L'intervento del costituzionalista Emanuele Rossi pubblicato su il Tirreno del 17 febbraio suggerisce una alternativa ritenuta migliore del referendum in merito alla vicenda del Nuovo Ospedale.
L'APPL – Assemblea Permanente per
Con una differenze: noi pensavamo alla possibilità che la domanda di organizzare un dibattito pubblico potesse essere avanzata (secondo quanto riportato dall'art.8 comma 1) dai cittadini, anche su iniziative di associazione e comitati. Ipotesi poi non sostenuta per le difficoltà “oggettive” (raccolta delle firme dei cittadini per la domanda e soprattutto poi l'onere dell' organizzazione dell'intero percorso che deve essere sostenuto da un lasso di tempo piuttosto breve e ristretto: 6 mesi, salvo proroghe motivate per non oltre 3 mesi).
Adesso arriva la proposta di Rossi: un po' sorprendentemente in ritardo, visto che da quando le autorità competententi hanno diramato l'annuncio (1 ottobre 2009) ne è passata di acqua sotto i ponti...E la società civile in primis e poi pure quella politica non sono rimaste a guardare, dimostrando di non accettare l'ennesima decisione autoreferenziale e calata dall'alto: Comitato contro l'Ospedale a Montenero, dossier e documenti articolati ed approfonditi, prese di posizione e comunicati critici e spesso contrari di partiti politici (da destra e da sinistra), sindacati dei lavoratori (FIALS in primis), associazioni, cittadini. Infine pure un esposto – denuncia che solleva, fra le altre questioni, gravi scorrettezze e inadempienze tecnico -amministrative.
E naturalmente il referendum, che ha già riscosso un ottimo risultato (2.000 firme in pochi giorni) e che pare a questo punto inevitabile. A meno che....ed ecco che la proposta di Rossi pare un suggerimento, una sorta di aiuto per il governo locale. Magari mascherato dalle migliori intenzioni: un dibattito pubblico che richiederebbe l'amministrazione stessa e come tale assumerebbe l'onere di organizzare, sotto la guida di un responsabile, un dibattito. Questo sarebbe un percorso partecipato vero che favorirebbe il confronto, il dialogo, la trasparenza. A differenza del referendum che, sostiene il costituzionalista, ridurrebbe tutto a un si o a un no, polarizzando la discussione.
Sostanzialmente noi dell'APPL condividiamo la valutazione e non abbiamo mai nascosto di avere poche simpatie per la strada referendaria. Anche per questo abbiamo sempre detto e non abbiamo cambiato idea che, pur sostenendo a questo punto la via referendaria (e attivandoci per contribuire al buon esito, cioè a non costruire il nuovo ospedale a Montenero) daremo il nostro contributo per evitare la sterilizzazione e l' eccessiva semplificazione implicita nella scelta referendaria: la nostra partecipazione alla realizzazione del dossier “partecipato” sul nuovo ospedale (“Ospedale e dintorni. Radiografie ed alternative ad un progetto nato male”) va in questa direzione.
Tornando alla proposta di Rossi, avanziamo diversi dubbi: il primo elemento che non ci convince consiste nello “scambio” che sarebbe il punto di partenza del percorso partecipato: l'amministrazione comunale richiede l'organizzazione del dibattito pubblico e in cambio il comitato promotore rinuncia al referendum, facendo valere le proprie ragioni nella sede opportuna del dibattito pubblico. Un classico “do ut des” che però investirebbe il comitato di un potere non conferito, scavalcando di fatto i numerosi cittadini che credono nel referendum e che non si sentono rappresentati in un “cor cordium” dal comitato stesso.
E poi come ricorda pure Rossi, l'articolo 10 della legge regionale sostiene che fra le opzioni contemplate il soggetto proponente – in questo caso il Comune di Livorno – “può continuare a sostenere il medesimo progetto..”. Quindi alla fine non esistono reali garanzie della volontà di rinunciare al progetto. Così come non esistono ampie garanzie di “neutralità” di colui che andrebbe a ricoprire il ruolo del responsabile del dibattito pubblico (e qui si aprirebbe un lunga riflessione sulla presunta neutralità dell''Autorità regionale della partecipazione, vale a dire l' organo monocratico nominato dal Consiglio regionale, e soprattutto delle organizzazioni che svolgono le attviità di promozione ed organizzazione dei percorsi partecipati, spesso, quasi sempre, retribuiti dai committenti, cioè le stesse istituzioni che attivano questi processi).
Insomma, ben venga da parte dell'amministrazione comunale la volontà e l'intenzione di attivare questo percorso, ma senza pretendere nulla in cambio. Comunque la strada referendaria dovrebbe rimanere in piedi ed essere utilizzata dai cittadini e da coloro che continuerebbero, legittimamente, ad opporsi alla decisione. Certo che sarebbe un bel segnale e che rappresenterebbe pure una bella opportunità per chi ci governa di dimostrare di credere nella cultura e nella pratica della Partecipazione concepita come gestione ordinaria e continuativa di politiche integrate e come criterio guida per un nuovo governo del territorio e non semplicemente vincolata a specifici progetti di settore o a finanziamenti speciali a breve-medio termine che sembra essere usata come marketing politico (modello “Cisternino
Vediamo se l'ipotesi avanzata da Rossi avrà un seguito, senza un “voto di scambio”, e se una volta tanto Cosimi e i suoi ci sorprenderanno: saremo tra i primi a complimentarci con il coraggio di questa scelta.
Livorno, 17 febbraio
APPL Assemblea Permanente per
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