Friday, Feb 10th

Last update:12:55:53 PM GMT

You are here:

Controllo sociale e profitti: ecco come inventano le malattie mentali

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 
escherL’Associazione Americana di Psichiatria (APA) ha reso pubblica una prima versione del DSM-V, la quinta edizione del  discusso manuale di diagnostica delle malattie mentali. Considerato la “bibbia della psichiatria” è un libro che riscuote consenso anche se non è scientifico né pretende di esserlo: la definizione di ciò che il DSM considera una patologia mentale è così vaga e soggettiva che non si spiega come un manuale siffatto possa servire da base per diagnosticare problemi mentali.
Per fare un esempio, il DSM-IV definisce una presunta patologia denominata Disturbo Dissociale, riferendosi alla presenza ricorrente di comportamenti distorti, distruttivi e di carattere negativo, oltre che trasgressivi delle norme sociali, nel comportamento dell’individuo che è comunemente diagnosticato. Secondo il DSM-IV, il Disturbo dissociale è:
“Un modello persistente di comportamento in cui si violano i diritti fondamentali degli altri e le principali norme sociali proprie dell’età”. Il disturbo causa inoltre un pregiudizio alla funzionalità sociale, scolastica e/o occupazionale clinicamente significativo. Nei bambini e nelle bambine a cui è stato diagnosticato questo disturbo: frequentemente intimidano o minacciano altri, sono soliti iniziare scontri fisici, hanno usato qualche arma che può causare un danno fisico ad altri, sono stati crudeli fisicamente con animali o persone, hanno aggredito e derubato una vittima, hanno appiccato incendi con l’intenzione di causare un danno serio, frequentemente mentono per ottenere favori o evitare obblighi, scappano di casa durante la notte mentre vivono con la loro famiglia”.
Giudicate voi stessi, ma scagli la prima pietra chi non è stato bambino e non abbia messo in atto almeno una delle cattive azioni comprese in questa definizione. Violare i diritti fondamentali degli altri? Mi vengono in mente alcuni governi ed imprese che soffrono di Disturbo Dissociale cronico.
La settimana scorsa una giornalista che stava scrivendo sulle “novità” del DSM-V mi chiedeva perché il catalogo delle malattie del DSM continua a crescere. Io le rispondevo con alcune dritte. Nel 2006 è stato pubblicato uno studio sulla rivista Psychotherapy and Psychosomatics intitolato Legami finanziari tra i consulenti scientifici del DSM-IV e l’industria farmaceutica. Quattro psicologi e professori delle università del Massachussets e Tufts hanno concluso che più della metà dei 170 membri del gruppo di consulenza responsabile del DSM e tutti gli “esperti” competenti sui disturbi della personalità del manuale avevano legami finanziari occulti con l’industria. Gli psichiatri dell’Associazione Americana di Psichiatria (APA), che è quella che realizza il DSM, non solo hanno tratto profitto a titolo individuale dall’aver ampliato le malattie mentali, l’APA ha ricevuto 7,5 milioni di dollari delle case farmaceutiche nel 2003 per la sua rivista in termini di pubblicità, quantità che secondo questo studio è cresciuta del 22% in un anno fino ad arrivare a 9,1 milioni.
Ma allora che significa nella nostra società essere un malato mentale? Gli psicologi Héctor González Pardo e Marino Pérez Álvarez lo spiegano: “Non è stata ancora definita al giorno d’oggi nessuna causa biologica di nessun disturbo  psicologico per quanto lo si definisca ‘malattia mentale’“.
Antoni Talarn, dottore in Psicologia, dice che “in decenni di lavoro non si è riusciti a isolare neppure uno -neanche uno, insisto- marcatore biologico specifico, presente in tutti i casi e solamente in questo tipo di casi, per un qualsiasi disturbo mentale”.
Questo vuol dire che non si può dimostrare “scientificamente” la malattia mentale anche avendola di fronte, chiaramente. Ma questa difficoltà sta servendo da scusa per diagnosticare come malati mentali persone sane e per la repressione del diverso o dei non convenzionali come si fa sempre più spesso. L’attuale modello economico imperante necessita di omogeneizzare i comportamenti perché i mercati siano i più ampi possibile e se nel frattempo si possono  incasellare come “malati” gli scontenti, meglio. Stiamo scrivendo sull’addomesticamento e questa è un’arma molto utile perché viene anche arricchita con i lustrini della “medicina”, la “scienza”, la “preoccupazione per la salute pubblica” o “per l’infanzia”.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un incremento delle diagnosi di questo tipo di “malattie” nei bambini (anche se pure negli adulti), un mercato molto goloso per i laboratori con meno scrupoli perché i piccoli non possono difendersi.  I bambini, proprio in quanto tali, hanno bisogno di attirare l’attenzione dei loro genitori e delle persone che gli stanno intorno perché vogliono comunicare a loro modo i loro sentimenti. In realtà, i farmaci per sottomettere i bambini sono progettati per i loro genitori. E la paura di perdere la libertà di cui godevano prima di avere figli, o di affrontare questo nuovo ed enorme lavoro volontario che ci si assume quando si mette al mondo la propria progenie, porta molti genitori a scegliere la strada facile degli psicofarmaci.
A volte essere etichettati come malati ci tranquilizza. Il DSM indica che per diagnosticare il Disturbo da Deficit di Attenzione con o senza Iiperattività (ADHD) un bambino deve presentare un minimo di sei comportamenti problematici su un totale di nove. I criteri sono così soggettivi che molti infanti sani possono essere considerati malati di Deficit di Attenzione. Niente di meglio che mettere un nome ai nostri timori per classificare, contenere e trattare, in questo caso farmacologicamente, una paura. Molti genitori tirano un sospiro di sollievo e lanciano un sospiro di approvazione quando gli viene comunicato che il loro figlio ha l’ADHD e che il problema “scomparirà” solo ingoiando una pilloletta. La paura che il loro rampollo sia diverso dagli altri in una società che esalta i valori medi è stata scongiurata, anche se per questo lo si è dovuto drogare con farmaci contenenti metilfenidato, una droga con caratteristiche simili alla cocaina.
Perché non dimentichiate o rifiutate di mandare giù la vostra pilloletta dopo aver letto questo articolo, secondo il DSM potreste  “soffrire” di Omissione terapeutica che è la libera decisione del cittadino o paziente di non curarsi elevata al parossismo patologico, puro totalitarismo.

Mi sono dilungato così tanto che è meglio fermarsi qui, domani vi racconterò quello che volevo veramente offrirvi che è un’analisi delle novità che annuncia il DSM-V e alcune altre cose interessanti.

Fonte: http://www.migueljara.com/2010/03/01/preparan-la-5%C2%AA-edicion-de-la-polemica-biblia-de-la-psiquiatria-i/

Miguel Jara

Traduzione Andrea Grillo


 

 

AddThis Social Bookmark Button