radicalità dei contenuti può vincere. Con Berlusconi oggi perde anche Emma Marcegaglia e tutta quell'industria che sognava di fare affari d'oro con il nucleare e con l'acqua ai privati (e che si getterà a capofitto sulle energie rinnovabili).
Una sinistra davvero radicale, anticapitalista ed ecologista è possibile e il suo destino non è giocoforza legati ai destini del Pd e del centrosinistra.
Sinistra Critica Livorno
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Ora riprendiamoci la nostra acqua
Palpabile il nervosismo della casta locale alla vigilia dei referendum nazionali (privatizzazione dei servizi pubblici, segnatamente l’acqua, nucleare e legittimo impedimento), confermato peraltro dallo straordinario risultato degli stessi: il popolo italiano, nonostante gli appelli al non voto, le censure televisive e il boicottaggio sotterraneo di settori del centrosinistra, ha detto una parola chiara (e definitiva?) sulla privatizzazione dei servizi pubblici, sul nucleare e sulle leggi ad personam.
Nel nervosismo della vigilia, inqualificabile l’attacco del presidente di ASA Fabio Del Nista (dietro il paravento dell’”Ufficio stampa di ASA”) al sottoscritto, cittadino impegnato da sempre nel volontariato a difesa della salute e dell’ambiente. La differenza fondamentale tra i due “contendenti” infatti è questa, oltre ai contenuti: lui presidente stipendiato, io semplice volontario che mette gratuitamente tempo e fatica (quanta!) al servizio dei cittadini.
Il signor Del Nista, ex-democristiano, ex funzionario del Monte dei Paschi, era la persona giusta – per la casta locale – per gestire ASA e acqua, dopo che Paolo Rotelli, altro democristiano doc, ha fatto carriera addirittura nel funzionariato ONU.
L’uomo giusto per gestire ASA e acqua in un periodo cruciale:
1- ulteriore allontanamento del centro decisionale da Livorno (nel 2004 a Genova con AMGA, poi a Torino con Iride, poi a Reggio Emilia con IREN, domani forse all’estero, se non fosse arrivato il risultato referendario) dove va il 7% delle nostre bollette come profitto garantito.
2- ASA è perennemente sull’orlo dell’”imbancabilità” (vedere i documenti sul sito di ATO) e paga sistematicamente (o meglio fa pagare agli utenti) interessi milionari alle banche, tra cui il Monte dei Paschi.
3- la qualità dell’acqua non è mai stata così bassa, tanto che la Regione è stata strigliata dall’UE per le troppe deroghe sugli inquinanti proprio nell’area ASA, ed addirittura è stato interdetto per la prima volta il consumo d’acqua di rubinetto negli asili dell’Elba per arsenico e boro.
4-da ben 15 anni non si trovano soluzioni all’accaparramento dell’acqua in VdC da parte di Solvay: casta e ASA ci provarono con IDRO-S industriale e civile, ma il TAR bocciò nel 2007; ci riprovarono con Puretta, un costoso pannicello caldo, ma il TAR ribocciò nel 2010.
Nel complesso insomma un quadro fallimentare, che visto dall’esterno potrebbe sembrare più un sistema clientelare, di potere e di profitto privato sull’acqua, che non un servizio pubblico essenziale. Speriamo che il risultato referendario faccia riflettere la casta e soprattutto mobilitare la popolazione: la battaglia locale riparte oggi su basi nuove.
Maurizio Marchi
(Resp. prov.le Medicina democratica)
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Siamo felici. E soddisfatti. Come “Fabbrica di Livorno” abbiamo contribuito alla costruzione del comitato cittadino contro il nucleare e ne siamo stati protagonisti attivi.
Sopratutto con l'aiuto e l'impegno delle associazioni ambientaliste livornesi e delle giovanili di partito abbiamo intrapreso un percorso di collaborazione che, siamo certi, non si esaurirà nel dopo referendum.
Anzi, siamo perfettamente consapevoli che la vera sfida cominci adesso.
Noi crediamo piuttosto, tenendo conto anche della partecipazione di molti elettori di centro-destra e dei cattolici, che questo risultato sia da intendere come una chiara, forte e decisa volontà di partecipazione cittadina alle decisioni comuni.
La politica che ci governa è una politica sempre più lontana dai bisogni delle persone e dalle loro vite; Silvio Berlusconi non ha fatto altro che esasperare questo conflitto tra il “Palazzo” e i cittadini allargando la forbice tra le classi sociali. Eppure, l'arroganza del potere e l'autoreferenzialità dei partiti non sono un peccato solo della destra. Anzi. Il tramonto di Silvio Berlusconi è destinato a lasciare una notte molto scura.
