La lettera aperta che Vittorio Arrigoni scrisse ai tifosi del Livorno. 25 novembre 2006: Livorno – Maccabi Haifa

Era il 25 novembre 2006 e Vittorio Arrigoni, sul blog Guerriliaradio scrisse una lettera aperta ai tifosi del Livorno. Quattro giorni dopo infatti il Livorno avrebbe giocato contro il Maccabi Haifa in Coppa Uefa. Vittorio chiese ai livornesi di esporre bandiere palestinesi all’ingresso dei tifosi e della squadra del Maccabi. La curva rispose in modo ancora più imponente di quanto Vittorio potesse immaginare: un bandierone palestinese di 30 metri in mezzo alla curva, decine di bandiere e uno striscione in campo “Palestina libera” e altri sugli spalti. La partita fu preceduta da giorni di roventi polemiche da parte dei quotidiani locali aizzati da personaggi vicini all’allora Ds, An e Forza Italia e alla Comunità erbraica cittadina (Gadi Polacco in testa) che offesero ripetutamente la curva. Il giorno dopo di fronte a quello spettacolo di bandiere tutti coloro che avevano accusato la curva di strumentalizzazioni, ignoranza e violenza non potettero che chinare la testa e tacere. A distanza di anni quel piccolo gesto della curva nord assume ancora di più un significato importante. Grazie Vittorio.

redazione 18 aprile 2011

*****

La lettera:

Cari tifosi,

il 29 di questo mese sarete impegnati in una importante gara di coppa Uefa contro il Maccabi, squadra israeliana di Haifa.

Ora sono ben note le atrocità e i crimini contro l’umanità compiuti quotidianamente dall’esercito israeliano in Palestina.

Non ultima la strage di Beit Hanun, 18 palestinesi sono morti, 7 bambini e 4 donne, oltre 40 persone sono rimaste ferite. Tutti civili.

Lo scopo di questo mio appello è quello di chiedervi di riserbare una simbolica accoglienza ai supporters israeliani, (ovviamente non violenta) in pratica di esporre quante più bandiere palestinesi è possibile, per mostrare loro che c’è una società civile in Italia come in Europa, che non soprassiede sui crimini computi ogni giorno dal loro governo e dal loro esercito.

Qui non si tratta di politicizzare un evento sportivo, ma bensì proprio di elevare quegli ideali di pace e fratellanza che per lo sport sono principi.

E’ bene ricordare che la semplice esposizione di un vessillo palestinese, in Israele è reato punito con la prigione.

Ed è riprovevole ricordare che anche qui nella nostra civilissima Italia, qualche anno fa quando il Milan incontrò una squadra di Tel Aviv, fu deciso per adottare lo stesso divieto, per far sì che simboli palestinesi non “turbassero” i tifosi avversari in trasferta si disse.

Forza Livorno allora, ci aspettiamo una curva sventolante kefie e bandiere coi colori palestinesi, certi della vostra sensibilità per la causa della Palestina, che poi altro non è che la causa di chi ha cuore per i diritti di ogni popolo oppresso.

In rinnovata fede e tifo,

Vittorio

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