La battaglia per la stabilizzazione dei precari della sanità

I tagli che negli ultimi anni hanno devastato la sanità pubblica (senza peraltro colpire le inefficienze e gli sprechi) hanno avuto come risultato una forte riduzione degli organici e un pesante peggioramento della qualità del lavoro. Blocco del turn over, innanzitutto: la mancata sostituzione degli operatori che sono riusciti ad andare in pensione ha causato la perdita di migliaia di posti di lavoro, crescenti difficoltà dei giovani a trovare un lavoro e un aumento dell’età media dei lavoratori a livelli incompatibili con una corretta realizzazione dei servizi al cittadino. Siamo ormai oltre i 50 anni ed è difficile pensare che un lavoratore che raggiunge la sessantina possa riuscire a svolgere turni massacranti e mansioni molto impegnative anche dal punto di vista fisico.

E siccome gli organici sono molto al di sotto del fabbisogno reale delle aziende, non vengono rispettati i turni di riposo e le ferie si accumulano. È difficile pensare che questa situazione non incida sulla qualità del servizio, oltre che su quella del lavoro.

Per non parlare dei contratti non rinnovati da anni e di continue riforme strutturali che hanno reso estremamente difficoltoso il funzionamento del sistema: è il caso della Toscana dove l’accorpamento delle aziende voluto dal presidente della Regione Rossi ha creato dei mostri con un bacino di utenza e un ambito territoriale di tali dimensioni che rischiano di diventare ingestibili.

Le esternalizzazioni hanno portato alla scomparsa negli organici delle aziende di una vasta tipologia di operatori (autisti, operai, addetti alla mensa ecc.). E non hanno riguardato soltanto servizi tecnici e di supporto ma anche servizi alla persona, come ad esempio l’assistenza domiciliare. Questi servizi vengono svolti da ditte e cooperative esterne con contratti e condizioni di lavoro nettamente peggiori di quelle dei dipendenti di un ente pubblico e con molta più insicurezza: in caso di bisogno, basta il mancato rinnovo di una convenzione o di un appalto per liberarsi di un carico salariale non desiderato. Ma scompare anche un servizio al cittadino…

In altri casi si è ricorsi invece al precariato interno, assumendo lavoratori con contratti a tempo indeterminato che vengono rinnovato anno dopo anno, anche per sei, sette anni: una situazione di incertezza.

In Toscana le graduatorie degli infermieri sono state ancora bloccate fino alla fine dell’anno per motivi di bilancio, anche se la Ragioneria dello Stato stima che siano 950 le assunzioni necessarie per coprire i servizi minimi, ma si calcola che la necessità sia ancora maggiore: più di 1.737  lavoratori.

Questo determinerà ancora una volta il ricorso a contratti a termine, anche se il Decreto Madia prevede la stabilizzazione dei precari nella Sanità. La norma stabilisce che le pubbliche amministrazioni nel triennio 2018-2020 assumere a tempo indeterminato precari che abbiano lavorato almeno tre anni negli ultimi otto. I contratti a termine sarebbero permessi «soltanto per comprovate esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale». Rimane tuttavia  il problema della copertura finanziaria che gli Enti dovrebbero assicurare, ma va tenuto conto che i salari di questi lavoratori costituiscono una spesa ormai strutturale.

I contratti a termine impediscono alle lavoratrici e i lavoratori di programmare la loro vita familiare e li obbligano spesso a cambi di sede e periodi di inattività.

Nel caso degli OSS, anziché procedere alla stabilizzazione in Toscana è uscito un bando di concorso regionale per due posti (!) su Siena, e dalla graduatoria attingeranno tutte le aziende della Regione con il risultato che i lavoratori che verranno chiamati potranno essere destinati a posti anche molto lontani dalla loro abitazione.

Il concorso dunque anziché andare in direzione della stabilizzazione va in direzione opposta e rischia di far perdere il posto di lavoro anche a chi in questi anni è riuscito ad averlo.

Per questo motivo è nato il Comitato per l’assunzione delle lavoratrici precarie e OSS precarie, che nelle sue prime settimane di vita ha raccolto decine di adesioni. Il Comitato può rappresentare un punto di riferimento importante non solo per le lavoratrici che sono direttamente coinvolte in questa battaglia ma anche per tutti gli operatori della sanità toscana che negli ultimi anni hanno vissuto in un clima di totale assenza di dibattito e di pesante autoritarismo. E anche per i cittadini che per effetto del progressivo smantellamento dei servizi rischiano di trovarsi nella necessità di ricorrere al privato per curarsi. Ed è già più di un rischio potenziale se è vero –com’è vero- che negli ultimi anni nove milioni di italiani hanno rinunciato alle cure per mancanza di risorse economiche.

Il Comitato (che sta valutando la possibilità di un ricorso e ha già organizzato iniziative di sensibilizzazione in varie città) dà quindi a tutti la grande opportunità di riparlare di sanità e di diritti dei lavoratori e dei cittadini dopo il vergognoso scippo del referendum contro la riforma Rossi messo in atto dalle forze politiche che governano la Regione.

Redazione – 14 novembre 2017

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