Nessuna alternativa, ad oggi, è stata costruita con coraggio; manca un'alterità chiara e spendibile, specialmente a partire dai territori. Pensiamo che il risultato incredibile ottenuto dai comitati su tutto il territorio nazionale vada proprio a colmare il vuoto lasciato dalla politica, portando una ventata d'aria fresca e di speranza.
Contemporaneamente siamo però consapevoli che la politica rimanga strumento unico ed indispensabile per il governo della cosa pubblica e delle nostre vite.
Per questo, fieri di poter davvero prenderci un pezzettino di questa vittoria (senza voler mettere nessun cappello, al contrario dei tanti), lanciamo l'idea di un confronto ampio e costante tra le forze politiche, i movimenti e i cittadini per costruire insieme modelli nuovi di partecipazione politica. Questa scommessa deve essere il punto di partenza per l'alternativa di cui tanto abbiamo bisogno. Una partecipazione vera, diretta, fisica, che riprenda gli spazi delle circoscrizioni, dei circoli, delle sezioni e che trovi nel confronto e nel faccia-a-faccia la sua legittimazione, nel rispetto istituzionale e formale garantito dal rinnovamento delle istituzioni stesse.
"La Fabbrica di Livorno"
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Il bel risultato del referendum incoraggia la riappropriazione dei beni pubblici e la partecipazione popolare alle decisioni collettive sulla gestione della cosa pubblica. Siamo anche lieti che il sindaco di Livorno, che in altri tempi ha mostrato scarso apprezzamento nei confronti di chi cercava di partecipare, come sarebbe necessario, riconosciuto e auspicabile, alle decisioni su questioni di interesse pubblico tacciandolo come "professionista della partecipazione", abbia oggi riconosciuto il merito dei comitati ed abbia rivolto ad essi un plauso.
Chiediamo allora, visto il momento particolarmente favorevole, che l'amministrazione comunale e lo stesso sindaco diano un segnale di forte coerenza e promuovano un percorso di ripubblicizzazione dell'ASA, come sappiamo privatizzata a Livorno nel 2004, ben prima del decreto Ronchi, privatizzazione che ha portato solo problemi, sia ai lavoratori dell'ASA che alle bollette dei cittadini che, lungi dal ricevere benefici da questa privatizzazione, hanno avuto rincari sui costi e servizi meno efficienti.
Come non ricordare inoltre l'affare "rigassificatore", legato a doppio filo a quella privatizzazione, che si e' dimostrato negli anni un affare lucroso solo per pochi e oneroso, sia in termini di impatto ambientale che di sacrifici richiesti, per la grande maggioranza della popolazione, la quale ha peraltro piu' volte, con tre grandi manifestazioni e molti altri eventi, dimostrato di non gradirlo affatto. Per il rigassificatore purtroppo il referendum venne ingiustamente negato all'ultimo tuffo. In questo caso i referendum ci sono stati e con risultati molto chiari. Per questo torniamo a dire ci aspettiamo un moto di corenza da parte dei nostri amministratori
Vertenza Livorno
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Referendum: da oggi si cambia ma niente sconti per la politica, ottimo risultato ma adesso pretendiamo dalla politica e dai governi locali coerenza e rispetto.
I risultati dei referendum, in particolare quelli per l'acqua, rivelano che gli italiani sono tornati a sentirsi un popolo, questo dopo decenni di prigionia del pensiero unico, di rassegnazione all'ideologia del mercato come unico regolatore sociale possibile.
Adesso dobbiamo prendere atto che questi referendum non sono stati soltanto una semplice consultazione popolare e non tanto per i risultati di consenso ottenuti nelle urne (benché ovviamente necessari), ma in particolare per quanto sono riusciti ad incidere nell’immaginario di massa sul piano culturale e nel profondo dei sentimenti individuali.
Dobbiamo accettare il fatto che attorno a questo appuntamento si sono espressi importanti movimenti e comitati organizzati sul territorio che hanno dato vita a un grande laboratorio di saperi e intelligenze collettive, sperimentando dal basso nuove regole e comportamenti di partecipazione. Una reazione di anticorpi sociali alla tendenza del declino sia politico che amministrativo del nostro ordinamento istituzionale, ma che nel contempo disegna e ci spiega anche un diverso modello di comunità possibile.
E’ grazie a queste mobilitazioni e delle loro narrazioni che il termine “bene comune” è ritornato nel linguaggio diffuso e i sui contenuti stanno dettando l’agenda politica sia a livello locale che nazionale.
Si apre oggi un diverso scenario dove gli italiani hanno detto basta ad una politica di distrazione di massa incentrata su nani avidi o sporcaccioni e basta a un’opposizione che ormai non è più neanche in grado di riconoscere se stessa. I movimenti sociali, forti di questo consenso, hanno consegnato ai sindaci e alle amministrazioni locali la possibilità di individuare le strategie per favorire il controllo dal basso di beni e risorse da acquisire alla sfera dei beni comuni, ridisegnando i servizi in forma mirata e territoriale, attraverso il coinvolgimento degli utenti, dei lavoratori, a partire dai livelli più decentrati delle forme di governo della cosa pubblica. Un sistema di “bilanci partecipati” che può e deve interessare non solo il servizio idrico integrato ma anche tutti i servizi pubblici locali: il trasporto pubblico, la gestione dei rifiuti e l'energia.
