Il segretario del PD livornese Di Rocca si erge a Ponzio Pilato chiedendo una “pausa estiva” fra i contendenti della vicenda Limoncino. Chiede al Comitato di fermare la protesta e a Bellabarba di stoppare i lavori. Decisione sostanzialmente saggia, anche alla luce delle importanti novità dei recenti avvisi di garanzia che confermano la tesi di un percorso complessivo – quello della discarica – caratterizzato da contraddizioni e meschinità clamorose.
Di Rocca non può però chiedere una pausa alle valutazioni che sempre più si stanno sviluppando, anche grazie alla vicenda del Limoncino, e che pongono pesanti interrogativi sulle dinamiche del partito egemone a Livorno e sul governo del territorio. In particolare alla luce delle tante, troppe, “connivenze” fra dirigenti e politici del PD e mondo degli affari, con pericolosi “giri di valzer” fra incarichi professionali e ruoli istituzionali.
Sulla frase del segretario del PD livornese "chi ha la tessera del PD deve poter lavorare come gli altri" converrebbe stendere un velo pietoso. In realtà pensando almeno alla vicenda Limoncino si potrebbe immediatamente obiettare che i fatti farebbero pensare che "per fare i consulenti di Bellabarba ci vuole la tessera del PD", poi si potrebbe sviluppare una riflessione su base statistica sulle opportunità di lavoro fra chi a Livorno ha o non ha la tessera del"Partito"...
Insomma, potremmo cogliere la pausa invocata da Di Rocca per un dibattito sulle logiche clientelari che sembrano “dominare” il sistema livornese e sulle opportunità che la città continui a essere regolata da questi meccanismi perversi. Forse sarebbe auspicabile che fosse la città a prendersi una “pausa” dal governo del PD.
Vertenza Livorno
1 agosto 2011
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Sapore di mare al Limoncino
Quello che non mi torna nello sviluppo della ultime vicende del Limoncino è il fatto di non riuscire a comprendere il motivo per cui la tanto decantata magistratura non ha bloccato i lavori in discarica.Anzi questi continuano a procedere alacremente rispettando i tempi stabiliti per l'apertura a fine estate.
Qualcuno potrebbe obbiettare che l'attuale fase inquirente si sta soffermando sulla legittimità procedurale e sulla esegesi del trattato urbanistico del famoso art.34, mentre la controparte ribatte affermando la sottile distinzione che intercorre tra cava attiva e cava dismessa, in quanto per quest'ultima si può configurare una tipologia simile al
cambio di attività. Questi duelli in punta di diritto non mi sorprendono, ma mi sorprende il fatto che la gente creda che i giudici e magistrati siano paladini della democrazia e non semplici esecutori di leggi calibrate sulla difesa del diritto di proprietà e di impresa pilastri su cui si erge il grande edificio del capitalismo italico con le sue differenze di ceto e di classe.
Sarebbe bene con il ricordo girare la testa su altre vicende in cui la buona magistratura ha punito i ricorrenti contro le bio masse per il loro ardire a difesa del diritto alla salute e si ricordasse anche come è finita la vicenda dello scandalo da 11, e la benevolenza che il potere giudiziario da sempre concede alle amministrazioni locali vedi OLT. Concludendo diffido delle azioni rivoluzionarie se queste provengono da alte istituzioni credo personalmente che l'impianto accusatorio sia molto debole e lo dimostra il fatto che si è soffermato sull'abuso di ufficio di pubblico ufficiale e di una presunto conflitto di interessi, mentre l'architrave su cui poggia la discarica non è stato minimamente toccato.
Per essere più chiaro mi riferisco agli aspetti legati alla dislocazione ai confini del parco, alla pericolosità dei 104 codici per la salute umana depositati in prossimità di zone antropizzate, agli aspetti finanziari legati ai ricavi,alla provenienza, al trasporto, controllo e gestione dei rifiuti, all'impronta ambientale che si scaricherà sulla flora e fauna locale e sui cittadini senza un preventivo alcuno studio sugli effetti nocivi della attività di conferiemento in discarica. tant' è che una logica di prudenza e di buon senso dovrebbe, in attesa del parere delle troupe di specialisti incaricati di vagliare alcune questioni tecnico ambientali, bloccare in via provvissoria i lavori. Ma siccome la qual cosa non accade penso malignamente di trovarmi di fronte ad una rappresentazione teatrale in cui le parti aprono i loro ruoli istituzionali per far vedere che le cose alla fine sono state ben fatte e in modo da calmierare i mal di pancia e le preoccupazioni di un opinione pubblica sempre più dubbiosa e incerta su questione.
Pertanto il consiglio è quello di non sstaccare la spina alla protesta neanche per il mese di Agosto perchè la democrazia non è in funzione degli equinozzi ne tanto meno può subire anestesie di comodo dettate dalle incapacità politiche dei nostri campioni locali di palazzo.
DATTERO
1 agosto 2011
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