La mensa dei richiedenti asilo non si fa più: proteste, reazioni e strumentalizzazioni

Un nostro commento al volantino di protesta di alcuni abitanti di Borgo Cappuccini e i comunicati dello sportello richiedenti asilo USB e di Buongiorno Livorno sulla vicenda della mensa per i profughi di via Michon, che non si farà più

volantino borgo profughiNei giorni scorsi a Livorno è uscita su Il Tirreno la notizia che in via Michon, quartiere Borgo Cappuccini, stava nascendo un progetto per aprire una mensa che servisse circa un centinaio di profughi/richiedenti asilo ospiti in alcune strutture della città. La mensa avrebbe dovuto essere gestita dalla società di Alberto Perassi che in collaborazione con Arci solidarietà gestisce anche i centri di accoglienza degli ex hotel Gran Sasso e 4 Mori, nella zona del viale Carducci. Questo progetto ha subito trovato l’opposizione di alcuni abitanti della zona che si sono dati appuntamento per sabato prossimo nel parchetto del parcheggio Odeon per organizzarsi a dare battaglia contro questa decisione. Nel volantino che vedete qui come immagine ci sono le rivendicazioni di questo gruppo “Salviamo Livorno” che in modo un po’ strumentale e confuso ha convocato gli abitanti del quartiere. Ma è notizia di oggi che la mensa non si farà, per volontà degli stessi gestori. Non è obiettivo di questo articolo approfondire o dibattere macrotemi come l’immigrazione, i motivi delle migrazioni, i sistemi di accoglienza, i timori legittimi e quelli meno o il tema del lavoro che fino ad oggi è sempre stato strumento primario di integrazione. Vogliamo però analizzare nel dettaglio i contenuti di questo volantino visto che questa marcia indietro crea un precedente e che in Borgo Cappuccini già in occasione dell’arrivo di 30 migranti all’SVS ci fu una parte di cittadini che iniziò una raccolta firme (anche se è bene dirlo, molto limitata e marginale nel quartiere). Intanto il volantino parla di una mensa che doveva servire 500 profughi al giorno, secondo le dichiarazioni degli interessati invece dovevano essere circa 100. Il primo concetto che viene espresso dal volantino invece è profughi=degrado (“livornesi costretti ad assistere al progressivo degrado della città”). Probabilmente se ci avessero fatto una mensa per poveri, un Sert o una Caritas avrebbero brontolato lo stesso, il fatto che siano stranieri poi turba un po’ di più. Diciamolo chiaro, queste persone non vogliono poveri fra i piedi. Se sono stranieri peggio ancora. Ma questo nel volantino non si può dire e allora nel paragrafo successivo le motivazioni spaziano dal passaggio di ambulanze (“c’è poco spazio”, quando però nella strada di uscita delle ambulanze ci hanno fatto l’ingresso di un parcheggio blu multipiano che ha fatto un buco da 20 milioni coi soldi nostri lo spazio c’era, mancavano le proteste), al “c’è un parco con bambini” (tenuto malissimo da anni non certo per colpa dei profughi) fino al fatto che piazza San Pietro e Paolo è finalmente bella perchè ci sono le panchine ritinte dagli anziani. E perchè ci sarebbe degrado? Perchè i profughi bivaccano e delinquono. I dati però dicono cose differenti, cioè che i profughi, essendo all’interno di un percorso istituzionale e molto controllato, delinquono quasi zero, molto meno di molte altre figure ben attive in città. Insomma, secondo questi cittadini Borgo Cappuccini stava rinascendo, grazie anche ad un megastore di prossima apertura, ed i profughi rischiano di rovinare questa rinascita. Nella sostanza il volantino afferma che per colpa dei profughi un quartiere intero dovrà cambiare stile di vita, vedere crollare i propri valori immobiliari e vivere nella paura. Le stesse parole che si sono già lette anche a Ardenza quando arrivano i migranti nell’ex albergo Atleti.