Sarà questa la parte più complicata, cioè come uscire dalle logica privatistica, come restituire al pubblico la gestione e sottrarla alle varie Veolia, Suez e Smat.
Non sarà certamente facile, anche per il semplice motivo che dagli anni Novanta in poi lo spazio giuridico riferito ai beni essenziali alla vita è stato costruito esclusivamente intorno al principio della loro rilevanza economica ed imprenditoriale.
Pertanto cancellata la norma sulla obbligatorietà di svendere le azioni da parte del pubblico entro il 2015, per le società quotate in Borsa, resteranno comunque le gestioni attuali: miste, di società quotate in Borsa e in house (cioè di Spa) tutte formule non coerenti con l’idea di gestione di diritto pubblico e di garanzia nella gestione dei servizi essenziali dei cittadini. E questo per il semplice motivo che dagli anni Novanta in poi, lo spazio giuridico riferito ai beni essenziali alla vita, è stato costruito intorno al solo principio della loro rilevanza economica ed imprenditoriale.
Tuttavia avendo anche cancellato la norma che imponeva il 7% di guadagni nella gestione dei servizi, un primo effetto positivo lo avremo sullebollette che dovrebbero in molti casi iniziare a diminuire sensibilmente, ma questo non potrà risultare sufficiente poiché il dato rilevante è che questi servizi devono tornare sotto il controllo pubblico e con gestioni partecipate.
Il fatto è che, a diritto positivo vigente, non è possibile alcuna forma autentica di gestione pubblica dell'acqua e diventa pertanto essenziale applicare una nuova legge che modifichi l’attuale normativa di settore a partire dalla proposta di legge di iniziativa popolare (sottoscritto da più di 400.000 cittadini e depositata nel Luglio 2007) dal titolo “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico.
Del resto va anche preso in considerazione il fatto che un riferimento giuridico non può determinare l'indirizzo politico, anche perché la rilevanza economica non è di per se un principio di natura giuridica, pertanto governo e centro sinistra evitino di legiferare senza rispettare la lettera e lo spirito dei referendum, sapremo presto se saranno in sintonia con il volere dei cittadini o tenteranno di svuotare il significato referendario con manovre gattopardesche
Per questo come Federazione della Sinistra proponiamo, fin da ora, di dar vita ad una “costituente dei beni comuni” che raggruppi tutti coloro che sui beni comuni vogliono costruire una politica e l'uscita dal neoliberismo.
Tuttavia alcuni segnali positivi è possibile avviarli da subito ad esempio bloccando tutti i processi di privatizzazione in corso e avviando (in modo convinto) il percorso verso la ripubblicizzazione dei servizi pubblici, ovviamente a partire dalla gestione dell’acqua.
Silvio Lami
Consigliere Provinciale Rif. Comunista - FdS
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BASTA SPECULARE SULLA VITA E SUI BISOGNI PRIMARI !
IL RISULTATO DEL SI’ AL REFERENDUM CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ ACQUA E’ UN MESSAGGIO PRECISO DEI LAVORATORI E DEI CITTADINI TOSCANI AL CENTRO SINISTRA, AL CENTRO DESTRA, ALLA GIUNTA REGIONALE TOSCANA E A CONFINDUSTRIA
Il risultato dei SI’ contro la privatizzazione dell’ acqua in Toscana ha sfiorato il 96 % con una partecipazione intorno al 63%. Questo non è solo uno schiaffo per il governo nazionale di centro destra, ma lo è anche per il centro sinistra che governa l’ amministrazione regionale e moltissime amministrazioni locali. La privatizzazione dell'acqua è un capitolo dell'offensiva capitalistica contro i diritti dei cittadini e dei lavoratori per appropriarsi dei beni comuni (i beni di tutti). Il capitale vuole mettere le mani sull'acqua per fare profitti sicuri su una risorsa che sta diventando sempre più scarsa e preziosa. Ma dove l'acqua è stata privatizzata, la situazione è drasticamente peggiorata: le tariffe sono aumentate, i servizi peggiorati, gli investimenti ridotti, l'accesso è diventato impossibile per i più poveri.
Questa battaglia ha un nemico ben preciso: l'élite padronale e finanziaria italiana, come lo Ior, la Banca vaticana, in concorrenza con le multinazionali come la francese Veolia.
