La mezza bufala della bimba cristiana affidata a una famiglia musulmana

articolo di Angelo Romano tratto da Valigia Blu

Questa storia è un mix di dettagli non verificabili, false informazioni e omissioni. Tutto inizia lunedì scorso quando The Times pubblica un articolo dal titolo “Bambina cristiana costretta all’affidamento a una famiglia musulmana”. Il sottotitolo dava più dettagli: “preoccupazione per la ragazza costretta a togliere una collanina con il crocifisso e a imparare l’arabo”.

 

Secondo la ricostruzione del Times, che ha detto di aver potuto visionare in esclusiva documenti riservati delle autorità locali, “una bambina di cinque anni, bianca, è stata presa dalla sua famiglia e costretta a vivere con due tutori musulmani a Tower Hamlets”, uno dei quartieri più multiculturali di Londra. Inoltre, alla bambina era stato proibito di mangiare il suo piatto preferito, gli spaghetti alla carbonara, perché c’era il maiale, e, stando a quanto affermato da un supervisore dei servizi sociali, che aveva chiesto l’anonimato, la bambina era molto provata perché la famiglia affidataria non parlava la lingua inglese. Eppure, sottolineava il Times, la legge richiede che nella scelta dell’affidamento si tenga conto della “religione, del background linguistico e culturale, della razza”. Negli ultimi sei mesi invece la bambina aveva vissuto con due famiglie entrambe musulmane, al cui interno in un caso pare che la madre vestisse il niqab, la tunica nera che copre le donne dalla testa ai piedi, nell’altro che le donne dovessero indossare il burqa prima di uscire di casa.

 

Sempre al quotidiano britannico, la madre della bambina aveva raccontato di essere sconcertata per la situazione in cui si trovava la figlia, confusa da alcune affermazioni ascoltate dagli affidatari come «Pasqua e Natale sono feste stupide» e «le donne europee sono alcolizzate e idiote»: «Questa è una bambina bianca, inglese, che ama il calcio ed è stata battezzata in una chiesa. Ha già subito il trauma di essere separata dai genitori e ha bisogno di essere circondata da una cultura che conosce e ama. Invece è intrappolata in un mondo che non conosce e la spaventa», aveva riferito un amico di famiglia.

 

Il giorno dopo, il 29 agosto, il giudice Khatun Sapnara ha deciso che la bambina sarebbe andata a vivere con la nonna. Sempre secondo il Times, la nuova decisione, presa da un giudice di fede musulmana, era volta a tutelare il benessere della bambina e per andare incontro alle sue esigenze fondamentali “in tema di etnia, cultura e religione”.

 

Come è facile notare, gli articoli del quotidiano britannico hanno indugiato su aspetti legati alle differenze culturali puntando a porre in contrapposizione in modo opinabile presunti precetti della religione musulmana (il divieto di mangiare il maiale, l’obbligatorietà di indossare il burqa, l’inutilità di festività come pasqua e natale, il fatto che i genitori parlassero solo l’arabo) e l’educazione ritenuta “tipica” delle società occidentali e cattoliche (la pasta alla carbonara, l’amore per il calcio, la collanina con il crocifisso, parlare lingua inglese). Tutti aspetti, tra l’altro, difficili da verificare in assenza di fonti attendibili. Il giornalista chiedeva un atto di fede nei suoi confronti.

 

Man mano, però, che sono emersi più dettagli, che hanno fornito un quadro più completo della situazione e aiutato a farsi un’idea più chiara di tutto, ci si è accorti che l’articolo non era strutturato per aderire a criteri giornalistici ma più per creare scalpore e quindi discussioni e più vendite e traffico online.