Sia ben chiaro. Come potete leggere anche dai comunicati dello sportello richiedenti asilo di USB e di Buongiorno Livorno, l’idea di fare la mensa in quel posto non trova solo i dubbi, le critiche e la contrarietà di quei cittadini. In molti, anche a sinistra, contestano il sistema di accoglienza che concentra in grandi strutture, e lo fanno anche i migranti stessi per vari motivi. Quello che ci preoccupa di quel volantino che contesta un progetto sicuramente criticabile, sono le motivazioni. Invitiamo a leggere i comunicati qui sotto per farsi meglio un’idea delle criticità “reali” che quella mensa avrebbe portato.

Nota bene: in questo articolo non abbiamo mai volutamente utilizzato la parola razzismo, parola abusata e sparsa spesso a caso sia da chi accusa sia chi da chi viene accusato e che tiene subito a precisare di non esserlo. Qualcuno potrebbe definirlo classismo forse, ma in generale al di là di questioni logistiche o progetti nati male e calati dall’alto, è chiaro che ci sia un sentimento ed un approccio diffuso di mancanza di umanità e solidarietà. L’assessore al sociale ha detto che è bene che non si faccia perchè calata dall’alto ma non prendiamoci in giro, le proteste ci sarebbero state anche altrove e anche se avvisavano l’amministrazione. Questo perchè i poveri in generale sono sempre più visti come un noioso inciampo della società. A prescindere dai loro comportamenti.

redazione 22 marzo 2017

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Mensa per i “profughi” in Via Michon. La posizione dello sportello richiedenti asilo USB

usb migrantiIn questi giorni a Livorno si è innescato un feroce dibattito in merito all’apertura di una nuova mensa destinata ai richiedenti asilo in via Michon. Una raccolta firme nel quartiere e la volontà da parte di alcuni residenti di organizzare una manifestazione hanno “costretto” la società privata che avrebbe dovuto gestire la mensa, a desistere dalla realizzazione del progetto. Tutti prendono una posizione ma a nessuno viene in mente di interpellare i diretti interessati.

Come sportello migranti e richiedenti asilo USB, associazione che ha organizzato la manifestazione dei richiedenti asilo del 28 gennaio, vorremmo esprimere la nostra opinione in merito. Per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio vogliamo dire che anche noi siamo assolutamente contrari al sistema delle mense private (o gestite da enti e associazioni). Siamo contrari non perché le stesse possano portare “degrado” o insicurezza tra i cittadini. Nonostante questo sistema di accoglienza totalmente sbagliato vorremmo ricordare a tutti i livornesi che i richiedenti asilo ospitati in città sono lo 0,3% della popolazione. Non abbiamo mai creato problemi e non ci sono mai stati avvenimenti significativi che ci hanno riguardato. Quotidianamente veniamo a conoscenza di altri tipi di degrado ben più pericolosi per noi tutti e su cui ci sarebbe veramente da organizzarsi tutti insieme italiani e stranieri. Siamo contrari perché pensiamo che il programma di accoglienza attuale sia piuttosto un business sulla nostra pelle e da mesi stiamo portando avanti una piattaforma che vorrebbe scardinare questo assurdo sistema. Chiediamo quindi di poter ricevere direttamente i soldi previsti dal programma di sostegno ai richiedenti asilo. Chiediamo di non essere costretti a dover andare a mangiare nelle mense (dove per risparmiare sulla nostra pelle spesso ci vengono consegnati cibi scadenti) ma di avere a disposizione delle cucine direttamente nelle strutture per poter cucinare da soli. In alternativa chiediamo di poter utilizzare questi soldi per fare la spesa autonomamente. In questo modo si eviterebbe la formazioni di inutili “ghetti” e i soldi messi a disposizione sarebbero utilizzati sul territorio creando giovamento per tutti. Come mai questo non succede?

