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Elezioni: le analisi del voto inviateci dai lettori

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I verdi danno i "numeri": analisi tragicomica del voto regionale
Iniziamo con una battuta: i veri vincitori delle elezioni, in termini di consenso con quanto indicato, sono i Verdi di Livorno. Avevamo infatti espresso di non sostenere nessuno dei candidati e delle liste presenti, invitando all'astensione (o comunque al voto nullo o scheda bianca) e circa un livornese su due ci ha seguito. A Livorno si registra, dopo Massa Carrara, l'affluenza più bassa: solo il 57% degli aventi diritto al voto.
Ovviamente non soffriamo di megalomania e molto più modestamente crediamo di aver persuaso almeno i nostri elettori del coraggio e della coerenza della nostra scelta.
Giochiamo un po' con i numeri, sviluppando riflessioni ben sapendo di semplificare e forse banalizzare un po', visto l'arduo confronto che faremo con elezioni di natura diversa (un conto sono le elezioni comunali e un conto sono quelle regionali) e pure con affluenze assai diverse in termini quantitativi.
La lista Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) e Verdi che si presentava alle elezioni in Toscana a Livorno ha ottenuto solo 5.034 voti e il 7,56 %. Ricordiamo che alle amministrative del giugno 2009 a Livorno Rifondazione e Comunisti Italiani assieme ottennero 5.000 voti (5,86%) e i Verdi livornesi (che sostenevano Marco Cannito sindaco nell'alleanza Livorno Libera) 1.981 voti e il 2,32 %. Conti alla mano sembrerebbe che al risultato complessivo della liste siano venuti meno proprio i voti dei verdi.
Disastroso il confronto dei partiti della sinistra con le precedenti regionali, a conferma di una crisi di rappresentatività ormai irreversibile. Alle regionali del 2005 Rifondazione Comunista (che correva da sola) otteneva 148.000 voti e poco più dell' 8 %, i Comunisti Italiani 77.000 voti (4,27 %) e i Verdi poco più di 50.000 voti (2,78 %): questi ultimi due sostenevano Martini e l'alleanza Toscana Democratica. A queste elezioni i tre partiti assieme hanno ottenuto 80.000 voti e il 5,3 %. In  pratica poco meno rispetto ai risultati dei Comunisti Italiani 5 anni fa!
Malgrado questa debacle, anche grazie all'assurda legge elettorale, salvano il salvabile, anzi, riescono a fare il massimo: portano ben 3 consiglieri in Regione. E il terzo sarà proprio Mauro Romanelli, esponente dei Verdi fiorentini che ha fortissimamente voluto questo accordo e l'alleanza con Rossi. L'impressione è che l'ambientalista gigliato abbia fatto bene le proprie scelte. Difficile immaginare quanti voti “verdi” abbia ottenuto realmente, ma certo ha dovuto affrontare una campagna elettorale dimezzata, visto il sostanziale disimpegno delle federazioni verdi di diverse province toscane.
Il quadro delle forze della cosiddetta sinistra si completa con Sinistra Ecologia e Libertà che non riesce a superare lo sbarramento del 4% prevista dalla peggior legge elettorale in Italia e forse non solo. Malgrado il sex appeal e l'ondata positiva di Vendola, non riesce a portare nessun consigliere in Regione: staremo a vedere se per i vari Lupi (uomo – immagine di SEL dalle nostre parti), Roggiolani e Betti, cioè ex esponenti verdi che ricoprivano importanti incarichi nella passata legislatura, si aprirà qualche porta secondaria per il servizio reso....
Insomma, malgrado il fatto di aver conservato almeno un rappresentante in Consiglio Regionale, non ci sono dubbi che anche in Toscana la storia dei Verdi appare al capolinea. Nel resto delle regioni italiane i risultati sono da “prefissi telefonici” (attorno all'1 % e anche sotto, nel Lazio – dove si presentava addirittura il portavoce nazionale Bonelli – attorno all' 1,3 %!), a conferma che le scelte con cui i Verdi si sono presentati a questa tornata elettorale non hanno convinto e anzi hanno deluso coloro che dopo la possibile “svolta” di Fiuggi nell'ottobre 2009 speravano in un percorso  “spedito” verso la Costituente Ecologista.
Un disastro, l'ennesimo, dal punto di vista elettorale e riteniamo ancor più grave il fatto di aver perso ancora tempo per cominciare seriamente e concretamente a lavorare per un radicale cambiamento. Eppure il contesto appare sempre più drammatico e come tale fecondo delle necessità di invertire la rotta.
La Lega avanza dappertutto,  e ormai anche la “roccaforte” Toscana registra un successo clamoroso (dall' 1,27 % delle regionali del 2005 al 6,5 % del 2010) della forza di Bossi che evidentemente non trova più argini e anticorpi diffusi, anzi forse un “humus” culturale fertile. Così come appare inarrestabile l'ondata di indifferenza e di rassegnazione ben testimoniata in Toscana da una astensione record (dal quasi 75 % del 2000 siamo passati al 71 % del 2005 e adesso poco sopra il 60%) e un lento ma graduale calo del partito egemone: il PD rispetto all'Ulivo del 2005 perde circa 240.000 voti e oltre 6 punti in percentuale.
 Forse, a ben pensarci, abbiamo avuto meno meriti nel persuadere gli elettori a non votare rispetto a coloro che invitavano a sostenere i propri programmi e le proprie idee.....
Stefano Romboli  

