Ispra: “Più riciclo = bollette più leggere”. Ma si continua a bruciare troppo

incenritore-rifiutiL’ultimo rapporto ISPRA sui rifiuti urbani ha confermato con i numeri molte delle proposte che anche noi, come testata, portiamo avanti da anni. Di seguito un articolo del Fatto Quotidiano che riassume per punti il rapporto. Da parte nostra vogliamo sottolineare tre fatti importantissimi che emergono dal rapporto.

  1. La bolletta diminuisce con l’aumentare della differenziazione del rifiuto. E’ una formula che andiamo ripetendo da anni. Se è vero che la raccolta differenziata costa di più (ma costa di più in termini di lavoro quindi significa più stipendi, assunzioni e ricchezza che rimane sul territorio), alla fine del ciclo si spende di meno in termini di costi di conferimento del rifiuto in discarica o inceneritore, in termini di costi di costruzione e mantenimento degli inceneritori e in termini di salute e ambiente.
  2. Aumenta il rifiuto bruciato e diminuisce il conferimento in discarica. E’ la conseguenza delle norme europee che nella scala dello smaltimento hanno privilegiato gli inceneritori alle discariche. Ma attenzione, la norma europea dice che si può bruciare solo tutto ciò che non è riciclabile. In Italia siamo indietro. Indietrissimo. Naturalmente per avere dei risultati economici e ambientali dal riciclo serve che la raccolta differenziata sia accompagnata dalla presenza di impianti e filiere del riciclo e del riuso.
  3. La plastica finisce in buona parte per essere bruciata. E qui si va al nodo di tutto. Non si potrà mai raggiungere livelli accettabili di riciclo e di diminuzione dell’impatto ambientale se non viene regolamentato in modo ferreo il problema degli imballaggi. Tanti rifiuti non si possono riciclare perchè sono progettati e costruiti in modo assurdo. In altri paesi chi inquina paga e chi vuole progettare male per motivi di marketing paga l’assurdo imballaggio. L’esempio classico ad esempio è il brick dell’Estathè tanto di moda a Livorno: plastica, alluminio e carta in un unico imballaggio. Roba da 1800!

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Rifiuti, rapporto Ispra: differenziata aumenta, ma i rifiuti bruciati crescono di più. E ai cittadini non conviene

di – tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it

Meno della metà dell’immondizia raccolta nel nostro Paese viene riciclata. E anche se il conferimento in discarica scende, aumenta l’uso dei termovalorizzatori. Forte divario tra Nord e Sud sulla presenza di impianti. Il 37% dei rifiuti bruciato nella sola Lombardia. Mentre la plastica è un caso: è più quella bruciata di quella riutilizzata. E i contribuenti ci perdono: lo studio indica che con alti tassi di differenziata, le bollette scendono 

Riciclo zoppicante, impianti per i rifiuti organici non pervenuti, crescita della monnezza bruciata negli inceneritori. Il quadro delineato dall’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani non è positivo. Ancora oggi, infatti, meno della metà dell’immondizia urbana in Italia viene riciclata: parliamo di circa 13 milioni di tonnellate su un totale di quasi 30. Il 44% totale, somma del 18% di umido usato per produrre compost e biogas e del 26% di rifiuti in carta, plastica, vetro, legno e metalli avviati a seconda vita. C’è spazio per migliorare, ma intanto c’è soprattutto spazio per discariche e inceneritori, dove finisce principalmente tutto il resto dei rifiuti. Se la “sepoltura” in discarica continua a prevalere (26%), aumentano i rifiuti bruciati (19%, il 5% in più rispetto al 2014). E stando alla direzione impartita dal governo Renzi con lo Sblocca Italia, che prevede la costruzione di otto nuovi inceneritori, questo dato non potrà che crescere ancora. Anche se non conviene: come dimostrano i confronti fatti dall’Ispra, infatti, la bolletta diminuisce con l’aumento della raccolta differenziata.