 

Innanzitutto, come si legge in una nota del municipio di Tower Hamlets, non è vero che la famiglia affidataria non parlava la lingua inglese. Tower Hamlets ha respinto la versione del Times e accusato il giornale britannico di aver riportato dei fatti poco accurati, su un caso invece molto complesso. Inoltre, un portavoce ha dichiarato di aver accolto con favore la decisione del giudice, che era stato il municipio stesso a proporre di affidare la bambina alle cure della nonna e di aver avuto sempre a cuore il miglior interesse per lei. Per la bambina, si legge nella nota, era stata individuata una famiglia di “razza” mista che parlava la lingua inglese e la soluzione trovata era temporanea con l’obiettivo di trovarne una definitiva entro cinque anni. “La decisione di scegliere un affidatario è basata su diversi fattori, tra cui il background culturale e la prossimità per favorire il contatto con la famiglia e la scuola dei bambini per dare loro massima stabilità possibile. Abbiamo sempre lavorato affinché i bambini vengano curati da un membro della famiglia e continueremo a farlo”.

 

 

Ieri pomeriggio la Corte ha pubblicato gli atti della sentenza che smentiscono la ricostruzione del Times, soprattutto rispetto al presunto “scontro di civiltà”. La bambina è stata affidata alla nonna materna nel rispetto di quanto prevede la legge del Regno Unito secondo la quale “la famiglia affidataria deve essere culturalmente vicina (religione, razza, cultura e lingua) a quella di provenienza”. In precedenza, nel marzo 2017, si legge nella sentenza, non era stato possibile trovare il padre biologico della bambina e una famiglia affidataria culturalmente simile. Il caso era stato segnalato dalla polizia ai servizi sociali. A quanto pare, scrive il giornalista di IrishTimes, Conor James McKinney, la madre aveva problemi di alcool e droga. In estate, poi, c’era stato un affidamento temporaneo a un’altra famiglia per consentire al primo affidatario di poter andare in vacanza.

 

La bambina, ascoltata dal suo tutore legale (Guardian) ha detto di trovarsi bene presso la sua seconda famiglia affidataria. Presumibilmente le sue lamentele si riferivano alla prima famiglia, ma non è provato.

 

Il tutore della bambina, che ha condotto inchieste e incontrato la piccola nell’attuale sistemazione e parlato con lei da sola, ha detto che le condizioni della bambina e la cura da parte degli affidatari sono soddisfacenti, come sottolineato da lei stessa.
La nuova affidataria, la nonna materna, in precedenza senza i requisiti necessari per ottenere l’affidamento, è musulmana e, riporta il Telegraph, durante l’udienza è stato necessario il ricorso a un traduttore. La nonna ha chiesto di portare la bambina con sé all’estero e il Tribunale sta valutando la richiesta. La decisione presa è temporanea.
La nonna materna presso la quale ora vivrà la bambina è musulmana, anche se non praticante, mentre la madre della piccola aveva detto di essere di religione cristiana.
La scelta dell’affidamento alla nonna era stata proposta dal municipio di Tower Hamlets prima della pubblicazione dell’articolo del Times e la decisione del giudice è stata presa nel miglior interesse della bambina e non in risposta alla pressione mediatica. La Corte si è detta preoccupata della divulgazione delle foto che ritraggono la bambina e uno dei suoi affidatari.
Già il 15 agosto il municipio di Tower Hamlets aveva proposto una modifica del suo piano di tutela chiedendo di affidare la bambina alla nonna materna, trovando l’accordo di tutte le parti in causa. Il nuovo affidamento sarà soggetto a un accordo scritto con la nonna e la madre per salvaguardare il benessere della bambina. Il tribunale ha approvato il nuovo piano di assistenza ritenendolo nel miglior interesse del minore. Per fugare ogni dubbio, la Corte ha ritenuto doveroso specificare che la sua decisione è stata presa in applicazione delle leggi esistenti in base alle prove avute dalla Corte e non in seguito alla pressione mediatica dopo la pubblicazione di alcuni articoli sui quotidiani britannici. La madre ha confermato di non aver diffuso documenti riservati alla stampa e la Corte ha espresso preoccupazione per la pubblicazione delle foto della bambina e del suo affidatario.
Quindi appare evidente che il Times ha manipolato e distorto le informazioni puntando a infiammare e aizzare l’opinione pubblica, che se avesse avuto tutti gli elementi a disposizione avrebbe sicuramente reagito in modo diverso. Ma oramai il quotidiano britannico, e tutti gli altri media che hanno ripreso la notizia senza verificarla, hanno fatto danni incalcolabili. A poco servirà far sapere che la storia non è così come ce l’hanno raccontata.
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