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Il business carcerario fra emergenza e affari

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"Qui non c’è più decoro le carceri d’oro ma chi le ha mai viste chissà, cheste so fatiscenti pe chisto i fetenti si tenino l’immunità", così cantava De Andrè in "Don Raffaè".

cantiere_edileLink:Contro l’emergenza carceri… ecco avanza il cemento

Forse si è ispirato a Pasquale Cafiero il Governo quando ha presentato due emendamenti al decreto legge sul piano carceri attualmente in esame alla Camera: in beffa agli spot sugli arresti di mafia, si prevede per la costruzione di nuove carceri non solo l’affidamento senza gare d’appalto, ma anche la possibilità di subappaltare i lavori fino al 50 per cento del valore dell’opera. It’s business! Tra l’altro, è stata affidata alla Protezione civile, oltre che la gestione dei terremoti e dei grandi eventi, anche quella del sistema carcerario, sottratto, quindi, ad ogni controllo istituzionale e politico.

Intanto il clima (o delirio) di emergenza carceraria ha portato il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ad istituire delle Unità di ascolto per prevenire i suicidi (72 nel 2009, 7 nel solo gennaio di quest’anno), assegnando tale funzione - udite, udite - alla Polizia penitenziaria piuttosto che agli psicologi.

Mentre in Parlamento vi sono svariati disegni di legge che tendono a militarizzare il personale civile di chi lavora in carcere, a partire dagli educatori. Mentre il carcere, come ha ricordato Paola Giannelli (Società italiana Psicologia penitenziaria) nei giorni scorsi su Il fatto quotidiano, viene utilizzato sempre più "per affrontare problemi di natura sociale, spesso di disagio psichico (come il caso del suicidio avvenuto a Spoleto)".

 

 

E il dramma di chi vive in celle sovraffollate e disumane è dovuto in gran parte alla "chiusura delle prospettive di vita - sia durante la detenzione che dopo - determinata dalle modifiche apportate alla riforma del 1975 e alla Legge Gozzini che ne hanno capovolto la ratio; alla presenza massiccia di persone in attesa di giudizio (il 50% della popolazione detenuta, di cui il 40% viene poi assolta)… al Fine Pena Mai, ovvero quelle forme di ergastolo senza possibilità di avere benefici, né a media né a lunga scadenza".

A proposito di fine pena: mai, senza se e senza ma. Ci scrive Carmelo Musumeci, uno dei protagonisti della lotta contro la pena perpetua, per denunciare le ore di attesa e le angherie che suo figlio e, in generale, i figli dei detenuti (anche in tenera età) sono costretti a subire prima di poter avere un freddo colloquio col proprio genitore in carcere. Come a dire, la pena è un bene ereditario, una stigmate che anche i figli, seppur innocenti, devono scontare.

E allora non c’è da meravigliarsi se chi esce dal carcere torna a delinquere in 7 casi su 10 (mentre chi ha usufruito dei benefici penitenziari solo in 2 casi su 10) o se i tre quinti di chi è in carcere ha un grado di istruzione compreso tra l’analfabetismo e la terza media o, ancora, se in carcere c’è una media di suicidi di 21 volte superiore a quella di chi vive in libertà.

Per continuare a ricordare De Andrè, verrebbe da intonare "La Ballata del Miché": "Vent’anni gli avevano dato, venti anni in prigione a marcir, però adesso che lui si è impiccato, la porta gli devono aprir".

Ma Fabrizio non c’è più a ricordare gli ultimi, i poveri cristi blasfemi, quelli che come Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi hanno avuto la colpa di finire nelle mani sbagliate. Nelle mani animate di violenza profusa e legittimata dalle stesse Istituzioni. Quelle stesse Istituzioni sorte per tutelare la dignità di tutti, anche (verrebbe da dire, soprattutto) di chi è ristretto nella propria libertà personale. "Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino, non avevano leggi per punire un blasfemo. Non mi uccise la morte ma due guardie bigotte, mi cercarono l’anima a forza di botte" (Fabrizio De Andrè, "Un blasfemo").

