La Sigma ha “posteggiato” ai Tre Ponti

La nave oltre ad aver rischiato un disastro ambientale rischia ora di aprire un lungo contenzioso e stare lì per molto. Intanto c'è da verificare le responsabilità del comandante e della Capitaneria visto che casi come questo sono già accaduti e che le motivazioni economiche stanno alla base di certe scelte

Sigma incagliata - Gabbiano

Sigma incagliata – Gabbiano

Ore 6.10 circa del 13 gennaio, stesso giorno del disastro della Concordia, la nave Sigma ancorata in rada nel porto di Livorno inizia ad arare sulle ancore a causa della spinta del forte vento che girava tra Ponente e Libeccio, come la previsione aveva preannunciato nel dettaglio già con due giorni di anticipo. Era rimasta l’unica in rada durante la notte e la sua linea di galleggiamento era molto alta essendo senza carico per cui il vento è riuscito ad avere una forte presa sullo scafo pur stando con la prua al vento e le due ancore calate. A partire da quell’ora la nave pian piano inizia a scivolare verso la costa e dalla ricostruzione storica del suo percorso rilevato dal gps, rilevatore di posizione, possiamo notare i tentativi sempre più disperati di opporsi allo scarroccio che irrimediabilmente l’ha poi condannata ad andare definitivamente ad incagliarsi ai Tre Ponti, in quel tratto di costa della passeggiata di Livorno dove sia d’estate che d’inverno sono numerosi i praticanti di sport del mare e bagnanti.

Sigma ore 9.16

Sigma ore 9.16

La città si è svegliata nella classica atmosfera carica di salmastro e progressivamente la folla si è assiepata lungo le spallette per cercare di capire cosa stesse accadendo a questa nave che non aveva più una bussola e cosa stessero tentando il comandante e i soccorsi. Il freddo non ha placato affatto la curiosità e la folla pian piano aumentava sempre più.

Come chi scivola sugli specchi, la Sigma ha alternato momenti di propulsione verso il largo, a momenti di blocco dei motori dovuto a cavitazione (cioè quando l’elica non è completamente immersa in acqua) e si notava come l’elica spesso anziché rimanere completamente immersa andasse a prendere dell’aria dovuta al fatto che il beccheggio della nave era così forte tanto da non permettere un assetto costante nella spinta.

Le domande espresse a voce alta dalla gente erano tante ma quello che poi dovrà essere spiegato è: perché almeno nelle prime due ore da parte della Capitaneria non sono state imposte azioni di prevenzione per arrestare questo scarroccio molto veloce che è arrivato a superare anche i 3 nodi quando la nave dava purtroppo il fianco al vento? Almeno nelle due ore dalle 6.15 fino alle 8.15, orario in cui la nave si è avvicinata al basso fondo dove le onde frangenti erano almeno 4/6 mt di altezza, ci sarebbe stato modo di tentare quello che poi è stato provato dopo ma invano, soprattutto il traino diretto da parte del grande rimorchiatore partito dal porto e arrivato sul posto alle 10.00 circa.

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La nave Sigma la mattina del 14 gennaio

L’arrivo dei Piloti alle ore 9.15, che hanno affrontato il mare con coraggio come anche successivamente il rimorchiatore, hanno lasciato ogni osservatore esterrefatto. Vedere questi frangenti che agitavano imbarcazioni così grandi è stato uno spettacolo davvero senza precedenti, però purtroppo inutile e molto rischioso per tutti soprattutto per loro che hanno dimostrato coraggio. Il rimorchiatore con un pescaggio superiore a quello della nave era davvero in una zona ad alto rischio tentando l’avvicinamento addirittura di poppa, insinuandosi pericolosamente nel canale tra le due secche sia a nord che a sud. Probabilmente ha toccato le eliche e giustamente si è allontanato facendo ritorno in porto.

Dovrà quindi essere fatta chiarezza sia sulle condizioni della nave che già a

Movimenti Sigma

Movimenti Sigma

Venezia, da cui proveniva, aveva avuto un fermo e un’ispezione, sia sui perché sia passato tutto quel tempo nonostante il collegamento diretto tra comandante della nave e uffici della Capitaneria di Porto di Livorno, che comunque entrano in contatto sin dal momento in cui la nave entra in rada. La speranza di tutti, oltre al far chiarezza, è che la nave non subisca gravi danni e non sversi niente in mare, facilitando così le operazioni di rimozione, per un ripristino veloce di quel tratto di litorale così prezioso. La dichiarata mancanza di danni allo scafo, fa ben sperare ma non sarà semplice viste le numerose secche. Il ricordo dei due anni passati dalla nave Venus sulla passeggiata di Castiglioncello è purtroppo ancora vivo nei ricordi dei livornesi.

Nave Venus a Castiglioncello, foto D. Cuoco

Nave Venus a Castiglioncello, foto D. Cuoco

Resta l’interrogativo se la Capitaneria avesse potuto incalzare maggiormente il comandante per far chiedere prima l’aiuto dei rimorchiatori, ma su questo aspetto il fattore economico deve aver prevalso. Del resto un salvataggio in mare costa molto caro e il prezzo si calcola sul valore dell’intera nave (e della merce trasportata, anche se in questo caso non vi era carico). Probabilmente l’armatore non voleva pagare questo prezzo, e il comandante pensava di riuscire a cavarsela da solo, per questo motivo si deve aver fatto finta di nulla dicendo che tutto si sarebbe risolto per il meglio. Peccato che la Capitaneria non abbia intuito prima la grave difficoltà come successe nell’estate del 2014 con la nave City of Sidon, quando “impose” la richiesta di aiuto da parte dei rimorchiatori. Forse, anche questa volta, l’incidente si sarebbe potuto evitare.

Redazione, 14 gennaio 2017

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