Si può vivere senza inceneritori e con un utilizzo delle discariche sempre minore, cioè tendente allo zero? La risposta di Provincia, Comune, Confindustria e AAMPS è nota: non solo si vuol raddoppiare l’inceneritore del Picchianti nel 2014 ma si progetta un maxi inceneritore (sembra in una non meglio identificata “area portuale”) per il 2020. Il progetto, concettualmente, è demenziale: si prevede di spendere un mare di soldi (circa 70 milioni di euro) per raddoppiare l’inceneritore del Picchianti per poi sostituirlo dopo appena sei anni con un mostro capace di bruciare 360mila tonnellate di rifiuti l’anno, cioè sei volte di più di quello attuale, con un investimento che nessuno ha avuto ancora il coraggio di quantificare. Fra l’altro, siccome un inceneritore brucia solo un 40/50% della spazzatura prodotta (e il resto va in discarica) e a sua volta produce rifiuti da inviare in discarica (30 tonnellate di ceneri e scorie tossiche ogni cento tonnellate bruciate), queste macchine inquinanti hanno comunque bisogno di una discarica di servizio, capace di accogliere rifiuti speciali.
L’inceneritore è sostanzialmente una macchina che concentra in un territorio limitato il potenziale inquinamento creato dalla spazzatura prodotta in un territorio molto più ampio. L’inceneritore, insomma, concentra sulla popolazione che vive nei suoi dintorni nano polveri, diossine, furani ed altre sostanze tossiche. Le patologie derivanti sono cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus.
Degli inceneritori si può e si deve fare a meno. Per questo Vertenza Livorno, rete per la difesa della salute e dell’ambiente, ha presentato lunedì scorso un piano per la gestione dei rifiuti alternativa al piano interprovinciale dei rifiuti attualmente al vaglio del Consiglio provinciale. Alla politica degli inceneritori, delle discariche e dell’inquinamento, viene contrapposta una gestione che al 2014 prevede la riduzione dei rifiuti prodotti del 12%, un riciclaggio del 65% (che la legge prevede debba essere raggiunto entro il 2012), un abbattimento del 70% dei residui rifiuti prodotti attraverso la riconversione dell’attuale impianto per la produzione di CDR da incenerire sul modello di impianti già esistenti in altre aree.
In questo modo rimarrebbero da inviare in discarica appena 59 tonnellate/giorno per l'intera provincia con la prospettiva di essere ridotte sempre più verso lo ZERO man mano che le politiche di riduzione e di ulteriore successo delle RD raggiungono il massimo di "performatività".
In questo scenario è possibile prevedere entro il 2014 la chiusura dell’inceneritore del Picchianti e la riduzione drastica del flusso da inviare in discarica. In questo quadro le volumetrie di discarica ancora esistenti potranno essere usate con estrema parsimonia puntando ad allungare quanto più possibile la durata delle stesse.
Questo schema di nuova gestione degli scarti orientato al graduale azzeramento dei rifiuti è economicamente meno oneroso visto i costi ingenti delle tecnologie di incenerimento e se ben gestito garantendo un sistema di RD che preveda un'intercettazione dei materiali di scarto di buona qualità merceologica può dar origine a risparmi per i cittadini (vedi recente studio della Regione Lombardia sui risparmi derivanti dalla applicazione del porta a porta) e alla realizzazione di nuove occasioni di impresa e di lavoro derivanti da una filiera del riciclaggio.
Vertenza Livorno, rete per la difesa della salute e dell’ambiente
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Rifiuti: una pianificazione seria e obiettivi virtuosi per evitare la costruzione del maxi-inceneritore
Negli ultimi giorni si è aperto un importante dibattito sul futuro della gestione dei rifiuti nell’area livornese, ma il tono della discussione non sembra quello di una comunità che riflette in modo maturo su un tema determinante per il nostro territorio.
La discussione sul Piano Interprovinciale deve essere un’occasione di ripensamento dell’intero sistema di gestione dei rifiuti, che si deve basare (secondo la gerarchia dei rifiuti stabilita dalla Direttiva Europea e recepita dalla Legge nazionale) prima di tutto sulla riduzione della produzione dei rifiuti, poi sulla preparazione al riutilizzo e sul riciclaggio, solo dopo (sulla parte residuale) sullo smaltimento (incenerimento e discarica). Iniziare a discutere del sistema di gestione della filiera dei rifiuti dall’opportunità o meno di costruire un maxi inceneritore, ovvero dalla fine del percorso, ci sembra concettualmente sbagliato e contro ogni logica di pianificazione. Oltretutto le previsioni di incremento della produzione dei rifiuti contenute nel documento preliminare del Piano Interprovinciale sono legate alla crescita del PIL regionale, un indicatore di sviluppo economico ormai superato ed insufficiente per governare la questione rifiuti: per una comunità che vive su un pianeta finito continuare a sprecare sempre più risorse non può portare che alla rottura irreversibile del sistema.
Ipotizzare la costruzione di un nuovo inceneritore significa inevitabilmente pensare di poter rimandare ancora il raggiungimento di traguardi virtuosi nella riduzione e nel riciclaggio e dunque anche rinviare gli obiettivi della delibera Rifiuti-Zero del Comune di Livorno. Il fatto poi che i costi della raccolta differenziata sono molto alti, come viene ripetuto da AAMPS, può avere molteplici cause che vanno esaminate con attenzione: la normativa e il mercato non incentivano come dovrebbero il commercio di materie prime seconde, l’area livornese non è dotata di impianti che possano riciclare i rifiuti a basso costo, il prodotto della differenziata livornese è di pessima qualità per la poca consapevolezza dei cittadini (evidentemente ancora non adeguatamente responsabilizzati-incentivati-informati) e con una raccolta porta a porta che stenta a decollare ecc. Credere nella raccolta differenziata e nel riciclaggio significa proprio incentrare la discussione su queste problematiche e adoperarsi per trovare soluzioni.
Ricordiamo che il tema dei rifiuti, compreso lo spinoso comparto dei rifiuti speciali, è sempre più spesso al centro di gravi conflitti socio ambientali anche non lontano da casa nostra - il caso dell’autorizzazione della discarica del Limoncino ne è un esempio – e il dibattito, così come è stato impostato, rischia di acuire lo scontro tra cittadini e istituzioni.
Chiediamo dunque che tutte le strategie del Piano Interprovinciale siano davvero messe sul tavolo della discussione almeno nella fase di Valutazione Ambientale Strategica, anche attraverso processi democratici di partecipazione (L.R. n. 69/2007) e che in quel momento sia possibile davvero esaminare e comparare delle scelte alternative di sviluppo e poter incidere sul risultato con un sistema efficace di coinvolgimento degli attori locali, senza spostare sempre il discorso sull’impiantistica, ma in una seria pianificazione che vada verso uno sviluppo sostenibile per l’intera area.
Per il WWF Livorno
Il Presidente Diego Guerri
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