Sportello migranti e richiedenti asilo USB

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Salviamo Livorno dai responsabili delle diffuse insicurezze sociali

mensa via michionPerseverare nella logica di ammassare negli stessi luoghi i richiedenti asilo è assolutamente sbagliato e ha per lo più una sola giustificazione: massimizzare i profitti di chi è coinvolto nella gestione (e spesso nel business) dei bisogni di queste persone. Invece di favorire l’accoglienza diffusa continuiamo perciò a subire decisioni calate dall’alto, che piombano sulla testa dei cittadini senza minimamente informarli né coinvolgerli. Non ci stupisce quindi che molti cittadini reagiscano con più o meno preoccupazione e ostilità a queste dinamiche.

Da tempo abbiamo evidenziato la necessità di invertire la rotta, non trascurando la logica del contenimento del numero delle persone da accogliere nel nostro territorio; e questo proprio per favorire, considerando le attuali condizioni, l’integrazione e la relazione con gli abitanti. A costo di ripeterci torniamo a dirlo con forza: questo modello di accoglienza centralizzato è completamente sbagliato e rischia di fomentare tensioni e giustificare atteggiamenti che possono facilmente sconfinare in forme, più o meno dichiarate, di razzismo. Ciò detto non possiamo che prendere nettamente le distanze da manifestazioni come quella – promossa da alcuni cittadini (volantino Salviamo Livorno) contro la preannunciata apertura, in via Michon, di una mensa per centinaia di richiedenti asilo. La società che gestisce altri centri di accoglienza in città e che aveva deciso di aprire questa nuova mensa ha poi deciso di fare un passo indietro dopo le “proteste”. In quel volantino abbiamo letto “livornesi costretti ad assistere, ormai impotenti, al progressivo degrado della loro città”, e ancora: “chi vive nel quartiere dovrà quindi modificare in peggio i propri stili di vita, vedrà svalutate le proprietà spesso acquistate con grandi sacrifici, trovandosi a vivere nella paura e nel disagio”. Tutto questo è il frutto sia della scarsa conoscenza della storia livornese degli ultimi 20-25 anni sia di un sistema economico, e di un modello di società, costruito sullo sfruttamento della maggior parte della popolazione per il profitto e gli interessi di pochi.

Livorno non è assediata dai richiedenti asilo: sono circa 700, numero non trascurabile, ma che costituisce una percentuale irrisoria rispetto alla popolazione cittadina, circa 160.000 abitanti. Chiaramente non si possono negare la precarietà sociale e l’aumento di insicurezze e povertà dei livornesi, ma questi dati di fatto poco o niente hanno a che vedere con queste persone in fuga dai propri Paesi. Il graduale smantellamento dello stato sociale, a Livorno come in tutta Italia, non è una conseguenza dell’arrivo di questi disgraziati. Le ragioni sono ben più profonde e intimamente legate a scelte politiche che guardano alla finanza e ai mercati ma non alle persone, cui si aggiungono le incapacità e inadeguatezze dei nostri amministratori locali e dei governi centrali.

L’insicurezza – reale o percepita – non sembra essere avvalorata dai dati della microcriminalità (almeno non da quelli relativi ai reati commessi da chi chiede asilo o è profugo). Sarebbe bello, e ben più utile, se i cittadini che hanno promosso o firmato quel volantino (ed anche gli esercenti che l’hanno esposto alle loro vetrine) attivassero meglio il proprio senso critico, rifiutando di lasciarsi trasportare ed impaurire da falsi miti e narrazioni distorte (costruite anche ad arte spesso), e si confrontassero tra loro ed insieme alle istituzioni per cercare, trovare indicare migliori soluzioni ai problemi. È necessario rifiutare la facile contrapposizione fra ultimi e penultimi e puntare ai veri responsabili delle troppe insicurezze economiche e sociali, invece di sfogare il proprio rancore verso altri poveri.

Direttivo Buongiorno Livorno

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