La risposta dei lavoratori e dei cittadini è stata una forte e determinata partecipazione politica per abbattere tutto questo. Ma in questi giorni stiamo assistendo alla levata di scudi di esponenti del Centro Sinistra, di amministratori pubblici e privati gestori dei servizi idrici per lasciare tutto com’ è. Da questi speculatori arriva solo un piagnisteo sui mancati introiti che porterà il risultato referendario. Il presidente della livornese ASA addirittura dichiara che perdendo il 7% di profitto le bollette cresceranno, che sarà costretto a fornire acqua non più potabile, che la multinazionale IREN “socio in affari” è in fondo un’ azienda pubblica e quindi di tutti. GAIA il gestore della Versilia insieme agli amministratori di centro sinistra ha già dichiarato che la privatizzazione verrà fatta comunque ed ha elevato le bollette a livelli stratosferici. Il sindaco di Firenze Renzi ha dichiarato di aver votato NO e che per non rinunciare al profitto lancerà una campagna azionaria per la gestione dell’ acqua.
Per fermare tutto questo e per dare respiro alla vittoria nel referendum in difesa del diritto inalienabile all’ acqua è necessaria l’ organizzazione autonoma dei lavoratori e dei cittadini da qualsiasi interesse privato. Non solo ma è indispensabile che vengano requisite da subito tutte le partecipazioni private che sono state fatte in nome della speculazione. L’ unica strada per riappropriarci tutti di questo bene è l’ autodeterminazione attraverso la lotta.
Non ci sono dubbi verso questa strada. Lottare e resistere contro interessi speculativi del capitale per il diritto ai beni primari inalienabili come l’ acqua e la salute o soccombere allo sfruttamento e all’ alienazione in nome del profitto. Il Partito Comunista dei Lavoratori è sempre insieme ai lavoratori e i cittadini toscani che resistono, che si organizzano e lottano autonomamente contro gli interessi equivalenti della destra e del centro sinistra e porta il suo massimo appoggio. I comitati nati dal basso per il SI al referendum devono diventare comitati di lotta.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Coordinamento della Toscana
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Nonostante tutto ce l’abbiamo fatta!
Nonostante che il governo abbia fatto votare a metà giugno, che le televisioni abbiano oscurato la campagna referendaria, che le grandi organizzazioni di massa e il sindacato abbiano fatto veramente poco.
Questo risultato significa che veramente i tempi stanno cambiando, che soffia un vento nuovo, che le parole: “pubblico”, “bene comune”, “democrazia dal basso”, “partecipazione”, si stanno imponendo come parole alternative a: “libero mercato che si autoregola”, “privato è bello”, che si erano insinuate nella testa dei politici, anche di sinistra negli ultimi decenni.
Questo nuovo vento è alimentato anche da internet che sta soppiantando nell’informazione le televisioni, in gran parte succubi di Berlusconi. Sono tantissimi i siti internet che parlano del referendum e gli aderenti a Facebook che trasmettono il tam – tam delle informazioni.
Si erano avvertiti dei segnali forti che provenivano soprattutto dal mondo giovanile, mai visto tanti giovani impegnarsi a votare anche se studiano o lavorano lontani dalla propria residenza e la realtà è stata che i giovani sono andati in massa a votare e hanno costruito il miracolo di una così alta affluenza al voto.
Ora bisogna che il mondo dei partiti non intervenga in tentativi interpretativi del senso del voto che lo sterilizzino o snaturino, come comitati referendari vigileremo perché ciò non accada. Il ruolo dei partiti, ora, è saper ascoltare questo nuovo vento e dotarlo degli strumenti perché si affermi anche nelle istituzioni. Occorre che si affermino modalità per una vera partecipazione popolare alle decisioni amministrative, occorre che i contenuti di questi referendum siano applicati, senza furbizie e imbrogli.
Sull’acqua,lo stesso movimento che ha promosso i referendum, con un milione e 400.000 firme di cui 107.500 dalla Toscana, sono anni che si batte contro la privatizzazione, nel 2003- 2004, in Val di Cornia e nell’ato livornese si è battuto contro la privatizzazione di Asa; nel 2005 in Toscana ha raccolto firme per una proposta di legge regionale, rimasta inascoltata; in quell’anno ha organizzato la grande manifestazione nazionale a Roma per i diritti sociali e i beni pubblici; nel 2007 anche raccolto oltre 400.000 firme, di cui circa 2.000 in Val di Cornia, per un progetto di legge di iniziativa popolare rimasto insabbiato in parlamento. Il referendum popolare finalmente ha sancito la volontà della maggioranza degli Italiani e allora non vogliamo più sentir dire che “il privato è più efficiente e investe”. Vogliamo che il modello toscano delle privatizzazioni sia rimesso in discussione dalle sue fondamenta, non migliorato, adottando i contenuti dei progetti di legge di iniziativa popolare su cui ci siamo spesi in questi anni.
Comitato referendum acqua pubblica e nucleare Val di Cornia
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