Giovanni Russo Spena e Gennaro Santoro

tratto da Liberazione del 19 febbraio 2010

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Sardegna: le carceri in costruzione in mano agli appaltatori G8

In Sardegna ci sono quattro carceri in costruzione. A Cagliari, Sassari, Oristano e Tempio. Le gare per l’affidamento dei lavori sono state coperte dal segreto di Stato. Come per il G8. Tre degli appalti per la costruzione degli istituti penitenziari sardi sono andati ad altrettante società che poi li hanno vinti, nel 2008, anche per le opere alla Maddalena: Opere Pubbliche spa per il carcere di Cagliari, Anemone srl per quello di Sassari, Gia.fi costruzioni per quello di Tempio.

L’aggiudicazione l’ha fatta il Siit (Servizi integrati infrastrutture) del Lazio, braccio operativo del Ministero delle Infrastrutture guidato, fino al settembre del 2005, da Angelo Balducci, il soggetto attuatore del G8 finito in carcere, insieme al successore Fabio De Santis, con l’accusa di corruzione. Ovviamente non c’è alcun profilo penale. Solo un filo rosso che tiene insieme almeno tre società nella realizzazione dei più rilevanti interventi pubblici in Sardegna degli ultimi anni. Il piano carceri. Tra il 2002 e il 2003, il governo Berlusconi elabora il piano carceri. Alcune strutture verranno potenziate, altre costruite ex novo. Tra queste ultime, quelle di Cagliari (lavori per 58 milioni 840mila euro), Sassari (53 milioni 710mila euro), Oristano (36 milioni 150mila euro) e Tempio (33 milioni).

Il segreto. Un decreto del ministero della Giustizia, firmato il 2 ottobre 2003 dai ministri Lunardi (Infrastrutture) e Castelli (Giustizia), impone che "tutti gli interventi rivestono carattere di urgenza e la loro esecuzione deve essere accompagnata da particolari misure di sicurezza". Niente di anomalo, è la prassi. I lavori devono essere fatti secondo le imposizioni dell’articolo 33 della legge quadro sui lavori pubblici. Il titolo è: "Segretezza".

La norma dice che le opere "possono essere eseguite in deroga alle disposizioni relative alla pubblicità delle procedure di affidamento dei lavori pubblici". E, più avanti, chiarisce che possono "svolgersi delle gare informali". Niente bandi sulla Gazzetta Ufficiale e gare con procedure veloci, come è successo per il G8 alla Maddalena.

Le gare. I lavori vengono affidati nel dicembre del 2005. Ne dà notizia, in visita a Tempio, il ministro Castelli. "Secondo quanto comunicatomi dal ministro delle Infrastrutture Lunardi il 22 dicembre scorso - informa Castelli il 26 dicembre 2005 - sono state aggiudicate le gare d’appalto per gli istituti penitenziari di Tempio, Cagliari, Sassari e Oristano". Il soggetto attuatore. Materialmente, le gare informali le ha fatte il Siit. In questo caso, quello di Lazio, Abruzzo e Sardegna. Fino a quattro mesi prima, il direttore generale del Siit era Angelo Balducci, ora in carcere con l’accusa di corruzione per i lavori del G8 alla Maddalena. Il 3 agosto 2005, infatti, il governo (assente Berlusconi, presente il vice Fini) nomina Balducci presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Al suo posto, al Siit, Valeria Olivieri. Il Tar. Una società esclusa dagli appalti, Pizzarotti spa (quella che ha fatto i lavori per l’ampliamento della base Usa alla Maddalena nel 2003), presenta ricorso al Tar del Lazio perché il ministero delle Infrastrutture le ha negato l’accesso agli atti della gara per le carceri di Sassari. I giudici respingono il ricorso, perché "la costruzione di un penitenziario può essere secretata".

I cantieri. Solo quando sono cominciati i lavori, sono saltati fuori i nomi delle società. Tutti finiti nell’elenco, pubblico, dell’Igi, l’Istituto grandi infrastrutture. Opere Pubbliche spa (gruppo Gariazzo) ha vinto i lavori per le carceri di Cagliari (alla Maddalena ha poi realizzato il depuratore). Anemone srl ha vinto quelli per le carceri di Sassari (alla Maddalena ha costruito il palazzo delle conferenze). Gia.fi costruzioni ha vinto quelli per le carceri di Tempio (alla Maddalena ha costruito l’hotel dell’ex ospedale).

Guido Piga

 tratto da La Nuova Sardegna, 17 febbraio 2010

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