Oltre 300 operaie della Omsa di Faenza perderanno il posto di lavoro perché il proprietario del colosso Golden Lady, di cui Omsa fa parte, ha deciso di chiudere la fabbrica emiliana (che è tutt’altro che in crisi) e delocalizzare spostando la produzione in Serbia, dove la manodopera ha uno stipendio di 300 euro al mese. La volontà di realizzare profitti sempre maggiori calpesta così il diritto all'occupazione e al salario di lavoratrici che negli anni, con la loro attività hanno consentito all'azienda di affermarsi e ai padroni di arricchirsi.
La storia si ripete e lo spauracchio della delocalizzazione agisce in più territori: a Pomigliano, come a Faenza e come in molti altri posti ancora. Qualcosa di analogo è accaduto, tanto per citare analoghi segmenti di mercato, per la Perla, che ha trasferito la produzione in Cina, e la Mandarina Duck. Purtroppo, di Marchionne ce n'è più d’uno.
Le operaie Omsa, da tempo in lotta, hanno organizzato manifestazioni, performance in piazza, hanno partecipato anche a numerose trasmissioni televisive denunciando quanto sta accadendo. Hanno persino sostenuto un presidio di 50 giorni per bloccare lo smantellamento dei macchinari da trasferire in Serbia. Hanno chiesto solidarietà ed hanno avviato una campagna di boicottaggio di tutti i marchi Golden Lady.
Aderiamo alla campagna di boicottaggio!
Come consumatrici e consumatori abbiamo un potere. Dobbiamo dimostrare che molte persone possono fare a meno di calze Golden lady, ma che l'azienda Golden Lady non può fare a meno delle lavoratrici.
Analoghe campagne di boicottaggio, come quella contro il marchio Benetton, hanno portato sostanziali miglioramenti nelle condizioni dei lavoratori.
Non tiriamoci indietro
Solidarietà concreta
NON ACQUISTARE i marchi Golden lady, Philippe Matignon, Si-Si, Omsa, Golden lady Hue Donna, Hue Uomo, Saltallegro, Saltallegro bebè, Serenella.
Assemblea autoconvocata 8 marzo Livorno
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