Intervento: Gara Porto2000 ancora ferma dopo 13 mesi, una cosa mai vista. Una domanda a Provinciali

In coscienza, nel tempo incredibilmente lungo ormai trascorso dall’aggiudicazione provvisoria (o proposta di aggiudicazione) della Porto di Livorno 2000, riteniamo di aver periodicamente toccato e riferito ogni aspetto di una vicenda che, oltre ad essere davvero unica nel suo genere, va assumendo i caratteri sempre più marcatamente grotteschi di un giallo di dozzina, poco divertente e non poco  fuorviante.

La cosi detta “fase della verifica delle dichiarazioni post aggiudicazione provvisoria (Il Tirreno, 10/IV18)”, invocata dal presidente dell’AdPS per tentar di giustificare l’inaudita moratoria, è un passaggio che, nella norma, difficilmente supera i due mesi e, certo, non bisogna trascurare il fatto che il pacchetto andato in gara non era e non è perfettamente rispondente alla realtà. Ciò potrebbe provocare qualche……. titubanza o, secondo i più maligni, qualche pretesto per un ripensamento degli aggiudicatari. Verrebbe da pensare che una verifica tanto prolungata potrebbe essere direttamente proporzionale ai timori (eventuali) che qualcosa possa non essere andato a dovere.

Meraviglia, fra l’altro, il silenzio (almeno apparente) degli esclusi che di tale incredibile situazione potrebbero chiedere ragione e, magari, rimettere tutto in discussione datosi che, come abbiamo recentemente illustrato, l’aggiudicazione provvisoria “si configura soltanto come un passaggio endo – procedimentale dagli effetti instabili e puramente interinali, niente affatto conclusivo della procedura di gara, certamente suscettibile di essere revocato o annullato con specifico provvedimento della stessa amministrazione”.

In ogni caso, al punto in cui siamo arrivati, a quasi tredici mesi (mai visto niente del genere!!) dalla pronuncia dell’aggiudicazione provvisoria ex articolo 16 del disciplinare di gara, si fa sempre più strada l’impressione di trovarci di fronte ad una faccenda i cui non comprensibili contorni sembrerebbero rimanere al sicuro negli intimi recessi delle segrete stanze ed è, dunque, per mèro amor di chiarezza che, trattandosi di fatti che riguardano l’alienazione di beni pubblici e che stanno tenendo bloccato un volume di investimenti per oltre 90 milioni, ci sentiamo legittimamente spinti a porre una domanda, una sola, breve quanto semplice e chiara.

Va da sé che, sarebbe “cosa buona e giusta” ottenere una risposta altrettanto semplice e, sopra tutto, altrettanto chiara e, possibilmente, convincente, in mancanza della quale avremmo difficoltà a trattenere la nostra fantasia dall’immaginare ogni sorta di spiegazione più o meno nobile e – per citare un notissimo classico della canzone napoletana – a metterci “….’nto core mille male penziere”.

La domanda in questione e indirizzata alla persona sicuramente più e meglio informata di tale inconsueto stato dei fatti, vale a dire al responsabile del procedimento, il segretario generale dell’AdSP del mar Tirreno settentrionale, dottor Massimo Provinciali, ed è precisamente la seguente: che cos’è che trattiene l’AdPS dall’agire secondo gli schemi normali procedendo, una buona volta, all’aggiudicazione definitiva e chiedere finalmente conto (nel senso più pregnante del termine) all’aggiudicatario della sua offerta vincente? 

Inviato a Senza Soste da RR

8 maggio 2018

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