Cresce l’umido, ma mancano gli impianti

Rispetto al 2014, l’anno scorso la percentuale complessiva del riciclo è cresciuta di tre punti, arrivando al 44%. Un risultato su cui ha pesato molto la raccolta dell’organico: gli avanzi di cibo, gli scarti della cucina e le potature trattati negli impianti per produrre fertilizzanti per l’agricoltura e biogas sono aumentati del 7% tra il 2014 e il 2015, raggiungendo l’anno scorso i 5,2 milioni di tonnellate. Con differenze molto ampie, però, tra le diverse zone d’Italia, dovute prima di tutto alla mancanza al Centro-Sud di siti di trattamento: “202 impianti dei 309 operativi a livello nazionale sono localizzati al Settentrione”, fa notare l’Ispra. Un quadro che poi si riflette nei numeri della raccolta: 122 chili pro capite al Nord, 101 al Centro e 70 al Sud. Secondo l’ultimo studio della società di consulenza Althesys sui rifiuti, “nel meridione 2,3 milioni di tonnellate di umido non sono ancora intercettate”, mentre se si avviasse a riciclo entro il 2020 circa il 70% dei rifiuti organici si potrebbe creare una vera e propria filiera del biogas con benefici economici per 1,3 miliardi di euro.

L’anomalia plastica: è più quella che si brucia di quella che si ricicla

Non è solo il riciclo dell’umido a crescere: gli imballaggi in plastica avviati a seconda vita sono aumentati nel 2015 del 10%, quelli in legno e carta del 5% circa. L’exploit della plastica nasconde però un’anomalia non da poco, perché quella bruciata è in realtà più di quella riciclata, il 44% contro il 41%. Colpa del proliferare di imballaggi in materiali misti difficili da riciclare, mentre mancano soluzioni per disincentivarli o investimenti in innovazione per tentare di avviarli a seconda vita. Così, mentre il riciclo di bottiglie, flaconi e pellicole nel 2015 ha raggiunto quota 870mila tonnellate, l’incenerimento, che cresce a un ritmo doppio dal 2011, ha sfiorato le 930mila. Non è un buon affare: in uno studio dell’agenzia Usa per l’Ambiente (Epa), spiega il docente dell’università di Bologna Alberto Bellini nel suo ultimo libro Ambiente clima e salute, infatti, “si mostra che l’energia risparmiata attraverso il riciclo è da due a sei volte superiore a quella recuperata con incenerimento”. Per la plastica delle bottiglie, nello specifico, il rapporto secondo l’Epa è di tre a uno.

Meno discarica, più inceneritori

L’aumento della combustione dei rifiuti non è una tendenza che vale solo per la plastica: nel 2015 è diminuito del 16% il ricorso allo smaltimento in discarica, ma in parallelo sono aumentati del 5% i rifiuti bruciati negli inceneritori, per un totale di 5,6 milioni di tonnellate. Oggi gli impianti sono in tutto 41, ma la distribuzione sul territorio nazionale non è omogenea: “Il 70% dei rifiuti viene incenerito al Nord, dove è localizzata la maggioranza degli impianti presenti sul territorio nazionale, l’11% al Centro ed il 19% al Sud”, calcola l’Ispra. La patria dei termovalorizzatori è la Lombardia, che da sola brucia il 37% dei rifiuti inceneriti in Italia, ricevendo “nei propri inceneritori circa 160mila tonnellate di rifiuti prodotte in altre regioni (principalmente Lazio e Campania). Anche l’Emilia Romagna riceve circa 140mila tonnellate di rifiuti da Toscana, Lazio, Veneto, Lombardia e Abruzzo”. A dare una mano al proliferare di rifiuti da mandare ai forni ci pensano i Comuni che ancora non hanno introdotto servizi di raccolta differenziata per alcuni tipi di rifiuti attraverso gli ecocentri municipali: quella di apparecchiature elettriche ed elettroniche, per esempio, al Sud manca ancora nel 28% dei Comuni, mentre oltre il 33% delle amministrazioni del centro Italia non si occupa di raccogliere in modo differenziato il legno. Per le tasche dei cittadini non è per niente un affare: analizzando i costi per l’igiene urbana, infatti, il rapporto Ispra mostra che passando da una situazione in cui la raccolta differenziata è compresa tra il 20% e il 40% a uno scenario in cui questa supera il 60%, i risparmi in bolletta sono consistenti. Per i comuni con una popolazione compresa tra i 50 ed i 150 mila abitanti, per esempio, “il costo scende da 213,41 a 170,35 euro/abitante per anno”.

22 dicembre 2016

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