portavoce Verdi di Livorno

30 marzo 2010

***

Dal voto utile al voto inutile

Quando il 44% dell'elettorato potenziale non si reca al voto non possiamo parlare di astensionismo, quanto di autentica diserzione dalle urne. Dunque, un passaggio quanto mai delicato e da non sottovalutare che rappresenta il sintomo di un riposizionamento complessivo di buona parte dell'elettorato attivo. Una sorta di "procurato astensionismo" tutt'altro che casuale, maturato al di là delle ovvie motivazioni che stanno a sinistra (con il distacco attivo dal voto dei movimenti e dell'ala eco pacifista che non si' è riconosciuta nella Federazione di Sinistra/Verdi ) e a destra (con la revanche silenziosa di una mai doma Amadio, spettarice interessata del crollo Pdl ) dello schieramento politico tradizionale. 

Questi tassi di astensionismo sono fra i piu' alti d'Italia e qualche cosa vorrà pur dire. Le cause potrebbero essere molteplici. Proviamo ad elencarne alcune.

In primo luogo la ritualità dell'appuntamento elettorale come tale (il terzo significativo in tre anni) con il suo carico di cose banali e scontate percepite ormai come un automatismo insopportabile; l'ipocrisia della propaganda, la girandola degli spot e il bivacco dei soliti noti negli studi delle emittenti televisive locali. Un conto è dare voce ai cittadini, un altro conto è quello di far girare il solito pendolo tra i candidati.

Seconda causa; la dura realtà della crisi. Molto piu' dura a Livorno che altrove. Nonostante i tentativi di mascherarla da parte degli addetti ai lavori. Alla fine , di fronte alla constatazione della propria  condizione di povertà relativa, non resta che la fuga dal voto per rompere l'accerchiamento del silenzio.

Terza causa, il microclima politico livornese. Tira una brutta aria,e si sapeva. Il guanto di sfida lanciato da Cosimi dopo il sette giugno di un anno fa all'indomani di una rocambolesca campagna elettorale piena di colpi bassi si è trasformato in una mazza ferrata sulla democrazia reale. Il Sindaco ha prima lanciato una fantasmagorica campagna dei cento giorni e poi ha costruito dal nulla l'operazione Ospedale per valorizzare un mandato altrimenti anonimo. Per supportare questa sua personalissima class action ha costruito intorno a sè un fortino inespugnabile dimenticandosi della città. Tutto questo per fare la conta dei fedelissimi e identificare quanto rimane del Pd livornese in evidente emorragia di voti reali con l'area di consenso necessaria e sufficiente per legittimare gli atti del cosiddetto programma elettorale. La città, che pure non brilla per effervescenza sociale, è stata messa in un angolo, quasi fosse la fastidiosa appendice di un protocollo per addetti ai lavori. Le politiche clientelari di questi anni nel settore immobiliare, del sociale e della cultura, hanno fatto il resto. Politiche deliberatamente ad excludendum, per cui o sei con me (e con la mia offerta di benefits) o sei contro di me.

In quest'ultimo caso, alla lunga, la condizione marginale diventa anche l'occasione per formalizzare il proprio risentito e indignato distacco dal sistema pubblico.A questa impostazione si è come detto aggiunta una ostinata inclinazione a fare di Livorno il laboratorio di sperimentazione del cosiddetto distretto energetico regionale nella cui architettura ci stanno confusi progetti infrastrutturali, un uso speculativo delle aree portuali (Rossi ha esplicitamente suggerito la trasformazione energetica dei materiali di scarto del Porto di Livorno), la valorizzazione urbanistica delle strutture pubbliche ospedaliere in dismissione come prodromo del nuovo Presidio Ospedaliero. Tutte operazioni condotte nello splendido isolamento del "fortino" di Cosimi e C. e con la Regione in funzione di sponda che hanno approfondito, se possibile, la sensazione di "irrilevanza" da parte di una cittadinanza poi in buona indisponibile a suffragare con il proprio voto la legittimazione politica dell'"arca di Noe''" di Enrico Rossi. 

Quella percezione di irrilevanza ieri si è tradotta in assenza.Vedremo se domani, con protagonisti magari diversi, e l'auspicabile ridimensionamento dell'alibi berlusconiano (e dunque dello stesso,complementare  antiberlusconismo che genera immeritatamente le percentuali macroscopiche dell'Idv locale) potrà tradursi in una vera e responsabile alternativa di sistema basata sulla  valorizzazione dei diritti di cittadinanza in luogo degli affari.


Sergio Nieri

 


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